Concetti Chiave
- L'Italia all'inizio della Prima Guerra Mondiale era legata alla Triplice Alleanza ma scelse la neutralità, creando un dibattito intenso tra neutralisti e interventisti.
- I sostenitori della neutralità includevano Giovanni Giolitti, la Chiesa e i socialisti, che consideravano la guerra come un conflitto imperialista a favore dei capitalisti.
- A favore dell'interventismo si schierarono intellettuali democratici, sindacalisti e nazionalisti, vedendo nella guerra un'opportunità per completare l'unificazione e liberare le nazionalità oppresse.
- L'Italia entrò in guerra il 24 maggio 1915, dopo aver firmato il Patto di Londra, impegnandosi a combattere contro Austria e Germania per ottenere territori.
- Tra gli eventi chiave della guerra per l'Italia ci furono la Strafexpedition nel 1916, la disfatta di Caporetto nel 1917 e la vittoria nella Battaglia di Vittorio Veneto nel 1918.
Questo appunto di Storia Contemporanea tratta i principali eventi storici verificatesi durante la Prima Guerra Mondiale in Italia. Dopo una breve panoramica sulla situazione italiana, vengono sintetizzate le rispettive posizioni di neutralità e interventismo, per poi approfondire gli eventi che si sono verificati durante la guerra.
Indice
L'Italia nella Prima Guerra Mondiale
Nel 1914 l’Italia era ancora legata alla Germania e all’Austria per mezzo della Triplice Alleanza, rinnovata nel 1912. Allo scoppio della guerra il capo di stato maggiore dell’esercito Cadorna sollecitò il re per intervenire a fianco degli austriaci. Il governo presieduto dal liberale Salandra decise per la neutralità dell’Italia in quando la triplice alleanza era un patto difensivo. L’Intesa, accolta con sollievo la neutralità, spinse presto per far schierare l’Italia dalla sua parte, in quanto erano esaurite le ragioni che avevano portato l’Italia alla firma della triplice Alleanza. L’Italia aveva tempo per decidere. Invece di un movimento di solidarietà nazionale, come negli altri stati, la guerra causò in Italia un vasto dibattiti e una frattura dell’opinione pubblica, quasi una guerra civile.Per ulteriori approfondimenti su Accordo tra Italia e Triplice Intesa vedi anche qua
I sostenitori della neutralità
Coloro che sostenevano la neutralità erano principalmente:- Giovanni Giolitti, il quale aveva retto il paese per circa dieci anni. Non era contrario alla guerra in sé (tanto che sulla questione della guerra in Libia ruppe l’alleanza con i socialisti), ma aveva intuito lucidamente che, dopo l’arresto delle truppe tedesche sulla Marna, la guerra sarebbe stata lunga, capace di logorare economie ed eserciti ben più robusti di quello italiano.
- La Chiesa, per natura morale, come testimoniato dal giudizio della guerra ritenuta da Benedetto XV “inutile strage”. Inoltre, l’Austra-Ungheria era l’ultima grande potenza europea cattolica.
- I socialisti, i quali consideravano la guerra come conseguenza ultima dell’imperialismo. Secondo loro, la guerra avrebbe avvantaggiato solo i capitalisti e sfavorito i proletari. Dapprima promisero di boicottare ogni mobilitazione dell’esercito ma poi si limitarono a un “né aderire ne sabotare”.
I sostenitori dell’interventismo
A favore dell’’intervento si schierarono invece:- Gli intellettuali democratici: in particolare, lo storico Gaetano Salvemini e il geografo Cesare Battisti, eredi della tradizione risorgimentale mazziniana. I due intellettuali consideravano la guerra come il compimento del processo di unificazione e come la possibilità di liberare le nazionalità oppresse dall’impero austriaco. Cesare Battisti, laureato in lettere e geografia, si arruolò come volontario negli alpini. Divenuto tenente dopo aver intrapreso numerose azioni, in attesa della Strafexpedition, fu incaricato di conquistare il monte Corno (da allora monte corno Battisti) insieme al sottotenente Fabio Filzi (avvocato). Entrambi catturati furono impiccati (e le loro ultime parole furono “Viva Trento italiana! Viva l’Italia!”) e ricevettero la medaglia d’oro al valor militare. Da ricordare anche Nazario Sauro, giovane marinaio di tendenze dapprima socialisti e poi mazziniane, che scappò dall’Austria per arruolarsi nella Regia Marina. Divenne tenente di Vascello e catturato venne anch’egli impiccato. Anch’egli ricevette la medaglia d’oro al valore militare.
- I sindacalisti rivoluzionari, i quali intuirono che la partecipazione al conflitto avrebbe logorato le strutture sociali, generando condizioni per una rivoluzione di stampo Soreliano. Su posizioni simili si schierò Benito Mussolini, che diede vita il 15 novembre 1914 al “Popolo d’Italia”, quotidiano socialista, finanziato da industriali favorevoli al coinvolgimento e in seguito dall’ambasciata francese. Egli, dopo la direzione dell’“Avanti!”, si schierò neutralista ma improvvisamente divenne interventista.
- I nazionalisti furono i più accesi sostenitori. Il movimento è stato fondato da Enrico Corradini nel 1903 e propagandato tramite “Il Regno”. Egli usò terminologia marxista strumentalizzandola per i propri fini. Le “nazioni borghesi” schiacciavano le “nazioni proletarie”, più giovani, piene di energia e vita, come l’Italia. Esse dovevano emergere e prendere il posto delle borghesi: per fare ciò era indispensabile schiacciare l’ignobile socialismo, e che un’élite esercitasse il potere in modo autoritario. Il concetto di nazione sottometteva quello di democrazia e di Europa, al contrario di Mazzini.
- Gli intellettuali accettarono le posizioni di Corradini e semplificarono le idee del superuomo di Nietzsche: secondo loro la società non lasciava spazio all’individuo geniale. Gabriele D’Annunzio, con i suoi romanzi offrì numerosi individui capaci di trasgredire le regole morali anche se sul piano letterario i suoi testi erano troppo solenni e arcaici rispetto alla velocità moderna. Perciò si cercarono strade artistiche nuove con la formazione di avanguardie.
L’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale
Il 26 Aprile 1915 il governo firmò il patto di Londra impegnandosi entro un mese ad entrare in guerra contro Austria e Germania: l’accordo prevedeva l’assegnazione all’Italia di Trento e Trieste, l’Altro Adige, l’Istria, la Dalmazia e alcune colonie tedesche in Africa. Il Parlamento doveva però ratificare il Patto di Londra, ma la maggioranza della camera era neutralista: ciò accese l’indignazione di Mussolini. In maggio ci furono violenti scontri fra neutralisti e interventisti: resosi conto di non avere la fiducia della Camera Salandra, si dimise il 13 maggio ma Vittorio Emanuele III gli conferì nuovamente l’incarico. Votare contro il patto avrebbe significato resistere alle minacce degli interventisti e sconfessare l’operato del re: perciò il parlamento si espresse a favore e il 24 maggio l’Italia entrò in guerra, accompagnata da una atmosfera da guerra civile.Il fronte italiano, lungo circa 700 km, era collocato in Trentino (guerra di montagna) e sul Carso (separa Isonzo da Trieste): in questo settore ci furono ben 12 battaglie dell’Isonzo, segno che le offensive non riuscirono a sfondare il fronte del nemico.

Breve panoramica sui principali eventi avvenuti durante la guerra
Nel maggio 1916 gli austriaci lanciarono la cosiddetta spedizione punitiva (Strafexpedition). dopo un intenso bombardamento l’esercito austriaco attaccò il trentino e avanzò di 20 km ma venne fermato. Pochi mesi dopo, l’Italia prese l’iniziativa attaccando e conquistando Gorizia, utilizzando per la prima volta una grande quantità di truppe agli ordini del generale Capello. Le perdite furono enormi a causa della tattica dell’attacco frontale. Il collasso dell’esercito russo nel 1917 permise la concentrazione delle armate austro ungariche sul fronte italiano, affiancate da divisioni tedesche. Il piano di quest’ultimi prevedeva un’offensiva su Caporetto (Kobarid, Slovenia) per costringere gli italiani a indietreggiare sino al Tagliamento. Cadorna fu informato da alcuni disertori dell’offensiva ma non diede retta a tali notizie. Il 24 ottobre 1917 l’esercito fu colto di sprovvista e in seguito a un grande bombardamento d’artiglieria i tedeschi avanzarono (utilizzando anche gas) e ottennero un successo superiore ad ogni aspettativa (10000 morti, 30000 feriti, 300000 prigionieri: per far fronte a questi vuoti furono arruolati i “Ragazzi del ‘99”, diciottenni). L’esercito italiano indietreggiò per 140 km sino al Piave. Durante la ritirata italiana, completamente disorganizzata, ci furono ingorghi delle vie di comunicazione, come sui ponti del Tagliamento. Le provincie di Udine, Belluno, Treviso, Vicenza, Venezia, Pordenone furono occupate, duramente private di ogni risorsa utile agli austriaci e inoltre si verificarono molti abusi così come in Belgio nel 1914.Era necessario rafforzare il fronte intero per limitare il malcontento e evitare situazioni come quelle russe del 1917 e quelle tedesche del 1918. Orlando ottenne rifornimenti dagli alleati e crediti capaci di rilanciare l’economia di guerra: aumentò la produzione di acciaio e ghisa e di automezzi (Fiat). Diaz assunse per alcuni mesi un atteggiamento difensivo preoccupandosi di respingere gli attacchi sul Piave (Battaglia del Solstizio 15-23 giugno 1918, festa dell’artiglieria): dopo il trasferimento sul fronte francese delle truppe tedesche decisive a Caporetto, Diaz ordinò l’attacco nella regione di Vittorio Veneto; le truppe austriache non resistettero e si verificarono episodi di diserzione e ammutinamento, soprattutto a opera di soldati ungheresi decisi a rivendicare la propria nazionalità. Il 3 novembre l’Austria firmò la resa e il 4 novembre cessò la guerra. L’Italia usciva vincitrice dalla guerra costatagli 680000 morti e 1 milione di feriti. Il clima di scontro che aveva accompagnato l’Italia in guerra rimase anche nel post-guerra.
Domande da interrogazione
- Quali erano le posizioni principali riguardo alla neutralità e all'interventismo in Italia all'inizio della Prima Guerra Mondiale?
- Quali eventi portarono l'Italia a entrare in guerra nel maggio 1915?
- Quali furono le conseguenze della battaglia di Caporetto nel 1917?
- Come si sviluppò la situazione sul fronte italiano dopo la sconfitta di Caporetto?
- Qual è stato l'impatto della Prima Guerra Mondiale sull'Italia in termini di perdite umane e clima sociale?
Allo scoppio della guerra, l'Italia si trovava in una situazione di neutralità, sostenuta da figure come Giovanni Giolitti e la Chiesa, mentre gli interventisti, tra cui intellettuali e nazionalisti, spingevano per l'entrata in guerra, vedendo in essa un'opportunità di unificazione e liberazione delle nazionalità oppresse.
Il 26 aprile 1915, l'Italia firmò il Patto di Londra, promettendo di entrare in guerra contro Austria e Germania. Nonostante la maggioranza neutralista in Parlamento, l'indignazione degli interventisti e la pressione del re portarono all'approvazione del patto e all'entrata in guerra il 24 maggio.
La battaglia di Caporetto portò a una pesante sconfitta per l'esercito italiano, con 100.000 morti e 300.000 prigionieri. L'esercito indietreggiò di 140 km fino al Piave, e la ritirata fu caratterizzata da disorganizzazione e ingorghi, con province occupate e risorse saccheggiate dagli austriaci.
Dopo Caporetto, il governo italiano, sotto la guida di Orlando, cercò di rafforzare il fronte con rifornimenti e aumenti di produzione. Diaz assunse un atteggiamento difensivo, ma successivamente lanciò un attacco decisivo a Vittorio Veneto, portando alla resa austriaca il 3 novembre 1918.
L'Italia uscì dalla guerra con circa 680.000 morti e 1 milione di feriti. Il clima di scontro e divisione che aveva caratterizzato il periodo bellico continuò a persistere anche nel periodo post-bellico, evidenziando le fratture sociali e politiche nel paese.