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Edouard Manet 1832-1883


Precursore e ispiratore della stagione impressionista, nacque a Parigi presso una ricca e influente famiglia dell'alta borghesia: il padre era un giudice, la madre era figlia di un diplomatico. I genitori inizialmente cercano di ostacolare in ogni modo la sua vocazione artistica; poi gli concessero di frequentare per 6 anni l'atelier di Couture (pittore accademico). Per acquisire una solida tecnica, copiò a lungo le opere dei maestri olandesi e spagnoli esposte al Louvre. Tuttavia elaborò una propria idea di pittura, fondata unicamente sulla realtà contemporanea.
Manet dovette ripetutamente scontrarsi con l'ostilità della giuria del Salon, che respinse molte volte le sue opere. Anche se nutrì un profondo rispetto per i capolavori del passato, adottandoli come punto di riferimento, nella scelta dei temi Manet fu sempre moderno. Trasse i suoi soggetti dalla vita contemporanea, ignorando quelli storici o mitologici.
Il Bevitore di Assenzio, 1859, Olio su tela, Copenhagen:
fu rifiutato al Salon del 59, nonostante l'apprezzamento di Delacroix. Un uomo, inebetito dall'abuso di assenzio, è raffigurato in una delle tante strade di Parigi. Il protagonista dell'opera è alcolizzato ed ha ceduto alla dimensione del vizio, della miseria.
Couture, indignato, ruppe con Manet ogni rapporto e affermò che doveva essere stato Manet ad assumere assenzio per dipingere un simile quadro. Era stato il soggetto ad offendere il maestro, poiché tratto dall'infima vita di strada. Il bevitore d'assenzio, rappresentato con l'occhio distaccato dell'osservatore solitario, senza partecipazione o commento moralistico, fu il primo di molti quadri di Manet destinati a infastidire lo spettatore.

Manet era un elegante e agiato frequentatore dei boulevards parigini e si distingueva in ogni occasione per il suo aspetto accurato. Non mancava di recarsi ai concerti tenuti nei giardini di Louvre, occasione di incontro della bella società parigina.
Musica alle Tuileries, 1862, Olio su tela, Londra:
esposto in una galleria privata nel 1863, è un esempio precoce di pittura di vita moderna en plein air, all'aria aperta, sia pure ricostruita in Atelier in base agli appunti presi sul posto. Il quadro ci mostra l'autore steso, rappresentarto all'estrema sinistra, assime ad un pubblico di nobili, critici, poeti ed artisti, riuniti alle Tuouleries per ascoltare la musica. Per dipingere quest'opera, Manet adottò gli stessi mezzi espressivi della grande pittura di storia: e questo non poteva essere tollerato, il delitto era la dimensione reale.

Nel 1863 la produzione artistica francese fu così intensa che al Salon furono rifiutate dalla giuria 4000 opere, suscitando l'indignazione dei pittori esclusi. Napoleone III ordinò allora che i quadri respinti fossero accolti ed esposti dentro nuove sale, nacque così il 'Salone dei Rifiutati'.

La colazione sull'erba, 1863, Olio su tela, Parigi:
fu presentato proprio al Salone dei Rifiutati, ebbe l'effetto di un vero e proprio 'terremoto' su pubblico e critica. Il soggetto fu considerato assurdo se non addirittura osceno. In quadro rappresenta un grippo di quattro persone: una donna nuda, seduta e affiancata da due uomini completamente vestiti, e sullo sfondo, un'altra donna, che si accinge a fare il bagno. In primo piano, sui vestiti che la donna ha posato sul prato, notiamo un cestino con della frutta e del pane. L'artista fornì indicazioni solo sommarie nella descrizione delle forme e dei particolari del fondo, riducendo il chiaroscuro e talvolta abolendolo. I volumi non sono plasticamente determinati e solo i contorni, tracciati con decisi colpo di pennello, mantengono il compito di modellarli. Le figure sono definite semplicemente per opposizione di toni e anche la profondità è resa non dalla prospettiva tradizionale, ma suggerita dalla giustapposizione delle macchie di colore diverso.
A sconvolgere il pubblico non fu solo la novità della tenica, ma anche il tipo di nudo presentato dal pittore, molto diverso da quello classicamente nobilitato: un nudo che contestava apertamente e metteva in crisi un genere ormani ben collaudato. Manet si era ispirato al Concerto campestre di Tiziano e ad alcune stampe cinquecentesche, a loro volta tratte dal Giudizio di paride di Raffaello. Tuttavia, egli stavolse questi modelli, conducendo un'operazione artistica straniante e provocatoria. Nella pittura rinascimentale, storica, mitologica e religiosa, i soggetti non erano mai presentati come fini a se stessi, ma come esempio di ideali estetici o morali. Per quest'opera non è possibile dare questa lettura. Il nudo di Manet è realisco ed attuale, gli abiti moderni della donna, ammucchiati per terra sotto di lei, e il suo sguardo sfrontato rivolto agli spettatori, facevano pensare non ad una dea, ma ad una prostituta. L'opera appariva molto più vicina alle Signorine sulla riva della Senna di Courbet. Il quadro fu giudicato indecente ed immorale.

Olympia, Olio su tela, 1863, Parigi:
esposto al Salon del 1865, suscitò scandalo. L'opera presenta una donna completamente nuda, ornata da un bracciale d'oro e da un sottile collarino di velluto nero che regge una perla a goccia. Sdraiata sopra il suo letto disfatto, ella si rivolge all'osservatore con espressione sfrontata. Si capisce subito che si tratta di una prostituta, ritratta con l'atteggiamento impudente e confidenziale di chi ricercava un cliente abituale. L'aspetto e la posa della donna rimandano a foto di nudi che nella Parigi dell'epoca avevano enorme mercato. La domestica di colore che le consegna un bouquet di fiori era una figura che nella pittura accademica alludeva alla prostituzione. Anche il gatto che intravediamo rizzare il pelo ai piedi del letto, era un tradizionale simbolo di lussuria e tradimento. A questi elementi si aggiungeva il titolo provocatorio scelto da Manet: Olympia era infatti un nome diffuso tra le prostitute d'alto bordo. Il quest'opera il pittore evidenziò brillanetemente il conflitto sorto fra la tradizione artistica e il mondo moderno, che gli artisti aspiravano a voler rappresentare. Sebbene tutti sapessero dell'esistenza dei bordelli e molti genitluomini usassero frequentarli regolarmente a nessuno era ancora venuto in mente di dipingere una prostituta nella posa della Venere di Urbino di Tiziano. L'oltraggio nasceva dunque dalla decisione di rendere pubblico ciò che normalmente si fingeva di ignorare e dalla scelta di utilizzare l'arte rinascimentale per raffigurare le bassezze della vita.

Manet fu oggettivamente un provocatore, ma visse con sofferenza il confronto perdente con i colleghi accademici e la generale incomprensione della critica insieme al mancato riconoscimento del pubblico. Per questo si decise ad allacciare un rapporto più stretto con altri artisti che a quell'epoca erano oggetto di critiche violente: i futuri Impressionisti. Sollecitato da Monet, nel 70 Manet iniziò a dipingere ad olio all'aria aperta, producendo:
Gare Saint-Lazare, 1873, Olio su tela, Washington:
il quadro raffigura una giovane donna, seduta con un libro in mano ed un cagnolino in braccio, che si gode la quiete del pomeriggio assieme alla figlioletta. In questo dipinto Manet presenta colori molto più chiari e trasparenti, distribuiti con pennellate più leggere.

Alcuni elementi di un linguaggio più propriamente impressionista emersero tuttavia a partire dal 74, nell'estate di quell'anno, infatti, Manet trascorse molto tempo in compagnia di Monet e Renoir ad Argenteuil. Manet non volle mai completamente integrarsi con il gruppo. Quando gli Impressionisti decisero di organizzare la loro prima mostra, egli non si fece coinvolgere nel progetto. Dal suo punto di vista, il Salon restava comunque, l'arena dove un artista doveva affrontare il giudizio del pubblico. Così tento ancora, ma senza successo, di presentare i suoi dipinti alle esposizioni ufficiali. Nel 1877, la giuria respinse un nuovo soggetto sulla prostituzione:
Nanà, 1877, Olio su tela, Amburgo:
protagonista dell'omonimo romanzo di Zola. Nanà è una cortigiana che si muove nell'alta società, come si può dedurre dalla discreta presenza del suo cliente, raffigurato per metà sull'estrema destra del quadro. Di fronte all'Olympia, lo spettatore s'indentificava, suo malgrado, con il visitatore; guardando Nanà, invece, assiste ad una scena luminosa e piacevole, un'ironica rappresentazione della vita moderna priva di giudizi morali.

Manet volle presentarsi come un testimone attento e curioso del suo tempo: un testimone tuttavia distaccato, scarsamente coinvolto da un punto di vista emotivo.
Il bar delle Foliers-Bergere, 1881-2, Olio su tela, Londra:
uno degli ultimi quadri di Manet. La barista, splendidamente ritratta con l'espressione assente, testimonia il suo costante interesse per la gente comune, incontrata ogni giorno a Parigi. L'artista riteneva che i parigini rappresentassero la vera modernità; per questo trasse la sua ispirazione dagli eventi e dalle persone del proprio tempo e del proprio paese e si distinse per la sua straordinaria abilità nel cogliere la particolarità di quanto è normalmente considerato banale. Dietro la barista, un grande specchio riflette una tipica scena da caffè, dove la gente, seduta ai tavoliti, sembra del tutto indifferente allo spettacolo di una trapezista, le cui gambe appena s'intravedono all'estrema sinistra del quadro. La ragazza sembra rivolgere lo sguardo verso lo spettatore ma il rifletto sullo specchio nega questa possibilità. La prospettiva usata dall'artista, deliberatamente falsa, ci permette di vedere allo stesso tempo la donna e l'uomo che sta per rivolgerle la parola. Fu il suo ultimo esperimento sul rapporto tra spettatore e immagine.

Nel 1882, Manet fu colpito da una paralisi che poi degenerò in cancrena. Poco prima di morire

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