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Il Rinascimento in Italia

La patria del Rinascimento è l'Italia. Nel Quattrocento e nel Cinquecento nelle città italiane, e soprattutto a Firenze, operarono tutti gli straordinari ingegni che ancora oggi ricordiamo nel campo della pittura, della scultura, dell'architettura, delle lettere, delle scienze. Nelle arti figurative, in particolare, furono create opere note ancora oggi in tutto il mondo: è l'epoca di Brunelleschi, Donatello, Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Tiziano, solo per citare gli artisti più famosi. Nella pittura nacque la prospettiva; nell'architettura si iniziò a distinguere la figura dell'architetto, incaricato di progettare gli edifici, dal capomastro che dirigeva i lavoro nel cantiere.
Come si spiega questa eccezionale fioritura artistica e culturale?
Quando si tratta di fenomeni così complessi, la spiegazione va ricercata analizzando fattori diversi, poiché non è possibile indicare (come pure talvolta è stato fatto in passato) una causa unica. Innanzitutto occorre osservare che in Italia la cultura classica era molto più presente che in altri paesi. Le biblioteche, i monasteri, le cattedrali, le università conservavano preziosissimi manoscritti antichi. Nelle facoltà giuridiche lo studio del diritto romano era fondamentale, e anche questo elemento contribuiva ad approfondire la conoscenza del latino e della cultura antica. Inoltre la nuova cultura si sviluppò in città libere e autonome, come Firenze, dove operava un ceto dirigente laico, colto e raffinato. Fu proprio l'umanista fiorentino Leonardo Bruni a osservare che le libertà comunali avevano favorito la creatività e il rinnovamento culturale. Infine in queste città erano molto fiorenti le attività artigianali, e proprio a questo ambito emersero artisti dotati di particolare talento.

I protagonisti del Rinascimento italiano furono naturalmente una parte limitatissima dei circa 10 milioni di abitanti che nel XV-XVI secolo popolavano la Penisola, perlopiù contadini analfabeti. Uno storico contemporaneo, Peter Burke, ha definito questo gruppo ristretto "élite creativa" e ha provato addirittura a quantificarne la consistenza: secondo i suoi calcoli, si sarebbe trattato di circa seicento persone, proveniente soprattutto dalla Toscana (26%), dal Veneto (23%), dai territori pontifici (18$%) e dalla Lombardia (11%). Relativamente all'identità sociale di questi artisti, il dato forse più interessante è costituito dalla scarsissima presenza di ecclesiastici, una novità importante rispetto al monopolio clericale della cultura che aveva caratterizzato soprattutto l'Alto Medioevo. Mentre non stupisce la sostanziale assenza delle donne, rappresentate soprattutto da poetesse, come Vittoria Colonna.

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