Cultura del Quattrocento e Cinquecento


Le basi politiche, economiche e sociali della storia culturale del Quattrocento(XV secolo) e Cinquecento(XVI secolo)
Dal Duecento(XIII secolo) la forma di governo è generalizzata. La forma politica di governo cambia rispetto a prima: non ci sono più i Comuni perché al loro posto si formano le signorie che hanno allargato il loro dominio fino a diventare degli stati regionali; tale passaggio di potere è causato dalle lotte di potere. Il potere è dunque di uno solo, il signore, di tipo ereditario e autoritario: soltanto egli prende le decisioni e ha poteri in politica interna, estera, economica, culturale e di amministrazione della giustizia. Il signore è colto e si circonda di artisti e funzionari che facevano la sua volontà, costituivano la corte e col tempo diventarono sudditi. Grazie alla sua corte, il signore resta separato dal resto della società.
Era diffuso il mecenatismo, termine che deriva da Mecenate che era il ministro di Cesare Augusto, secondo cui gli intellettuali a corte vantavano il prestigio di sviluppare le arti, la cultura, ecc.(e la proteggevano) facendosi mantenere dal signore il quale così in cambio riceveva il consenso. Dunque il signore mantiene gli artisti, intellettuali nella corte finché possano dedicarsi alle loro opere; la cultura si consuma all’interno della corte. Quest’ultima crea cultura dalla quale può trarne vantaggio soltanto la corte stessa: il resto della società continua a vivere nell’ignoranza.
Il ruolo degli intellettuali diventa importante perché da un lato costoro celebrano la magnificenza della corte e dall’altro definiscono ed esprimono i valori condivisi dall’elite della corte stessa. Nella realtà dei fatti, però, la vocazione dell’intellettuale è più quella di servire il signore(vi era il rischio di cadere nel servilismo) piuttosto che creare cose, opere nuove. La figura dell’intellettuale cambia: nel Medioevo egli è legato alla vita del suo Comune(es. Dante sta sempre a Firenze) mentre ad es. Petrarca è un cosmopolita ovvero si sposta da un luogo all’altro. Petrarca è un intellettuale pienamente cortigiano perché accetta la signoria, ha nella corte la funzione di dare consigli e fama ai principi; egli evita il servilismo a differenza di molti degli intellettuali, conservando così la propria autonomia. Il Petrarca, come gli altri intellettuali del Rinascimento, seleziona la realtà nobile, sublime escludendo gli elementi della quotidianità; egli entra in crisi per la sua incertezza.
La corte era diversa dal resto della società sotto diversi aspetti, anche per lo stile di vita, improntato all’edonismo: la ricerca del piacere inteso in senso generico come ad esempio il ricercare piacere in una bella scultura; ricerca attuabile vivendo nel lusso, eleganza, seguendo un modo di vivere raffinato. La ricerca del piacere può essere attuata anche attraverso l’ozio.
L’economia ha un periodo di slancio, dapprima in tutta Europa e in seguito anche in Italia, e si crea la tendenza dei ricchi mercanti a operare anche nel settore agricolo, essendo che la proprietà terriera è la base del potere economico.
Nel ‘400 e ‘500 la società era formata nel seguente modo: al vertice della piramide troviamo i funzionari(membri della corte del signore) seguiti dalla grande borghesia, i nobili e al fondo della società troviamo i contadini.

La visione culturale(del mondo, uomo, la natura) propria della classe borghese
Nel Medioevo la vita era concepita come un passaggio alla vita vera, nell’aldilà; l’uomo è un essere debole, debole dell’uomo è in particolare il corpo che non sa resistere alle tentazioni dell’uomo. La visione diffusa è quella teocentrica(Dio al centro di tutto) mentre in seguito la visione diventa di tipo antropocentrico: è l’uomo ad essere al centro del mondo.
Nella nuova concezione non vi è separazione tra corpo e spirito, il primo viene celebrato nelle opere, nella cultura per la propria bellezza. L’uomo ora può controllare i propri impulsi, per poter creare un equilibrio armonico; l’uomo si realizza nella vita terrena e non è ateo(che non crede in Dio) in quanto continua a credere nella realizzazione anche nell’aldilà. L’uomo decide di condurre una vita dignitosa, elegante, di circondarsi di cose belle e della bellezza dell’arte.
Nasce il concetto di naturalismo, una nuova concezione della natura: agli elementi naturali viene attribuito un senso in sé compiuto, non più di tipo allegorico. Questa visione era presente già nell’antichità, in particolar modo nell’età classica: essa emerge come modello da seguire, ed è anche da questo fattore che inizia il Rinascimento. Per età classica si intende l’età greco-romana, dove per greca quella che fece da modello a quella latina, ovvero quella romana.

Avvengono dunque in questo periodo storico dei cambiamenti di una certa portata; gli studiosi danno delle interpretazioni della realtà: per certi aspetti al Rinascimento viene attribuita una connotazione negativa in quanto l’uomo di tale periodo considera inferiore la mentalità medievale, mentre per altri aspetti gli studiosi, così come gli intellettuali del Medioevo, si rendono conto che la mentalità è cambiata e interpretano la realtà considerando il Rinascimento suddiviso in due fasi(quella del ‘400 chiamata Umanesimo e quella del ‘500 chiamata Rinascimento).
La fase di formazione della nuova visione culturale avviene nell’Umanesimo e nei primi decenni del Cinquecento; già con Boccaccio e Petrarca si delineano dei cambiamenti che porteranno alla formazione della nuova mentalità.
Un principio fondamentale è l’imitazione, attiva e creativa, in tutti gli aspetti, delle opere, valori e cultura dell’età classica: vengono condivisi gli stessi valori e ci si ispira ad essi sia per riportarli alla loro forma originale sia per reinterpretarli, adeguarli, alla realtà del presente allo scopo di comprenderne il significato, dato che i bisogni dell’uomo cambiano dall’età classica al Rinascimento. Questo principio dell’imitazione comporta la ricerca e la lettura di tutte le opere classiche: veniva presa la verità scritta in tali opere e la si considerava assoluta ed eterna. Negli uomini del Quattrocento si crea un senso storico e la ricerca dei classici venne fatta anche dagli intellettuali: Boccaccio e Petrarca studiarono anche il greco.

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