Italia: dalla Monarchia alla Repubblica


Nel giugno del 1945 nacque il primo governo del dopoguerra, presieduto da Ferruccio Parri, uno dei capi della Resistenza. Di questo nuovo governo, ne facevano parte la DC, PC, PS, partito liberale, partito d’azione e i democratici del lavoro. Questo governo cadde solo dopo 5 mesi. La caduta del governo voluta dai liberali con il consenso della DC, fu il primo segnale che l’unità antifascista stentava a tradursi in un programma politico. Infatti, più si facevano urgenti e complessi i problemi da affrontare, più crescevano le divisioni che già erano emerse durante la Resistenza. Si stavano delineando due schieramenti contrapposti: da una parte la Democrazia cristiana (borghesia, mondo imprenditoriale),dall’altra il Partito comunista (classe operaia, CGIL, l’Unione Sovietica).
Il PCI era presieduto da Palmiro Togliatti, il quale a suo avviso, le intese con gli altri partiti antifascisti dovevano consentire la soluzione dei problemi, e la conquista del potere doveva avvenire per mezzo di elezioni. Pietro Nenni, leader dei socialisti, richiedeva insieme a Togliatti le elezioni per l’Assemblea Costituente (la quale scriverà successivamente la nostra costituzione). Ma su questo punto ebbe la meglio il leader della DC, Alcide De Gasperi, che convinse le sinistre a rimandare le elezioni alla primavera del ’46. La DC diventò sempre di più un moderno partito capace di conquistare i cattolici di ogni ceto sociale. Il consenso giunse però anche dal mondo imprenditoriale, preoccupato del successo delle Sinistre e si accrebbe grazie all’appoggio di organizzazioni quali ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) o Coldiretti (Confederazione dei coltivatori diretti). Cattolicesimo, democrazia anticonsumismo, libero mercato e difesa della famiglia divennero i punti cardine del programma di De Gasperi.
Dopo la caduta del governo Parri, il 10 dicembre 1945, De Gasperi divenne presidente del Consiglio. Nenni ottenne la carica di vicepresidente e Togliatti il ministro di Grazia e Giustizia. De Gasperi fu sostenuto dai liberali, ma era gradito anche a socialisti e comunisti soprattutto perché era segretario di uno dei tre partiti di massa che aveva partecipato alla Resistenza. De Gasperi fu il primo esponente di un partito dei cattolici a guidare un esecutivo nella storia d’Italia (governò fino al 1953). Il primo compito fu quello di decidere se l’Italia sarebbe diventata una Repubblica o rimasta una Monarchia. Ci furono discussioni sul potere da affidare all’Assemblea Costituente, ovvero se il compito di decidere per Repubblica o Monarchia fosse affidato ad essa. De Gasperi temeva che una Costituente “sovrana”, con ampi poteri, avrebbe finito per assomigliare alla Convenzione Nazionale della Rivoluzione francese (l'assemblea esecutiva e legislativa in vigore durante la Rivoluzione francese). De Gasperi si oppose e ottenne che la scelta istituzionale fosse affidata ad un referendum popolare e che la Costituente si limitasse a elaborare e approvare la nuova Costituzione.
Re Vittorio Emanuele 3° decise di abdicare a favore del figlio Umberto 2°, nella speranza di salvare l’istituzione monarchica, ma la complicità con la dittatura fascista, la responsabilità della guerra e la fuga da Roma, non potevano essere cancellati facilmente dalla memoria degli italiani.
Il 2 giugno 1946, gli italiani si recarono in massa alle urne per scegliere tra monarchia e repubblica. Si trattò delle prime elezioni a suffragio universale, nelle quali il diritto di voto fu riconosciuto anche alle donne. Prevalse la repubblica: i repubblicani conquistarono la maggioranza nel nord e nel centro, mentre la monarchia vinse al sud. Il 13 giugno Umberto lasciò Roma per recarsi in esilio in Portogallo. Il voto per la Costituente andò ai partiti di massa (socialisti, cattolici, comunisti) che ottennero il 75% dei voti. Ad ottenere il successo maggiore fu la DC (207), poi i socialisti di Nenni (115) e i comunisti (104). Tra gli altri partiti ottenne una significante affermazione il Fronte dell’Uomo Qualunque (che non voleva stare da nessuna parte). La Costituente designò come suo presidente il socialista Saragat, il quale elesse come capo provvisorio dello Stato il giurista napoletano Enrico de Nicola.
La Costituente nei 18 mesi successivi alla sua elezione si dedicò alla stesura della Costituzione della Repubblica Italiana, che venne approvata nel dicembre del 1947 ed entrò in vigore l’1° gennaio 1948. Lo scontro più duro si ebbe forse quando De Gasperi propose di accettare nella nuova Costituzione il Concordato con la Chiesa cattolica del ’29. I partiti laici e i socialisti furono contrari. La proposta però venne approvata dai comunisti: Togliatti voleva evitare divisioni all’interno delle masse popolari. L’articolo 7 venne così approvato: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.”. La Costituzione della Repubblica Italiana si compone di 139 articoli, cui si aggiungono 18 “disposizioni transitorie”. È divisa in due parti, precedute dai principi fondamentali (articoli 1-12). Gli organi dello Stato sono il Parlamento, il Governo, la Magistratura e il Presidente della Repubblica. Il Parlamento, che esercita il potere legislativo (=fa le leggi) si compone di due camere: camera dei deputati e senato della repubblica. Al Governo, formato dal Presidente del Consiglio e dai ministri, spetta il potere esecutivo, cioè quello di far eseguire quanto previsto dalle leggi. Alla Magistratura, spetta il potere giudiziario necessari per risolvere secondo il diritto le controversie che possono sorgere tra i cittadini e lo stato e punire le violazioni della legge. A capo dello Stato vi è il Presidente della Repubblica, il quale ha poteri di rappresentanza dell’unità nazionale e controllo del funzionamento degli altri organi.
La forma di governo è dunque rappresentativa e parlamentare: rappresentativa perché i cittadini non esercitano direttamente il potere decisionale, ma delegano il compito a propri rappresentati eletti a suffragio universale; parlamentare perché il Governo risponde del duo operato alle Camere.
Nel 1955, venne istituita la Corte Costituzionale (=controlla la conformità della Costituzione e delle leggi).
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