Risorgimento - Personalità importanti


Il risorgimento è quel periodo storico in cui l’Italia conseguì la propria unità nazionale. Le figure più importanti di questo periodo sono Camillo Benso, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Carlo Cattaneo e Vincenzo Gioberti

Camillo Benso: nobile piemontese nato a Torino il 10 agosto 1810, venne nominato primo ministro e contribuì al processo di unificazione dell’Italia, nonostante vivesse con la convinzione che questo fosse un obiettivo perseguibile solo dagli stati che non fossero sotto il controllo di potenze superiori. Promuoveva l’idea di un’Italia monarchica e contribuì al progresso della regione piemontese grazie ai suoi interventi in agricoltura ed economia. Nel 1848 fondò il giornale “Il Risorgimento”, da cui il l’omonima epoca trae il nome.

Giuseppe Mazzini: affascinante e carismatico genovese nato il 22 giugno 1805, si definiva non monarchico e voleva fare dell’Italia una repubblica democratica, basato sull’assunto che essa dovesse diventare indipendente, unita e repubblicana. Fu il primo a sostenere che unità politica e indipendenza dell’Italia dovessero essere una questione del popolo, che solo in questo modo poteva ottenerle. Inizio la sua attività da carbonaro, motivo per cui venne anche arrestato e scelse come pena l’esilio in Francia, dove non abbandonò le sue idee, bensì riorganizzò il suo pensiero. Dopo aver partecipato ai vani moti del 1830, falliti, si accorse che le cose potessero portare risultati solo se fosse stata coinvolta l’intera popolazione. Così, nel 1831, scrisse un appello a Carlo Alberto in cui gli chiese di capeggiare la lotta per l’unità, ma non ricevette risposta. Fondò, quindi, un’altra società segreta, la Giovine Italia, che ebbe numerosissime adesioni, cui seguì la Giovine Europa, organizzazione transnazionale basata sul desiderio di unità tra gli stati europei, il cui compito era fare propaganda tra i ceti popolari per reclutare, istruire e indurre alla rivoluzione operai e artigiani; Mazzini preferì evitare i contadini perché li riteneva troppo ignoranti e distanti dalla vita politica per partecipare ad una rivolta. Negli anni 1833-1834 organizzò dei moti, cui aderirono Liguria, Piemonte Savoia e Romagna, anche se si rivelarono subito vani, e fece partire delle spedizioni militari, tra cui quella dei fratelli bandiera del 1844 In Calabria. Mazzini dedicò tuta la sua vita all’ideale dell’unità nazionale ma morì in Italia sotto falso nome e dopo aver rifiutato di sedere in parlamento pur di non giurare fedeltà al regno sabaudo.

Giuseppe Garibaldi: fervente mazziniano, nacque a Nizza il 4 luglio 1807; da subito auspica ad un’Italia unita, repubblicana e democratica. Viene definito un uomo d’azione, perché non si limita ad esporre ideali o a teorizzare utopie, ma partecipa attivamente alla lotta per l’unità e agisce in maniera concreta. Dopo aver partecipato ai mori del 1833-834, emigra in sud America, dove combatte per molto tempo affianco ai democratici e permette ad alcuni paesi di proclamare la propria indipendenza. Garibaldi è, inoltre, colui che, con la sua spedizione dei Mille, riesce a concretizzare l’unificazione dell’Italia.

Carlo Cattaneo: economista lombardo nato nel 1801 a Milano, aspirava ad una repubblica federale formata dai vari stati su esempio di Svizzera e Stati uniti e va contro la monarchia dei Savoia. Inoltre sosteneva il federalismo perché era consapevole delle profonde differenza interne tra i vari stati italiani.

Vincenzo Gioberti: sacerdote piemontese nato a Torino, il 5 aprile del 1801. Egli voleva che l’Italia divenisse una confederazione di Stati autonomi con a capo il pontefice, motivo per cui il suo movimento venne definito “neoguelfo” (dai sostenitori medievali del papa, i guelfi). Nonostante la sua natura utopica, il neoguelfismo avvicinò molti cattolici, spaventati dagli incombenti principi di ateismo e anticlericalismo, all’ideale dell’indipendenza della nazione.

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