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Paolo Veronese - stile e contesto


Visse tra il 1528 e il 1588 e operò essenzialmente a Venezia, in un momento storico molto fiorente e ricco per la città. Già all’inizio del ‘500 infatti questa diventa centrale da un punto di vista culturale, per via del recupero della filosofia greca e la riscoperta, dopo la censura della Chiesa, di filosofi come Aristotele; Venezia diventò la città con il maggiore potere economico e culturale d’Italia insieme a Roma, e gli artisti di riferimento di questo periodo sono Giulio Romano a Roma, il Parmigianino e il Correggio nell’Emilia Romagna.
Veronese adottò un tecnicismo atto ad esaltare Venezia e il suo principale committente, il doge Grippia. Attraverso la conoscenza diretta con gli artisti del tempo, tenderà anche lui a disarticolare gli spazi accentuando gli effetti prospettici; è centrale, sull’onda della tradizione di Tiziano, l’uso del colore, insieme al recupero Michelangiolesco della figura attraverso forme possenti. Nei volti poi si riconosce un’eleganza che rimanda al Rinascimento maturo, in particolare a quello romano.
Nonostante il legame con il passato trovò allo stesso tempo una perfetta autonomia attraverso un uso del colore che sì riprende quello di Tiziano ma gioca con le tonalità fortemente antagoniste; non costruisce le forme tono su tono (ovvero delle sfumature, attraverso la sovrapposizione di toni) ma con la giustapposizione (=accostamento) dei colori puri, come giallo, rosso e blu. Infatti per esaltare le parti che dipinge contrappone dei colori puri con altri colori puri, creando una forte luminosità che porta l’attenzione sulle figure in primo piano: la sua controtendenza si concretizza anche nel recupero forte del tratto (contorno, disegno) e nel fatto di utilizzare un tipo di vista di scorcio, che determina teatralità e dinamismo.
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