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Seconda guerra mondiale - Liberazione

Tra il 1943 ed il 1945 le truppe anglo-americane avanzarono lungo l’Italia dal Sud verso il nord. Nell’inverno del 1943 esse controllavano l’Italia meridionale, nel giugno del 1944 fu liberata Roma ed entro l’inverno del 1944 tutta l’Italia centrale. Nell’Italia settentrionale invece, sotto controllo tedesco, proseguirono le azioni dei partigiani. Infine nella primavera del 1945 gli anglo-americani penetrarono nella pianura Padana.
All’avvicinarsi degli alleati, le forze partigiane proclamarono l’insurrezione. Tra il 24 ed il 26 Aprile, mentre gli alleati erano ancora in Emilia, Genova, Torino e Milano insorsero. In questo modo le città vennero liberate prima dell’arrivo degli anglo-americani, impedendo ai tedeschi di provocare ulteriori danni e soprattutto di distruggere gli impianti industriali, necessari per la ripresa del dopoguerra. Il 25 aprile del 1945 è considerato la data ufficiale della Liberazione in Italia. Mussolini cercò di fuggire verso la Svizzera, ma venne fermato dai partigiani e fucilato (27 Aprile 1945). Il suo corpo venne esposto per alcune ore in piazzale Loreto a Milano, dove erano stati appesi i corpi dei 15 prigionieri politici fucili nel 1944.

Nei giorni successivi alla liberazione vi fu una resa dei conti tra fascisti e forse di opposizione. Alcune migliaia di persone vennero giustiziate, senza processo o dopo processi sommari (molto rapidi e quindi senza garanzie per la difesa). Si trattava in larga maggioranza di uomini e donne che avevano sostenuto il governo fascista, spesso denunciando partigiani, provocandone la morte e l’arresto, e talvolta si erano distinti per la loro ferocia. In queste esecuzioni però persero la vita anche persone accusate ingiustamente con il solo scopo di perpetrare vendette personali o per ragioni di odio sociale.

I trattati di pace
Al termine della guerra i trattati di pace imposero all’Italia condizioni molto dure. L’Italia perse, oltre alle colonie, alcune ristrette aree al confine con la Francia e tutta una vasta regione ai confini con la Iugoslavia. Gran parte della Venezia Giulia, L’Istria, Fiume, Zara e le isole della Dalmazia passarono alla Iugoslavia e la stessa Trieste fu per anni (1947-1954) un territorio libero, fino a che fu riunita all’Italia.
La popolazione Italiana dell’Istria lasciò in larga maggioranza (circa 300 000) la regione, temendo che si ripetessero le rappresaglie e le persecuzioni che si erano verificate durante la guerra.

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