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Firenze - Santa Croce: descrizione


La piazza antistante la chiesa ha subito l’evoluzione dei costumi della città: dalle prime assemblee del popolo che ascoltava le parole dei predicatori della fede cristiana, ai tornei dei cavalieri del XV secolo, di cui uno fu vinto dallo stesso Giuliano de’ Medici ed immortalato dai versi del Poliziano, e sai giochi di calcio del XVI a cui il popolo fiorentino partecipava con spirito di fazione. Anche oggi resta uno spazio utilizzato per importanti manifestazioni, partite di calcio in costume per S. Giovanni, mercatini natalizi, spettacoli musicali. Sull’angolo sinistro della piazza, in prossimità della chiesa si erge una statua di Dante; un tempo era collocata nel centro, ma fu spostata per permettere lo svolgimento del calcio fiorentino in costume.
La chiesa, dell’ordine francescano, costruita nel 1295 sul luogo in cui sorgeva una piccola chiesa vicina al convento dei Francescani, è attribuita ad Arnolfo da Cambio, lo stesso architetto costruttore del Palazzo della Signoria e della Cattedrale. Il campanile è stato ricostruiti nella seconda metà del XIX secolo, riprendendo con esattezza lo stile gotico. L'esterno della chiesa è ricoperto con una facciata in marmo policromo, in stile neo-gotico, aggiunta nel 1863 e finanziata dal mecenate inglese Sir Francis Sloane.
Fin dai tempi più antichi, i Fiorentini, attirati dalle parole e dalla spiritualità dell’ ordine religioso, amavano farsi seppellire in questa chiesa, a tal punto che essa, poco a poco, diventò un grande cimitero e vi furono eretti numerosi monumenti funerari. Successivamente diventò un reliquario nazionale quando si cominciò a seppellirvi gli uomini illustri. Coloro che non vi furono seppelliti, ebbero tuttavia il loro monumento funerario per attestare, almeno, la loro presenza spirituale.
L’interno, a forma di croce egiziana, è diviso in tre navate: i pilastri ottogonali sono slanciati e sostengono archi ad ogiva. Il soffitto presenta delle capriate di legno, ben visibili. Un tempo le pareti erano ricoperte da affreschi di Giotto e dei suoi seguaci. Purtroppo, essi non sono pervenuti fino a noi perché nel XVI secolo Cosimo I che voleva rinnovare la chiesa, dette ordine al Vasari di intonacare i muri. Contro le pareti furono così addossati degli altari senza alcun interesse artistico. Solitamente, all’interno della chiesa, le famiglie benestanti fiorentina si facevano costruire in loro onore delle cappelle commemorative, che poi venivano decorate all'interno e dedicate ad un santo. Oggi ne contiamo 16, con decorazioni di estremo valore artistico: cappelle Bardi, Castellani, Baroncelli, Peruzzi e Pazzi per citarne alcune. Fra tutte le cappella, degna di nota è la Cappella Medici, o del Noviziato, la cui pala centrale è costituita da una terracotta invetriata di Andrea della Robbia che rappresenta la Madonna col Bambino tra angeli e santi, risalente intorno al 1480. Fra le tombe e i cenotafi dobbiamo ricordare quella di Michelangelo, di Machiavelli, di Galileo, del Foscolo, dell’Alfieri, di Rossini. Di Dante, abbiamo soltanto un cenotafio perché Ravenna non ha voluto cedere i resti del grande poeta.
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