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L’antifascismo italiano è un fenomeno molto importante, soprattutto per il suo carattere di resistenza morale al fascismo che consente di impostare poi un dopoguerra su basi nuove (dopo la seconda guerra mondiale).
L’antifascismo italiano rimane comunque in gran parte dei casi confinato in un’élite. Una causa di ciò è il grande consenso del fascismo, finché non arrivano le bombe alleate sull’Italia. La polizia di stato identifica gli oppositori, mandandoli al confino (si viene mandati su un’isola per non permettere l’attività politica). C’è mancanza di coordinamento delle forze antifasciste; sono molto eterogenee tra di loro: comunisti che non vanno d’accordo con i liberali, che non vanno d’accordo con i cattolici.

Altra caratteristica dell’antifascismo la vediamo con Benedetto Croce. Vengono fatte delle pene. Le pene capitali sono in particolar modo verso coloro che attentano alla vita del duce. La pena più diffusa è detentiva o misure di pubblica sicurezza, come il confino.
Benedetto Croce è un filosofo liberale. Ha come strumento di critica al regime una rivista chiamata “La critica”. Egli gode di un’impunità abbastanza totale: il fascismo non gli fa mai niente e la sua rivista continua ad essere stampata. Questo perché “La critica” era diffusa in un ambito molto ristretto e al fascismo ciò non importa. Fa anzi bella figura facendo vedere che non reprime gli oppositori.
Pietro Gobetti dice che il fascismo è dovuto a un declino morale degli italiani dovuto al fatto che in Italia non c’è stata la religione protestante. Bisogna far crescere moralmente gli italiani. La proposta politica di Gobetti è quella di una sorta di unione tra liberalismo e marxismo.
Il 5 novembre 1924 subisce un attentato, scappa in Francia e muore 2 anni dopo per i postumi della violenza subita.
Nel 1929 nasce un partito sulle idee di Gobetti fondato da Carlo Rosselli, chiamato “Giustizia e libertà”. Egli nel 1937 a Parigi viene raggiunto da dei sicari e ucciso insieme al fratello. Questo movimento sarà il fondamento per il partito d’azione (Partito Partigiano). I comunisti decidono di non giocare sulle élite ma di stare tra il popolo ed entrare in clandestinità, infiltrandosi nel partito fascista. Il leader Togliatti fugge a Mosca. Anche Gramsci viene arrestato, scrivendo poi lettere dal carcere, il suo programma politico.
La strategia dei comunisti fino al ’34 è di non collaborare con le altre forze antifasciste. Nel 1934 arriva l’input da Mosca di collaborare con altre forze. La partita sul campo si gioca nella guerra di Spagna, in cui si scontrano fascisti e antifascisti. Sturzo viene allontanato dagli Stati Uniti, Togliatti viene arrestato e interrogato dalla polizia fascista.
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