Il dopoguerra


Il ruolo acquisito dalle donne nella società → la guerra produsse effetti straordinari per la lotta per l'affermazione dei diritti civili della donna. Tra il 1914 e il 1918, le donne erano state impiegate in ogni tipo di occupazione per sostituire gli uomini chiamati al fronte, presero consapevolezza del proprio ruolo e della propria importanza e non si mostrarono disposte a rientrare nell'alveo della stereotipata famiglia ottocentesca. Lottarono con un un certo successo per ottenere innanzitutto il diritto di voto (Germania 1919, Olanda 1923, Regno Unito 1928, Finlandia 1929). Le donne affermarono la propria libertà anche nella moda: presero a indossare i vestiti che disegnavano con più evidenza, senza falsi pudori, le forme femminili. Maggiore autonomia in ogni campo della vita sociale.

L'instabilità dei rapporti internazionali: la sistemazione territoriale dell'Europa sancita a Parigi portò il malcontento dei paesi vinti, scaturendo profondi rancori. L'applicazione dei principi sostenuti da Wilson nei suoi Quattordici Punti fu assai imperfetta e scaturì dal compromesso tra i differenti interessi delle potenze vincitrici.

Insoddisfazione per i trattati di pace in Italia → chi era insoddisfatto praticò la politica del fatto compiuto: il 12 settembre 1919 (due giorni dopo la firma del Trattato di Saint-Germain) il poeta Gabriele D'Annunzio si pose alla guida di un corpo di circa 9000 volontari e occupò Fiume, proclamarono la città indipendente con il nome di Reggenza del Carnaro. Nei suoi 15 mesi di durata questo esperimento si segnalò per la modernità di alcuni aspetti della sua Costituzione (diritti individuali), dall'altro per l'organizzazione di grandiose coreografie patriottiche riprese poi dalle dittature. Due anime convissero: una progressista e moderna e l'altra retorica legata al nazionalismo primonovecentesco. La questione fu risolta con la firma il 12 gennaio 1920 del Trattato di Rapallo (tra Italia e Regno serbo): status di città libera per Fiume e riconoscimento della sovranità italiana su Istria e Zara. Nel gennaio 1924 il Patto di Roma sancì la conclusione della contesa: il Regno serbo cedette all'Italia la città di Zara e Fiume, mantenendo il controllo della Dalmazia. Vicende analoghe coinvolsero la città di Vilnius, assegnata alla Lituania ma occupata dai polacchi nell'aprile 1920, e la città di Memel, che dichiarata indipendente fu conquistata dai lituani nel 1923. Il numero di Stati nazionali passò in Europa da 19 del 1914 a 28 del 1920.
Il caso della Polonia → al termine del conflitto mondiale, la Polonia acquisì dall'Austria la Galizia e dalla Germania la Posnania, l'Alta Slesia e parte della Pomerania. La parte orientale della Pomerania andò a costituire un corridoio che garantiva allo stato polacco uno sbocco sul mare. A est il confine tra Russia e Polonia doveva correre lungo la Linea Curzon, ma i polacchi non accettarono a approfittarono della guerra civile russa per espandersi; la contesa si concluse con il Trattato di Riga, nel marzo 1921, che spostava il confine orientale della Polonia di 250 chilometri, abitati però da molte etnie che portarono allo sviluppo nello stesso Stato polacco di tensioni.

La Turchia di Mustafa Kemal → in Turchia il potere era stato assunto da Kemal, un generale nazionalista che aveva rovesciato il sultano ottomano; proclamò da subito l'opposizione al Trattato di Sèvres del 1920 e si mosse con le armi alla riconquista di una parte dei vecchi possedimenti turchi, occupando Smirne e la Tracia orientale. Il 1°novembre 1922 Kemal dichiarò decaduto il sultano e l'anno successivo firmò un nuovo trattato: il Trattato di Losanna del 24 luglio 1923 che abolì tutti i privilegi economici che le potenze europee si erano assicurate approfittando del declino ottomano e restituì alla Turchia il controllo degli Stretti del Bosforo, del Mar di Marmara e dei Dardanelli. Il documento sanzionò anche la politica di stampo etnico, allo scopo di rendere più omogenea la popolazione della Grecia e della Turchia, concordarono il trasferimento forzato della popolazione turca che risiedeva nelle isole dell'Egeo o in Macedonia e dei greci che abitavano in Turchia: “scambio di popolazione” che coinvolse un miolione e mezzo di persone costrette a lasciare le loro case in nome di una “pulizia etnica” dei due Paesi. La Turchia si rese responsabile della diaspora degli armeni e del conseguente genocidio di essi. Nel 1923 Kemal proclamò la repubblica con capitale Ankara, diede al Paese un nuovo ordinamento costituzionale laico e la società turca fu occidentalizzata (proibizione del velo islamico, abolizione poligamia, incremento istruzione femminile, introduzione suffragio universale,...). Kemal rimase a capo dello Stato fino alla morte nel 1938 e già nel 1934 il parlamento gli conferì il titolo di Ataturk (padre dei turchi).

La Repubblica di Weimar in Germania


La difficile nascita della nuova repubblica tedesca → la Germania visse senza dubbio il dopoguerra più travagliato, timore che la rivoluzione bolscevica si potesse diffondere perchè, a partire dalla proclamazione della repubblica nel novembre 1918, l'estrema sinistra tedesca aveva preso rapidamente piede e si erano formati consigli di operai simili ai soviet. A guidarli era la Lega di Spartaco fondata nel 1917 da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, fuoriusciti dal partito social democratico. Tra il 5 e il 13 gennaio 1919 un tentativo insurrezionale svoltosi a Berlino per mano degli spartachisti fu represso nel sangue: Liebknecht e Luxemburg furono catturati e uccisi. Il governo fu fiancheggiato in quell'occasione dai cosiddetti “corpi franchi”: formazioni paramilitari di destra. La Repubblica tedesca fu travagliata dall'inizio da atti di violenza di opposta matrice ideologica. Il 1° gennaio 1919, su ispirazione spartachista, nacque il Partito comunista di Germania, che ebbe sempre come obbiettivo lo scoppio e la vittoria di una rivoluzione proletaria. Alle elezioni per l'Assemblea Costituente nel gennaio 1919 il Partito socialdemocratico ottenne il 40% dei voti, che tuttavia non furono sufficienti a permettergli di governare in tranquillità.
Destra e sinistra contro la democrazia di Weimar → l'11 agosto 1919 fu emanata la Costituzione della Repubblica di Weimar. La carta attribuiva un ruolo democratico fondamentale al parlamento, composto da un Reichstag (corr. alla Camera bassa) eletto a suffragio universale e un Reichsrat (Camera alta) rappresentante dei Lander. Al governo centrale, presieduto dal Cancelliere, spettavano competenze finanziarie, militari e relative alle comunicazioni. La Costituzione conferiva anche notevole importanza al Reichpresident, il presidente del Reich: eletto direttamente dal popolo, in carica 7 anni, col compito di nominare il Cancelliere, ecc. Nella situazione di instabilità degli anni Venti la figuera presidenziale accrebbe la sua importanza con notevoli conseguenze sulla vita politica del paese. Il malcontento popolare per le clausole straordinariamente dure del Trattato di Versailles si trasformò in rancore nei confronti dei vincitori della guerra e del governo che aveva sottoscritto l'accordo nel giugno del 1919. La destra alimentò questo clima, accusando per anni l'esecutivo di aver venduto il Paese ai suoi nemici. La destra voleva il ritorno all'autoritarismo monarchico, mentre la sinistra comunista aspirava alla rivoluzione e alla dittatura del proletariato. La debolezza del governo emerse in tutta evidenza nel marzo 1920, quando la destra marciò su Berlino per attuare un colpo di Stato e la Repubblica fu salvata solo da un massiccio sciopero generale promosso dalle organizzazioni operaie. Scontri di piazza e assassinii politici continuarono almeno fino al 1922: Matthias Erzberger ucciso dalla destra perchè firmatario dell'armistizio di Rethondes e sostenitore del Trattato di Versailles; Walther Rathenau, ministro degli Esteri di origine ebraica, assassinato perchè sosteneva che la Germania doveva cercare un compromesso con Francia e Regno Unito. La sua morte giunse al termine di una feroce campagna antisemita che vedeva sintetizzato nella sua persona lo stereotipo dell'ebreo rivoluzionario.
Le riparazioni di guerra e l'inflazione del 1923 → i governi di coalizione che guidarono la Germania dal 1920 al 1923 dovettero affrontare due problemi fondamentali: le riparazioni di guerra e la terribile inflazione che colpì il paese. Si trattava di due fenomeni interdipendenti: l'incapacità tedesca di far fronte ai debiti nei confronti dei Paesi vincitori provocò una serie di eventi che ebbero come conseguenza la perdita di valore del marco tedesco. I tedeschi erano costretti a pagare 132 miliardi di marchi oro, sebbene dilazionati in 42 anni, toglievano all'economia tedesca qualunque possibilità di riprendersi. Nel gennaio 1923 il governo francese decise di occupare la regione metallifera della Ruhr, Berlino rispose invitando i lavoratori della Ruhr a rifiutarsi di lavorare. Oltre al costo del mantenimento dei lavoratori, la Germania dovette però fronteggiare il mancato approvvigionamento del carbone estratto nella Ruhr. L'effetto immediato fu il crollo del marco, i prezzi dei beni di consumo cambiavano e crescevano di ora in ora.
Stresemann e la pacificazione con la Francia → nell'agosto 1923 divenne Cancelliere Gustav Stresemann, conservatore moderato e leader del Partito del popolo tedesco, promosse un governo di coalizione formato da liberali, socialdemocratici e cristiano-sociali. Mantenne la carica solo fino al novembre, ma da quel momento fino alla sua morte (1929) fu ministro degli Esteri e diede un'impronta profonda alla politica tedesca. Stresemann decise di porre fine alla resistenza passiva nella Ruhr e di trovare un accordo con le potenze dell'Intesa sulla questione delle riparazioni. A tale scopo fu firmato nel 1924 il Piano Dawes che stabiliva per il pagamento delle riparazioni una rateizzazione più accettabile per la Germania e prevedeva la concessione di ingenti prestiti statunitensi. Iniziò così una ripresa economica per la Germania. Ardita politica di risanamento monetario condotta dai governi che si succedettero: in Germania non c'era oro sufficiente così fu dapprima sostituita con una nuova moneta, il Rentenmark, il cui cambio fu stabilito a 4,2. Fu stabilita in maniera vincolante la quantità massima che poteva essere messa in circolazione e fu ridimensionata la pubblica amministrazione. Ciò permise nel 1924 l'introduzione di una nuova moneta, il Reichmark. Stresemann e il ministro degli Esteri francese Briand firmarono nell'ottobre 1925 il Patto di Locarno, secondo il quale: la Germania garantiva le frontiere francesi e belghe; Berlino riconosceva il Trattato di Versailles; la Francia ritirava le truppe di occupazione dalla Renania. Il patto fu accolto con enorme soddisfazione, Briand e Stresemann ricevettero nel 1926 il premio Nobel per la pace. Nel 1926 la Germania entrò nella Società delle Nazioni, nell'agosto 1928 si arrivò alla firma del Patto Briand-Kellogg tra i ministri francese e americano. Il patto stabiliva la rinuncia alla guerra come “strumento di politica nazionale”. Questo ciclo virtuoso di politica internazionale culminò nel 1929 con l'adozione del Piano Young, elaborato da una commissione presieduta dall'economista statunitense Young: ripartiva in 59 anni le riparazioni di guerra tedesca, ma giunse in un momento di nuova crisi.
La nascita del nazismo → nell'autunno 1923 si ebbero nuovi tentativi insurrezionali a opera dell'estrema sinistra in Sassonia e in Turingia: dopo averli repressi Stresemann si dimise dalla cancelleria. Le forze nazionaliste proseguivano nella strategia della violenza di strada e degli attentati politici. L'epicentro dei moti di destra era la Baviera: a Monaco l'8 novembre 1923 si svolse un tentativo di colpo di Stato guidato dal generale Ludendorff e da Hitler, fece allora la sua prima comparsa in politica. Austriaco, reduce di guerra, nel 1919 si era unito al Partito dei lavoratori tedeschi e ne aveva poi cambiato il nome in Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori. Gia nel 1920 si caratterizzava per alcuni obiettivi specifici, come l'aspirazione a formare una Grande Germania che includesse l'Austria e per le posiioni discriminatorie nei confronti degli ebrei e degli immigrati. Dopo il fallimento del colpo di Stato fu condannato a diversi anni di carcere. Nel 1925 i tedeschi furono chiamati al voto per la presidenza della Repubblica. Vinse il candidato della destra, il maresciallo Paul Ludwig von Hindenburg, che ebbe la strada spianata dall'ostilità reciproca esistente tra socialdemocratici e comunisti. I problemi interni della Germania si attenuarono negli anni della ripresa economica, ma quando, sul finire degli anni Venti, si riaffacciò la crisi economica e i tedeschi conobbero di nuovo disoccupazione e povertà, le tensioni riesplosero e niente riuscì più a contenerle nell'ambito del regime liberal-democratico.
Le novità culturali della Germania di Weimar → la Germania negli anni Venti costituiva un punto di riferimento culturale per l'intera Europa: in pittura maturò l'espressionismo con Grosz, autore di denuncia nei confronti delle storture di Weimar; il linguaggio cinematografico fu rivoluzionato da registi come Lang e Murnau; mentre nel teatro Brecht sviluppò la tecnica dello straniamento. Straordinaria l'esperienza della scuola d'arte e design del Bauhaus fondato dall'architetto Gropius. Anche nel campo della musica ci furono importanti personaggi come Schonberg che inventò la musica dodecafonica o atonale.

I primi cedimenti degli Imperi coloniali


Ebrei e arabi in Palestina → lo scontro trasse origine dalla cosiddetta Dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917: il ministro inglese Balfour rese noto che il suo governo acconsentiva alle richieste di creare in Palestina un centro di insediamento per gli ebrei. La richiesta proveniva dai membri del movimento sionista, che voleva raccogliere gli ebrei dispersi e discriminati per ricondurli a Sion (Gerusalemme). Il sionismo era stato fondato dall'ebreo ungherese Herzl verso la fine dell'Ottocento e aspirava alla creazione di uno Stato nazionale ebraico. Esso si connotava come movimento nazionalista. Nel 1918 i sionisti costituirono un proprio organo di autogoverno, l'Agenzia ebraica, specialmente dedicata all'emigrazione degli ebrei in Palestina. L'atteggiamento del governo inglese cambiò dopo l'ingrossamento del flusso migratorio ebraico tra il 1919 e il 1923, quando circa 35000 ebrei polacchi e russi si trasferirono in Palestina impiantando aziende agricole su terre demaniali o incolte. Nel 1922 Winston Churchill promosse un riequilibrio degli interessi arabi ed ebraici nei territori palestinesi restrizioni all'acquisto di terre da parte degli ebrei e all'immigrazione ebraica, favorendo invece gli arabi che intendevano comprare appezzamenti. I rapporti tra le due popolazioni peggiorarono, anche a causa della nomina a Gran Muftì (massima carica religiosa islamica) del nazionalista Haj Amin el Husseini nel 1921. La tensione esplose tra il 1928 e il 1929, quando Husseini diede il via ad alcuni lavori urbanistici che coinvolsero anche il Muro del Pianto. Nel 1930 gli ebrei stanziati in Palestina erano già 200000 e formavano una comunità assai attiva in campo economico: la fondazione dei kibbutz (comuni agrarie di matrice socialista) da parte dei coloni costituiva un continuo motivo di scontro con le popolazioni arabe.
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