L’intellettuale e la società di massa - il fanciullino e il superuomo a confronto
Il fanciullino e il superuomo sono due miti che nascono più o meno negli stessi anni. Il saggio de "il Fanciullino" è del 1897, il romanzo "Le vergini delle rocce" è del 1895. Il superuomo compare per la prima volta con il personaggio Claudio Cantelmo, del romanzo "Le vergini delle rocce".
Confronto
Pur essendo due miti antitetici, a ben guardare essi sono complementari perché affondano le loro radici nello stesso contesto storico e culturale al quale, però, offrono risposte diverse. Entrambi i miti sono la risposta a quel processo di declassazione degli intellettuali di cui aveva parlato già Baudelaire quando aveva sostenuto che l'artista aveva perso la sua "aureola", la sua sacralità, il suo essere guida e divulgatore di valori e ideali. L'avvento della società moderna, i processi di industrializzazione e il capitalismo schiacciano l'uomo, declassano il ceto medio, al quale generalmente appartiene anche l'artista, a vantaggio dei processi di massificazione che genera un nuovo ceto impiegatizio. Avviene, così, che gli artisti, privati del loro prestigio sociale, sono costretti a pensare alle loro produzioni come a dei prodotti da vendere o a ripiegare in altri lavori quali quello dell'impiegato (come accade a Italo Svevo) o all'insegnante per poter sopravvivere.
Dinanzi a questa situazione, che genera smarrimento, il fanciullino e il superuomo sono le due risposte differenti elaborate da Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio. Pascoli propone l'idea di un eden innocente in cui l'uomo possa trovare un rifugio dalla violenza e dalle strutture della società, un luogo di evasione, fuori dal tempo, in cui esistono ancora i valori della solidarietà e della fratellanza, della famiglia che va protetta come un nido. Pascoli ritiene che questo stile di vita che è proprio del piccolo proprietario terriero sia da preservare perché, accontentandosi del poco, rende felice l'uomo.
D'Annunzio, invece, dinanzi alla modernità risponde con il mito del superuomo che decide di esaltare e celebrare proprio ciò che fa paura: la macchina, la legge del più forte, l'espansione industriale e perfino la guerra. Nonostante, però, questo atteggiamento di dominio e di forza, nel superuomo affiora costantemente un'attrazione per la morte, per il nulla, un atteggiamento autodistruttivo che cerca in tutti i modi di reprimere attraverso il culto della bellezza e della forza.
Come scrive il critico letterario Carlo Salinari, fanciullino e superuomo sono le due facce della stessa medaglia. Inoltre se D'Annunzio ama stare sul palcoscenico e raccogliere l'applauso del pubblico, Pascoli preferisce rimanere dietro le quinte e in maniera più silenziosa parlare dello smarrimento dell'uomo dinanzi all'età moderna attraverso la poesia pura del suo fanciullino, una poesia di suprema, utilità morale e sociale.