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Prima Guerra Mondiale, fascismo e nazismo e la Grande Depressione

1. Prima Guerra Mondiale
• Ottocento: conflitti limitati, poi pace nella belle epoque grazie alla diplomazia di Bismark, ma nel '14 l'equilibrio crolla in guerra planetaria.
• Elemento comune alle varie cause: la rivalità tra le potenze d'Europa per il predominio europeo e mondiale, acuite dal contrapporsi per blocchi.
• Una delle cause: ascesa economica tedesca, con il suo tardo colonialismo per soddisfare l'industria, e la progettata penetrazione economica nei Balcani ed in Medio Oriente (ferrovia Berlino-Baghdad)> tocca gli interessi inglesi ed i piani russi nei Balcani.
• Weltmachtpolitik di Guglielmo II (affermazione internazionale della potenza industriale e finanziaria tedesca) accentua le rivalità tra Stati ed innesca una corsa agli armamenti:
• Rafforzamento marina militare tedesca>reazione analoga degli inglesi per non perdere il predominio navale.
• La Francia aumenta gli effettivi dell'esercito; revanscismo di fondo.
• Forte il vecchio contrasto tra Austria e Russia per il controllo dei Balcani sotto l'Impero ottomano in crisi> "questione d'Oriente", resa più pericolosa per il nazionalismo panslavo della Serbia.
• Le tensioni portano ad alleanze per evitare l'isolamento: Tiplice Alleanza 1882 contro Tiplice Intesa 1914> blocchi contrapposti, ostili e ben armati.
• Corsa agli armamenti: come aiuto alle industrie contro la crisi, e la futura guerra era proficua per industriali e militari.
• Guerra come sbocco delle tensioni sociali interne, nazionalismo contro il movimento operaio.
• Sfiducia che la tecnologia diffonda benessere e sfiducia nell'adeguatezza delle istituzioni parlamentari ottocentesche di garantire l'ordine.
• Propaganda nazionalista aggressiva di gruppi minoritari riscuote ampi consensi.
• Così anche i partiti socialisti di Germania, UK, Austria e Francia diverranno interventisti, mentre italiani, serbi e russi non appoggeranno la guerra capitalista> crisi seconda internazionale.
• Scoppio del conflitto, 1914:
• 28 giugno a Sarajevo assassinati l'erede d'Austria Francesco Ferdinando e consorte dallo studente irredentista serbo Princip.
• 23 luglio Austria ultimatum alla Serbia, ritenuta corresponsabile.
• Con l'appoggio russo, la Serbia lo rifiuta> 28 luglio l'AU le dichiara guerra.
• La Russia mobilita l'esercito sul confine est>1 agosto la Germania le dichiara guerra.
• La Francia mobilita le truppe>3 agosto la Germania le dichiara guerra.
• I tedeschi invadono il Belgio per occupare la Francia, violano la neutralità belga>4 agosto UK dichiara guerra alla Germania.
• Italia: non è stata interpellata dagli alleati e se ne lamenta, ma rimane neutrale.
• Allargamento del conflitto: Intesa Alleanza
• 14
• Italia colta di sorpresa; non consultata dagli alleati, dichiara il 3 agosto '14 la neutralità per decidere con chi stare.
• Sorge infatti il problema delle terre irredente. Opinione pubblica divisa: entrare in guerra? Con chi (nazionalisti>imperi centrali, democratici, liberali, repubblicani>Francia e UK)?
• L'Austria non vuole cedere Trieste, per cui Sonnino e Salandra trattano con l'Intesa: patto segreto di Londra 26 aprile '15, promessi Trentino, Alto Adige, Trieste, Istria (senza Fiume), Dalmazia settentrionale, le isole adriatiche, prospettive coloniali; l'Italia deve entrare in guerra dopo un mese.
• Firmato senza interpellare il parlamento ed il resto del governo: la minoranza interventista si impone sulla maggioranza neutralista, un abuso dell'esecutivo.
• Italia spaccata in due fronti disomogenei.
• Neutralisti:
• Liberali, con Giolitti: Italia impreparata, meglio negoziare con l'AU la neutralità.
• Cattolici: la guerra è segno della corruzione della civiltà moderna, la concordia tra i popoli è il valore supremo.
• Socialisti: no alla guerra capitalista ed imperialista, secondo le disposizioni della 2a Internazionale.
• Questo fronte non riesce ad imporsi, perché i primi due sono troppo cauti e non dissentono apertamente, mentre i terzi sono isolati internazionalmente.
• Interventisti:
• Fronte agguerrito, all'inizio minoritario ma che si ingrossa nel tempo, anche tra gli intellettuali.
• Nazionalisti: guerra come occasione per mostrare la propria volontà di potenza e compiere l'unità.
• Spicca lo scrittore e giornalista nazionalista Enrico Corradini, che intende smascherare l'opportunismo dei pacifisti: i cattolici sono ignavi, i socialisti cercano la pace per facilitare la rivoluzione, parte della borghesia vuole solo tutelare i propri interessi economici. La morale della guerra invece è nobile, un'impresa eroica e salutare per la nazione e per l'umanità.
• Interventisti democratici, fa cui gli irredentisti: il socialista Battisti, i soc. riformisti Bissolati e Bonomi ed il democratico Salvemini, simpatizzanti di Fr e UK per i quali la guerra contro gli Imperi reazionari compie il Risorgimento.
• Sindacalisti rivoluzionari e socialisti massimalisti: guerra come momento cruciale della crisi dello Stato liberale borghese. Mussolini, soc. radicale diventa interventista>espulso dal partito, fonda il "Popolo d'Italia" dal quale fa violenta propaganda interventista.
• Industriali e imprenditori, per il profitto dalle forniture di guerra.
• Classe politica conservatrice insieme al re: sopire e tensioni sociali e rafforzare il consenso verso le istituzioni.
• "Radiose giornate" di maggio: intensa propaganda interventista da parte di politici ed intellettuali riesce con l'opinione pubblica, per condizionare il parlamento che il 20, dopo una mossa di Salandra, finisce per ratificare il trattato.
• 24 maggio '15 dichiarata guerra all'AU: con l'appoggio dei poteri forti e della piazza una minoranza ha prevalso.
• Guerra differente per la dimensione degli eserciti, l'avanzata tecnologia bellica e per il numero di Paesi coinvolti.
• I tedeschi progettavano una guerra lampo, a basso costo, concentrata in poche vaste battaglie, prendendo di sorpresa la Francia attraverso il Belgio e schiacciando subito dopo la Russia in pochi mesi.
• Invece di una guerra di movimento, il conflitto si arena in una guerra di posizione e di trincea, dove si combatte per poche centinaia di metri di terreno lungo diversi fronti sostanzialmente stabili per 5 anni.
• Fronti:
• Occidentale: Germania contro Francia, tra i fiumi Somme e Aisne. I tedeschi di von Motke, inizialmente vincenti, vengono fermati sulla Marna da Joffre (6 settembre ‘14)>si apre il lungo fronte occidentale. Battaglie con gravissime perdite a Verdun e alla Somme.
• Orientale: tra Galizia e i Carpazi, AU e Germania contro la Russia, vittorie tedesche iniziali a Tannenberg e ai Laghi Masuri.
• Guerra marittima nel mare del Nord e nell’Atlantico meridionale (isole Falkland): Germania contro Inghilterra. Prima i tedeschi prevalgono contro gli inglesi, poi sono stretti in una sorta d’assedio, senza rifornimenti dalle colonie.
• Meridionale: tra Isonzo e le alture del Carso, fino al ’16 una “guerra privata” a due tra Italia e AU. Cadorna prospettava un conflitto rapido ma anche qui guerra di trincea; la sua tattica è ripetuti, inutili assalti di fanteria, con enormi perdite. ’15-’17 undici battagli più Strafexpedition austriaca (‘16) ma nessun sfondamento del fronte.
• Anno cruciale: 1917.
• Nuova offensiva tedesca nel mare del Nord, dopo lo stallo nel Baltico: guerra sottomarina per isolare UK dagli USA.
• Gli USA, già scossi per l’affondamento del transatlantico Lusitania con140 americani nel ’15, reagiscono dichiarando guerra alla Germania il 6 aprile.
• Offensiva dell’Intesa in Belgio e nelle Fiandre: dopo mesi, con ingenti perdite, sfondano le linee tedesche.
• Ottobre: la nuova offensiva austro-tedesca sull’Isonzo fa cedere gli italiani, già stremati: ritirata di Caporetto fino al Piave, i soldati allo sbando, i nemici prendono molti prigionieri e materiale bellico. Cadorna, che accusa i soldati per la sconfitta, viene rimosso e sostituito dal più abile strategicamente Diaz, anche più sensibile ai problemi dei soldati.
• Il conflitto si prolunga, cominciano stanchezza e delusione tra soldati e civili: nasce il desiderio di porre fine alla guerra, fonte di atrocità e sacrifici economici.
• Insofferenza verso la svolta autoritaria dei vari governi, fortemente indirizzabili da parte degli stati maggiori militari, che scavalcano gli organismi parlamentari per essere più veloci.
• Eserciti sempre più stanchi ed insofferenti: rifiuto della guerra, ammutinamenti, proteste, dai Francesi ai tedeschi.
• Gli stati maggiori prendono provvedimenti per lenire il malcontento e ridare fiducia: giornali propagandistici che motivino e svaghino i soldati, comitati civili e manifesti di solidarietà alle truppe. Soprattutto promettono alla fine della guerra aumenti salariali, terre ai contadini, pensioni e riconoscimenti. Ma non sempre efficaci.
• Italia: sin dai primi mesi di guerra renitenze e, fra i reclutati, autolesionismo per risultare inabili alla vita militare (spesso durissime condanne). Sofferenze psicofisiche, dura disciplina, nostalgia per la vita civile, sentimento di estraneità alla causa> crescenti diserzioni, ammutinamenti, disobbedienze, rivolte, severamente puniti dalle autorità militari (anche esecuzioni sommarie e decimazioni).
• Difficoltà tra i civili: penuria alimentare, razionamento dei beni di prima necessità, aumento dei prezzi> peggioramento delle condizioni di vita, specialmente per il proletariato urbano.
• Lutti, disagio morale e malnutrizione> epidemie, come la febbre spagnola.
• 1917: per l’esasperazione, manifestazioni, scioperi, cortei per chiedere la cessazione delle stragi e delle privazioni, la pace. Berlino,Torino.
• Iniziative pacifiste.
• Spaccature e tensioni tra le forze inizialmente a favore della guerra.
• In Germania, alcuni espulsi dall’Spd per non aver dato il voto per finanziamenti bellici danno vita all’Uspd (Partito socialdemocratico indipendente) nel quale si raccolgono i pacifisti della sinistra moderata.
• ’16 Luxemburg e Liebknecht fondano la Lega di Spartaco, rappresentante della sinistra rivoluzionaria, che si scaglia contro la guerra appoggiando scioperi e manifestazioni sperando in una rivoluzione.
• Il partito laburista inglese, le federazioni sindacali francesi e il Partito socialista italiano fanno propaganda contro la guerra.
• Conferenze internazionali di Zimmerwald (settembre ‘15) e di Kienthal (aprile ‘16): partecipano i rappresentanti dei partiti socialisti di 11 nazioni, e legittimano le iniziative pacifiste dei vari paesi approvando risoluzioni nelle quali i socialisti si dissociano ufficialmente dalla guerra, massacro di proletari imposto da borghesi.
• Dalla seconda metà del ’17 anche negli Imperi centrali si fa strada la volontà di una pace: in luglio il parlamento tedesco vota una risoluzione di pace senza vincitori né vinti, ma diviene cancelliere l’ostinato sostenitore della guerra Michaelis e la cosa non va in porto, anche perché l’Intesa spera in una prossima vittoria, rinvigorita dall’intervento USA.
• Settembre ’17 nota di Benedetto XV alle potenze belligeranti: rifiuta la guerra e propone soluzioni alle questioni che le hanno dato origine. Inascoltato.
• Gennaio ’18 “14 punti” del presidente USA Wilson, come base dei futuri trattati di pace: principi generali per garantire la pace.
2. La crisi dello stato liberale in Italia e il fascismo
• L’identità nazionale italiana è stata plasmata dalla guerra, al contrario di altri Stati: mobilitazione di tutti gli strati sociali da tutte le regioni in vista della comune causa militare della nazione: presa di coscienza, seppur forzata e contraddittoria.
• Conseguenze della guerra sull’industria: la produzione bellica aveva rafforzato l’industria pesante ma anche i tratti tipici del sistema industriale italiano: stretto legame banche-industria, importanza delle commesse pubbliche, potere contrattuale dei grandi gruppi privati nei confronti dello Stato.
• Conseguenze sullo Stato: per i fini bellici, più autoritario (ma non più efficiente), aveva moltiplicato gli enti burocratici e i ministeri, esteso le competenze dei suoi apparati>presenza più soffocante e più condizionabile da interessi privati.
• Crisi economica: difficile riconversione produttiva dell’industria, reinserimento dei reduci. La necessità di denaro per riconversione e ricostruzione provoca inflazione, diminuendo il potere d’acquisto di coloro che avevano un reddito fisso: piccola e media borghesia (amministrativa, per esempio: impiegati statali e privati, insegnanti), la classe operaia.
• Questa reagisce moltiplicando gli scioperi e rafforzando l’azione sindacale, riuscendo a salvaguardare il proprio poter d’acquisto, almeno in parte.
• Disagio del ceto medio: risparmi cancellati dall’inflazione, tenore di vita abbassato, senso di perdita del prestigio sociale perché gli operai sono riusciti a limitare i danni dell’inflazione “raggiungendo” la borghesia, delusione per i trattati di pace, proprio loro che avevano appoggiato la guerra.
• I contadini organizzati in leghe bianche (cattoliche) e rosse (socialiste) reclamano la redistribuzione delle terre promessa come incentivo in guerra, occupando i terreni dei latifondisti.
• ’19 anno di scioperi, dai braccianti agli operai agli impiegati. Gli operai ottengono miglioramenti salariali e giornata di 8 ore.
• ’19-20 “biennio rosso” per scioperi, manifestazioni, etc.
• Aumentano gli iscritti ai sindacati; in testa la Cgl socialista, poi la Usi anarco-sindacalista infine la Cil cattolica, specialmente nelle campagne.
• Sotto la spinta della società di massa ove i ceti popolari richiedevano maggiore rappresentanza si aggiungono attori politici nuovi:
o Partito popolare italiano (Ppi), fondato da don Luigi Sturzo, ispirazione cattolica ma a-confessionale.
• Supera definitivamente il non expedit: grande rilevanza.
• Ma mostra subito due anime: conservatrice, espressione della media borghesia, e progressista-democratica, impegnata con la classe lavoratrice anche rurale.
o Fasci di combattimento, movimento fondato da Benito Mussolini (ex Psi massimalista espulso per interventismo)
• 23 marzo 1919.
• Programma confuso ed eterogeneo, con elementi socialisti, democratici e nazionalisti.
• Scarso seguito ma destinato a crescere.
• Il Psi si consolida ma è ancora percorso da tensioni, anche per la rivoluzione sovietica.
• Elezioni novembre ’19 prime con il sistema proporzionale: grande successo di Psi, seguito dal Ppi, ridimensionati i vecchi liberali.
• Al Psi si richiedeva di assumersi la responsabilità del cambiamento invocato dalla società, ma non riuscì ad elaborare una linea politica chiara:
o Massimalisti si limitano ad affermazioni di principio sulla necessità della rivoluzione, rimandano all’infinito i fatti.
o I riformisti esitano a proporre un programma chiaro e concreto.
o Rigidità ideologica: impedisce un’azione efficace nelle alleanze con altre forze politiche in vista di un governo.
• ’19-’20, capo del governo il liberale Nitti:
o Cerca il sostegno dei socialisti, invano e rendendosi ostile la destra.
o Questione di Fiume: il mito della “vittoria mutilata” (l’Intesa non concede Fiume e Dalmazia del sud all’Italia), che vorrebbe gli altri Stati a cercare di estromettere l’Italia, che non sarebbe in grado di tutelare adeguatamente i suoi interessi, era diventato sentire comune> regime parlamentare accusato di vigliaccheria. Nel clima di esaltazione del gesto esemplare di “minoranze eroiche” in settembre d’Annunzio, con volontari dall’esercito, occupa Fiume. Nitti ha timore che la sedizione si espanda nell’esercito e non fa nulla per 15 mesi>mostra la debolezza del regime liberale.
o Avversato dalla destra ed abbandonato dalla sinistra nel giugno ’20 Nitti si dimette.
• Richiamato Giolitti come primo ministro.
o Chiude la questione adriatica con il trattato di Rapallo con la Jugoslavia, cui va la Dalmazia e Fiume “città libera”.
o Fase acuta delle proteste operaie: settembre ’20 occupazione delle fabbriche a Torino e al Nord. Giolitti lascia che le agitazioni si esauriscano da sole, sa che non arriveranno alla rivoluzione, ed evita la repressione che poteva espandere il problema. Gli industriali avrebbero preferito un Crispi, comunque.
• ’20-’21 crisi economica quando pareva vicina la ripresa: l’industria non parte>crisi industriale>crisi delle banche e disoccupazione>indebolimento organizzazioni operaie.
• Conseguono scissioni nel Psi:
o ’21 a Livorno fondato il Partito comunista d’Italia dalla costola rivoluzionaria del Psi; aderente alla 3° Internazionale.
o ’22 dalla parte riformista si forma il Partito socialista unitario.
• Dalla crisi della sinistra rinvigorite le forze di destra e reazionarie.
• Tentando di ristabilire il bilancio statale e legare a sé i socialisti Giolitti introduce un’imposta di successione sui patrimoni fortemente progressiva e la nominatività dei titoli di Stato> forte opposizione a destra e tra i popolari..
• Nell’incertezza della crisi Mussolini si schiera con la reazione, scatenando le squadre fasciste contro le organizzazioni operaie:
o Si vuole porre come l’unica forza in grado di contrastare il sovversivismo.
o Così danneggia i movimenti operai e democratici, impedendone l’azione;
o Crea disordini per intimorire l’opinione pubblica, renderla insofferente verso le istituzioni affinché richieda un intervento autoritario.
• Squadre fasciste: paramilitari ed illegali. Ma sono sostenute da industriali reazionari e proprietari terrieri, e da una rete di connivenze e protezioni da parte delle forze dell’ordine> doppia intimidazione:
o Violenze impunite
o La gente vede che lo Stato si schiera con le squadre.
• Giolitti e i liberali, timorosi di una sovversione socialcomunista, commettono il grave errore di sottovalutare il movimento fascista progettando di servirsene per indebolire i comunisti per poi riportarlo sotto il controllo legale e liquidarlo.
• In quest’ottica, nelle elezioni del 1921, Giolitti fece liste comuni con i fascisti, le “liste del blocco nazionale”.
• L’esito della mossa fu fallimentare: Psi e Ppi riconfermarono la loro rilevanza e furono introdotti i primi fascisti nel parlamento.
• Giolitti si dimette e gli subentra Bonomi, che si impegna per un patto di pacificazione tra socialisti e fascisti per porre fine ai disordini.
• “Fascismo in doppiopetto”: da un lato, si presentò come rassicurante forza capace di ristabilire l’ordine, dall’altro continuò i suoi atti di violenza, ignorando il patto di pacificazione.
• Novembre 1921: il movimento diviene Partito nazionale fascista (Pnf), emarginando i membri più facinorosi e più compromessi con le squadre per presentare un volto rispettabile, non rinunciando ad un atteggiamento aggressivo verso gli avversari.
• ’21-’22: instabilità politica, indecisione dei partiti per far fronte ai fascisti, violenze squadriste.
• ’22 grande sciopero in nome delle libertà politiche e sindacali: le squadre si scatenano.
• Estate> propensione ad un governo fascista per placarli.
• 27-28 ottobre: marcia su Roma, manifestazione di forza dello squadrismo, guidata dai “quadrumviri” mentre Mussolini è a Milano, pronto a fuggire in Svizzera.
• Il primo ministro Facta chiede a Vittorio Emanuele III lo stato d’assedio per Roma ma il re si rifiuta e anzi convoca Mussolini a Roma affidandogli l’incarico di formare un nuovo governo: una forza di minoranza riesce ad arrivare al potere con un atto di forza, sostenuto dal re e dai poteri forti.
• 16 novembre 1922: discorso del bivacco in parlamento per ottenere la fiducia, che ottiene. È anche ministro degli Interni.
• Appena in carica, Mussolini deve ristabilire l’ordine:
o Governo di coalizione> assicurarsi una base parlamentare per agire tranquillo.
o Deve disciplinare le squadre, evitando l’illegalità e il disordine ma tenere gli avversari ancora sotto minaccia fisica poiché è un partito di minoranza.
• Gennaio ’23: la doppia esigenza è soddisfatta istituendo la milizia volontaria per la sicurezza nazionale, dipendente dal governo, nella quale confluiscono le squadre armate.
• Primo elemento di svuotamento e “fascistizzazione” dello Stato (far coincidere le strutture statali e quelle di partito), perché ad una milizia privata vengono affidati compiti di ordine pubblico.
• Rafforzamento esecutivo>pieni poteri per questioni amministrative e finanziarie>decreti legge.
• Limita la libertà di stampa.
• Iniziative economico-amministrative, tra cui l’abolizione dei provvedimenti di Giolitti> stimola la ripresa già in atto, acquistando il favore dei ceti elevati.
• “legge Acerbo”, nuova legge elettorale: 75% dei seggi al partito con la maggioranza relativa superiore al 25%.
• Provoca la rottura con i popolari, contrari alla legge e danneggiati dalle violenze squadriste: Mussolini, che già stava imbonendosi la Chiesa, fa pressioni sulle gerarchie che costringono don Sturzo alle dimissioni da segretario del partito.
• Elezioni ’24: si presenta con la lista di unità nazionale (“listone”) che comprende anche moderati, destra, e popolari.
• Campagna elettorale e votazioni segnate dall’illegalità: minacce ai candidati avversari e agli elettori, brogli> prende il 65%.
• Alla riapertura della camera il 30 maggio, Matteotti denuncia brogli e violenze chiedendo l’invalidazione delle elezioni.
• 10 giugno viene rapito, due mesi dopo è ritrovato il cadavere.
• Ondata di commozione, fascisti accusati del fatto> Mussolini si dimette da ministro degli Interni, sostituisce il capo della polizia e fa arrestare gli esecutori dell’omicidio (gli effettivi mandanti rimangono ignoti).
• 18 giugno “secessione sull’Aventino”: l’opposizione non partecipa ai lavori parlamentari fino al ristabilimento della legalità; solo i comunisti in disaccordo perché così l’aula è lasciata ai fascisti, ma di certo il governo non può avere crisi con ¾ dei seggi.
• I comunisti sperano in un’azione popolare, ma Psi e Cgl esitanti per i fallimenti e per timore delle milizie.
• Gli aventiniani contano sull’isolamento morale del fascismo e soprattutto sull’intervento regio.
• Fatto gravissimo e lesivo dello Stato di diritto: né il re, né il senato (di nomina regia) tolgono la fiducia a Mussolini.
• Contrattacco: 3 gennaio 1925 discorso di Mussolini nel quale si assume le responsabilità politiche, morali e storiche dell’omicidio, giustificando la violenza in nome della rigenerazione della patria nel caso di opposti irriducibili, specie se l’opposizione provoca solo disordini> punto di non ritorno perché il parlamento accetta la violenza> cade la parvenza di legalità, inizia il regime fascista.
• Svolta autoritaria:
o Scioglimento organizzazioni ritenute sovversive, fra cui la massoneria.
o Giornali di opposizione sospesi o sottoposti a sequestri.
o Giornali indipendenti (“La stampa”, “Il corriere della sera”) posti sotto il controllo di direttori graditi al regime.
o Azione della Milizia intensificata.
• 31 ottobre ’26, Zamboni attenta a Mussolini: il ragazzo è linciato, l’atto serve da pretesto per annullare le opposizioni.
• 5 novembre “leggi fascistissime”, serie di misure eccezionali:
o Scioglimento tutti i partiti d’opposizione.
o Confino di polizia per gli oppositori politici.
• 8 novembre deputati comunisti arrestati.
• 9 novembre i deputati dell’opposizione vengono dichiarati decaduti, approvato il disegno di legge per il Tribunale speciale per la difesa dello Stato:
o Formato da membri della milizia e militari.
o Si occupa dei reati politici con possibilità di comminare la pena di morte.
• Affiancato dalla polizia politica, l’Organizzazione per la vigilanza e la repressione dell’antifascismo: l’Ovra.
• Così finisce lo Stato liberale, anche se non viene abolito formalmente, visto che l’opposizione non può esprimersi in nessuna sede.
• Rafforzati i poteri del capo del governo, che non risponde più al parlamento, il quale è solo un organo di rappresentanza
• ’26: amministrazioni comunali e provinciali elettive abolite, sostituite da autorità di nomina governativa; tutte l associazioni sono poste sotto il controllo della polizia.
• 2 ottobre 1925 patto di palazzo Vidoni: esautorati tutti i sindacati non fascisti> Confindustria e quelli fascisti unici riconosciuti.
• Le “leggi fascistissime” sono il fondamento del regime, che si basa sulla coincidenza tra strutture del partito e strutture di Stato (anche se Mussolini preferì parzialmente queste ultime).
• L’Italia divenne un regime totalitario:
o Stato e società civile “occupati” dal partito, che si impone ovunque.
o Scompare ogni pluralismo.
o Organizzazioni, etc. sono tutte integrate nella struttura statale tramite il partito.
o L’iscrizione al partito è obbligatoria per avere un impiego pubblico.
o Organizzazioni fasciste inquadrano i cittadini, anche nel tempo libero.
o Attenzione alle istituzioni culturali, che divengono organi del regime.
o Gruppi per giovani e bambini inculcano l’ideologia fascista.
o Scuola, radio e cinema fanno propaganda ed uniformano pensiero e comportamenti.
o ’35 Ministero per la stampa e la propaganda, per rafforzare il condizionamento ideologico delle masse.
• Il regime progetta uno Stato corporativo: la “terza via” oltre a capitalismo e socialismo, che dovrebbe garantire l’armonia sociale grazie alla collaborazione tra lavoratori e capitale, organizzati in categorie di produttori che gestiscono l’economa in nome del bene della nazione.
o ’26 una legge istituisce il Ministero delle corporazioni ed affida a queste la coordinazione delle attività produttive nazionali.
o Aboliti sciopero e serrata.
o ’27 Carta del lavoro: principi dello Stato corporativo, che diviene il regolatore dei rapporti tra classi sociali.
o Due tesi interne al partito, aspramente contrapposte: le corporazioni come organi di collegamento tra lavoratori e datori di lavoro; le corporazioni come organi di guida e controllo delle imprese private, destinati a prendersi la proprietà dei mezzi di produzione e la responsabilità della gestione dell’economia.
o Congresso di studi sindacali e corporativi di Ferrara, ’32: prevale la linea degli industriali, che riafferma la massima libertà delle imprese dalle corporazioni.
o Il dibattito e il progetto declinano.
o ’34 istituite 22 corporazioni, ma la struttura economica italiana non muta.
o L’unico effetto è di accentuare il dirigismo economico dello Stato, che tutela i grandi gruppi privati.
o I lavoratori non hanno più strumenti di autodifesa: la lotta di classe viene assorbita e bloccata nelle corporazioni ufficiali.
• ’28: il Gran consiglio del fascismo (nato nel ‘22) diviene organo costituzionale. Esso designa il capo del governo e i ministri, da sottoporre al re.
• Nuova legge elettorale per la camera (senato ancora di nomina regia):
o Le organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro, ed altri enti, propongono una lista di candidati, tra i quali 400 vengono scelti dal Gran consiglio, formando una lista unica da sottoporre agli elettori.
o Questa è puramente formale: sì/no non segreto degli elettori.
o Elezioni svilite, pieno controllo del regime sul Paese, dittatura formalmente sancita.
• Elezioni ’29: ca. 90% degli italiani alle urne, 98% sì.
• Gennaio 1939: la Camera dei fasci sostituisce il vecchio parlamento liberale. I membri non vengono eletti, ma divengono tali automaticamente se fanno parte di altri organi direttivi del partito (Consigli nazionale del partito, delle corporazioni, Gran consiglio del fascismo). È un'istituzione permanente, visto che al decadere di un membro negli organi esso viene sostituito dal successore nell'ufficio e nel seggio.
• Stato e Chiesa:
o 11 febbraio ’29 Patti lateranensi con Pio XI: chiusa l’annosa “questione romana”.
o Abbandono del principio della libera Chiesa in libero Stato, che ora sono legati in un rapporto d reciproche concessioni e sostegno.
o Il regime vede nella Chiesa un punto d’appoggio per il nuovo ordine politico, la Chiesa trova in esso un mezzo per consolidare la propria influenza nella società.
o Il concordato emerge dall’esigenza di Mussolini di dare un forte consenso popolare al regime>necessità di buoni rapporti con la Chiesa, che ha radici profonde nella società.
o Lo Stato laico di ascendenza risorgimentale lascia spazio a quello confessionale: cattolicesimo religione di Stato.
o Il papa vede in Mussolini l’uomo mandato dalla provvidenza per attuare la pacificazione.
o Tuttavia, scontri tra fascismo e Chiesa nell’ambito dell’educazione, poiché la prima non vuole rinunciare all’autonomia delle proprie associazioni educative, facenti capo ad Azione cattolica.
o Maggio ’31, la situazione precipita: violenze alle sedi di Azione cattolica, accusata di accogliere opinioni antifasciste. Risolto con un compromesso: Azione cattolica legittima, ma doveva operare solo in ambito religioso ed espellere gli antifascisti.
• Politica economica.
o
3. Stati Uniti: roaring years, Grande depressione, New Deal
I. A parte una crisi di sovrapproduzione nei primi anni ’20, la crescita economica continua nel dopoguerra ad un ritmo straordinario.
• Grande massa di consumatori: classi medio - alte, ma anche impiegati ed operai delle grandi industrie, i quali percepiscono un alto salario.
• Vendite rateali rendono più accessibili i prodotti.
• Crebbero i lavoratori nel settore industriale ma soprattutto terziario (metà popolazione)> crescita delle città: grattacieli e quartieri residenziali> crescita nel settore edilizio, fattore trainante nell’economia.
• Compressione della manodopera agricola: crisi del settore, perché, sottovalutando la concorrenza dei prodotti agricoli esteri, si preferisce tutelare quelli industriali.
II. Repubblicani al potere: “benessere” e isolamento.
• Richiesta di isolamento, ovvero libertà dai legami e condizionamenti della politica europea, che trova terreno fertile nella temporanea crisi del dopoguerra.
o Difesa dei valori nazionali>gruppi religiosi, influenti negli USA, che si richiamano al puritanesimo e protestantesimo dei primi coloni.
o Sotto la loro spinta, nel 1919 è votato il XVIII emendamento alla costituzione: misure proibizionistiche (divieto di produrre, commerciare o consumare alcolici). In realtà è controproducente: favorisce il consumo e il contrabbando favorisce la malavita organizzata; verrà infatti abrogato nel 1933.
o Tendenza alla chiusura favorita dalle manifestazioni operaie del ’19 (si temevano gravi disordini o la rivoluzione), e la ripresa economica successiva non affievolì i timori che un’apertura internazionale potesse intaccare il benessere e le risorse USA.
• Sfruttando questo contesto i repubblicani vinsero le elezioni: 1921-32 Harding, Coolidge e Hoover presidenti repubblicani.
o Isolamento e difesa degli interessi nazionali: richiesta all’Europa di saldare i propri debiti ed alte barriere doganali>chiusura del mercato alle merci straniere.
o Appoggio alle grandi industrie, ai grandi gruppi economici: riduzione delle imposte su affari e capitale per incentivare gli investimenti, agevolati i crediti alle imprese.
o Controllo sui sindacati>accompagnato da campagne antisindacali.
o Limitazione degli immigrati>accompagnata da xenofobia e razzismo.
III. La grande depressione.
• Disponibilità finanziarie (aumento dei redditi, facile concessione di crediti)>capitali indirizzati verso la speculazione edilizia e la compravendita di titoli in Borsa.
• I risparmiatori intendono rivendere le azioni ad un prezzo maggiorato, grazie alla crescente domanda di titoli che ne fa lievitare il valore tramite le speculazioni, ma senza che a tale valore corrisponda un effettivo incremento dei profitti delle aziende.
• Frenesia speculativa: una “bolla”, retta su basi insicure, poiché la produzione industriale ha già raggiunto livelli troppo elevati rispetto alla capacità reale di assorbimento del mercato, frenata dal basso reddito dei ceti rurali causato dalla crisi del settore agricolo.
• Il mercato dei beni di consumo durevoli si satura, i capitali richiamati per le speculazioni dall’Europa ne rallentano la ripresa economica, riducendone le importazioni dall’America>crisi di sovrapproduzione.
• Fine ottobre 1929: il sistema di compravendita di azioni, cresciuto a dismisura oltre la reale consistenza dell’economia statunitense entra in crisi.
• Viene meno la fiducia degli investitori>frenetica vendita delle azioni, decrescita della domanda>il valore delle azioni diminuisce>crisi accelerata.
• 24 ottobre, il “giovedì nero”: crollo di Wall Street.
• Il credito si contrae>banche in crisi di liquidità>gli investimenti calano>disoccupazione>ulteriore taglio dei consumi> enormi quantità di merci, soprattutto quei beni durevoli che erano il motore del boom, rimangono invendute.
• Crisi contestuale dell’ottimismo e dell’intraprendenza.
IV. Il New Deal
• 1932: elezioni presidenziali, in un clima di smarrimento> vince Roosevelt, democratico, che conquista gli elettori con il New Deal, un nuovo piano di politica economica.
• New Deal: il sistema economico non possiede una razionalità intrinseca, lasciato a sé rischia enormi squilibri>bisogna abbandonare il laissez faire che ha caratterizzato gli USA fino ad allora.
• Il presidente è coadiuvato dal brain trust, insieme di esperti e studiosi.
• Obiettivi del nuovo corso politico: lotta alla disoccupazione, regolamentazione del settore industriale, riordino di banche e della Borsa, sostegno all’agricoltura:
o Vasto programma di lavori pubblici: per riassorbire la disoccupazione, stimolare la ripresa e la riorganizzazione delle risorse.
o Sussidi agli agricoltori che riducono la produzione, specialmente grano e cotone: tentativo di ridurre la produzione agricola per riequilibrare domanda ed offerta riportando i prezzi ai valori anteguerra.
o Riduzione dell’orario di lavoro e degli straordinari nelle industrie: per aumentare l’occupazione.
o Distribuzione quote di mercato, prezzi minimi fissati: si cerca di pianificare la produzione scoraggiando la concorrenza selvaggia.
o Dollaro svalutato del 40%, per favorire le esportazioni.
o Sistema bancario e Borse riformati e sottoposti a vigilanza.
o Occasione per introdurre tutele a lavoratori e poveri: sistema assistenziale, minimi salariali e garanzia dei diritti sindacali.
• John Maynard Keynes, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, 1936.
o Fondamento teorico dell’intervento dello Stato nell’economia, in antitesi con l’economia classica.
o Il capitalismo deve necessariamente essere guidato dallo Stato, che riequilibri offerta e domanda nelle crisi, sostenendo la domanda.
o Lo Stato deve farsi imprenditore, promuovendo la costruzione di opere pubbliche: questo aumenta l’occupazione, che incrementa i consumi, e favorisce l’industria pesante con commesse > ciò che fa il New Deal.
o È quindi necessario ammettere un deficit nel bilancio statale, compensato dalla ripresa economica.
o In questa logica, è necessaria una politica di redistribuzione del reddito, di riduzione del costo del denaro ed una contrattazione tra le parti sociali.
• Resistenze al New Deal:
o La Corte suprema invalida alcuni provvedimenti.
o Le grandi industrie, General Motors in primis.
• Tuttavia, il clima di fiducia ispirato dal presidente e dal brain trust, dà ampi consensi al governo.
• Questo è ulteriormente incrementato dalla prima legge sulla previdenza sociale (1935), che assicura una pensione di vecchiaia ed un’assicurazione contro la disoccupazione.
• Anni ’30: ripresa dell’iniziativa sindacale.
• Afl (federazione americana del lavoro): espulsa la componente più radicale, che accoglieva gli operai non specializzati, che forma il Cio (Congresso delle organizzazioni industriali), che lottò con successo contro le grandi corporations.
• Disoccupazione in calo ma ancora problematica.
• 1937 nuova fase di recessione.
• Solo la corsa agli armamenti per la Guerra riesce a riassorbire la disoccupazione e superare pienamente la Grande depressione.
4. La Repubblica di Weimar
I. Primo dopoguerra in Germania: difficoltà economiche, tensioni politiche e sociali.
• Frustrazione per la sconfitta (specialmente tra nazionalisti e militari), acuita dalla crisi.
• Crisi aggravata dalle pesantissime riparazioni di guerra imposte dai vincitori: 132 miliardi di marchi d’oro di debito, da ripagare con le eccedenze del bilancio statale dei futuri decenni.
• Forti tensioni politiche e sociali>fallito tentativo rivoluzionario della Lega di Spartaco (gennaio 1919).
• Eventi di gennaio, divisioni tra Spd, Uspd e Kpd> indebolita la sinistra>l’assemblea costituente eletta il 19 gennaio 1919 ha la maggioranza relativa ma non assoluta di Spd> governo moderato di coalizione (socialdemocratici, liberal - democratici, Zentrum cattolico), poco orientato a grandi trasformazioni.
II. La nuova costituzione per la Repubblica tedesca. Agosto 1919.
• Assemblea costituente convocata a Weimar, come segno di discontinuità rispetto all’Impero.
• Costituzione di Weimar: “perfetta” per i giuristi, per l’affermazione chiara dei diritti e libertà e per il sistema di decentramento amministrativo che introduce.
• Repubblica federale, con un governo centrale e 17 Länder (Stati regionali).
• Reichstag: parlamento federale, cui viene affidato il potere legislativo, eletto ogni 4 anni a suffragio universale con sistema proporzionale.
• Presidente della Repubblica eletto ogni sette anni direttamente dal popolo, capo dell’esecutivo, con ampi poteri, tra cui il comando dell’esercito e la possibilità di sospendere le libertà civili in caso di emergenza, per prendere provvedimenti a tutela dell’ordine pubblico.
• Nomina il cancelliere, responsabile davanti al Reichstag.
• Reichsrat, Consiglio di Stato: i 17 rappresentanti dei Länder, con potere di veto sulla formazione delle leggi.
• Dopo aspro dibattito, si sceglie Reich come denominazione del nuovo Stato, da intendersi come semplicemente “Stato”.
III. Equilibrio interno precario.
• F. Ebert presidente, P. Sheidemann cancelliere, socialisti: nuovo governo, che firma tra polemiche il trattato di pace nel giugno 1919.
• Il ministro degli Esteri Rathenau sottoscrive il trattato di Rapallo con l’URSS nel 1922, per superare l’isolamento politico e diplomatico nel clima ostile del dopoguerra: rinuncia reciproca alle riparazioni di guerra e la Germania rivendica i territori tedeschi nazionalizzati dopo la rivoluzione.
• Nonostante la costituzione avanzata rimane la gerarchia di privilegi e rapporti sociali della Germania guglielmina: Junker, alta burocrazia e militari ancora potenti.
• L’esercito, che la socialdemocrazia non aveva riformato, è nel periodo della Repubblica di Weimar uno Stato nello Stato, un residuo delle strutture autoritarie dell’età guglielmina ed un pericolo per la Repubblica, attore di colpi di Stato ed attentati di matrice nazionalista.
• 1920 putsch di militari nazionalisti e “corpi franchi”, che tenta di rovesciare il governo, ma fallisce per mobilitazione operaia.
• La situazione d’incertezza favorisce i cattolici alle elezioni.
• Tentativi insurrezionali da sinistra e di colpi di Stato da destra: situazione politicamente tesa ed instabile.
• Come risultato si hanno episodi violenti nazionalisti: nel 1921 assassinato Erberg (“colpevole” di aver firmato l’armistizio); nel 1922 assassinato Rathenau per il trattato di Rapallo.
IV. La Francia occupa la Ruhr: crisi e poi ripresa economica.
• 1923: la Germania ritarda a pagare il debito, la Francia (la più inflessibile tra i Paesi vincenti) occupa la ricca regione mineraria della Ruhr come pegno.
• La Germania, impossibilitata al contrattacco militare, proclama la resistenza passiva ai francesi: scioperi e sabotaggi.
• La Francia risponde impadronendosi delle risorse.
• Ciò provoca una gravissima crisi economica in Germania, con l’inflazione alle stelle.
• Per reagire alla crisi, le forze non estremiste e l’esercito formano un governo di grande coalizione guidato dal conservatore Gustav Stresemann, che apre un negoziato con i francesi interrompendo la resistenza e creando un nuovo marco.
• Il finanziere americano Dawes, presidente della commissione che esamina il problema delle riparazioni tedesche alla Francia, elabora un piano per il superamento della crisi: sostegno della finanza internazionale all’economia tedesca affinché si riprenda, pagamenti in quote annue variabili.
• Proposta apprezzata negli USA: le strutture industriali tedesche sono ottime per investimenti, e se la Germania paga il suo debito l’Europa pagherà il suo agli States.
• ‘24-’29: crescita costante, acquietarsi delle tensioni.
V. Stabilizzazione e nuove contraddizioni.
• Elezioni 1924 vince centro e socialdemocratici, Stresemann ministro degli Esteri.
• Trova Briand in Francia, propenso ad una conciliazione franco-tedesca ed europea.
• La Germania ritrova prestigio internazionale:
• 1925: trattato di Locarno, stabilisce i confini con Belgio e Francia.
• 1926 la Germania entra nella Società delle Nazioni.
• 1925-29: intermezzo felice, tra ricrescita economica e maggiore quiete interna ed estera; fermento culturale, Bauhaus.
• Equilibrio precario: nel 1925 vince le presidenziali il generale Hindenburg, capo dello stato maggiore durante la guerra, candidato della destra militarista.
• Benché sia approvato internazionalmente per la speranza di ordine interno segna un’involuzione conservatrice della società tedesca.
• La piccola e media borghesia è nostalgica del II Reich ed insofferente verso il progressismo: alla costituzione manca una classe media liberaldemocratica che ne sostenga i valori, ed è perciò debole.
5. La crisi del ’29 in Germania: ascesa del nazismo, fine della Repubblica di Weimar
I. La crisi: instabilità politica.
• 1929: muore Stresemann, crolla Wall Street.
• I capitali statunitensi non affluiscono più, cresce la disoccupazione.
• La “grande coalizione” si divide> crescente instabilità politica, nella quale trova spazio per espandersi il Partito nazionalsocialista.
II. L’ascesa di Hitler: la “rivoluzione legale”.
• 1923, Adolf Hitler fallisce un putsch a Monaco; Hitler rivede perciò il suo piano: conquistare il potere con una “rivoluzione legale”, attraverso il consenso di massa.
• Propaganda capillare, che fa attecchire l’ideologia nazista nel quadro instabile della Germania.
• Elementi ideologici di base:
• Mito della grande Germania, superiorità della potenza tedesca
• Difesa dei valori nazionali, contro la sovversione internazionalista comunista
• Spirito di rivincita contro le democrazie che avevano umiliato la Germania alla fine della guerra
• Superiorità della razza ariana, odio per il “diverso”: gli ebrei in primis.
• Dove attecchisce:
• Per primi i ceti rurali, tradizionali e, se proprietari, timorosi di una ripartizione dei terreni in caso di sovversioni
• Poi la borghesia, colpita dall’inflazione.
• Infine, tra i proletari urbani, sempre più disoccupati mentre i sindacati s’indeboliscono, e privi di riferimenti politici.
• Anche i giovani, poiché rappresenta una novità politica che si proponeva di riportare la prosperità laddove i tradizionali partiti avevano fallito.
• Altra ragione del successo nazista: squadre armate, prima le SA (Sturm Abteilungen, “Sezioni d’assalto”) e poi le SS (Schultz Staffeln, “Squadre di protezione”), scatenate contro avversari politici ed ebrei.
• Come Mussolini, Hitler è sostenuto dalle classi dirigenti, dalla grande industria, dall’esercito, dalla burocrazia e dall’amministrazione, in parte d’accordo con l’ideologia ed in parte perché convinti di poter usare il partito per normalizzare la situazione.
III. La fine della Repubblica di Weimar.
• Il nazismo si diffonde: dal 2,6% alle elezioni ’28 al 18% nel ’30.
• Il governo del cancelliere cattolico Brüning non ha la maggioranza, resiste solo per l’appoggio di Hindenburg .
• Sfiducia nei partiti e nelle istituzioni democratiche, favorito l’autoritarismo.
• Elezioni presidenziali marzo 1932: vince Hindenburg ma Hitler prende il 37%>è il protagonista emergente.
• Brüning non riesce a sciogliere SA e SS, per il non appoggio di Hindenburg, il suo successore von Papen ne conferma la libertà.
• Sinistra in crisi, von Papen riconfermato cancelliere alle elezioni di luglio.
• Dopo aver offerto invano il ruolo di vice a Hitler, von Papen è messo in minoranza dal parlamento e si va alle ultime elezioni libere: 33% ai nazisti.
• Breve governo di von Scheicher.
• Spd logorato, comunisti non reagiscono con sufficiente lucidità politica, le forze tradizionali non vogliono o non possono opporsi al nazismo, la crisi, le violenze naziste, latifondisti, grandi industriali e finanzieri, esercito schierati con Hitler dal ’31 e sempre più forti: 30 gennaio 1933 Hindenburg nomina Hitler cancelliere di un governo di coalizione.
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