L’opera di D. Bramante.

Bramante nacque a Urbino, probabilmente fu avviato alla pittura da Piero della Francesca e da Mantegna, quando fu chiamato a Milano intorno al 1480 da Sforza, realizza le prime opere, la ricostruzione della Chiesa di S. Maria del IX secolo, dalla pianta a croce greca inscritta in un quadrato circoscritto da un cerchio. La sua opera successiva fu la tribuna coperta a cupola di S. Maria delle Grazie del 1492, iniziata come cappella commemorativa degli Sforza, a pianta centrale. Quando nel 1499 Milano fu presa dai francesi, Bramante si trasferì a Roma, e gli vennero offerti incarichi da papa Giulio II, ma anche dal cardinale Carafa, che lo invitò a progettare un nuovo chiostro a S. Maria della Pace nel 1500, la prima opera romana, superata come importanza dal tempietto che costruì in S. Pietro in Montorio, incarico ricevuto da Ferdinando e Isabella d’Aragona per indicare il punto in cui erroneamente si pensava che fosse stato crocifisso san Pietro. Per la prima volta dai tempi romani, eresse un edificio periptero a pianta centrale coperto da una cupola. L’edificio a pianta centrale si rifà ai martyria paleocristiani, quindi è un tentativo di conciliare gli ideali cristiani con quelli umanistici. Realizzò un modello simile con Palazzo Caprini, la casa di Raffaello, e con il cortile del Belvedere in Vaticano iniziato nel 1505 per papa Giulio II, che con le sue logge, terrazze, il cortile, le fontane ecc. ricorda gli antichi palazzi imperiali sui colli di Roma.

Papa Giulio II gli commissionò anche il progetto per la ricostruzione dell’antica basilica paleocristiana di S. Pietro, possiamo vedere il suo progetto nell’immagine su una medaglia e un disegno autografo. Bramante elaborò una pianta centrale (in quanto la chiesa della Cristianità era ancora il martyrium per la tomba del principe degli Apostoli), una croce greca con un abside a conclusione di ogni braccio, è coperta da un’enorme cupola, e agli angoli della croce con cupole minori. Alla morte di Bramante nel 1514 erano stati completati dei grandi pilastri della crociera, la parte inferiore. L’attuale cupola di S. Pietro poggia ancora sui pilastri e sugli archi di Bramante, ma il suo progetto non fu più seguito, perché le chiese a pianta centrale o a croce greca, rispetto a quelle a croce latina, non riescono a contenere grandi adunanze di fedeli, quindi la pianta venne trasformata aggiungendo una navata. Tra questi progetti prevalse quello di Antonio da Sangallo il Giovane, ma l’unico architetto forse in grado di pensare alla scala grandiosa di Bramante fu Michelangelo, che nel 1546 subentrò quale architetto, la sua opera comprende la costruzione del tamburo fino al piano d’imposta della cupola, eseguita poi da Della Porta e Fontana, mentre l’allungamento delle navate e la facciata furono eseguiti da Maderno. Raffaello fu colpito dall’armonia classica delle prime opere di Bramante, come si avverte in dipinti quali la Scuola d’Atene, in cui le figure sono molto posate, lo scenario architettonico ci ricorda il Pantheon e il progetto Bramantesco di S. Pietro. Nello Sposalizio della Vergine invece ritroviamo il tempietto di S. Pietro in Montorio. La Villa Madama riflette questo suo interesse per l’antichità, ne è una dimostrazione la loggia sul giardino che Raffaello e i suoi discepoli ornarono con sontuose decorazioni a stucco dipinte con vivacità a imitazione delle volte della Domus Aurea. La pianta absidata della loggia e il cortile centrale circolare ricordano l’impianto termale. Un edificio importante è anche il Palazzo Massimo alle Colonne costruito per i fratelli Pietro e Angelo Massimo da parte di Peruzzi, due palazzi adiacenti, quello di Pietro ha una facciata in bugnato liscio e si curva con la strada. Poi abbiamo, ad opera di Peruzzi a Roma, la villa detta La Farnesina, con all’interno gli affreschi di Raffaello, è uno dei primi tentativi di ricreare una villa suburbana del tipo descritto nell’antichità da Plinio il Giovane. Il più celebre palazzo rinascimentale di Roma, Palazzo Farnese fu iniziato intorno al 1515 secondo un progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, la dimora di uno dei più potenti uomini di Roma, il cardinale Alessandro Farnese, che quando venne eletto papa con il nome di Paolo III, fece rimodellare il progetto dallo stesso Sangallo.

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