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10 Agosto

E’ il giorno di San Lorenzo in cui cadono le stelle cadenti, ma è anche il giorno in cui suo padre è morto. Le stelle cadenti diventano un pianto del cielo sulla Terra dominata dal male e descrive l’assassinio del padre con una metafora: una rondine viene uccisa senza nessun apparente motivo mentre portava del cibo ai suoi piccoli.
Pascoli fa poesia con tutto: parole del lessico antico, parole comune
il numero 10 è scritto in numero romano poiché la x in matematica è un’incognita, un mistero

Io lo so perché tante stelle nel cielo sereno ardono e cadono, perché un pianto così continuo brilla nella volta del cielo. Ritornava una rondine al TETTO , l’uccisero: cadde tra i rovi, le spine che ricordano la corona di Gesù. La rondine andava al nido a nutrire i suoi piccoli. Ora è la come in croce, con le ali aperte e le piume scure, e le piume del petto bianche) e pare che voglia indicare ciò che le è stato impedito di fare. Gli uccellini stavano morendo di fame e di freddo. Anche l’uomo tornava al suo NIDO, l’uccisero. Egli invoca perdono e sembra che i suoi occhi aperti conservino la sua disperazione. Portava 2 bambole alle sue bambine e nella casa solitaria lo aspettavano invano. Egli addita le bambole al cielo lontano. E tu cielo dall’alto della serentià dell’universo immortale che nulla sa della fragilità dell’uomo e dell’animale, illumini la terra opaca, il male toglie la luce e il senso di vivere.

Non ha senso ammazzare una rondine, la quale è libera e la si uccide per pura malvagità, che è lo stesso motivo per cui è stato ucciso suo padre e tutto ciò ci da il senso di un’ingiustizia. Le bambole quando arriveranno a casa non faranno la felicità di nessuno. La parola nido e tetto le inverse appositamente per far notare che gli episodi sono in quale modo legati

Il simbolismo ha un importante peso nella poesia di Pascoli:

Temporale
Ci sono delle rime: lontano-gabbiano mare-chiare-casolare monte-orizzonte
Tuttavia non ne abbiamo la sensazione poiché ci concentriamo nei suoi come per esempio “bubbolio”. Le onomatopee e le parole onomatopeiche sono infatti usate molto spesso da Pascoli.

Il rumore del tuono si avvicina. L’orizzonte è rosso come infuocato dalla parte del mare. Dalla parte della montagna è nero come la pece. Nuove chiare sembrano stacci nel cielo. Tra le montagne un casolare bianco come l’ala di un gabbiano.

Il casolare è il posto in cui ci si rifugia, il NIDO in cui ci si trova al sicuro da questa natura minacciosa, gli elementi del mondo sembrano minacciosi per l’uomo. Egli ritrae un paesaggio vero ma che ha anche un valore simbolico.

Lampo
Il cielo e la terra si mostrano come coso, deformati dal temporale quando vengono illuminati dal lampo. La Terra viene definita ansante e agitata, quindi viene personificata e il cielo drammatico e disfatto. Sono descritti quindi come se provassero sensazioni umane. Bianca nel tacito tumulto una casa apparì e sparì lentamente sotto il lampo come se un occhio pieno di stupore si fosse aperto e poi chiuso.

Tuono
Nella notte nera come il nulla (i suoni usati per dare la sensazione della notte nera). Come il fragore di una roccia che frana il tuono rimbombò cupamente, si sentì l’eco e poi tacque, suonò dalla parte del mare per poi svanire. Quando il tuono si spegne si sente il rumore di una culla e del canto della madre.

Sono utilizzate molte R e U per rendere il tumore del tuono = onomatopee

Orfano
Sta nevicando, vuole rendere i rumori e il senso di lentezza che da la nevicata. La scena tuttavia non è assolutamente lieta.

Lenta la neve cade, una culla dondola piano, un bimbo piange con il dito in bocca e la nonna canta col mento sulla mano “ intorno al tuo lettino ci sono rose e gigli, tutto un bel giardino “che suggerisce un’idea favolosa, dopo il bambino si addormenta.

Arano
E’ come se arare fosse un rito che si ripete dalle origini e il poeta lo osserva e lo descrive.

Nei campi dove nei filari delle viti brilla qualche pampano color ruggine e dai cespugli si leva l’umidità del mattino, arano. Si ara, con lente grida uno spinge le vacche lente, un altro semina, un altro rovescia le zolle con la zappa paziente. Tanto che il passero esperto in cuor suo già è felice e spia i loro movimenti dai rami spinosi del gelso e anche il pettirosso dentro le siepi tintinna come una campanella d’oro.

Pascoli vede le cose come le vedrebbe il pettirosso e il canto dell’uccellino è la sua poesia.

La prima raccolta di Pascoli è Mirice, ed è una raccolta a cui ha lavorato tutta la vita, che ha a lungo elaborato aggiungendo poesie e cambiando disposizione. L’edizione definitiva è stata pubblicata dopo la sua morte da sua sorella quindi non possiamo dire che c’è un’opera della giovinezza e una della maturità poichè viene sempre elaborata durante la sua vita. Mirice in latino significa tamerice, una pianta. l titolo della raccolta deriva da un verso di Virgilio che dice “ Mi piacciono gli arbusti e le umili tamerici “ovvero ciò che interessa a Pascoli e a Virgilio non è la vegetazione e il fiore raro, ma le realtà umili, le realtà quotidiane della campagna dove Pascoli è cresciuto e torna a vivere non appena lo può fare: quando insegna mette da parte soldi e inoltre vende le medaglie d’oro vinte partecipano ad un concorso e si compra una casa. Ad un certo punto insegnava a Bologna, quando Carducci si è ammalato e da Lucca andava a Bologna in treno, poiché voleva mantenere questo legame con la campagna. I suoi paesaggi campestri nelle poesie sono tuttavia simbolici, non sono descrizioni del paesaggio in se ma di uno stato d’animo, un modo di essere.

E’ fatta di brevi testi che riguardano la natura i quali hanno qualcosa di simbolico che rimanda ad uno stato d’animo. E’ la descrizione di una certa stagione in modo soggettivo e simbolico. Ogni suo quadro naturalistico evoca qualcosa di psicologico.

Novembre
In questa poesia c’è tutto quello di significativo che c’è da sapere su Pascoli. Si capisce che è Novembre solo sul titolo. Gemmea significa pura e limpida come una gemma. Limpida come una gemma l’aria, il sole così luminoso che viene da pensare che sia primavera, tanto che si gira per vedere gli albicocchi e gli sembra di sentire nel cuore il profumo amaro del biancospino ma gli alberi sono secchi e le piante stecchite segnano il cielo con le loro trame nere. Il cielo è vuoto, non ci sono gli uccelli e il terreno è talmente duro dal gelo che camminando si produce un rumore che lo fa sembrare cavo.
Ci sono le trame nere che si stagliano sul cielo e il silenzio, il quale è la caratteristica della stagione. Con i colpi di vento si sente il cadere fragile delle foglie (sinestesia fragilità=tatto, cadere=rumore). E l’estate in cui si ricordano i morti.
Il tema della morte c’è sempre nelle sue poesie e poi questo paesaggio privo di vita. Il sole dal il senso della primavera ma la natura è morta.

Idea che dentro di noi ci sono le persone che abbiamo perduto.

*differenza con San Martino di Carducci (stagione prima di colori, rumori, vita con solo l’immagine finale degli uccelli che migrano)

Lavandare
Ci racconta una scena molto usuale al tempo: il bucato veniva fatto da delle donne che facevano le lavandaie sul fiume, o un canale. Le donne lavoravano, facevano il bucato e come in tutti i lavori di fatica usavano cantare. è un autunno triste e l’unico segno di vita è il loro canto, in qualche modo legato al paesaggio che sta descrivendo.

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero poiché è stato arato per metà, e li a metà del campo c’è l’aratro che pare dimenticato. Tra la nebbia che sale dalla terra rivoltata e cadenzato dal canale viene lo sciabordare delle lavandare (molte a) con tonfi spessi poiché i vestiti venivano sbattuti sulle lastre di pietra per togliere il sapone, e lunghe cantilene.

Da qui in poi c’è il canto che le lavandare stanno facendo “ il vento soffia e cadono le foglie e tu non torni ancora al tuo paese, riferendosi ai loro uomini, quando partisti come sono rimasta, come l’aratro in mezzo alla maggese “.
Il testo della canzone richiama il paesaggio che si sta descrivendo. La ragazza si riconosce in esso. Il paesaggio viene descritto ma ciò che conta è proprio lo stato d’animo che descrive.
Idea di perdita degli affetti.
(* A Silvia: parla del futuro Lavandare: del passato)
• Primi/nuovi poemetti
• canti di castel vecchio
• poemi conviviali

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