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I simboli e i temi

1. La natura cela segreti reconditi che solo il poeta può svelare per via intuitiva, grazie alla sua peculiare. Le piccole cose sono dipinte attraverso la sensibilità dell’autore e caricate di simbologie oniriche, così da trasmettere una inquietudine tutta decadente.
2. Il poeta è in perenne auscultazione del mistero che sta al di là delle cose più usuali: proietta nella poesia le sue ossessioni più profonde e porta alla luce le zone torbide della psiche.
3. La tragedia familiare scaturita dall’assassinio del padre è trasformata in una vicenda esemplare, il nido rimanda al ritorno ossessivo dei morti, nella famiglia i componenti si possono stringere per trovare conforto dall’urto di una realtà minacciosa: dagli accadimenti privati Pascoli ricava la coscienza del male che alligna tra gli uomini, l’universale pericolosità del mondo esterno.
4. La celebrazione del nido, la valorizzazione delle piccole cose, il culto del mondo agreste sono baluardi rassicuranti eretti dinnanzi all’urgere di forze minacciose: Pascoli vive il presentimento di un’imminente catastrofe, provocata dall’industrialismo estremo e dalle realtà capitalistiche, prova repulsione verso il mondo, l’esterno e la storia, cause dello scompaginarsi della famiglia d’origine.

5. Il ricordo ossessivo dei morti, una difesa dalla novitas del mondo esterno, inibisce la costruzione di rapporti affettivi maturi e l’assunzione di un’identità adulta.

La funzione della poesia e il pensiero politico

1. La poesia descrive il reale nei suoi drammi e, pur con disinteresse, contribuisce alla pace e alla concordia ordinum. Il poeta non si propone obiettivi civili, morali o propagandistici, egli canta solo per cantare e non assume il ruolo di consigliatore o ammonitore. La poesia è dunque pura, spontanea e disinteressata, ed è proprio nella sua gratuità che può ottenere effetti di suprema utilità: la parola è un implicito messaggio sociale, un invito all’affratellamento tra gli uomini e all’abbattimento delle barriere tra le classi.
2. Negli anni universitari, Pascoli militò nel movimento anarco-socialista: la prigione del 1879 e la contingente svolta marxista rivoluzionaria presa dalla sinistra italiana portarono il giovane studente ad un distacco dalla corrente politica, inorridito dalla possibilità di conflitti violenti.
3. L’adesione al socialismo è il tentativo di esorcizzare un’intima fragilità verso l’ingiustizia del mondo: alla sua base sta la convinzione che la vita umana è dolore e sofferenza e che gli uomini non dovrebbero accrescere la loro triste condizione con odi interpersonali.

4. Gli ideali socialisti vengono tradotti in un’ampia fede umanitaria, nutrita di elementi provenienti dal cristianesimo primitivo, dal francescanesimo e dall’evangelismo pacifista: il socialismo pascoliano è un richiamo alla pace, alla concordia tra le classi e alla solidarietà umana, in un’unione sincretica con il codice etico del cristianesimo, privato di ogni matrice teologica e dogmatica.
5. La collaborazione tra le classi può essere raggiunta solo in uno spirito di solidarietà: ciascuno deve contentarsi del poco, come il piccolo possidente terriero che vive dei proventi del proprio campicello. Egli si muove in un mondo sereno e saggio, fatto di valori fondamentali come la famiglia e la laboriosità.
6. Il senso di protezione del nido è esteso alla nazione intera: egli sente con partecipazione il dramma dell’emigrazione, quasi fosse lo scompaginarsi di una grande famiglia. La tragedia dell’emigrato, colui che viene strappato dal nido, giustifica l’impresa nazionalistica: l’espansione territoriale è celebrato nell’ottica di un ‘allargamento del nido’, che garantirebbe una possibilità di collocamento per tutti.


Poetica – Il fanciullino

1. Ogni uomo ha dentro di sé una voce fanciulla, un retaggio dell’infanzia che persiste per sempre
2. La voce fanciulla spesso rimane inaudita: nella battaglia della vita spesso non si ode più.
3. Il poeta è l’unico a darle ascolto: coincide col fanciullo che sopravvive al fondo di ogni uomo, un fanciullo che vede tutte le cose ‘come per la prima volta’, con l’incanto penetrante che Adamo provò di fronte alla creazione

4. La parola poetica si sottrae ai meccanismi cinici del mondo e attinge all’ignoto e alla freschezza delle cose, penetrandone l’apparenza. Svela così il sorriso e la lacrima, l’essenza stessa di ogni atomo dell’universo.
5. Il fanciullo procede per via alogica ed immaginifica, è una forma di conoscenza alogica e prerazionale che va all’abisso della verità del reale. Il fanciullo scopre la trama di significati che sta al di sotto degli oggetti, qualunque esso sia: il poeta non stabilisce gerarchi e intravede un significato più profondo anche nell’umiltà del semplice.
6. Testo. Il fanciullino, ‘senza farci scendere ad uno a uno i gradini del pensiero, ci trasporta nell’abisso della verità’. Poesia è trovare nelle cose il loro sorriso e la loro lacrima, e ciò si fa da due occhi fanciulli che guardano semplicemente e serenamente di tra l’oscuro tumulto della nostra anima
7. Linguaggio: Il lessico adoperato da Pascoli è una mescolanza di lingua dotta, latinismo, termini scientifici e positivisti, gergo domestico e uso di pure e brute onomatopee
8. SINTASSI: La struttura sintattica s frantuma in serie paratattiche di brevi frasi accostate, i sintagmi sono concatenati secondo principi analogici e sinestetici, così da rilevare il rifiuto di una sistemazione organica dell’esistenza e il prevalere della sensazione immediata.
9. Trasforma qualità in entità.


X Agosto

1. I particolari della natura si caricano di sensi misteriosi e suggestivi, sembrano alludere ad una realtà ignota e inafferrabile, e velano il sentire del poeta dell’invadente presenza della morte: il poeta, prendendo le mosse dalla propria tragedia privata, affronta i grandi temi metafisici del male e del dolore a partire dagli umili accadimenti quotidiani.

2. La poesia è giocata su una serie di corrispondenze tra la morte di una rondine e quella del padre, è una costruzione studiata e geometrica, che rivela l’insistenza di pascoli nel persuadere gli uomini alla fraternità.
3. Il dramma della morte si carica di violente ed arcane simbologie, la rondine uccisa e il perdono del padre rimandano al Cristo sulla croce nell’atto di perdonare i suoi persecutori. Le morti che si susseguono nel mondo non implicano un riscatto od una purificazione, ma segnano la definitiva separazione di eterno e finito: il cielo è lontano e cinico, forse impotente ed in grado solo di compiangere con le sue lacrime l’opaca malvagità del mondo.


Il lampo

1. Il paesaggio è simbolo dell’inquieta visione della realtà: la descrizione di un lampo che illumina una casa non è una semplice immagine naturalistica, ma si fa specchio del dolore del poeta. Il lampo che illumina il mondo simbolicamente rappresenta lo sparo inflitto al padre, il quale, con un ultimo sguardo gettato sul male dell’universo, è figurato dalla casa bianca.
2. Indizi della profonda trama al di sotto della descrizione paesaggistica possono essere ravvisati nel tono crudo e sofferente impiegato dal poeta: il lampo mostra la natura violenta e sconvolgente dell’esistenza, la terra è ansante e livida e il cielo è sconvolto da un violento temporale, quasi fosse l’incombere della morte sul destino degli uomini.


Ultimo sogno – Ultima poesia di Myricae

1. La poesia è il risultato più alto di tutto il simbolismo pascoliano: l’ambiguità estrema segna il componimento sin dal suo titolo. Il sogno potrebbe essere l’ultimo di una lunga malattia, oppure l’ultimo della malattia che è la vita, e da cui si guarisce solo morendo. Forse non è altro che il sogno di essere morti, l’unica consolazione che è data a chi è ancora in vita.

2. Il mondo onirico della poesia lascia una miriade di possibilità interpretative, che la ragione non è in grado di sciogliere: la madre vive in una visione del mondo di qua, o è pronta ad accogliere il figlio nell’aldilà?


L’assiuolo

1. Il fonosimbolismo rimanda ad un motivo di morte, ad un presagio di sparizione: il semplice cantare di un rapace notturno è portatore di significati e rimanda ai cari scomparsi. Il suono non è un refrain musicale ma rimanda al mistero della separazione dai congiunti, così che la descrizione del paesaggio è un crescendo di angoscia sullo sfondo del cantare dell’assiuolo.
2. La natura è protesta nell’aspettazione del sorgere della luna: l’alba di perla contrasta però con la minaccia incombente del nero di nubi che si profila all’orizzonte e il risuonare dell’assiuolo con il suo tono malinconico ha qualcosa di lugubre e vagamente funebre
3. Lo stridere della cavallette rimanda il poeta ai sistri egiziani, usati dalla dea Iside per spalancare le porte della morte e garantire la resurrezione: per il poeta tuttavia la morte è un valico definitivo, la negazione di una possibilità di rinascita. L’angoscia della morte segna il definitivo distacca dalla sfera degli affetti e non permette il ritorno dei cari scomparsi.


Il gelsomino notturno

1. Il componimento, dedicato all’amico Gabriele Briganti, evoca in termini simbolici ed allusivi la prima notte di nozze, in cui fu concepito il figlio Dante. L’immagine del fiore che apre il suo calice al calar della sera ed esala il suo profumo voluttuoso è allusiva all’atto d’amore umano.
2. Il tono del componimento non corrisponde al carattere gioioso degli inni di nozze classici: è un epitalamio moderno, la contemplazione di un mondo lontano verso il quale il poeta prova un misto di ripugnanza e attrazione. L’immagine sensuale e vitale è letta dal versante dei morti, Pascoli si sente escluso dalla riproduzione e guarda alla sessualità dal punto di vista di chi non riesce a costruire un proprio nido.
3. La tragedia familiare ha distrutto la casa originale e ha bloccato il poeta ad una condizione psicologica infantile: la fedeltà ai morti e l’impegno di ricomporre il nido inibiscono una sessualità comune, verso cui il poeta prova un misto di morbosità, attrazione ed esclusione.
4. Pascoli non può concepire il rapporto sessuale che come violenza inferta alla carne: una concezione così nevrotica e torbida scaturisce da una coscienza inquieta e infelice, che contempla la vita stessa dal versante dei morti

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