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Ritratto dei coniugi Arnolfini

Nel celebre Ritratto dei coniugi Arnolfini, Jan van Eyck affida allo specchio convesso posto sulla parete di fondo più di un significato.
Esso dimostra che, al centro della ricerca dell’artista, vi è la sperimentazione mimetica e illusionistica (l’interno è come raddoppiato, anche se deformato dalla superficie ricurva dello specchio), ma assolve anche ad una funzione “ufficiale”: sulla superficie riflettente, infatti, si scorgono due figure, i testimoni del rito, per cui il dipinto assume il valore di documento nuziale.
Uno dei due personaggi riflessi è lo stesso pittore, che si firma.
La prospettiva con punto di vista rialzato, inglobando lo spettatore nella stanza, lo rende partecipe dell’evento, ponendolo al posto dei testimoni e con lo “sguardo” del pittore.
Proprio Jan van Eyck è il grande protagonista del nuovo corso dell’arte fiamminga.

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