Italia spagnola


Con la divisione dell'impero decisa da Carlo V nel 1556, non solo Milano, lo stato dei presidi e il regno di Napoli con la Sicilia e Sardegna, ma anche Genova, la Toscana e il ducato di Savoia sono passati sotto l'egemonia spagnola. Resta indipendente solo la repubblica di Venezia, mentre lo stato della Chiesa è costretto ad un'alleanza con la Spagna a causa della comune lotta contro il protestantesimo. Nella seconda metà del Cinquecento, Venezia ha superato lo shock provocato dalla scoperta delle rotte per l'India e ha continuato a commerciare prodotti di lusso. La sua classe dirigente non ha capito che, dopo la scoperta dell'America, il Mediterraneo è sempre meno importante e si impegna in una costosissima guerra contro i Turchi in difesa dell'isola di Cipro. Ciò determina il declino della Repubblica, contrassegnato da una intensa vita culturale, dalla costituzione di ville aristocratiche e da meraviglie pittoriche. Lo stato della chiesa ha perso la sua autorità sulla metà dell'Europa convertita al protestantesimo e non riesce più a svolgere la sua funzione diplomatica internazionale. Tuttavia la sua influenza sulle coscienze e sul ruolo centrale nella società italiana sono rimasti inalterati e influiscono negativamente sulla vita culturale e sulla libertà di pensiero nella penisola, come dimostrano la condanna al rogo di Giordano Bruno e il processo contro Galileo. Sul piano interno, i pontefici scelgono un modello assolutistico di governo, moderato da una politica paternalistica e assecondano le richieste dell'aristocrazia nera varando norme che riducono a pascoli vaste estensioni di terreno fertile. Ciò arresta lo sviluppo sociale ed economico e provoca il brigantaggio. L'amministrazione spagnola del regno di Napoli aggrava le condizioni di territori che, sfavoriti dalla scarsità di acqua, vivono solo di allevamento ovino mettendo in pericolo l'agricoltura. Inoltre, la proprietà della terra è costituita dai latifondi dei baroni del re di Spagna, i quali non vi apportano nessuna miglioria. A ciò si aggiunge una tassazione feroce dalla quale sono esclusi i baroni e il clero. La monarchia spagnola infine impedisce lo sviluppo di una libera imprenditoria nelle città e quindi di una dinamica classe borghese. Le rivolte urbane sono frequenti: la più pericolosa è quella di Masaniello che, nel 1647, solleva la plebe napoletana con esiti fallimentari. Nato nel Medioevo, nel corso dei secoli il ducato di Savoia si estende fino a Torino. Nel 1655, come difensori del cattolicesimo, i Savoia attaccano i valdesi di Torre Pellice e compiono una strage, nota come Pasque Piemontesi, che suscita lo sdegno di tutti i paesi protestanti e persino della cattolica Francia. Nei primi anni del Settecento, con Vittorio Amedeo II, i duchi ottengono dignità regia sulla Sardegna e il ducato si trasforma così in Regno di Sardegna, guidato dal Piemonte e formato anche dalla Savoia e Nizza. Il politico, filosofo e storico Antonio Gramsci disse che in Italia le classi al potere non volevano dirigere ma dominare, ovvero volevano deprimere e sfruttare le persone educandole all'ipocrisia e alla menzogna. La colpa più grave dei dominatori è stata quella di impedire l'unificazione dell'Italia nel Quattrocento, ma altre disgrazie hanno contribuito al declino: la Guerra dei Trent'anni, le epidemie di peste, il calo demografico e la perdita di importanza del Mediterraneo dopo la scoperta dell'America.
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