Marco Aurelio aveva già associato al suo trono Aurelio Commodo, suo figlio naturale, determinando così la fine del Principato adottivo. Quando Comodo iniziò il suo regno aveva soltanto 19 anni ed era molto popolare tra la plebe di Roma e i soldati: le fonti contemporanee lo hanno descritto quasi del tutto privo di cultura, amante dei giochi circensi e pronto a battersi in prima persona nell'arena con i gladiatori. Tornato a Roma dopo la pace frettolosa con i Marcomanni, che annullava in parte i risultati di una campagna militare praticamente già vinta da Marco Aurelio, per difendersi dalle critiche del Senato, Comodo ha avviato una sanguinosa persecuzione e una serie di vendette personali in cui i pretoriani giocarono un ruolo determinante. Fin dall'inizio del suo principato infatti Comodo cercò l'appoggio dei pretoriani e il consenso delle masse popolari: ha istituito perciò un'imposta che colpiva le ricchezze e dispose un calmiere per i prezzi dei generi di prima necessità; fece inoltre consistenti elarginazioni a favore della plebe urbana, organizzando anche grandiosi spettacoli circensi. Tutte queste misure non avevano altra funzione che tenere a bada il proletariato urbana e si conclusero con il dissesto dell'erario.

Senato e aristocratici furono di nuovo oggetto di processi sommari e di assassini brutali, come ai tempi di Nerone e di Domiziano finché nel 192 d.C. l'ennesima congiura contro di lui ebbe buon esito. La morte violenta di Comodo dette il via a un periodo caotico per la vita dell'impero. Il Senato aveva eletto imperatore uno dei suoi membri, Publio Elvio Pertinace che era stato già collaboratore di Marco Aurelio. Il problema più urgente però era costituito dall'esigenza di risanamento delle finanze: per questo Pertinace tagliò drasticamente i donativi ai pretoriani dai quali, dopo soli 87 giorni di regno, fu eliminato. Diventata padrona assoluta del campo, la guardia pretoria mise all'asta il titolo di imperatore che fu comprato da un ricchissimo senatore Didio Giuliano. L'indegno mercato a cui era ridotta la successione imperiale fece insorgere il generale Settimo Severo, al comando delle legioni della Pannonia: Didio Giuliano fu decapitato dopo appena sessanta giorni di regno e Settimio Severo diventa imperatore, avviando un nuovo periodo di tranquillità per l'impero romano.

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