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Italia dopo la Prima Guerra Mondiale e il fascismo

Nonostante la vittoria dell'Italia, il dopoguerra è più simile a quello tedesco che a quello inglese o francese. Le conseguenze sono molto simili a quelle generali:
-crisi dell'istituzione liberale: gli italiani sono insoddisfatti dei trattati di pace con gli altri Paesi, per questo viene considerata una "vittoria mutilata", termine coniato da Gabriele D'Annunzio. L'Italia ottiene il Trentino, l'Alto Adige e Trieste ma non l'Istria, la Dalmazia e la città di Fiume; per questo motivo, il 12 settembre 1919 D'Annunzio e il suo esercito occupano la città di Fiume proclamandola annessa all'Italia; la situazione si risolve nel novembre 1920, nel quale Giolitti firma con la Iugoslavia il trattato di Rapallo, che assegna l'Istria all'Italia, la Dalmazia alla Iugoslavia e Fiume uno stato libero indipendente; avendo respinto l'accordo, D'Annunzio e l'esercito vengono cacciati con la forza.

- sociale per il reinserimento dei mutilati ed invalidi di guerra sia fisicamente che mentalmente
-economico per il pesante debito pubblico, inflazione dovuta dall'eccesso di moneta circolante che provoca una svalutazione della lira e disoccupazione; riconversione dalle industrie belliche alle industrie di pace
- crisi del ceto medio

Gli operai ed i contadini a causa della crisi economica, disoccupazione, aumento del costo della vita, carico fiscale, difficoltà di reinserimento a partire dalla primavera 1919 iniziano lotte sociali e sindacali ("biennio rosso" 1919-1920) guidate dalla Federterra (organizzazione socialista dei braccianti), Cgl (confederazione generale del lavoro) e la Cil (confederazione italiana del lavoro). Agiscono occupando inizialmente le terre incolte e tumulti popolari contro il carovita e successivamente con una serie di scioperi per aumenti salariali, ottenendo significativi risultati: nelle fabbriche si hanno aumenti salariali e riduzione delle ore di lavoro (8 ore), i braccianti conquistano aumenti di paga ed al Sud vi è una parziale redistribuzione delle terre incolte. Nell'agosto del 1920 avviene l'ultimo atto del "Biennio rosso": gli industriali oppongono un rifiuto alle rivendicazioni salariali, attuando una serrata; in risposta, gli operai occupano le fabbriche ed attuano lo sciopero bianco; per risolvere il problema, Giolitti non interviene con le armi, ma negozia promettendo aumenti salariali ed un futuro intervento dei lavoratori nelle fabbriche.

1919


-occupazione di Fiume (vedi sopra)
- a Marzo nasce a Mosca la terza internazionale con il compito di guidare i partiti comunisti
- nascita del partito popolare italiano.
E' il primo partito politico italiano di ispirazione cattolica, fondato dal sacerdote Sturzo; è un partito laico, non confessionale (non si doveva essere per forza cattolici perché era una proposta politica), costituzionale e non classista; viene istituito per la mancanza di un moderno partito di massa per cattolici e moderati, capaci di esprimerne le esigenze. Il programma ribadisce i punti fondamentali della dottrina sociale cattolica: rispetto della proprietà privata ma sviluppo della solidarietà sociale, interclassismo (rifiuto della lotta di classe), difesa della piccola proprietà contadina, libertà di insegnamento e allargamento delle autonomie locali.
- prime elezioni politiche con il sistema proporzionale (in proporzione ai voti) Alle prime elezioni cui si presenta, il partito ottiene il 20,6% di voti e 100 seggi; sono le prime elezioni a svolgersi con il sistema proporzionale-> i seggi vengono attribuiti in proporzione ai voti ottenuti da ciascun partito. Con il 32, 4% dei voti e 156 seggi il Partito socialista diventa la prima forza politica, con una disfatta dei liberali. Nel partito socialista vi sono due distinzioni: la componente chiamata massimalista, che proponeva la rivoluzione, rifiutando di collaborare con il governo borghese e la componente chiamata riformista, in netta minoranza e d'accordo sul negoziare.
- nascita del movimento fascista (fasci di combattimento)
Il movimento dei fasci di combattimento viene fondato nel marzo 1919, in Piazza San Sepolcro a Milano da Benito Mussolini, un ex leader del partito socialista espulso per le sue posizioni interventiste. Tra i partecipanti vi sono ex socialisti, repubblicani, sindacalisti rivoluzionari, ex arditi (soldati entrati in guerra per ultimi che avevano dato la "spallata" finale per la vittoria), futuristi. Nasce come antipartito, con un programma repubblicano, anticlericale, nazionalista ed apparentemente ultrademocratico (rivendicava il diritto di voto per le donne e la giornata lavorativa di otto ore).
Inizialmente ha una posizione marginale, poiché ottiene 4000 voti e nessun seggio nelle elezioni del 1919, ma vi sono due elementi che ne consentono il decollo: rappresentano il ceto medio e la borghesia, entrambi in crisi d'identità, non riconoscendosi in nessuno degli altri partiti; l'impiego della violenza politica. Nell'autunno del 1920 cominciano le spedizioni delle squadre d'azione fasciste contro il movimento socialista; sono gli agrari che, sfruttando le "camicie nere" per stroncare il movimento contadino "rosso" che era riuscito ad ottenere conquiste nel biennio, li finanziano, appoggiandoli anche economicamente e, talvolta, dirigendo le azioni. Le squadre sono composte per lo più da giovani: ex combattenti, arditi e studenti; si muovono su camion, principalmente di notte; distruggono case del popolo, sedi, circoli, mirando ad intimidire ed è proprio questo tipo di violenza che fa crescere la curiosità sul movimento, per cui molti aderiscono poiché esercita un'attrazione e fascino. L'atteggiamento delle forze dell'ordine e della magistratura per reprimere e punire è esitante: incontrano spesso la tolleranza, la simpatia e la complicità di molte autorità. Dalla fine della guerra al primo governo Mussolini, si susseguono sei diversi governi: questa instabilità politica è il sintomo della grave crisi dell'istituzione liberale, che per guadagnare terreno propone l'ipotesi di un'alleanza elettorale con nazionalisti e fascisti, sperando di avere maggioranza parlamentare e "parlamentizzare" il movimento fascista. Nelle elezione del 15 maggio 1921 i fascisti si presentano all'interno delle liste di blocco nazionale con i liberali; a seguito anche delle violenze squadriste, le elezioni vedono un aumento dei liberali e popolari; i fascisti ottengono 31 seggi, con un parlamento ancora più frazionato ed un governo debolissimo, con un accrescimento del peso politico dei fascisti, ormai padroni delle piazze. Mussolini si inserisce abilmente in questa situazione, forte con il consenso degli agrari, ceto medio e imprenditori, che li vedevano adatti per limitare le rivolte socialiste. Nel novembre 1921 Mussolini riesce a trasformare il vecchio movimento nel Partito nazionale fascista (Pnf), che gli fornisce un più solido strumento di azione rappresentato in Parlamento ed agisce con un misto di violenza e legalità; il programma del Partito è conservatore e nazionalista, molto diverso da quello del 1919: prevede uno stato forte e limitazione dei poteri al Parlamento, esalta la nazione e la competizione fra nazioni (imperialismo); propone di restituire all'industria privata i servizi essenziali gestiti dallo Stato, come le ferrovie ed i telefoni ed invoca il divieto di sciopero nei servizi pubblici. Intanto il movimento socialista si indebolisce: al congresso di Livorno nel gennaio 1921, un gruppo si distacca dando vita al partito comunista d'Italia; una seconda scissione si ha nell'ottobre 1922: i socialisti riformisti si dividono dai massimalisti dando vita al partito socialista unitario, con segretario Matteotti. Segno della disfatta socialista è lo sciopero legatario del 1922; anche all'interno del partito popolare vi sono divergenze, con la destra orientata verso un'alleanza con Mussolini, il centro di Sturzo e De Gasperi e la sinistra sindacale. Nell'estate 1922, mentre da un lato tratta con i liberali per la formazione di un nuovo governo che comprenda anche ministri fascisti, dall'altro prepara squadristi armati nella capitale, riorganizzandole in una milizia fascista: il 28 ottobre 1922 colonne fasciste, senza incontrare resistenza dalle forze dell'ordine, entrano nella capitale (Marcia su Roma): questo perché Vittorio Emanuele III rifiuta di firmare il decreto di stato di assedio. Conseguenze della marcia su Roma: il 30 ottobre Vittorio Emanuele III da l'incarico a Mussolini di formare un nuovo governo; il 16 novembre presenta il governo al parlamento, con 306 favorevoli e 116 contrari; la marcia su Roma segna il crollo definitivo delle istituzioni liberali e democratiche. Il periodo dal 1922 al 1925 viene considerata un periodo di transizione che precede la dittatura, nel quale si costituiscono il Gran consiglio del fascismo, un organo comprendente i massimi esponenti del partito e che esercitava forte influenza sul governo stesso, la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (l'esercito) e la Confederazione nazionale dei sindacati fascisti. La stabilità del governo fascista è tuttavia minacciata dalle forze di coalizione -> popolari e liberaldemocratici; in particolare i primi avevano il centro contrario a Mussolini e la destra moderata favorevole-> Mussolini riesce ad avere consensi tra le fasce più conservatrici del mondo cattolico, tanto che Sturzo si dimette. Per rinsaldare la maggioranza di governo, nel 1923 fa approvare la legge elettorale maggioritaria: alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti sarebbero stati assegnati i due terzi dei seggi.
Le elezioni si tengono ad aprile 1924 ed il partito fascista si presenta alle elezioni all'interno di una lista nazionale di cui facevano parte fascisti, nazionalisti, liberali e cattolici moderati-> ottiene il 65% dei voti, con intimidazioni e violenze che vengono denunciate da Matteotti alla camera nel giugno 1924-> viene rapito e ucciso da una squadra fascista; il delitto Matteotti porta il governo Mussolini in crisi e gli oppositori dichiarano di non voler più partecipare ai lavori delle camere; nel frattempo Mussolini riesce a riprendere in pugno la situazione e nel 3 gennaio 1925 fa un discorso al Parlamento in cui si assume la responsabilità delle violenze attuate dai fascisti. Dal 1925 in poi il progetto politico mira alla fascistizzazione dello stato, costituendo una sorta di totalitarismo; istituisce le leggi fascistissime: il capo del governo è responsabile solo davanti al re, non al parlamento, il parlamento non può discutere nessuna legge senza consenso del governo, l'unico partito è quello fascista, l'amministrazione dello stato viene sottratta al parlamento e data al governo, abolite le elezioni amministrative e sostituiti sindaci con podestà eletti da re, chiusi i giornali antifascisti e tutta la stampa viene messa sotto controllo, reintrodotta la pena di morte per reati come attentati al re o a Mussolini e istituito il tribunale speciale per la difesa dello stato, formati da squadristi che punivano innocenti costantemente. Nel 1928 viene effettuata una legge elettorale che prevede che l'elettore possa solo approvare o respingere una lista di 400 candidati designata dagli organi supremi del fascismo: 1,5% è contrario. Viene istituitala polizia segreta (Ovra), con il pieno controllo delle forze dell'ordine; organo supremo del partito è il Gran consiglio del fascismo, con compiti anche di rilevanza costituzionale quali la nomina dei canditati al parlamento, la nomina del capo del governo e la successione al trono. Sul piano sindacale, il fascismo abolisce ogni libertà di contrattazione, giungendo ad un accordo tra la Confederazione nazionale dei sindacati fascisti e l'associazione degli industriali, nel quale si ammettevano posti di lavoro stipulati dai sindacati; abolite le commissioni interne e lo sciopero viene proibito per legge. Successivamente, tutti i settori e le professioni vengono organizzati in corporazioni, organismi che rappresentano gli interessi ma sotto le mani dello stato. Negli anni trenta, il fascismo assume le caratteristiche di un regime totalitario, controllando vita sociale, economica e politica; punto fondamentale è il controllo dell'informazione proibendo stampa antifascista e controllando la stampa quotidiana e creando enti come quello radiofonico (Eiar) e quello cinematografico (Istituto Luce), che produce cinegiornali di propaganda. L'iscrizione al partito diventa obbligatoria per i dipendenti pubblici ed è un requisito per ricevere promozioni e impieghi; controlla associazioni di massa per educare la gioventù al fascismo: Opera nazionale Balilla, i Giovani fascisti, Gruppo universitario fascisti (Guf)-> confluiranno tutte nell'organizzazione "la Gioventù italiana del littorio; istituisce l'Opera nazionale dopolavoro, che organizza il tempo libero dei lavoratori e la Federazione fascista delle massaie rurali. Mussolini tenta una conciliazione fra stato e chiesa, con la frattura apertasi nel 1871: l'11 febbraio 1929 sottoscrivono i patti lateranensi, composti da trattato (nel quale la chiesa riconosce la sovranità dello stato e lo stato riconosce la sovranità della chiesa al Vaticano), Convenzione finanziaria (lo Stato versa alla Chiesa una somma a titolo di indennità) e il Concordato (per regolare i rapporti) I rapporti non sono tranquilli perché il regime non tollera l'autonomia delle organizzazioni cattoliche come l'Azione cattolica, che sarà l'unica concessa con limiti (esercitare solo attività religiosa).
Politica economica: inizialmente liberista, poi con crescente intervento dello stato; nel 1926, in crisi economica, dichiara la rivalutazione della moneta, fissando il cambio con la sterlina a 90 lire -> manovra deflazionistica; questo crea problemi per chi esporta (prodotti meno competitivi) ma rafforza il mercato interno della grande industria. Con la crisi del 1929, intensifica il ruolo di direzione dell'economia: crea l'Istituto per la ricostruzione industriale (Iri), ente pubblico che acquisisce la proprietà delle maggiori banche. Campo agricolo: effettua propagande a favore dell'agricoltura come la battaglia del grano del 1926, che ha l'obiettivo di migliorare la bilancia dei pagamenti e raggiungere l'autosufficienza in campo agricolo; per aumentare l'occupazione nelle campagne, attua una serie di bonifiche Campo sociale: imposta sul celibato, gli assegni familiari, l'azione dell'Onmi (Opera nazionale maternità e infanzia); proibisce l'emigrazione Oltre agli enti pubblici economici (Iri, Imi-istituto mobiliare italiano e Agip-Azienda generale italiana petroli) si sviluppano enti pubblici assistenziali e previdenziali. (Inps, Inail)
Lo stato assume i caratteri di uno stato assistenziale, con la differenza che questo accade in un regime che soffoca tutte le libertà per estendere il potere ed il consenso dei cittadini. Politica estera: inizialmente rivolta a consolidare possedimenti-> Libia, dove vengono confiscati e assegnate a contadini ettari di terra; Eritrea e parte della Somalia, dove si cerca di consolidare la presenza militare ed economica italiana, costruendo strade ed infrastrutture. Tra il 1932-1934 matura l'idea della conquista dell'Etiopia governata dal negus Hailé Selassié per diversi motivi: per prestigio internazionale, per carattere economico (stimolare la produzione industriale e ridurre la disoccupazione e di politica interna, per il consenso. Sa di dover fronteggiare la possibile condanna internazionale poiché l'Etiopia appartiene alla società delle nazioni, ma crede che la Francia, non agisca per paura di un avvicinamento tra Italia e Germania e la Gran Bretagna non giunga a conflitti con l'Italia. L'invasione comincia nel 1935 e, grazie anche all'utilizzo di gas tossici, si conclude con la presa di Addis Abeba e la fuga del negus, fondando l'Impero dell'Africa orientale italiana (Aoi); la condanna internazionale sono sanzioni economiche che però vengono applicate parzialmente ed infine abolite.
Le conseguenze dell'impresa sono gravi: nuova collocazione internazionale, avvicinando l'Italia alla Germania ed un'accelerazione dell'autarchia (autosufficienza del Paese e limitare al minimo l'importazione). Dal 1938 vi è un raffreddamento del consenso popolare dovuto dalla politica autarchica, della crescente invadenza dello Stato, della gestione dell'economia proiettata su prospettiva bellica. Ma la goccia che fa traboccare il vaso sui consensi sono le leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei, il divieto di sposarsi con cittadini italiani ariani, l'esclusione dal servizio militare, dalla scuola pubblica e dalle professioni. Tuttavia, non esistono nella cultura e nella mentalità italiana razzismo e discriminazione-> ottiene il consenso di pochi. Una seconda fase discriminatoria nei confronti degli ebrei si avrà dopo l'8 settembre 1943 con la Repubblica di Salò e si passerà da discriminazione giuridica a persecuzione delle loro vite ed all'eliminazione. Opposizioni al fascismo: vi sono fenomeni di fuoriuscitismo, formazioni politiche Giustizia e Libertà, movimento liberal-socialista ed il Partito comunista; il mondo cattolico si divide tra i sostenitori del fascismo ed i suoi critici, fra i quali De Gasperi, futuro fondatore della Democrazia cristiana.

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