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L'età della controriforma

Il rinnovamento della Chiesa

Nel primo Cinquecento si attuò il processo di riforma della Chiesa cattolica in risposta alla propagazione inarrestabile della dottrina protestante. Le critiche di Lutero avevano acceso il dibattito sui mali della Chiesa tra teologi e monaci, che a questo punto non temevano di sottoporre al Papa le proprie tesi. In realtà, la discussione dei temi riformisti era osteggiata dalla Chiesa stessa: la gerarchia ecclesiastica temeva per la propria autorità sul clero minore e spesso confondeva la critica dei monaci con l’eresia. Ad ogni modo, la speranza di un rinnovamento della Chiesa andò diffondendosi, grazie alle opere di frati e teologi come Erasmo da Rotterdam. Per questo il Cinquecento segnò la nascita di molti ordini religiosi che si prefiggevano di condurre una vita attiva al servizio della Chiesa romana. Diversamente dagli ordini monastici medievali, le nuove congregazioni si dedicarono a scopi pratici come l’assistenza ai malati, l’evangelizzazione e la formazione del clero. Si ricordano in particolare i Cappuccini, i Barnabiti, l’ordine femminile delle Orsoline e la Compagnia di Gesù (i cosiddetti Gesuiti), fondata da Ignazio di Loyola. I Gesuiti furono l’ordine più rappresentativo dell’istanza di rinnovamento e di riscossa della Chiesa cattolica.

Il Concilio di Trento (1545-1563)

La necessità di una riforma formale della Chiesa cattolica era già pressante all’inizio del Cinquecento, tuttavia pontefici come Leone X e Clemente VII la ignorarono, preoccupati com’erano di indebolire la struttura del Papato o convinti di soluzioni alternative. Solo nel 1545 papa Paolo III convocò un concilio a Trento, per ristabilire l’autorità della Chiesa e confermare i dogmi contestati dal protestantesimo. Per la complessità dei temi esposti, il Concilio di Trento fu lungo e travagliato, e attraversò ben quattro pontificati. L’intento di colmare la frattura tra la Chiesa cattolica e il protestantesimo era tramontato da tempo e al Concilio gli esponenti luterani non parteciparono che per un breve periodo. Il Concilio fu interamente dedicato al rafforzamento della Chiesa e fu naturale l’assunzione di un atteggiamento intransigente nei confronti del credo protestante. Nel 1563, al termine dell’evento, papa Pio IV promulgò le bolle Benedictus Deus e Professio fidei tridentinae con le quali divulgò la nuova dottrina conciliare.

La cultura della Controriforma

Il Concilio di Trento produsse il rinnovamento della vita spirituale e a livello popolare si tradusse spesso in un’ansia religiosa profonda. D’altra parte i provvedimenti del Concilio scatenarono la repressione sistematica del dissenso religioso. Papa Pio V fu tra i più decisi esecutori dello spirito conciliare: scomunicò Elisabetta I d’Inghilterra quando affermò l’anglicanesimo e prese parte politica nella battaglia di Lepanto contro i musulmani. Con lui si consolidò il ruolo repressivo del Sant’Uffizio, la congregazione religiosa destinata a coordinare i tribunali dell’Inquisizione e ad esprimersi in materia giudiziaria su eretici e dissidenti. Le condanne e i supplizi pubblici per questi ultimi si fecero durissimi. Inoltre, fu riorganizzato l’Indice dei libri proibiti, per cui molti testi, non necessariamente religiosi, furono messi al bando.

Nella seconda metà del Cinquecento lo sforzo di modernizzazione della Chiesa non sortì effetti realmente efficaci ed, anzi, propagò un clima di soggezione e oscurantismo. In Italia, in particolare, la libertà di pensiero fu limitata tanto da ostacolare l’opera di brillanti intellettuali, come Tommaso Campanella, Giordano Bruno e, soprattutto, Galileo Galilei.
Per tutto il XVII secolo l’Italia, mal governata dagli spagnoli e afflitta dalla Controriforma, attraversò un tempo buio e sterile nel quale l’intelletto e le nuove scienze trovarono ben poca ospitalità.

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