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Il nudo nell’arte greca

Osservando le sculture e le decorazioni dei vasi greci, si può constatare che viene fatto un grande uso dell’immagine nuda come conseguenza di un apprezzamento estetico del corpo umano. Questo deriva anche dal fatto che in Grecia la cura del corpo era molto diffusa; basti pensare che nella vita civile e militare gli esercizi ginnici erano considerati di primaria importanza. La famosa frase “mens sana in corpore sano” è molto significativa a questo proposito dato che uno spirito degno non può trovarsi un corpo deforme e malsano ed il corpo ideale era quello in cui i muscoli erano sviluppati in modo tale da dare l’impressione dell’armonia. La nudità era riservata solo agli uomini e raramente si trovano nudi femminili che fra l’altro, cominciano ad apparire dopo il IV secolo a.C. Comunque anche in questi casi è raro che la donna venga rappresentata per indicare la bellezza estetica, bensì per esprimere soprattutto erotismo. Infatti, le donne raffigurate nelle sculture o dipinte sui vasi sono cortigiane, danzatrici, bagnanti colte in pose più o meno ardite. Sta di fatto che per questo motivo l’arte greca è un’ arte virile, nel senso che nelle rappresentazioni prevale l’uomo. Si tratta soprattutto di un giovane, mentre mai troviamo un bambino o un vecchio. Veramente, si trovano anche dei vecchi, però resi più robusti, abbelliti, come se fossero stati ringiovaniti. L’età avanzata si capisce soltanto dalla presenza della barba e dei capelli bianchi o dal bastone a cui la figura si appoggia. La rappresentazione del nudo si colloca nella ricerca sistematica del bello. Gli artisti cercano di riprodurre il corpo umano, come forme della natura, cercando però di coglierne le proporzioni. Questo significa che invece di riprodurre un uomo, l’artista greco intende riprodurre l’idea dell’uomo in se stessa. Le indicazioni numeriche a cui si attiene lo scultore sono intese come una sintesi perfetta della proporzioni umane. Esse sono: il corpo deve avere una lunghezza uguale a sette volte quella del viso e la lunghezza del viso deve corrispondere a tre volte quella del naso. Tale modello di perfezione e di armonia estetica si chiamava “kanon” da cui il termine moderno di “canone di bellezza” e che costituisce un aspetto specifico dell’arte greca.
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