Bramante

Fu il primo architetto del Rinascimento maturo che inaugurò una nuova visione dell’architettura seguendo gli esempi di Alberti e Brunelleschi, ma soprattutto ispirandosi agli antichi.
Nacque a Urbino e si formò nella corte federiciana sotto l’influenza di grandi maestri come Piero della Francesca; da questi apprese la tecnica della prospettiva che applicò anche in pittura.
Dagli artisti fiamminghi apprese l’uso corretto della luce e l’attenzione per il reale.
Verso il 1478 giunse a Milano per un lavoro al palazzo donato a Federico da Galeazzo Maria Sforza.
Rimase per un po’ presso la corte di Ludovico il Moro (non nelle vesti di pittore, ma come ingegnere perché Milano era una città nuova) e qui venne a stretto contatto con Leonardo da Vinci.
Insieme studiarono un’idea innovativa, anche se ripresa dai classici: tutti gli edifici dovevano avere pianta centrale.

Nel 1499 il Ducato di Milano venne invaso dai francesi e i progetti di Bramante e Leonardo furono interrotti; Leonardo fuggì prima a Mantova, poi Venezia, Roma e Firenze, Bramante a Roma dove morì nel 1514. Qui lavorò al Tempietto di San Pietro e anche al cortile circolare attorno (che rimase incompiuto per problemi finanziari).
Stile: Nei suoi progetti Bramante si rifece molto a Leon Battista Alberti; infatti condivise il pensiero di “ partire dalla cultura e il luogo in cui si lavora”, tant’è che a Milano usò un linguaggio lombardo, a Roma un linguaggio romano.
1° incarico: Chiesa di Santa Maria presso San Satiro
Chiesa paleocristiana che non aveva pianta centrale, ma a T (croce commissa) a causa delle dimensioni ridotte. A causa della mancanza dell’abside, riuscì a creare uno spazio in più (equidistante – detto VOLTA CASSETTONICA) creando un finto coro prospettico profondo meno di un metro. Tutto questo grazie alla pittura adottando una prospettiva illusionistica. -> 1° volta che la prospettiva diviene mezzo per creare uno spazio virtuale.

Sacrestia della Chiesa di Santa Maria presso San Satiro: di pianta ottagonale; si rifà alle vecchie cappelle sepolcrali romane e ai battisteri paleocristiani. Ha elementi decorativi e architettonici caratteristici dell’arte lombarda.

Santa Maria delle Grazie (Ristrutturazione)

[Mentre Bramante lavora nella Chiesa, Leonardo lavora nel refettorio dipingendo “ L’ultima cena”.]
Bramante usa un motivo ripreso dai maestri comacini che avevano dato l’impronta culturale lombarda e si rifà anche a Brunelleschi (Sagrestia Vecchia) e ad Alberti (l’edificio non deve sconvolgere il luogo).

La tribuna è cubica e delimitata da quattro archi a tutto sesto e sopra ha una cupola emisferica con 16 costoloni.
Sul lato opposto dell’ingresso c’è una piccola scarsella, a pianta quadrata e coperta da una volta a ombrello.
Ai fianchi e sulla parete di fondo della tribuna ci sono tre absidi semicilindriche, due delle quali collegate alla cupola, mentre la terza prolunga lo spazio del coro.
La Chiesa ha uno stile tardogotico, ma la tribuna da l’impressione di una luminosa leggerezza evidente soprattutto nelle pareti e nella cupola.
Esternamente il tiburio poligonale con loggiato di bifore separate da colonnine in marmi richiama il gusto lombardo.

Tempietto di San Pietro in montorio (1502-1508)

Edificio con pianta circolare costruito nel luogo del martirio di San Pietro, sul colle Gianicolo (proprio per commemorare il martirio sceglie la pianta circolare).
Questa pianta rievoca la perfezione degli elementi naturali (Terra rotonda), l’infinito e la divinità.
C’è un basamento a tre gradini su cui poggia un primo corpo cilindrico, in cui sedici colonne doriche reggono una trabeazione a metope e triglifi con oggetti liturgici cristiani.
C’è poi un secondo corpo cilindrico dietro una balaustra alternato da nicchie e paraste e coperto da una cupola a sesto rialzato (doveva essere emisferica).
Fu chiamato “Tempietto” perché si rifà allo stile greco proprio per la presenza:
- Colonne tuscaniche
- Motivi alternati in metope (lastre) e triglifi
- nicchie (sopra)
Inoltre
- L’altezza del cilindro ha la stessa misura del diametro del cerchio formato dalle scalinate

- Uso di marmo bianco come rivestimento alla romana; scompaiono i colori lombardi (stile romano).

L’incarico più importante che gli venne affidato FU la ristrutturazione della Basilica di San Pietro.
Prima provò a ricostruirla, poi convinse papa Giulio II a farne una nuova (richiedeva molto denaro-> vendita di indulgenze che causò la rivolta di Lutero).
Bramante pensò a una pianta centrale sostituendola a una croce latina: creò una pianta greca iscritta in un quadrato con bracci che andavano a finire in quattro cappelle absidate e con saccelli negli angoli con su dei campanili.
In questo modo si ispirava all’arte bizantina e paleocristiana; la grande cupola circondata da 4 più piccole rievocava quella del Pantheon greco.
L’idea del progetto originario si ha grazie alla medaglia fusa da Cristoforo Cardosso per la fondazione del primo pilastro. Si nota che ci sarebbe dovuta essere una fusione di classicità ed elementi nuovi. Con questo lavoro Bramante dimostrò di aver superato il razionalismo di Alberti e di aver dato vita a un organismo in grado di generarsi da sé incarnando l’ideale umanistico di armonia universale.

Leonardo da Vinci

Nato da una scappatella del padre con la lavandaia. Il padre era il notaio di Vinci (città dove crebbe) che divenne sindaco della città. Era un uomo colto, sapeva leggere e conosceva il latino.
Personalità complessa: figura eclettica, si interessa ai vari ambiti con approccio moderno e un atteggiamento di indagine nei confronti del reale.
Per questo trovò poco spazio nell’ambiente mediceo, fondato sul neoplatonismo.

Nel 1481 andò a Milano, città più pratica che artistica; infatti si presentò come ingegnere inventando anche macchine da guerra. Qui si specializzò anche nei ritratti commissionatogli da famiglie facoltose.
Fu mandato a lavorare nella bottega del Verrocchio a Firenze, allora la più importante.
Il fatto che era figlio illegittimo gli limitò gli studi perché non veniva visto bene; proprio per la mancanza di studi classici si sentiva inadeguato.
Era mancino e aveva adottato una scrittura originale ( da sinistra a destra):in questo modo non sporcava. I suoi scritti sono leggibili con uno specchio.
Raccolse tutti i suoi appunti e disegni in una sorta di diario che portò con sé fino alla morte; questi sono stati riuniti da un suo allievo, il Melsi.
Nel 1499 lasciò Milano, in guerra, assieme a Bramante (Roma- Venezia-Firenze).
Tornato a Firenze, ebbe molto successo (Gioconda) ma, essendo vecchio, fu meno apprezzato per la sua lentezza.
A Firenze iniziarono i suoi problemi economici; fu ospitato con tutti gli onori dal re di Francia ad Ambois in un castello dove poi morì.
In Francia portò con se la Gioconda e La Vegine delle rocce.
Stile: Nonostante si sia mosso in tutti gli ambiti, il dipingere fu la sua attività prevalente.
Secondo Leonardo, dipingere era conoscere (dipingeva di tutto, da macchine a disegni importanti sul corpo umano e la formazione del feto).
1)I suoi disegni escludono la linea di contorno di Botticelli; secondo Leonardo in natura non esiste linea di contorno, ma ci sono tanti tratti a formare l’immagine.
2)Elabora una visione diretta dell’oggetto: la mano non può rappresentare al 100% ciò che l’occhio vede; da questo scaturisce la sua lentezza.
Molte sue tecniche sono di sperimentazione: alcuni affreschi li realizzò a secco, quindi si sbiadirono (come l’Ultima cena).
Altro carattere è 3)l’aggiunta della prospettiva aerea , che consiste nel guardare e rappresentare l’orizzonte così com’è. C’è una sfocatura dell’immagine, che pone la condizione di indagare la realtà.
Per Leonardo 4)l’aria è fenomeno del pulviscolo atmosferico, sostanza che se messa in lontananza è percepibile nella resa dei colori.
5)Analizza i sentimenti umani; l’uomo non è più visto solo esteriormente come in Botticelli, ma ci deve essere un’indagine interiore.

Opere a Firenze

Annunciazione (1473-74) : risente delle influenze fiorentine.
Non c’è un ambiante chiuso come solito, ma la scena si rappresenta in un giardino signorile.
A destra c’è la Vergine accanto a un leggio sulla soglia della casa (edificio in bugnato), a sinistra c’è l’arcangelo Gabriele inginocchiato che, on le ali non ancora ferme, si china verso Maria.
Manca la linea di contorno, le immagini sono più mobili.
Il paesaggio sperimenta a pieno la prospettiva aerea ed è distintivo in quanto sullo sfondo ci sono montagne con vette molto alte ed è sfocato con colori che ce lo allontanano ancora di più.
Il giardino è reso alla Botticelli, fiorito e con cura botanica.
Appare una caratteristica costante in Leonardo: uomo e natura sono comprimari (stessa importanza; invece la cultura neoplatonica poneva al centro l’uomo).


Adorazione dei Magi (1481-82): non la completò proprio per la sua lentezza.
Le figure sono rappresentate su una base color seppia. Non c’è una linea unica, ma tante e i colori sono stesi a pezzi con una serie di velature ( verde e rosso alla base). Altre parti non sono state colorate.
Tema : arrivo dei Magi. Non colloca la Sacra Famiglia nella grotta, ma in un ambiente naturale, esterno -> contatto con la natura.
La posa dei personaggi è piramidale in modo da creare uno spazio tridimensionale; al centro c’è Maria con il Bambino, alle sue spalle San Giuseppe, intorno i Magi e dietro l’umanità con espressioni diversificate che esprimono sentimenti.
C’è una circolarità di questi sentimenti, ossia una sorta di rimando di gesti e sguardi che esprimono agitazione.
Sullo sfondo ci sono da una parte ruderi architettonici (potrebbero indicare la fine dell’era pagana), dall’altra l’immagine di una guerra (potrebbe rappresentare l’umanità prima della rivelazione divina).
Ci sono anche due piante:
- Alloro: simboleggia il trionfo del bene sul male
- Palma: simbolo del sacrificio di Cristo

Opere a Milano
Vergine delle rocce: Due versioni; una alla National Gallery, l’altra a Louvres.
Vergine delle rocce di Louvres: fu contestata perché non sembra conforme alle regole ecclesiastiche, infatti non c’è l’aureola (nel reale non si vede, quindi non la mette).
In primo piano ci sono Maria, San Giovanni fanciullo, Gesù Bambino e l’angelo.
Ci sono due fonti luminose: una frontale e una che viene da dietro. Anche gli oggetti vicino sono illuminati (la luce sbatte su un oggetto e si riflette).
Come nell’Adorazione, c’è una composizione piramidale dei personaggio e una circolarità di sguardi e gesti che invita l’osservatore a partecipare (espresso soprattutto dallo sguardo dell’angelo verso l’osservatore).
Sullo sfondo è evidente la prospettiva aerea, che sfoca le figure a causa del pulviscolo atmosferico che si frappone.
Le figure non sono mai completamente definite da una linea, ma è usata la tecnica dello sfumato : non esiste colore singolo, c’è una riflessione della luce -> compenetrazione del colore, come se tutto si fondesse).
Vergine delle rocce della National Gallery: le figure sono più grandi dello sfondo, ma la tecnica è meno raffinata (chiaroscuro e colori freddi).
Il gesto dell’angelo che dava importanza a San Giovanni fanciullo scompare e il suo sguardo non è rivolto verso l’osservatore; le specie vegetali sulla sinistra cambiano e c’è l’aggiunta delle aureole e del bastone di San Giovannino.
Ultima Cena (1494-98) : la scena si svolge su una grande tavolata.
Cristo è al centro del tavolo con tutti gli apostoli dietro a gruppi di tre persone. I personaggi per la loro grandezza sembrano invadere lo spazio e venire incontro all’osservatore.
Anche qui cè una circolarità di sentimenti evidente nei gesti delle mani e nelle espressioni dei volti diversificate.
La parete è affrescata come lo spazio antistante. Vengono usati chiaroscuri e lue proveniente da tre finestre sullo sfondo che evocano la Trinità.
Tecnica Tromp d’oeil : idea della tavolata all’interno della stanza -> Effetto di sfondamento della parete.
Giuda, contrariamente all’iconografia tradizionale, non è isolato, ma seduto insieme agli altri: con una mano tiene la sacca dei denari, con l’altra si blocca nell’atto di intingere il pane nel piatto insieme a Cristo. Gli altri apostoli hanno volti resi con drammaticità proprio per l’imminente tradimento di Giuda.
Gioconda: è il ritratto di una nobildonna fiorentina iniziato tra il 1503 e il 1506 a Firenze, ma non consegnato mai al mittente. Lo portò in Francia, dove morì.
La figura è inquadrata a mezzo busto con le mani in primissimo piano (ripreso da Raffaello - Ritratto di Maddalena Strozzi).
Si tratta di uno sfondo naturale (uomo e natura comprimari), un paesaggio quasi primitivo con rossi appena accennati.
L’unica traccia di intervento umano sta nel ponte all’altezza delle spalle della donna su un parapetto.
L’asse di simmetria non è centrale rispetto alla tavola, ma leggermente spostato verso sinistra; produce un movimento che rende la figura vera.
Busto verso destra, mani e volto a sinistra -> contrapposto (Varie parti ruotate già viste con le statue greche)<
( Anche “La dama con l’ermellino, leggetela sul libro).

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