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Guerre d'Italia - Cause

La Pace di Lodi (1454) era stata sottoscritta fra le potenze regionali italiane che aveva portato ad un lungo periodo di pace, dalla metà del ‘400 sino alla fine del secolo.

1) Perché Francia, Inghilterra e Spagna costituiscono gli Stati nazionali e in Italia l’unificazione territoriale non riesce?

2) Perché l’Italia diventa oggetto di appetiti da parte degli altri Stati e, per mezzo secolo, è teatro di guerra?

La frammentarietà degli Stati italiani

Politiche matrimoniali
In Francia, i Valois erano riusciti a creare uno Stato nazionale in buona parte per conquista, in Spagna si conquistano i territori dei regni moreschi, ma il territorio è unificato soprattutto grazie alle politiche matrimoniali. In Italia fare guerra riusciva benissimo, ma non valeva altrettanto per le politiche matrimoniali: lo Stato della Chiesa era impedito dalla sua stessa natura religiosa, la Repubblica di Firenze non era ancora un Ducato (lo sarà nel 1530), lo stesso Venezia e Genova. Uno dei motivi per cui l’Italia è frammentata, dunque, è che buona parte delle entità territoriali che si trovano sulla penisola sono governate con sistemi politici che non consentono alleanze dinastiche (che erano stati i protagonisti della nascita degli Stati nazionali europei).

Regno di Napoli
Inoltre, malgrado sensibili differenze territoriali, nessuno degli Stati italiani è tanto grande da risultare preponderante rispetto agli altri: nessuno riesce ad esercitare un’egemonia e l’unico Stato territorialmente molto esteso, il Regno di Napoli, è governato da stranieri, ha una posizione periferica rispetto al resto dell’Italia e, pur avendo una grande estensione, ha un potenziale demografico minore. La civiltà dei comuni, che aveva comportato una forte urbanizzazione e una maggiore densità demografica, è intensamente sviluppata da Roma in su. Nel Regno di Napoli le grandi città sono poche, in sostanza solo Napoli e Palermo, gli insediamenti urbani sono minori e c’è un forte peso dell’aristocrazia rurale, cioè la nobiltà delle campagne; questo perché, tendenzialmente, in mancanza di centri urbani le funzioni amministrative vengono esercitate prevalentemente dal ceto nobiliare, cioè dai baroni.

Identità cittadina
Nell’Italia centro-settentrionale, invece, si era sviluppata fin dall’età comunale una forte presenza urbana; tuttavia, anche le stesse città del Centro-Nord rappresentano un ostacolo alla formazione degli Stati nazionali perché hanno un’identità così forte da spingerle ad esaltare il ruolo della dominante rispetto al territorio circostante, piuttosto che unificare. Siena, ad esempio, ha una forte identità legata al suo territorio e non ha la proiezione di diventare la capitale di una realtà più grande: Siena è la città che governa il suo contado. D’altra parte, negli Stati che si stanno costituendo non ci sono delle città protagoniste: Parigi diventa la capitale di Francia nella misura in cui i Valois erano partiti da lì per unificare il Paese; la Spagna non ha una capitale, ci sono più capitali (della Castiglia, dell’Aragona), ma nessuna di questa ha un ruolo maggioritario, l’imperatore ha una corte itinerante.

Interessi francesi e spagnoli

Un Paese ricco
L’Italia del ‘400 e del ‘500 non è affatto un Paese povero: è la patria dell’Umanesimo, del Rinascimento, delle arti, delle corti, è l’Italia di Michelangelo, Raffaello, Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Machiavelli, Pico della Mirandola, è l’Italia che costruisce la cattedrale di San Pietro, delle ville del Palladio. Quindi, l’Italia sta vivendo il periodo più glorioso, più splendido della sua storia artistica e culturale. È un Paese ricco perché si affaccia sul Mediterraneo e fa da cerniera con i commerci con l’Oriente: è questa la prevalente fonte di ricchezza della penisola. Per tutto il ‘400 e il ‘500, malgrado la scoperta delle rotte oceaniche e l’attività dei Portoghesi, il grosso dei commerci passa ancora per il Mediterraneo: prima che il Mediterraneo diventi una realtà economica periferica ci vuole molto altro tempo. Il Meridione, inoltre, è una sorta di granaio: Sicilia, Puglia e Campania sono terre fertili, che producono molti beni in agricoltura, in particolar modo cereali, che vengono esportati. Nell’area centro-settentrionale, invece, i prodotti che vengono esportati sono perlopiù frutto della manifattura: i tessuti più pregiati d’Europa sono quelli provenienti dall’Italia e dalle Fiandre. Anche l’industria libraria veneta è fonte di ricchezza, un settore molto importante dal punto di vista sia culturale che economico.

Un Paese interessante
Quando cade Costantinopoli (1453), il ruolo dell’Italia diviene ancora più interessante: non solo continuano i commerci nel Mediterraneo con l’Oriente, ma il controllo del Mediterraneo e dei porti dell’Italia meridionale diventa un fattore strategico primario; chi deve operare in quel mare trova nelle propaggini meridionali italiane una buona posizione strategica per i propri interessi. Inoltre, l’Italia era preda degli appetiti spagnoli e francesi perché potevano vantare delle pretese dinastiche sul Regno di Napoli: sul trono napoletano si erano alternati Angioini ed Aragonesi, che potevano vantare contemporaneamente delle pretese di successione legittima sul trono di Napoli. Pertanto, l’Italia è interessante sia dal punto di vista economico, c’è una legittimazione per occuparla, sia dal punto di vista strategico.

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