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Affare Dreyfus

La sconfitta che la Francia subì contro Bismarck nel 1871 scatenò un sentimento di rivincita e il desiderio di incolpare qualcuno per questo fatto.
Alfred Dreyfus, capitano dell'artiglieria francese, venne accusato di aver tradito la Francia dando informazioni segrete sull'esercito francese all'esercito prussiano di Bismarck. Venne condannato così all'esilio nell'Isola del Diavolo. Questo accadde poiché era ebreo (Antisemitismo, cioè vedere in una persona proveniente da un altro stato una possibile minaccia per il proprio Stato).
Si creò un grosso movimento di opinione contro questa condanna: alcuni lo ritenevano colpevole, mentre la maggior parte, lo ritenevano innocente.
È il primo caso in cui si riscontrò una spaccatura di massa, vi erano due schieramenti. FU incaricato un militare antisemita di riaprire il caso e di indagare su questo, sperando in questo modo di placare l'opinione pubblica. Infatti pensarono che il militare non avrebbe mai indagato a fondo e che quindi Dreyfus sarebbe rimasto l'unico colpevole di questa vicenda. Questo militare però si rivelò una persona corretta e decise di indagare: fece fare una perizia calligrafica dalla quale si scoprì che era stato un generale francese a tradire la Francia che a questo punto iniziò a temere che questa notizia fosse scoperta dalla popolazione francese che non avrebbe più avuto fiducia nello Stato e nell'esercito. Si decise così di liberare Dreyfus, affinché non trapelasse questo fatto.

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