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La nascita del nazismo


La Germania in seguito al fallimento delle ultime offensive degli Imperi centrali, l’esercito chiedeva a gran voce l’immediata cessazione delle ostilità e l’abdicazione del Kaiser Guglielmo II. Dopo la sua fuga fu proclamata la repubblica guidata da un governo provvisorio socialdemocratico e firmato l’armistizio (1918). Il nuovo governo era tuttavia troppo debole per mantenere l’ordine del Paese. Nel 1919 scoppiò una rivolta guidata dal partito comunista tedesco nato dalla trasformazione della Lega di Spartaco guidata da Liebknecht e Luxemburg. Gli spartachisti rimproveravano alla socialdemocrazia la sua adesione alla guerra, cui i comunisti si erano sempre apertamente opposti. La rivolta venne repressa nel sangue dal governo socialdemocratico (“settimana di sangue”) grazie all’appoggio dell’esercito che, a differenza della Russia, non si schierò dalla parte dei rivoluzionari. Nell’agosto del 1919 l’Assemblea costituente proclamò la repubblica federale di Weimar.Era una repubblica bicamerale a carattere presidenziale e stipulata a suffragio maschile e femminile. La destra osteggiò la nuova repubblica dando vita ad un movimento insurrezionale militare e a un tentato colpo di stato, il putsch di Kapp, impedito dall’opposizione della borghesia e dei vertici dell’esercito che volevano mantenere l’ordine nel Paese.
I problemi della repubblica di Weimar erano aggravati dalla disastrosa situazione economica, divenuta insostenibile a causa delle richieste di risarcimenti di guerra avanzate dalle potenze vincitrici. I risarcimenti di guerra erano per la nuova repubblica impossibili in quanto era paralizzata da un grave disordine economico e monetario, dalla disoccupazione dilagante e dall’inflazione. Le imprese tedesche non riuscivano più a vendere i propri prodotti né sui mercati europei, occupati dalla produzione di Francia ed Inghilterra, né nelle colonie, ormai perdute. Nel 1923 la Francia, a garanzia di pagamento occupò militarmente il bacino minerario della Rurh, fondamentale per la ripresa dell’economia tedesca. Ciò significava privare alla Germania della possibilità di produrre e quindi di ripagare le riparazioni di guerra. L’unico risultato fu l’ingigantire il risentimento dei Tedeschi e di esasperare il nazionalismo e i movimenti di destra interessati a minare il governo democratico.
A Monaco, nel 1919, si costituì il Partito dei lavoratori tedeschi, di estrema destra, al quale aderì l’imbianchino ed ex caporale Adolf Hitler. Nel 1929 egli dette vita ad un nuovo movimento politico che poi si trasformò nel Partito nazionalsocialista dei lavoratori, più comunemente noto come Partito nazista. I loro membri si distinsero seguendo l’esempio dello squadrismo fascista per i loro metodi terroristici e per l’uso sistematico della violenza contro i militanti della sinistra con l’obiettivo di creare in Germania un regime autoritario e anticomunista. A tale scopo Hitler assieme all’ex ufficiale dell’esercito Ernst Rohm creò la struttura paramilitare della SA con la quale tentò un colpo di stato contro il governo bavarese. Il Putsch di Monaco fallì e Hitler fu arrestato e condannato a cinque anni di carcere. Durante la sua prigionia scrisse il suo programma politico, il Mein Kampf.
Importante fu la figura di Stresemann, ministro degli esteri. Nel 1922 la situazione della Germania cominciò a migliorare grazie al piano Dawes, con il quale la Germania fu in condizioni di pagare le riparazioni di guerra. Stresemann prese parte anche nella stipulazione del patto di Locarno firmato nel 1925 tra Francia e Germania in base al quale la Germania cedeva alla Francia l’Alsazia e la Lorena. La Germania rassicurò le altre potenze europee della sua affidabilità e l’anno successivo fu ammessa alla Società delle Nazioni. Nel 1928 venne firmato il patto Briand-Kellog che rifiutava ufficialmente la guerra come mezzo per risolvere contese tra stato e stato e stabiliva l’appoggio incondizionato ai paesi aggrediti in violazione degli accordi della Società delle Nazioni. Nel 1929 fu intrapreso, a favore della Germania, dagli Stati Uniti il piano Young che riduceva notevolmente la portata dei risarcimenti dovuti dai Tedeschi e permetteva loro una maggiore rateizzazione.
Allo scoppio della crisi del ’29 i capitali stranieri furono ritirati, cosa che comportò l’arresto delle attività industriali, disoccupazione. Rinacquero così tra le masse quegli impulsi di irrazionalità esasperata che trovarono sfogo nella ripresa politica ed economica del nazionalismo. Il nazionalsocialismo di Hitler, uscito dal carcere dopo nove mesi, prevalse sugli altri partiti. Hitler si assicurò l’appoggio dell’esercito, della grande industria e dell’alta finanza, che vedevano in lui la speranza del sorgere di un regime autoritario, capace di garantire una maggiore tranquillità e una sicura protezione per i loro interessi. Nel 1939 i nazionalsocialisti divennero il secondo partito del Paese. Nel 1932 Hitler si presentò come candidato alle elezioni presidenziali tedesche ma al suo posto fu eletto Hindenburg, appoggiato dai cattolici, dai socialdemocratici, decisi a scongiurare il pericolo nazista. Come è avvenuto in Italia, anche le forze della destra tedesca credevano che il nazismo fosse facile strumento sulle masse, per poi riportarlo alla normalità. A causa dell’impossibilità di costituire un governo stabile, il presidente Hindenburg chiamò a formare il nuovo governo Hitler nominandolo cancelliere nel 1933.
Nel 27 febbraio i nazisti provocarono l’incendio del Reichstag, sede del Parlamento accusando il fatto ai partiti dell’estrema sinistra (complotto comunista). Usarono la violenza per eliminare gli oppositori e diedero inizio ad una politica del terrore e limitando le libertà politiche e civili attraverso un decreto straordinario. Hindenburg sciolse il parlamento e Hitler ottenne la maggioranza parlamentare insieme ai conservatori. Hitler si garantì i pieni poteri facendo votare una legge-delega apparentemente finalizzata a porre fine ai disagi del popolo, ma nella realtà destinata a concedere per quattro anni i pieni poteri al suo governo, che ne approfittò per instaurare un regime totalitario. Furono messi al bando tutti i partiti esistenti, primo fra tutti quello comunista che fu dichiarato fuorilegge e vietava la formazione di nuovi movimenti politici, riconoscendo quello nazista come partito unico. Hitler assunse il titolo di Fuhrer. Fu abolita la libertà di associazione e, oltre ai partiti, furono soppressi anche i sindacati. Tale regime di terrore fu messo in atto attraverso la polizia politica o Gestapo e le SS, squadre armate utilizzate anche come guardia personale di Hitler. Le SA instaurarono anche i campi di concentramento dove rinchiudere gli avversari e gli oppositori; per i casi di tradimento fu creata la Suprema corte popolare. Hitler eliminò ogni opposizione, anche interna al partito attraverso una radicale epurazione. Ernst Rohm fu ucciso durante la “notte dei lunghi coltelli”. Alla morte di Hindenburg, Hitler ottenne il potere assoluto riunendo nelle sue mani le due cariche supreme dello Stato, quelle di cancelliere e di presidente del Terzo Reich. La Germania venne trasformata da Stato federale a stato unitario.
A consolidare il regime contribuì notevolmente l’efficace azione di propaganda affidata a Goebbels e di inquadramento della popolazione attiva nelle organizzazioni del partito nazista. La principale ragione del consenso popolare sta nei successi in politica interna grazie ai quali Hitler seppe costruire la coscienza dell’identità e dell’orgoglio del popolo tedesco. Hitler era riuscito a risolvere le sorti economiche del paese attraverso una politica autarchica, in cui forte era la presenza dello Stato nel campo dei lavori pubblici, delle infrastrutture, dell’industria pesante. La Germania rinunciava anche all’importazione delle materie prime e dei prodotti agricoli, mentre il risparmio veniva convogliato nell’industrializzazione che permise quasi ad eliminare la disoccupazione.
I fondamenti dell’ideologia nazista vennero delineati dallo stesso Hitler nella stesura del Mein Kampf (“la mia lotta”). Essi sono l’assoluta ed indiscutibile superiorità della razza ariana, identificata con il popolo tedesco e quello dell’ineguaglianza, ritenuta legge fondamentale della natura come motivo determinante della sottomissione delle masse ai capi e delle razze inferiori a quelle superiori. Da questa premessa discendeva anche l’antisemitismo. Al popolo ariano andava attribuito il merito esclusivo del progresso dell’umanità. Compito dello stato nazista era quello di attuare un processo di purificazione allo scopo di ricreare un solido gruppo razziale tedesco. Il razzismo nazista trovò il principale nemico nel popolo ebraico, considerato come l’origine di tutti i mali del mondo, il liberalismo, la democrazia e il marxismo. Ne conseguì una progressiva e spietata persecuzione agli Ebrei. Nel 1935 vennero promulgate le leggi di Norimberga, attraverso le quali gli Ebrei furono privati della cittadinanza tedesca, fu loro vietato di contrarre matrimoni con altri cittadini tedeschi, fu impedita la frequenza scolastica, l’esercizio di libere professioni. Come misura di ritorsione in seguito all’uccisione di un funzionario nazista da parte di un ebreo, in molte città tedesche vennero devastati negozi appartenenti agli Ebrei, sinagoghe ed abitazioni. 36 Ebrei vennero uccisi e 20.000 arrestati. Poiché furono infrante le vetrine dei negozi, questa azione venne definita “notte dei cristalli”. Oltre ad un fondamento ideologico, la persecuzione degli Ebrei aveva anche un fondamento economico: essi costituivano una comunità molto coesa, dotata di una solida identità e pertanto non interagibili con il progetto totalitario di Hitler e occupavano posizioni di rilievo in importanti settori della finanza e potevano ostacolare i piani economici del nazismo.
La politica estera nazista fu estremamente aggressiva nei confronti dei paesi “naturalmente tedeschi”, come l’Austria e la Cecoslovacchia, la cui acquisizione costituiva la prima tappa di un’ulteriore espansione che avrebbe portato i Tedeschi a formare un’unica grande patria germanica (pangermanesimo). L’Europa sottovalutò il pericolo nazista per diverse ragioni: Hitler realizzò il proprio programma con mediata lentezza; la Germania non era l’unico paese in cui esisteva una dittatura; l’anticomunismo di Hitler suscitava simpatie in campo internazionale.
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