Papa Giulio II

Nell'ottobre 1503, dopo il brevissimo pontificato di Pio III, venne eletto papa il cardinale Giuliano Della Rovere, che prese il nome di Giulio II (1503-13):
uomo assai energico, il suo primo pensiero fu la ricostituzione dello Stato della chiesa e in pochi anni recuperò fortezze e città (compresa Bologna, da cui furono cacciati i Bentivoglio). Poi si rivolse contro la repubblica di Venezia, l'unica potenza italiana che mostrava di sapersi ingrandire e rafforzare, nonostante gli attacchi dei suoi nemici tradizionali, i turchi nel "dominio di mare" e gli Asburgo d'Austria nella terraferma friulana. Nel 1508 Giulio II aderì alla lega firmata a Cambrai dall'imperatore Massimiliano d'Asburgo, da Luigi XII e da altri stati italiani per assalire e smembrare la repubblica di Venezia e, lanciando la scomunica e l'interdetto contro Venezia, scatenò l'invasione. Il 14 maggio 1509, nella battaglia di Agnadello (presso Cremona), l'esercito franco-svizzero annientò quello veneziano e poté occupare Bergamo, Brescia e Peschiera; i soldati pontifici presero Faenza, Ravenna, Cervia e Rimini; i duchi di Ferrara e Mantova avanzarono nel Polesine, e le milizie imperiali in Friuli e in Istria; la nobiltà di Verona, Vicenza e Padova passò dalla parte dell'impero. In questo momento difficile Venezia si accorse però di poter contare sulla fedeltà dei ceti popolari urbani e rurali del Veneto, che insorsero contro gli invasori, mentre Giulio II, vedendo eccessivamente compromesso l'equilibrio politico italiano, toglieva l'interdetto a Venezia e si distaccava dalla lega di Cambrai. Grazie alla resistenza popolare e all'azione diplomatica, Venezia aveva salvato ancora per tre secoli la sua indipendenza; ma la sua rinuncia a ogni diritto fiscale sui beni ecclesiastici e la restituzione al pontefice delle conquiste romagnole segnarono la ritirata della repubblica da ogni ulteriore velleità espansionistica in terraferma.

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