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I signori rinascimentali delle corti rinascimentali

A Firenze Lorenzo il Magnifico creò una splendida corte, circondandosi di insigni sapienti e promuovendo la cultura a tutti i livelli. Filosofi come Marsilio Ficino, poeti e letterati come Angelo Poliziano, dotti umanisti come Giovanni Pico della Mirandola, artisti come Sandro Botticelli ma anche il giovanissimo Michelangelo si riunivano insieme al principe nel giardino del palazzo mediceo (oggi Medici-Riccardi), dove disquisivano di arte, letteratura e filosofia. Sia pure per poco più di vent’anni, Firenze divenne così il cuore pulsante di una nuova sensibilità artistica, altissima e intellettuale, segnata dalla nostalgia dell'antichità e dalla filosofia neoplatonica.
• A Urbino si formò una piccola ma importante corte di artisti e intellettuali, che visse la sua stagione più importante sotto Federico da Montefeltro (1444-82). In questi anni si stabilì in città Piero della Francesca, che vi creò alcuni dei suoi più limpidi capolavori. Federico chiamò importanti architetti per ampliare e rinnovare il Palazzo ducale, trasformandolo nello straordinario esempio di architettura rinascimentale che oggi conosciamo. Al suo interno, il principe umanista volle anche un piccolo ambiente, ricoperto di tarsie lignee, dove poteva ritirarsi in tranquillità per leggere, studiare e meditare: lo Studiolo di Federico da Montefeltro si può ancora considerare uno dei simboli più raffinati ed eleganti delle corti italiane nel periodo del loro massimo splendore.
• A Milano gli Sforza riuscirono a garantire un lungo periodo di pace che diede una certa prosperità al ducato, crearono una corte umanistica all’avanguardia, amante del fasto ma anche della cultura e dell’arte, e promossero importanti rinnovamenti in campo architettonico: in città, l’Ospedale maggiore (oggi sede dell’Università Statale) e la ricostruzione del Castello sforzesco nelle forme che conosciamo oggi; nel resto del ducato, la Certosa di Pavia, di fondazione viscontea ma completata sotto Ludovico il Moro, quando ne fu realizzata la splendida facciata marmorea. Abile politico, uomo colto e amante dell’arte, il Moro seppe tessere alleanze con altri stati (specialmente per tentare di porre un argine alle mire espansionistiche della Repubblica di Venezia), ma più di ogni altra cosa ottenne di riunire a corte personalità illustri, che diedero vita a un clima culturale senza precedenti in Italia.
• Nel Ducato di Mantova, fin dai primi del Quattro-cento erano stati chiamati alla corte dei Gonzaga artisti e pensatori illustri quali Pisanello e il celebre umanista Vittorino da Feltre. Tuttavia fu solo dopo la metà del secolo che la città si aprì alle novità rinascimentali, soprattutto grazie a Ludovico Gonzaga (1412-78), che invitò a Mantova, quasi in contemporanea, Leon Battista Alberti e Andrea Mantegna. Iniziò così un periodo di straordinaria vitalità e modernità artistica, segnato da una forte e originale impronta classicheggiante: Alberti tentò di modificare il volto architettonico della città, mentre Mantegna celebrò un poetico inno alla corte gonzaghesca realizzando gli affreschi della Camera degli Sposi.
• Una situazione analoga si verificò nel Ducato di Ferrara. Sotto gli Estensi nacque una corte umanistica splendida e colta, inizialmente legata alla cultura tardo-gotica, ma che poi si aprì rapidamente alle innovazioni rinascimentali toscane grazie alla presenza in città di Leon Battista Alberti e Piero della Francesca, ma anche di pittori fiamminghi, tra cui Rogier van der Weyden. In questa atmosfera vivace e internazionale, in cui videro la luce i primi capolavori della letteratura cavalleresca in Italia, nacque la decorazione ad affresco di Palazzo Schifanoia, voluta da Borso d’Este, l’evento figurativo più importante del Quattrocento ferrarese e una delle più significative imprese artistiche del Rinascimento italiano. Tra il 1484 e il 1492, Ercole I d’Este promosse invece un grande ampliamento della città, affidandone il progetto all’architetto Biagio Rossetti: costui, guidato dall’utopia della "città ideale", riuscì a realizzare almeno parzialmente un vero e proprio quartiere rinascimentale - la cosiddetta Addizione erculea -, unico nell’intera penisola perché ispirato a rivoluzionari princìpi di razionalità urbanistica e di fruibilità da parte dei cittadini.
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