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Nel 1922 il governo italiano è sempre più debole, e sono radicate e tollerate le azioni squadristiche.
Mussolini, mentre si trova a Milano (così che se fosse andato qualcosa male sarebbe scappato in Svizzera) decide di organizzare una mobilizzazione generale facendo marciare tutti i Fascisti su Roma.
Facta avverte re Vittorio Emanuele III, il quale non diede lo stato di assedio, così che l’esercito non potesse intervenire. Il re allora fa dimettere Facta e, arrivato a Roma Mussolini, viene proclamato capo di Stato.
All’interno del Partito Socialista vi è ancora un’ala riformista guidata da Matteotti, il quale fonda il Partito Socialista Unitario (PSU.
La Chiesa cattolica con Pio XI vede con simpatia i fascisti.
Mussolini istituisce il Gran Consiglio del Fascismo, e nel 1923 la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, che assume più autorità della polizia.
Tra le forze che appoggiano i fascisti vi sono studenti, ex combattenti, contadini conservatori, grandi proprietari terrieri, negozianti, grandi finanzieri e industriali, piccola borghesia, patrioti delusi,cattolici anticomunisti, Chiesa, industria bellica, Corriere della Sera, Confindustria e banche.

Nel Novembre del 1922 Mussolini riesce a insediarsi al Parlamento con il Discorso del Bivacco, nel quale disse che avrebbe potuto portare le sue truppe a bivaccare nel Parlamento.
Viene votato, tranne dalla sinistra, per 12 mesi, soprattutto perché era visto come un uomo che avrebbe portato ordine e non il Comunismo.
Riforme attuate:
- la Legge Gentile, dal nome del ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile, che riformò l’impianto scolastico italiano;
- il Patto di Fusione col Partito Nazionalista nel 1923;
- la Riforma Agraria, la quale difendeva i latifondisti;
- blocca l’emigrazione italiana verso paesi stranieri;
- riduce le tasse di successione alla metà;
- tenta di liberalizzare;
- opera di privatizzazione sulle assicurazioni sulla vita ma non sulle ferrovia;
- vengono abolite le sovvenzioni alle cooperative;
- la nuova Legge Elettorale Acerbo: la legge precedente era proporzionale (a seconda del numero dei voti e il numero di seggi), introduce premio di maggioranza (riforma appoggiata dai liberisti).
Nelle elezioni del 1924 i Fascisti ottengono un premio maggioranza e con minacce e brogli elettorali ottengono il 65% dei seggi. I brogli e le violenze vengono denunciati da Matteotti (Partito Unitario), che dichiara le elezioni illegittime: qualche giorno dopo viene rapito e ucciso.
Questo fatto fu uno scandalo internazionale e per la prima volta il potere di Mussolini vacilla, e perde consenso, nonostante il re taccia e la Chiesa lo appoggi ancora.
Nel giugno 1924 alcuni socialisti e liberali di sinistra organizzano un atto di protesta contro i Fascisti, chiamato Secessione dell’Aventino, in cui i parlamentari per protesta si recano sull’Aventino.
Giolitti però, volendo indebolire la sinistra e sottovalutando i Fascisti, rimane in Parlamento, mentre il Vaticano, su pressione di Mussolini, esilia Don Sturzo (unico antifascista cattolico).
Nel 1924 viene stipulato un decreto con il quale si limita la libertà di stampa, inizia così la censura.
Il 3 gennaio 1925 Mussolini pronunciò un discorso in cui si assume le responsabilità di ciò che era successo negli ultimi anni, in particolare l’uccisione di Matteotti, e in cui legittima l’eliminazione delle opposizioni politiche. A seguito di questo discorso, con le Leggi Fascistissime, esautora il Parlamento portando così al Regime Fascista:
- eliminati i sindaci elettivi e imposto un podestà di nomina governativa, quindi lo Stato controlla i Comuni.
- Presidente del Consiglio responsabile solo verso il re
- il re può nominare o licenziare i ministri solo su proposta di Mussolini
- conferisce al Capo del Governo la facoltà di emanare decreti con forza di legge (vi è quindi corrispondenza tra potere esecutivo e legislativo).
- Tribunale Speciale, nuova polizia politica (OVRA), viene rafforzato i confino.
Nel 1926 vengono sciolti i movimenti politici indipendenti e arrestati o confinati tutti i deputati dell’Aventino.
Nel 1927 viene arrestato Antonio Gramsci (fondatore partito comunista), resterà 10 anni in carcere.
Nascono le Corporazioni con il Ministero delle Corporazioni, mettendo insieme padroni e lavoratori, così da evitare gli scioperi.
Nel 1928 vengono limitati ulteriormente i poteri del re: non può nominare autonomamente il Presidente del Consiglio, deve scegliere tra una lista fatta dal Gran Consiglio del Fascismo.
Viene redatta una Nuova legge elettorale: i candidati devono essere scelti in base a una lista redatta dalle Corporazioni.
Il Fascismo rispetto al Nazismo aveva l’appoggio della chiesa, la mancanza di un’ideologia forte, non è antisemita, aveva come unico modello quello romano, non organizza stermini di massa.
Nel 1925 molti intellettuali (tra i quali Gentile) e giornali si erano schierati col fascismo. Da ciò scaturì il Manifesto Gentile, che venne firmato anche da Ungaretti e Pirandello, antitetico con il Manifesto Antifascista firmato da Croce, Einaudi, Salvemini e Calamandrei, che però vennero tutti eliminati, zittiti, mandati in esilio a Parigi (fratelli Rosselli, Salvemini, Ernesto Rossi, Nenni, Saragat) o a Mosca (Togliatti).
Piero Gobetti invece scappò ma fu trovato e ucciso; Turati fu imprigionato ma riuscì ad evadere.
Da questi antifascisti viene fondato il movimento Giustizia e Libertà.
L’unico partito che rimane clandestino è quello Comunista.
Nel 1926 vi è un attentato anarchico ai danni di Mussolini, da parte di Zamboni, che però viene ucciso dai fascisti.
Nel 1929 vengono stipulati i Patti Lateranensi con la Chiesa, i quali riconoscono Roma capitale di Stato e il Cristianesimo come religione di Stato, inoltre la Chiesa riceve un ingente somma di denaro.
Il Fascismo viene accusato di ingerenza sulla Chiesa, viene scritta un’enciclica che ribadiva l’indipendenza della Chiesa.

La risposta di Mussolini alla crisi si ebbe con politiche statalistiche molto forti e la promozione di quattro grandi battaglie: la Battaglia del Grano, quella Demografica, quella della Lira (Quota 90) e la campagna di bonifica soprattutto del Lazio.

La Battaglia del Grano, fu il primo tentativo italiano di autarchia (limitazione dell’indipendenza dall’estero).
La Battaglia Demografica viene attuata per aumentare la manodopera per giovare all’economia.
Nel 1933 venne fondato l'Istituto di Ricostruzione Industriale (IRI).
La Battaglia della Lira venne attuata perchè la lira aveva un valore troppo alto e questo danneggiava le esportazioni italiane.
Mussolini fino ad ora si era esclusivamente occupato della fascistizzazione dello Stato, dagli anni 30 però decise di impegnarsi personalmente nella politica estera: dal 32 al 36 diventa Ministro degli Esteri.
Inizialmente cerca di avvicinarsi a Francia e Inghilterra, apparendo quasi anti-tedesco, nonostante prima ci fosse stato sostegno anche economico da parte dei fascisti al nazismo.
Nel 1934 Hitler tenta di annettere l'Austria e nel 1935 ci fu una conferenza a Stresa dove Mussolini insieme a Francia Inghilterra e alla Società delle Nazioni si dichiararono pronte a reagire ad ogni futuro tentativo da parte della Germania di modificare o violare il trattato di Versailles.
Sempre nel 1935 Mussolini, a causa di un discorso nazionalistico ed economico, decide di ampliare le colonie italiane che fino a quel momento erano solamente Libia ed Eritrea.
In Italia l'economia è ancora basata esclusivamente sulle campagne e c'era un eccesso di manodopera.
Le esportazioni italiane concentrate verso i Balcani erano ostacolate dalla Germania, cercò quindi di mandare la produzione verso le colonie.
Spedizione verso l'Etiopia 1935: inizialmente condannata dalla Società delle Nazioni da Francia Inghilterra,che attuarono un embargo, soprattutto di armi, contro l'Italia.
Hitler si dimostra favorevole a Mussolini e gli dà il suo appoggio.
Nell'ottobre del 1935 ci fu l'attacco anche con gas asfissianti sui civili da parte dei generali Badoglio e Graziani. Nel 1936 l'Etiopia è conquistata. Vi è così la formazione dell' Asse Roma-Berlino, alleanza tra i due regimi tramite un patto, chiamato Anticomintern, nel 1936 contro i socialisti e i comunisti dell'Unione Sovietica al quale nel 1937 si aggiunse anche il Giappone.

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