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Italia: tra triplice intesa, triplice alleanza e protezionismo


Dopo l’occupazione della Tunisia da parte della Francia nel 1881, l’Italia decise nel 1882, per protesta, di allearsi con l’Austria e con la Germania, la grande nemica della Francia, formando la Triplice Alleanza. Nel 1882 iniziò la conquista dell’Eritrea, una terra dominata dall’Abissinia, cioè dell’attuale Etiopia.
Ma l’occupazione dell’Eritrea non fu affatto facile. Nel 1887 a Dogali un reparto italiano di 500 uomini venne soppresso da 7000 Abissini. Ma nonostante la sconfitta, molti continuarono a ritenere importante per l’Italia la formazione di un proprio impero coloniale sia per un rifornimento di materie prime sia per dare agli emigrati la terra che andavano cercando in tutto il mondo.
Nel 1887 Depretis morì e Crispi divenne Presidente del Consiglio, che governo fino al 1896. Nel 1860 partecipò alla spedizione dei Mille. Democratico e repubblicano in gioventù, divenne con l’unità d’Italia monarchico. Ammiratore di Bismark, volle fare dell’Italia uno Stato forte. Nel 1890 entrò in vigore un nuovo Codice Penale, il Codice Zanardelli, che aboliva la pena di morte e consentì la libertà di sciopero, ma ciò non impedì a Crispi di reprimere i moti popolari ritenuti pericolosi, come nel caso delle rivolte dei fasci siciliani. Nel 1887 Crispi aumentò le tariffe doganali, cioè le tasse sulle merci importate in Italia. Questa scelta, chiamata protezionismo, aveva come scopo quello di proteggere le industrie italiane che stavano nascendo soprattutto nel triangolo industriale del Nord (Torino, Milano e Genova). Ma il protezionismo danneggiò il Meridione d’Italia. Infatti l’Italia esportava soprattutto prodotti mediterranei. La politica di Crispi fu molto aggressiva. Lui puntò ad estendere il dominio italiano non solo sull’Eritrea, ma anche sulla Somalia e sulla stessa Abissinia. Senza rendersi conto del pericolo che stava correndo, il governo italiano si scontrò con gli Abissini l’1 marzo 1896. La sconfitta fu totale. Di fronte a questo disastro, tutto il Paese protestò e Crispi fu accusato di incapacità e di aver mandato a sicura morte i soldati italiani. Allora, nel 1896, Crispi diede le sue dimissioni. Morì qualche anno dopo senza più ritornare al governo. Con le dimissioni di Crispi, finisce l’età della sinistra storica. Inizia, invece, la crisi di fine secolo. A sostituire Crispi venne chiamato il marchese Rudinì. Intanto nel Paese crescevano le difficoltà e la disoccupazione era diffusa. Quando poi il prezzo del pane prese ad aumentare notevolmente, tutto il popolo si ribellò. Questo aumento di costo aveva due ragioni:
- la raccolta del grano era stata scarsa quell’anno;
- le importazioni di grano dall’America erano diminuite.
Un po’ dovunque ci furono manifestazioni di protesta. La più grave scoppiò a Milano e il generale Bava Beccaris, immaginando la manifestazione come una rivoluzione guidata da socialisti, ordinò ai suoi uomini di attaccare la popolazione, anche a colpi di cannone. Il risultato fu una carneficina. Il governo approvò l’inutile violenza di Bava Beccaris e il 29 luglio 1900, per vendicare le vittime , Gaetano Bresci uccise Umberto I. La situazione era drammatica, ma il nuovo re, Vittorio Emanuele III, non perse la calma: chiamò alla guida del governo Zanardelli, affiancato dal ministro degli Interni Giovanni Giolitti. Iniziava così l’età giolittiana.
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