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Impressionismo – Monet e Manet

il 15 aprile del 1874 si tenne a Parigi presso l'atelier del fotografo Nadar una mostra di pittori fortemente innovativi che erano soliti riunirsi a Parigi presso il cafe Guerbois. Questo gruppo di pittori rappresentava nelle loro opere la visione istantanea della realtà più che la realtà stessa. Un'opera esposta in questa mostra "impressioni,il levar del sole" di Monet ispirò al critico d'arte Leroy una critica fortemente spregiativa nella quale definiva questi artisti impressionisti. Da quel momento essi adottarono tale nome per il loro gruppo. Gli impressionisti per la prima volta iniziarono a dipingere "en plein air" cioè all'aria aperta,direttamente dal vero. Il loro intento era quello di riprodurre il momento percettivo della realtà attraverso le loro opere. Per fare questo essi utilizzavano virgole di colore puro giustapposte tra di loro. In questa maniera la fusione cromatica che tradizionalmente avveniva sulla tavolozza o sulla superficie dell'opera, in questo caso avveniva sulla retina di chi osservava il quadro da una certa distanza. Gli artisti impressionisti non utilizzavano il nero,il bianco e le tonalità di grigio che consideravano dei non-colori. L'interesse per il soggetto rappresentato era del tutto assente poiché essi rappresentavano la quotidianità ed erano interessati solo agli aspetti tecnico pittorici. Questo è dimostrato dal fatto che volutamente dipingevano alle volte fianco a fianco la stessa veduta due pittori diversi per dimostrare che l'opera dell'uno era molto differente da quella dell'altro pittore poiché ognuno aveva percezioni diverse. Inoltre artisti come Claude Monet realizzavano oltre 50 versioni della stessa veduta di una cattedrale per dimostrare che ognuna era diversa dall'altra perché cambiavano le condizioni di luce e lo stato d'animo dell'artista. Lo scopo degli artisti impressionisti era quello di rappresentare ciò che della realtà si imprime sulla retina prima che passi attraverso la razionalità o che sia elaborato dai sentimenti.

Claude Monet

Tra gli artisti impressionisti Claude Monet è quello che maggiormente segue le caratteristiche generali precedentemente esposte. Egli infatti dipingeva en plein air, utilizzava le virgole di colore puro frammentando i volumi che si ricostituivano guardando l'opera da una certa distanza grazie alla fusione cromatica sulla retina. Lo stesso termine "impressionista" deriva da un'opera di Monet esposta nella prima mostra impressionista presso l'atelier di Nadar. Nelle opere di Monet è possibile cogliere allo stesso tempo un senso di astrazione dalla realtà che le rende alle volte difficilmente comprensibili e, al contrario una vicinanza al realismo e al naturalismo Ottocentesco per l'intento di avere un contatto diretto ed immediato con la natura e con la realtà che ci circonda. Monet, come anche altri impressionisti , non dava alcun valore al soggetto rappresentato cercando di accentuare completamente l'importanza e l'attenzione sulla tecnica pittorica. Per rendere questo più evidente egli alle volte realizzava numerosissime opere raffiguranti lo stesso soggetto dallo stesso punto di vista con la medesima inquadratura in giorni e stagioni diverse. Egli dimostrava in tale maniera che ogni dipinto, benché quasi identico nelle forme, aveva una valenza cromatica diversa poiché in ogni opera cambiavano le condizioni di luce e quindi l'incidenza della stessa sulle superfici e anche lo stato d'animo dell'artista. Si trattava quasi di una sperimentazione scientifica della percezione umana che, partendo da una tesi, veniva dimostrata con un determinato numero di verifiche. Così Monet dipinse circa 50 versioni della "Cattedrale di Rouen" nelle quali l'inquadratura prendeva sempre la stessa parte della facciata e i dettagli col tempo perdevano sempre più nitidezza. Lo stesso fece con la raffigurazione dello "stagno delle Ninfee" un luogo presente nei pressi della sua abitazione che presentava un ponticello in legno posto al di sopra di uno specchio d'acqua.

"Lo stangano delle rane" (la Grenouillère)

Somiglianze dell'opera di Renoir e Monet

Egli dipinse,stando fianco a fianco con il suo amico Renoir, l'opera si voleva dimostrare così che due artisti, pur rappresentando il medesimo soggetto, ottenevano dipinti del tutto diversi,poiché la percezione visiva è personale in quanto, ognuno di noi, percepisce diversamente l'incidenza della luce sulle forme naturali. Al centro di entrambe le opere è presente l'isolotto artificiale di forma cilindrica, con un albero sotto le cui fronde alcuni parigini passavano il giorno festivo. Questo isolotto era collegato alla terra ferma da un piccolo pontile posto sulla sinistra mentre sulla destra era collegato a un battello ristorante. In primo piano sono visibili in entrambe le opere delle barche che vengono tagliate dalla cornice poiché gli artisti vogliono dare il senso della continuazione della realtà rappresentata al di là della cornice dell'opera, in maniera che chi osserva il quadro possa sentirsi immerso in tale scenario. Al di là dell'isolotto si intravedono sulla sinistra dei bagnanti nell'acqua della Senna e, più in lontananza la riva opposta con una fila di alberi.

Differenze

•Nell'opera di Monet, l'uso delle virgole di colore puro rende molto bene il movimento delle onde e i riflessi nelle acque della Senna dei colori degli alberi, del cielo e dei personaggi. Allo stesso tempo però questa tecnica compendiaria non consente di rappresentare nitidamente i personaggi, anche se si percepiscono gli abiti ottocenteschi nel cappello a cilindro portato da alcuni uomini e nelle vesti femminili.
•Nell'opera di Renoir le figure sono alquanto più nitide,poiché l'artista tende a mantenere la l'ora solidità plastica non frammentandole con le virgole. Tipico di Renoir è il saper dare un senso "atmosferico" all'intera visione rappresentando con efficacia l'incidenza della luce e la proiezione delle ombre.

Édouard Manet

Édouard Manet era considerato dagli altri pittori impressionisti il caposcuola poiché tra i primi aveva introdotto nelle sue opere quelle pennellate veloci e compendiarie (riassuntive) dalle quali deriveranno le virgole di colore puro utilizzate dai pittori impressionisti. Ma Manet non si considerata un impressionista poiché considerava tale classificazione troppo restrittiva. A differenza degli altri pittori del gruppo egli aveva una solida preparazione di tipo tradizionale sulle opere del rinascimento e dell'età barocca e ad esse faceva spesso riferimento. Tentò più volte di esporre nei salon ufficiali di stato ma spesso le sue opere venivano rifiutate poiché considerate scandalose. Gli impressionisti non volevano esporre nei salon e preferivano esporre nel salone di Nadar. Manet era subdolamente provocatorio.

Déjeuner sur l'herbe (colazione sull’erba)

Uno degli esempi più significativi di opere di Manet rifiutate dai salon ufficiali è "colazione sull'erba" uno dei dipinti più importanti del passaggio alla pittura contemporanea. L'opera descrive 4 personaggi in un bosco, tre dei quali rappresentati in conversazione seduti sul prato in primo piano. Più in lontananza è raffigurata una donna chinata in un laghetto. I tre personaggi in primo piano sono due uomini vestiti secondo la moda dell'epoca e una donna nuda che guarda verso di noi. Manet riprende in quest'opera le posizioni e gli atteggiamenti di un dipinto di Raffaello riprodotto in una stampa di Marcantonio Raimondi (inizi del 500) nel quale erano rappresentati due uomini e una donna seduti nei pressi di un fiume. Allo stesso tempo vi è il riferimento a un'opera di Giorgione o di Tiziano "concerto campestre" (inizi del 500, Giorgione e Tiziano erano maestro e allievo per tanto non si sa a chi appartiene l'opera) in cui due figure maschili vestite si accompagnano a due figure femminili nude quest'opera è presente al museo del Louvre e quindi era conosciuta da Manet che volle attualizzarla modificandone il significato. La figura femminile venne considerata scandalosa perché le vesti ottocentesche che la circondano denotano il fatto che non si tratta di una figura eterea priva di carnalità come le ninfe rappresentante da Giorgione o Raffaello bensì si tratta di una donna contemporanea che si è spogliata dei suoi indumenti. Essi sono riconoscibili nei colori e nelle forme ottocenteschi con il cappello di paglia di Firenze e i tessuti tipici dell'epoca. Destò scandalo inoltre la tecnica pittorica nell'assenza totale di chiaro-scuro sul corpo della donna nuda in grande risalto sullo sfondo e nella tecnica compendiaria con la quale Manet rappresentò le fronde degli alberi.

Il bar delle Folies-Bergeres

E’ un'altra opera importante di Manet. Anche in quest'opera l'artista rende omaggio ai grandi maestri del passato, dai pittori fiamminghi a Velasquez, utilizzando l'espediente scenico dello specchio. Manet rappresenta una donna al centro del dipinto, dietro al bancone di un bar, mentre guarda verso di noi con uno sguardo spento. In primo piano sul bancone di marmo sono rappresentati diversi oggetti con una tale definizione del dettaglio da sembrare delle nature morte. Al contrario le figure che si intravedono riflesse nel grande specchio alle spalle della donna sono rese con rapide pennellate "impressionisticamente" quasi à segnare il distacco esistente tra la donna e l'ambiente affollato e rumoroso che la fronteggia. In alto a sinistra si scorgono di un acrobata che compie le sue evoluzioni. Sulla destra si scorge la schiena della donna riflessa nello specchio e l'uomo che la fronteggia e che quindi, prospetticamente, si trova esattamente al posto di chi osserva il quadro. In questa maniera l'artista sembra voler darci un nostro ruolo all'interno dell'opera facendoci identificare con il personaggio col cappello a cilindro che fronteggia la barista. Questi dipinti venivano realizzati all'interno di un atelier poiché Manet difficilmente dipingeva en plein air.

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