Tra XI e XII secolo il prestigio del Papato accrebbe grazie all’azione di papa Gregorio VII e al declino dell’Impero dopo la lotta per le investiture.
La Chiesa di Roma aveva rafforzato i propri domini territoriali riorganizzando strutture giuridiche e amministrative dello Stato pontificio.
Dal punto di vista giuridico fu fondamentale l’opera di Graziano, un monaco teologo e studioso di diritto canonico (= insieme di norme giuridiche stabilite dalla Chiesa per disciplinare rapporti sociali e umani) che insegnava all’università di Bologna. Egli scrisse il Decretum, un insieme di documenti emanati dai vari pontefici disposti in ordine preciso secondo una gerarchia delle fonti; questo era comprensibile a tutti.
La Chiesa continuò con la centralizzazione del potere : l’utilizzo della cancelleria aumentò notevolmente e crebbe l’importanza del collegio dei cardinali (il Sacro collegio) che aveva il compito di governare e amministrare la giustizia.

Nel settore fiscale ci furono notevoli sforzi per definire e regolarizzare le entrate spettanti alla Chiesa, nei decenni tra XII e XII secolo la fiscalità pontificia fu fondata su proventi regolari, derivanti dal conferimento di benefici ecclesiastici e dalla tassazione dei beni chierici.
La supremazia papale di Innocenzo III
Approfondimento : Innocenzo III si chiamava Lotario dei Conti di Segni; nacque nel 1160 da una potente famiglia aristocratica e studiò teologia a Parigi e diritto a Bologna (formazione laica, grande cultura).
Fu eletto papa l’8 gennaio 1198 e scrisse un’ottantina di sermoni, di opuscoli di argomento teologico e morale e un ricchissimo epistolario. Fece anche opere di carità (Fondazione dell’ospedale romano di Santo Spirito, per i poveri) e infine morì a Perugia il 16 luglio 1216.
Egli riprese la dottrina teocratica di Gregorio VII e ribadì la supremazia della dignità papale sostenendo che “la spada del potere spirituale e quella del potere temporale sono nelle mani del papa, che usa direttamente la prima e affida l’altra all’imperatore perché l’adoperi secondo la volontà del pontefice”.
Si definiva vicario, rappresentante di Cristo piuttosto che di Pietro con l’intento di sottolineare che la sua autorità proveniva direttamente da Dio e quindi era superiore a qualsiasi potere terreno.
Innocenzo III approfittò della crisi dell’Impero attuando un’energica azione politica organizzando il territorio come uno Stato attraverso passaggi di natura:
- Teorica: fece uno studio del diritto ecclesiastico (o diritto canonico) che si rifaceva ai canoni adottati dai chierici in città.
- Pratica:
• Stabilì un prelievo fiscale derivante dalle rendite dei benefici ecclesiastici; il papa concedeva terreni e in cambio i beneficiari dovevano detrarre tasse che andavano al papa. -> il papa diventa autonomo a livello economico.
• Alla morte di Costanza d’Altavilla, divenne tutore di Federico re di Sicilia e rinnovò il trattato sugli Accordi di Melfi del 1059 con i normanni (feudatari del papa che dovevano ossequio allo stesso) estendendo il controllo politico alle regioni meridionali della penisola.
• Alla morte di Enrico VI, nella lotta per la successione al trono imperiale, appoggiò inizialmente il guelfo Ottone IV di Brunswick (alleato con la corona inglese) contro Filippo di Svevia (sostenuto dal regno di Francia); nel 1208, alla morte del rivale, Ottone IV ottenne il riconoscimento ufficiale a Francoforte.
Quando Ottone IV iniziò con pretese sull’Italia, Innocenzo III lo scomunicò(1210) e appoggiò la candidatura a re di Germania di Federico.
Con la vittoria del sovrano francese Filippo Augusto a Bouvinese, Innocenzo ottenne un duplice successo : vide assicurato il titolo imperiale a Federico II (che gli giurò di mantenere separata nuova corona e quella del regno di Sicilia) e accolse l’omaggio feudale dal re inglese Giovanni Senza Terra, dopo averlo ricevuto dai sovrani di Aragona, Portogallo, Serbia e Bulgaria.
- Spirituale : Promosse la lotta alle eresia organizzando la 4° crociata, la Reconquista spagnola e la crociata contro gli Albigesi nel 1208.

Albigesi : erano francesi ed erano i puri eretici perché sostenevano l’opposizione anima (divina)-corpo(demoniaco, opera di Satana).
Non credevano nei sacramenti e nell’incarnazione di Cristo perché consideravano la carne manifestazione del male, quindi Dio non poteva incarnarsi. Essi si flagellavano e digiunavano, molti di loro morivano.

Si dividevano in “perfetti” e “credenti” a seconda che avessero o meno ricevuto il battesimo spirituale.
Erano pericolosi perché avevano una solida struttura gerarchica basata su diocesi guidate da vescovi come quella cattolica, ma opposta perché predicavano un’altra cultura; erano anche molto ricchi. -> Diffusione delle loro Chiese soprattutto nel mezzogiorno di Francia e nell’Italia Settentrionale.
Durante la crociata furono massacrati e San Domenico di Guzman poi fondò i domenicani dopo aver attraversato la zona della strage e capendo che i normanni dovevano portare per le piazze il messaggio in modo da prevenire le stragi.
Nel 1199 Innocenzo III emanò la lettera decretale Vergentis in senium, in cui l’eresia veniva equiparata al crimine di lesa maestà (inizialmente riferito a reati contro il popolo romani, nell’età medioevale e moderna verso tutte le forme di attentato all’autorità del re e all’ordine dello Stato) punibile con la morte.
Conseguenze :
- mettendo eresia e lesa maestà sullo stesso piano, era più facile condannare a morte un eretico;
- essendoci questa equità, la condanna era emessa da un giudice cristiano, ma stabilita da un tribunale laico; era più facile che i giudici laici emettessero la condanna a morte, se ne lavavano le mani;

Nel 1213 a Roma fu convocato il IV concilio lateranense a cui parteciparono prelati e rappresentanti di principi e sovrani europei.
Questo, oltre a condannare catari e valdesi, sancì nuove misure repressive contro le eresie e stabilì regole più severe per i membri del clero.
I vescovi dovevano individuare il sorgere di movimenti ereticali nelle rispettive diocesi e i presunti eretici dovevano essere processati, poi, se colpevoli, sottoposti alla condanna della giustizia secolare; i fedeli che venivano a conoscenza di pratiche non ortodosse dovevano denunciarle, in caso contrario erano considerati corresponsabili(ciò portò a un abuso di questa regola, era una forma di ostracismo).

La lotta alle eresie fu molto forte e duratura e portò alla nascita delle inquisizioni.
L’inquisizione era considerata lo strumento legittimo con cui la Chiesa difendeva se stessa e l’ortodossia religiosa
I giudici inquisitori, a cui diede origine papa Gregorio IX nel 1231, provenivano soprattutto dai nuovi ordini medicanti che operavano in tribunali dipendenti direttamente da Roma.
Nel 1252 Innocenzo IV emanò la bolla di “Ad expatrianda”, che giustificava l’uso della tortura per portare alla luce la verità.
Se, una volta arrestato, l’eretico si denunciava da sé, solitamente scontava pene lievi; l’autodenuncia doveva avvenire non oltre un mese dall’arresto (“periodo di grazia”).
Se l’arrestato continuava a dichiararsi innocente, veniva messo a confronto con testimoni e poi affidato alle autorità civili.
Per ottenere una confessione si ricorreva spesso alla tortura, usata anche nei processi non inquisitoriali.
Se il colpevole abiurava (ripudiava il passato da eretico), generalmente veniva assolto, ma doveva indossare il sambenito (= sacco benedetto), una mantella gialla con uno o due croci disegnate diagonalmente, che era simbolo di indegnità.
Se non abiurava, poteva ricevere una pena detenitiva o la condanna a morte; per la condanna a morte ci si poteva appellare al papa che, in alcuni casi, corresse la sentenza o destituì i giudici più severi.

Nobili, militari, ecclesiastici, bambini, donne incinte e puerpere non potevano essere sottoposti a torture.

I nuovi movimenti religiosi

Sotto il pontificato di Innocenzo III, sorsero gli ordini francescano e domenicano, definiti “mendicanti” perché traevano risorse economiche quasi esclusivamente dalle offerte dei fedeli. Essi, a differenza di altri ordini religiosi, scelsero di operare nelle città.
Francescani(frati minori) : questo ordine fu fondato da Francesco di Pietro Bernardone nei primi anni del Duecento ed era anche detto dei “frati minori” perché era basato sull’umiltà, l’ordine era minore perché doveva imparare dagli altri.
Il messaggio era semplice e innovatore: venivano esaltati gli ideali di pace e fratellanza, la ricerca della purezza in un mondo dedito a piaceri e lusso.
Nel 1210, con un riconoscimento ufficiale, papa Innocenzo III approvò la loro forma di vita.
Nel 1123 fu promulgata la Regola bollata approvata da papa Onorio III(successore di Innocenzo III) che riconosceva ufficialmente l’ordine fondato su ideali di obbedienza, castità e povertà.
San Francesco inizialmente non ammetteva frati colti perché la cultura era condannata come mezzo per ottenere successo, i francescani in genere erano antidialettici e mistici.
Iniziò a mitigare questa regola quando incontrò monaci come Antonio, un francescano che utilizzava la cultura non per insuperbirsi, ma come mezzo per servire gli altri.
Nel 1226 con la morte di Francesco si creò una frattura all’interno dell’ordine; i francescani si divisero in:
- Conventuali: Si avvicinavano alle richieste del papa e avevano usi e costumi più simili agli altri ordini;
- Spirituali: venivano dall’Italia centrale, esigevano rispetto assoluto degli insegnamenti di Francesco e della gerarchia ecclesiastica e disprezzavano beni materiali.
Alcuni furono perseguitati come eretici, una parte di loro fondò l’ordine dei frati Cappuccini.
Nel 1263 i conventuali, appoggiati dal Papato, ebbero il sopravvento: gli spirituali dovettero uscire dall’ordine e molti di essi si unirono in gruppi ereticali.
Fu importante per i francescani la figura di San Bonaventura da Bagnareggio che promosse il percorso interiore in cui anima e corpo vanno verso Dio.
Domenicani: questo ordine fu fondato da Domenico di Guzman che, impegnatosi nell’attività di conversione, fu nominato predicatore della diocesi di Tolosa nel 1215 e, nello stesso anno, istituì l’ordine dei predicatori riconosciuto da Onorio III l’anno dopo.
L’ordine era molto colto per predicare al meglio il messaggio evangelico anche se, verso il 1300, i francescani contavano 1400 conventi, i domenicani solo 600.
L’ordine si distinse nella lotta antiereticale e per una solida preparazione dottrinale e teologica che gli portò l’affidamento dell’Inquisizione.
Grazie a quest’ordine si passò da una concezione di vita senza ricchezze a quella che qualsiasi lavoro, svolto con conoscenza e onestà, era giusto e poteva procurare salvezza dell’anima.
San Tommaso d’Aquino fu uno dei più rilevanti domenicani, un grande rappresentante della filosofia scolastica che conciliò con il mondo greco basato sul messaggio di Aristotele.
Aristotele : Dio motore immobile; San Tommaso:Dio motore immobile che tutto muove
San Tommaso fu rappresentante della fazione dei “Dialettici” perché giungeva alla verità e a dimostrare l’esistenza di Dio tramite dimostrazioni filosofiche.
Anche le donne manifestarono in modo insolito un bisogno di rinnovamento; queste, pur non prendendo voti, si preoccupavano di dare solidità sociale (cucinavano,curavano malati..).
Essendo molto differenti nello stile di rispetto alle suore, vennero considerate “strane” e furono accusate di eresia o stregoneria; le donne, infatti, erano considerate più vicine al demonio rispetto agli uomini, esseri più vicini al ciclo di vita e di morte; loro infatti potevano generare, inibire il parto con erbe e curare le malattie.
Molto importante fu l’ordine delle Clarisse nato per volontà di Chiara d’assisi e caratterizzato da profonda spiritualità e ideale di vita di povertà e preghiera.


Dottrine millenaristiche: dottrine che potevano essere accettate fino a quando non sfociavano in polemica nei confronti della Chiesa.
Gioacchino del Fiore: monaco calabrese vissuto tra 1130 e 1210, figura mistica che definì la storia secondo tre fasi: l’età del Padre(Antico Testamento), del Figlio(iniziata con l’annuncio di Cristo) e dello Spirito Santo (sarebbe dovuta iniziare nel 1260).
Egli era seguito da chi aspirava all’originale purezza del messaggio cristiano, ma coloro che si ispiravano a lui venivano giudicati eretici; infatti, per i suoi seguaci la dottrina si accentuava sulla fine del mondo; secondo questa nessuno di noi è padrone della propria vita, ognuno può morire in ogni momento.
Gherardo Segarelli :seguace di Gioacchino che fondò un movimento apostolico nel quale i seguaci (“apostoli di Cristo”) assunsero un atteggiamento di forte polemica verso la Chiesa.
Nel 1274 il papato avviò contro di loro una forte persecuzione e il concilio di Lione ordinò che il movimento si sciogliesse.
Una rilevante figura tra gli apostolici fu quella di Dolcino da Novara che, alla morte del fondatore(1300), divenne capo del movimento.
Egli rifiutava ogni obbedienza alle autorità religiose, negava il dovere di pagare i signori feudali o i vescovi e obbligava tutti a vivere solo del proprio lavoro; presto, molti contadini e servi si unirono a lui.
Dolcino scrisse 3 lettere a Bonifacio VIII nelle quali ribadiva la dottrina di Gioacchino dicendo che a vecchio e nuovo testamento sarebbe seguita un’era di degenerazione rappresentata dall’opera dei papi sulla terra.
Profetizzò l’uccisione di Bonifacio VIII entro il 1303; dopo di lui ci sarebbe stato un papa che, con l’aiuto degli apostoli, avrebbe fatto trionfare lo spirito divino.
Contro di lui si mosse un esercito di 7000 uomini e gli apostolici fuggirono nell’alta Valesia.
Nel 1306 papa Clemente V bandì una crociata contro gli apostolici e nel 1307 Dolcino venne arso vivo.

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