Concetti Chiave
- La novella di Andreuccio da Perugia esplora i temi dell'ingenuità e dell'ingegno, evidenziando il percorso di formazione del protagonista attraverso esperienze di discesa e risalita.
- Andreuccio, inizialmente un ingenuo, si confronta con gli insidiosi eventi della vita a Napoli, imparando a superare gli ostacoli e a utilizzare la propria intelligenza per trionfare.
- Boccaccio combina elementi di realismo e fiaba, creando una narrazione che riflette sia la realtà di Napoli sia i topoi tipici delle fiabe, come l'allontanamento da casa e il salvataggio dell'eroe.
- La Fortuna nella novella è interpretata come un caso fortuito che può essere influenzato dall'ingegno umano, mostrando come Andreuccio riesca a sfruttare le opportunità a suo favore.
- Alla fine, Andreuccio ritorna a Perugia trasformato, dimostrando una significativa maturazione personale e un abbandono dell'ingenuità a favore di una maggiore scaltrezza e saggezza.
Questo appunto di Italiano si propone di illustrare la novella di Andreuccio da Perugia, quinta novella relativa alla Seconda giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio. Si riportano i temi principali della novella: l’ingenuità e l’ingegno, i riti di iniziazione, la Fortuna intesa come caso fortuito.
Il tema principale della novella di Andreuccio da Perugia
Appartiene alla Seconda giornata, il cui tema è "si ragiona di chi da diverse cose infestato (sottoposto ai colpi della fortuna) sia oltre alla sua speranza riuscito a lieto fine". Il tema è quello del saper vivere, dell'umana industria di chi sa vincere gli ostacoli della fortuna e liberarsi da situazioni difficili e giungere ad una soluzione ancora migliore di quella da cui era partito. Inizialmente il protagonista della novella di Andreuccio da Perugia è l'antitesi dell'Eroe Boccacciano, infatti, pur non essendo uno sciocco, è un ingenuo che si trova in un mondo più insidioso di quello a cui era abituato. Andreuccio veniva da Perugia e si trova in quella grande metropoli commerciale che era Napoli.Per approfondimenti su Giovanni Boccaccio vedi anche qua
Interpretazione mitico simbolica della novella
In questa novella assistiamo a tre esperienze che sono accomunate dallo stesso schema discesa e risalita (chiassetto, pozzo, sarcofago) in maniera più o meno fortuita. Attraverso le tre esperienze che possiamo definire come un percorso di formazione alla fine del quale il protagonista si colloca a diritto tra gli eroi boccacciani, gli eroi del saper vivere. Andreuccio diventa in tutto e per tutto un esponente dell'umana industria poiché sa vincere gli ostacoli, sa liberarsi dalle situazioni difficili ed imporre sul caso la propria intelligenza. Da questi tre luoghi che situati in basso indicano la discesa, lui raggiunge la salvezza che avviene nel movimento inverso, ovvero riuscendo a risalire dal basso verso l'alto. Questa discesa verso luoghi oscuri, profondi, assume un valore mitico-simbolico che rimanda alle società arcaiche e ai riti di passaggio o iniziazione che molto spesso prevedevano che i giovani, essendo calati in un luogo buio per mettere alla prova la loro resistenza al pericolo e alla paura, ne venivano liberati, e tramite questo processo diventavano adulti, ovvero venivano accettati a pieno diritto nel mondo degli adulti. Sta anche ad indicare, tipico delle fiabe, la reclusione e la successiva liberazione da un luogo chiuso e pericoloso, un percorso simbolico di morte e rinascita. Andreuccio, attraverso questo schema di incontro con la degradazione, rinasce. Cosa muore in Andreuccio e cosa rinasce in lui? In lui muore l'ingenuità, il giovane inesperto alla vita, sprovveduto, sciocco e rinasce nei termini di un uomo ingegnoso e avveduto, rinasce al conseguimento dell'umana industria, il saper vivere che alla fine gli consente di liberarsi dalle situazioni difficili.Il realismo e la fiaba
Boccaccio sicuramente conosceva questi riti di iniziazione e ne ha tratto ispirazione. Vediamo, infatti, il confluire in questa novella di due elementi: il realismo e la fiaba. E’ probabilmente dalle fiabe che Boccaccio trae ispirazione per i riti d'iniziazione che troviamo nella vicenda di Andreuccio. Infatti, in questa novella noi troviamo una componente fiabesca che si salda con quella realistica, ad esempio per quanto riguarda le strade di Napoli. In questa novella noi possiamo ritrovare i topoi della fiaba, individuati da Propp nella "morfologia della fiaba". Ogni fiaba inizia con l'allontanamento da casa dell'eroe (Andreuccio che si allontana da Perugia), poi da parte dell'eroe c'è l'infrazione di un divieto che gli è stato imposto (Andreuccio infrange una regola: essere cauti quando ci troviamo in ambiente estraneo, quando mostra i soldi nel mercato), il danneggiamento dell'eroe (derubato, sporco, abbandonato in un pozzo e in una tomba), il salvataggio dell'eroe e infine il ritorno. Nelle fiabe c'è anche l'oggetto magico, ossia l’anello: qui c'è la trasformazione dell'oggetto magico in un investimento, visto che la novella si svolge in un ambiente borghese-mercantile. Esso sostituisce la perdita dei 500 fiorini, perde la funzione magica e diventa la compensazione economica della perdita che il personaggio subisce in armonia con la condizione economica sociale del protagonista che è un mercante. Assume una funzione borghese. Nelle fiabe i personaggi svolgono, anche grazie alle disavventure che devono affrontare, un percorso di formazione; quello di Andreuccio è quello di diventare adulti, avveduti, sapere vivere, frenando gli impulsi e usando la ragione e l'ingegno, in un mondo spietato e regolato dalle leggi economiche. Il protagonista è inserito in un percorso di formazione che lo porta ad acquisire quel comportamento esaltato da Boccaccio nel Decameron: la capacità di sapere vivere con ingegno. Tutti i personaggi con cui entra in relazione, anche quelli che sembrano complici in realtà sono suoi antagonisti, perché sono tutti dominati dalla logica dell'interesse economico. Alla fine Andreuccio compie questo suo percorso di formazione, diventa avveduto, abbandona l'ingenuità e soprattutto risulta vincitore in quel conflitto che Boccaccio pone spesso al centro delle sue opere: la disputa tra fortuna e ingegno.Per approfondimenti sulla Fiaba e sulla Favola vedi anche qua

La Fortuna nella novella di Andreuccio da Perugia
L'intervento del caso, apparentemente per Andreuccio, ancora ingenuo, può sembrare negativo, ma in realtà è positivo anche se non provvidenziale. La fortuna per Boccaccio non è come per Dante "ministra di Dio", esecutrice della volontà superiore di Dio, ma è il caso fortuito. In realtà il caso è fortemente determinato dall'ingegno dell'uomo, ossia dalla capacità dell'uomo di piegare a suo favore quelle situazioni che gli si offrono davanti: la Fortuna si accanisce contro Andreuccio quando lui non è in grado di contrastarla (ad esempio se il giovane fosse stato più avveduto all'inizio non sarebbe caduto nel tranello della siciliana, così come alla fine la Fortuna salva Andreuccio dal morire solamente perché lui sa cogliere al volo l'occasione che gli è offerta, ossia spaventare i ladri per trarsi d'impaccio dalla situazione). Andreuccio è maturato e lo dimostra quando si rifiuta di scendere nella tomba e quando si tiene l'anello. Si profila in questa novella un tema che sarà poi un tema centrale nell'umanesimo con Machiavelli: il rapporto tra virtù (ingegno) e fortuna (caso imprevedibile). Boccaccio sembra offrire qualche margine d'iniziativa e di successo all'azione degli uomini poiché la Fortuna si accanisce solo nei confronti di chi non è in grado di contrastarla. In questa novella attraverso il racconto della formazione di Andreuccio si trova un'esaltazione dell'ingegno dell'uomo in grado di contrastare anche l'impatto imprevedibile e spiazzante della sorte. Alla fine della sua evoluzione, Andreuccio sfrutta la fortuna e il caso a suo vantaggio e in ciò non è possibile non scorgere un'esaltazione dell'ingegno umano. L'avventura della profanazione della tomba mostra un Andreuccio cambiato che, segnato dalle esperienze precedenti, ha capito che ha bisogno di ingegnarsi per potere conquistare la salvezza in quella notte e in quella città labirintica. Nella conclusione Boccaccio sottolinea l'andamento circolare della novella: torna a Perugia dopo aver investito il suo denaro in un anello dove per era andato per comprare cavalli. L'Andreuccio che ritorna a Perugia è profondamente diverso da quello rozzo e poco scaltro che era partito. E' possibile notare anche la spregiudicatezza di Boccaccio che non fa nessun commento sull'agire del prete profanatore.Domande da interrogazione
- Qual è il tema principale della novella di Andreuccio da Perugia?
- In che modo la novella riflette i riti di iniziazione?
- Qual è il ruolo della Fortuna nella storia di Andreuccio?
- Come si intrecciano realismo e fiaba nella novella?
- Qual è la trasformazione finale di Andreuccio al termine della novella?
Il tema principale è il saper vivere e l'abilità di superare gli ostacoli della fortuna, come evidenziato nel percorso di Andreuccio, che passa da un'ingenuità iniziale a una maturità ingegnosa.
La novella presenta un percorso di discesa e risalita che simboleggia un rito di passaggio, dove Andreuccio affronta esperienze che lo trasformano da giovane ingenuo a uomo avveduto, simile ai riti di iniziazione delle società arcaiche.
La Fortuna è vista come un caso fortuito che, sebbene inizialmente avverso, diventa favorevole grazie all'ingegno di Andreuccio, il quale riesce a sfruttare le situazioni a suo vantaggio.
La novella combina elementi realistici, come le strade di Napoli, con componenti fiabesche, seguendo schemi narrativi tipici delle fiabe, come l'allontanamento da casa e il ritorno trasformato.
Alla fine, Andreuccio ritorna a Perugia profondamente cambiato, avendo acquisito ingegno e scaltrezza, in contrasto con l'ingenuità del giovane che era partito, dimostrando così la sua evoluzione personale.