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Le teorie della personalità


La personalità

Con il termine personalità si intende l’insieme delle caratteristiche di una persona che si mantengono stabili al variare degli ambienti e delle circostanze esterne. Il termine personalità deriva dal latino “persona” che significa “maschera”, quindi quell’essenza che fornisce indicazioni utili per capire come potrebbe comportarsi un determinato individuo in una certa situazione. La personalità è quindi il nucleo essenziale del comportamento individuale. Esistono diverse teorie della personalità, nel dettaglio: teoria del Campo di Lewin, teorie psicoanalitiche di Freud, Adler, Jung e Lacan.

Teoria del Campo – Lewin

La teoria del Campo di Lewin mira a elaborare un’immagine di uomo studiata nelle concrete condizioni di vita e in continua interazione con l’ambiente. Con il termine “Campo” si indica lo spazio vitale dell’individuo, che comprende ciò che effettivamente accade e il modo in cui la persona si autorappresenta ciò che accade nell’ambiente. Quindi, il comportamento individuale è frutto di una continua interazione tra l’individuo e l’ambiente. Questa teoria risulta utile per l’operatore socio-sanitario perché i soggetti con cui essi si trovano a lavorare provengono spesso da ambienti difficili e disagiati. L’oss, per mettere a punto un quadro più preciso del caso in esame, deve tenere conto del fatto che la personalità dell’individuo non è la semplice proiezione della sua interiorità, ma è anche il risultato di molteplici influenze ambientali.

Teorie psicoanalitiche – Freud

Freud è considerato il fondatore della psicoanalisi.
La psicoanalisi freudiana ha tre funzioni principali: è una visione differente del mondo, è un metodo di cura rivoluzionario incentrato sul dialogo, ed è una teoria della personalità.
Come teoria della personalità, Freud verte sul principio fondamentale secondo cui esiste una parte nascosta della psiche umana, l’inconscio, capace di influire notevolmente sul comportamento manifesto.
Freud mise a punto due descrizioni della personalità, basate su un modello topico e un modello strutturale.
Nel modello topico si distinguono 3 “province”: il conscio cioè la sfera della consapevolezza, il preconscio che contiene i pensieri e sentimenti che possono essere facilmente recuperati, e l’inconscio i cui contenuti sono inaccessibili al soggetto. Nel modello strutturale invece distingue tre diversi processi psichici che chiama istanza: Id, Ego e Superego.
L’Id è la componente primitiva della psiche, sede delle pulsioni, corrispondente all’inconscio.
L’Ego è l’istanza razionale, il cui compito è la mediazione tra le richieste pressanti dell’Id e le esigenze di adattamento alla realtà.
Il Superego si forma nella prima infanzia mediante l’assimilazione delle regole sociali imposte dai genitori, e si identifica con la morale e l’etica.
La psicoanalisi freudiana ha fatto emergere il ruolo delle motivazioni inconsce nei processi psichici, mostrando l’importanza della sessualità, dei meccanismi di difesa e delle esperienze infantili nella formazione della personalità adulta.

Teorie psicoanalitiche – Adler e la psicologia individuale

Adler rappresenta il precursore di una psicoanalisi “sociale” interessata sia ai conflitti e disagi interiori e sia a quelli che hanno origine dal disadattamento sociale. Secondo Adler, l’esistenza è una lotta in cui si affermano i più adatti, che non sono i più forti ma i più deboli, perché aspirano alla superiorità tramite la volontà di potenza, ossia la pulsione fondamentale rappresentata dalla spinta ad agire che compensa il senso di inferiorità avvertito dai deboli.
Adler è rivolto verso il futuro, in quanto è convinto che la personalità si organizzi intorno alle mete da raggiungere. Il compito della terapia analitica è di ridimensionare il senso illusorio di onnipotenza del paziente, riportando armonia tra il singolo e la comunità. La prospettiva di Adler deve essere tenuta in considerazione dall’oss a contatto con persone sofferenti, perché contiene un invito a valorizzare ogni persona che deve essere accompagnata a conoscere le proprie possibilità.

Teorie psicoanalitiche – Jung: l’inconscio collettivo e i tipi psicologici

Jung elabora una complessa teoria il cui concetto principale è l’inconscio collettivo, ossia il livello psichico più profondo appartenente a tutta l’umanità, e racchiude gli archetipi, cioè immagini o simboli presenti in tutte le culture che hanno il potere di condizionare il comportamento individuale. Tra gli archetipi, fondamentali sono 4: la persona, l’animus, l’anima e l’ombra.
La persona è l’esteriorità, la maschera sociale che ogni individuo indossa quando è insieme agli altri.
Anima e animus sono la componente femminile e maschile che ogni essere umano possiede indipendentemente dal sesso.
Ombra è la parte oscura, che si tende a reprimere e cancellare ma puntualmente emerge ed esplode.
Jung ritiene inoltre che ogni fase della vita abbia un proprio significato nella biografia individuale: nella prima fase emerge l’esigenza di adattamento alla realtà, mentre nella seconda compie il processo di individuazione delle diverse parti della personalità.
Un’altra teoria di Jung è quella dei tipi psicologici, con la quale spiega la dinamica dell’energia psichica, o libido, e l’origine delle differenze individuali. La libido può essere diretta verso l’esterno o verso l’interno: nel primo caso si avrà un individuo estroverso, socievole e fiducioso, nel secondo invece avremo un soggetto introverso, poco socievole, taciturno e riservato.
Introversione ed estroversione sono due estremi tra i quali si collocano le possibili variazioni di personalità.
Il pensiero di Jung può essere particolarmente utile all’oss per far comprendere che bisogna accostarsi all’altro, soprattutto quando ha bisogno di aiuto e assistenza, con disponibilità e delicatezza, in modo da stabilire un contatto empatico.

Teorie psicoanalitiche – Lacan e il primato dell’inconscio

Secondo Lacan, l’inconscio assume il ruolo di istanza principale della psiche,e ricostruisce la storia del soggetto soffermandosi su alcune tappe principali. La prima tappa è chiamata “stadio dello specchio” ed è il momento in cui il bambino, tra i 6 e i 18 mesi, riconosce se stesso nell’immagine riflessa nello specchio, e lo fa sdoppiandosi in un Io-soggetto, se stesso, e un Me-oggetto, cioè la figura riflessa nello specchio. Secondo Lacan a generare il primo abbozzo di soggettività sarebbe quindi un’esperienza visiva, prelinguistica, prerazionale. Lo sdoppiamento è mirato al futuro, perché da questo momento in poi l’identificazione si raggiungerà attraverso lo sguardo dell’altro. Nella tappa successiva infatti, è il momento in cui il bambino conosce se stesso nell’ordine simbolico, attraverso il linguaggio che gli assegna un posto nel mondo, a partire dal proprio nome.
Attraverso la sua citazione “io penso dove non sono, io sono dove non penso” Lacan vuole indicare il vero luogo dell’essere nell’inconscio (“dove non penso”), mentre il pensiero cosciente è lontano dal vero essere.
Il compito della psicoanalisi è far parlare l’inconscio, rintracciando le sue manifestazioni nel linguaggio.
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