La Grecia delle Poleis

Alla fine del Medioevo ellenico, con la ripresa della scrittura, i Greci del periodo arcaico erano distinti in tre diferenti stirpi con lingua, tradizioni ed origini proprie:
i Dori
gli Ioni
e gli Eoli.

I Dori discesi dal nord avevano preso il posto dei Micenei nel Peloponneso dove eressero la loro capitale, Sparta , e le città di Corinto e Argo.

Gli Ioni si erano stanziati sin dalll'età micenea sulle coste dell'Asia Minore e gli Attici, popolazioni della stessa stirpe, fondarono Atene.

Gli Eoli popolavano le isole dell'Egeo, in particolare Lesbo. Un ramo della loro stirpe, era costituito dagli abitanti della Beozia, la cui capitale era Tebe.

Queste distinzioni corrispondono alla divisione della Grecia di allora in moltissime città-stato con costumi, leggi e idee politiche autonome ( le poleis ) gelose della loro indipendenza.

Le poleis nacquero per una serie di concause.

Innanzi tutto la rivoluzione agraria conseguita all'invenzione di un nuovo tipo di granaio, più funzionale alla conservazione ed alla distribuzione del grano ( se ne ritrova traccia ne “ Le Opere e i giorni “ di Esiodo ).
Lo sviluppo economico determinò come sempre uno sviluppo demografico che, sviluppandosi la popolazione, richiese la creazione di nuove forme di organizzazione sociale nella maggior parte delle regioni della Grecia.
Attorno al 750 a.c ebbe inoltre inizio la colonizzazione delle zone della Sicilia, della Francia Meridionale, del Mar Nero e del Nord-Africa ( Cirenaica ) per consentire alla popolazione in esubero un decoroso tenore di vita.
La difesa del territorio coltivato divenne interesse comune e venne affidata a persone stanziali che potessero seguire i cicli della semina e del raccolto ma anche difendere collettivamente il territorio. Così la guerre per bande dell'economia pastorale venne sostituita da una nuova tecnica di combattimento da parte di una comunità di contadini-soldati detti opliti da opla ( armi ) che combattevano fianco a fianco nella cosiddetta falange, in scontri frontali e violenti corpo a corpo.

Chi esercitava il potere capì che perchè la comunità sopravvivesse era necessario porre alcuni limiti all'esercizio arbitrario del potere, offrendo ai deboli un minimo di garanzia contro il rischio di eccessive ingiustizie.
Molti erano i motivi di conflitto tra l'aristocrazia ed il popolo ( demos ) che oltre a tutto stava diventando sempre più consapevole del proprio ruolo sociale. Così la necessità di codificare le leggi non era solo interesse dei più deboli, bisognosi di tutela, ma anche dei più forti, consapevoli che solo a prezzo di concessioni avrebbero potuto assicurare la pace sociale necessaria al mantenimento della loro posizione di privilegio.

Esiodo, nelle sue opere, esprime chiaramente il bisogno di giustizia e l'aspirazione ad una certezza che ancora non è assicurata dai magistrati, ma i primi tentativi di codificare delle leggi avvennero successivamente:
in Oriente a Creta, Cuma, Chio e Mitilene ( pena doppia a chi commette reato in stato di ubriachezza );
in Occidente a Locri Epizefiri, Zaleuco ( citato da Aristotele ) stabilisce per primo pene fisse a seconda dei tipi di reato;
a Sparta Licurgo importa da Creta la prima costituzione;
ad Atene Dracone scrive la prima legge sull'omicidio che punisce, distinguendo tra omicidio volontario ( pena di morte ) e involontario ( condanna all'esilio ) , abolendo la vendetta.
Sulle leggi di tutte le città Greche avevano inoltre molto peso i responsi dell'Oracolo, soprattutto dell'Oracolo di Delfi , tempio dove si onorava il dio Apollo.

Nei poemi omerici, “polis” indicava la città alta ( acropolis ) dove erano situati il palazzo del re ed il tempio dedicato alla divinità protettrice.
Le abitazioni del popolo si trovavano nella città bassa ( asty) che divenne sempre più grande e più ricca, costringendo i signori ad avere rapporti sempre più stretti con chi l'abitava.

Nel VIII sec. “polis” venne a significare complessivamente la città comprensiva del nucleo urbano e del territorio circostante, e funzionante come una città-stato, autonoma politicamente, di piccole ( ma non sempre ) dimensioni.
Atene, nel 430 a.C. aveva 250.000 abitanti di cui 30.000 cittadini ed il resto stranieri con le loro famiglie e schiavi.
Corinto, Tebe e Sparta erano di dimensioni minori.

La polis all'esterno era libera da qualunque intromissione estranea, mentre all'interno il potere non spettava più ad alcune persone a cui tutte le altre erano sottomesse, ma titolari della sovranità erano tutti i cittadini ( politai ) chiamati a partecipare alla vita amministrativa ed alla difesa della polis esprimendo liberamente il proprio pensiero ( parresia o libertà di parola ).

La cittadinanza in Grecia era una forma di partecipazione e contributo attivo alla gestione della cosa pubblica con le azioni e con le parole.

Di regola ad un individuo era riconosciuto il diritto di cittadinanza nel caso fosse nato da un padre cittadino ( iure sanguinis ) anche se, ad Atene, Pericle attribuì rilevanza pure allo stato della madre.
Il diritto di cittadinanza prescindeva dalle ricchezze, ma, ad es. Solone, ad Atene, sancì che i magistrati dovessero essere scelti tra i cittadini più facoltosi.

In ogni polis esistevano magistrati che detenevano la sovranità in nome e per conto del popolo. Essi potevano rimanere in carica per un tempo variabile, essere eletti a sorte o scelti.
Se erano unici e restavano in carica a vita venivano detti re, ma ciò non modificava l'ordinamento dello stato che rimaneva comunque una città-stato monarchica.
La partecipazione dei cittadini alla vita politica si manifestava nelle assemblee
sia legislative che giudiziarie e anche attraverso consigli ristretti ( consiglio degli anziani ).
Il governo poteva appartenere ad un gruppo di persone: in tal caso la polis era aristocratica od oligarchica.
Se invece era governata dalla massa del demos si parlava di polis democratica.
Queste tre forme di governo difficilmente si realizzarono nella loro purezza, con passaggi graduali da una forma di governo all'altra.
Sparta ad es. era una polis monarchica, aristocratica ed oligarchica nel contempo.

L'unica fonte di leggi era comunque la comunità nel suo insieme cui spettava la facoltà di controllare ed eventualmente giudicare l'operato dei magistrati.

D'altro canto anche qundo una polis era una democrazia allo stato puro lo era in una accezione molto diversa da quella attuale, poichè essa escludeva dalla partecipazioe al potere una parte della popolazione, numericamente assai superiore a quella che aveva diritto di partecipare alle assemblee.
Gli schiavi, le donne, gli stranieri erano esclusi dal diritto di cittadinenza riservato solo ai maschi liberi e figli di cittadini, purchè avessero compiuto i 18 anni.
D'altro canto negli usa le donne hanno iniziato a votare solo dal 1920 ed in Svizzera addirittura dal 1970 !!! )

Tra il VII ed il VI sec.a.C. in molte città greche si affermarono ordinamenti politici fondati sulla partecipazione dei cittadini al governo in funzione delle loro ricchiezze ( timocrazia=governo fondato sulle ricchezze ) che si scontrarono
con l'aristocrazia la quale non voleva rassegnarsi a cedere il potere
e contro i commercianti e gli artigiani che, non avendo terre, erano emarginati da questo sistema, pur aspirando a contare di più nella vita poltica
oltre che contro il popolino, escluso a priori dalla vita della polis.
Tutto ciò portò a violente lotte civili ed alla nascita della tirannide.

Il tiranno era colui che s'impadroniva illegalmente del potere: persona particolarmente abile ed energica che avava conseguito una grande popolarità con le sue imprese militari appoggiandosi alle classi tradizionalmenete escluse dal potere.
Queste ultime davano vita ad un esercito mercenario al comando del tiranno e ricevevano in cambio sussidi e opere pubbliche.

Inizialmente tirannide significò solo accentramento del potere nella mani di una singola persona, senza i vincoli imposti dalle istituzioni legali.

In seguito la parola tiranno acquistò il significato di individuo feroce e spietato che vessava i propri cittadini per smania di p
A volte la tirannide nacque da necessità di difesa contro pericoli esterni, perciò essa si mantenne più a lungo nelle colonie sempre minacciate dalle popolazioni locali ( v. Agrigento e Siracusa ).
Anche Atene visse l'esperienza della tirannide con Pisistrato.

L'istituzione della polis, in quanto comunità di persone tutte uguali e libere, fu di per sé fonte di grandi contrasti, poiché vedeva amplificata ogni forma di conflitto sociale.
Il contadino egizio, ancorchè vessato dal Faraone, era tenuto all'obbedienza.
In Grecia no.
I maggiori conflitti avevano origine soprattutto per le diseguaglianze legate alla proprietà privata che aveva quasi dovunque sostituito il possesso collettivo dei terreni.
Se un agricoltore libero, a seguito di un'annata sfortunata, non era in grado di saldare il proprio debito, doveva cedere la sua proprietà continuando a lavorare come schiavo al servizio dei suoi creditori. Ciò aveva dato origine ad un'aristocrazia di latifondisti in perenne conflitto con i contadini poveri.

In questa situazione demografica, politica ed economica ebbe impulso un fenomeno imponente di emigrazione che stravolse il volto del Mediterraneo.

Nacquero decine di nove polis sulle fasce costiere, sprattutto in Sicilia e nell'Italia Meridionale : una vasta area denominata Magna Grecia.
Era la seconda colinizzazione ( dopo la prima avvenuta in epoca micenea ).

La fondazione delle colonie non avvenì in maniera caotica ma esportando ordinatamente forme politiche e culturali da parte di tutte le fasce della popolazione: un'accurata e sistematica organizzazione che implicò l'impiego di risorse economiche per l'allestimento di una flotta, la costruzione e la difesa dei nuovi insediamenti,il mantenimento dei contatti tra la colonia e la madrepatria.
Qui la città-madre ( metropolis ) metteva a disposizione ogni forma e tipo di supporto economico e militare ( non prima di avere avuto l'OK dall'oracolo di Delfi!!! ) .
La spedizione era comandata da un fondatore ( ecista ) con pieni poteri civili e militari, che esportava nella terra straniera usi e costumi della madrepatria.
Era un mondo più libero, meno sottopposto al peso delle tradizioni, più all'avanguardia, che poteva espandersi verso i territori più interni .
Non per niente i primi filosofi si attivarono proprio nelle colonie ( Parmenide ad Elea, Pitagora a Crotone, Empedocle ad Agrigento, Talete a Mileto ).

A parte la Sicilia, all'epoca popolata dai Siculi e dai Sicani e invasa dai Greci dopo duri scontri con i Fenici di Cartagine ( con la fondazione di Siracusa Agrigento, Selinunte ), la più antica colonia greca fu Ischia ( 770 a.C. ) seguita da Cuma, Napoli, Paestum ed Elea.
Sulle coste della Puglia fu fontata Taranto, mentre in Basilicata ed in Calabria sorsero Sibari, Crotone, Locri e Reggio.
L'infiltrazione Greca più a nord nella penisola itelica venne bloccata dagli Etruschi e dai popoli del Lazio .

La colinizzazione produsse un periodo di grande espansione economica che favorì lo sviluppo di una classe media degli artigiani, dei marinai e degli armatori.
Ciò tuttavia acuì gli squilibri economici all'interno della polis, poiché i proprietari terrieri si videro minacciati da questi “ arricchiti” fondamentalmente estranei al mondo dei valori tradizionali.

Con l'espansione economica dovette essere istituito l'uso della moneta, giunta in Grecia dalla Lidia attraverso le colonie d'Oriente, che sostituì il baratto.

Ogni città aveva una sua moneta contraddistinta da un suo simbolo particolare impresso su di una lega d'argento che ne garantiva il peso e di conseguenza il valore.
Inizialmente si trattava di piccole sbarre di ferro del peso di 400 g ( oboli ) che solo più tardi vennero sostiuite dalle monete d'oro e d'argento.
La moneta ateniese, la dracma, pesava 4,36 g d'argento quasi puro e portava incisa da un lato la testa di Atena e dall'altro la civetta, animale simbolo di Atene..
C'erano poi le didracme, le decadracme e le tetradracme.
La dracma era formata da 6 oboli.
Cento dracme formavano una mina e la moneta più preziosa era il talento che valeva 60 mine.
La moneta delle colonie alle volte si richiamava ai simboli della madrepatria.
Quando Reggio iniziò per la prima volta a battere moneta, il valore della moneta stessa divenne convenzionale, non rappresentato cioè dal reale valore del metallo con cui il pezzo era forgiato, ma “fiduciario”.

Dopo l'avvento della moneta nacquero le banche, che prestavano denaro con interesse e garantivano anche ai propri clienti all'estero il servizio tramite loro corrisposndenti.
Tre le banche più attive vi erano i templi che contribuivano anche al finanziamento delle spese pubbliche ( ad es. il tempio di Apollo a Delo ed il tempio di Atena ad Atene ).

Per quanto riguarda le origini dell'alfabeto greco, in genere si pensa che esso sia stato adattato dall'alfabeto fenicio attorno all'850 – 1000 a.C. , probabilmente in qualche emporio commerciale dove comunità fenice e greche vivevano a stretto contatto.
Le prime testimonianze certe dell'uso dell'alfabeto risalgono alla scoperta di una tomba nel Lazio, risalente all'VIII sec. a.C. . All'incirca della stessa epoca è la “ coppa di Pithecusa” ( pitechusa= isola delle scimmie= Ischia ) su cui sono incise delle lettere da destra a sinistra ordinate, separate da un'interlinea regolare, dotate di punteggiatura e scritte in bella calligrafia che riportano i versi di Omero.

Il Mito è un racconto tradizionale sedimentato nella memoria collettiva di un popolo e ripetuto per secoli da poeti che se lo tramandano oralmente.

Alcuni miti parlano delle origini del mondo e dell'uomo, altri di eventi catastrofici come il diluvio universale, altri di storie d'amore o di atroci vendette.

I miti innanzi tutto cercano di rispondere ai grandi interrogativi dell'uomo, ricorrendo, praticamente identici in numerose civiltà ( v. diluvio universale mandato dagli dei per castigare la superbia degli uomini ).

In secondo luogo servono a trasmettere l'insieme delle credenze, dei riti, dei costumi religiosi e sociali, dei valori morali che costiruiscono il patrimonio culturale di una civiltà, contribuendo a consolidarme l'identità.

In terzo luogo ricordano i legami tra le colonie e la madrepatria .
( v. mito di Alfeo ed Aretusa: il fiume che si innamora della bella ninfa la quale, per sfuggirgli, chiede ad Artemide di trasformarla in fonte, in Sicilia, presso Siracusa. Alfeo, il fiume, si scava un canale sotto il Mediterraneo riemergendo a poca distanza dalla fonte che può continuare a guardare in eterno : simbolo del profondo legame che univa Siracusa alla madrepatria ).

La religione
Mentre nel vicino Oriente le civiltà avevano dato origine a grandi regni ( Egitto, Babilonia, Persia ecc. ) in Grecia le città- stato rimangono indipendenti, poste sotto il governo autonomo dei magistrati locali e diffuse in una vasta area, soprattutto costiera, che copriva il Mediterraneo e raggiungeva le sponde del Mar Nero.
Ma seppure dispersi, i Greci sapevano si appartenere ad una stessa stirpe, ad una stessa lingua e ad una stessa cultura, orgogliosamente contrapposta ai “ barbari” ( da bar-bar pronunciatori di parole incomprensibili ).
Questa cultura aveva credenze religiose e pratiche di culto uguali; tradizioni e valori morali condivisi, miti e racconti trasmessi a voce dagli aedi; istituzioni ( anfizionie ) che legavano città vicine per la gestione comune di giochi sacri o per l'amministrazione dei luoghi di culto.

Per i Greci la divinità poteva celarsi ovunque: in una statua, in una fonte, in un albero, in una pietra … e ciascun individuo poteva esprimere liberamente la propria religiosità senza l'intermediazione dei sacerdoti ( per es. attraverso lo stato di trance o il sogno).
Questo imepdì il contrapporsi di un potere religioso autonomo al potere civile e lo sviluppo di una teologia custodita da figure che si considerassero uniche interpreti della tradizione.
Le pratiche divinatorie erano diffusissime ( c'erano indovini, guaritori, poeti, interpreti dei sogni).
Non esisteva una teologia basata sui testi sacri ma racconti mitici, poemi epici ed inni religiosi influivano tutti sull'immaginario religioso collettivo.

La religione ufficiale dei Greci era legata al culto degli dei olimpici:
Zeus, padre degli dei,
Era, sua moglie,
Poseidone re del mare,
Apollo dio della musica, del canto, della profezia,
Ermes dio del commercio,
Artemide dea della caccia e dei boschi,
Dioniso dio dell'irrazionale e del vino,
Atena padrona della sapienza ,
Ares dio della guerra ecc. ecc. .
Gli dei erano al tempo stesso estramamente vicini all'uomo incarnandone difetti e virtù, ma anche estremamente lontani perchè mentre l'uomo era soggetto al dolore ed alla morte, gli dei godevano di una eterna e perfetta serenità.

Oltre a ciò ogni città era protetta da una divinità .
La festa religiosa era per la polis anche una festa politica, celebrata a spese dello stato e organizzata da pubblici magistrati.
Accanto al culto ufficiale vi erano alcuni culti alternativi tra cui :
i misteri, ossia riti segreti dei quali era vietato parlare ai non addetti – gli iniziati - , riguardanti in genere le divinità dei morti ( v. i misteri di Eleusi in onore di Demetra dea della terra e di sua figlia Persefone, moglie dei Ade il dio dell'aldilà );
i riti orfici ( Orfeo poteva ammansire gli animali e far muovere gli esseri inanimati. I suoi seguaci credevano nella metempsicosi, erano strattamente vegetariani e rifuggivano ogni forma di violenza ) ;
i riti dionisiaci, in onore di Dioniso re del vino e dell'ebbrezza ( caratterizzati da riti orgiastici nel corso dei quali i partecipanti cadevano in trance immaginando di essere posseduti/e dal dio ).

Un ruolo importantissimo, in Grecia, era rivestito dagli oracoli, ed in particolare dall'oracolo di Delfi che veniva interpellato dai singoli o da intere città su problemi di vitale importanza ( la stesura della costituzione di Sparta, la stipuila di alleanze, la fondazione di una colonia, la stesura di trattati di pace) svolgendo un importantissimo ruolo politico e diplomatico.

I Greci consideravano Delfi in centro del mondo e l'ombelico di Delfi era una pietra sacra ( come pa pietra nera dei romani o de la Mecca ) perchè quando Zeus aveva lanciato due aquile in direzioni opposte per misurere l'ampiezza della terra esse si erano incontrate proprio sopra Delfi.
In origine Delfi era sede di culti della madre terra, fino a chè Apollo non aveva ucciso il Pitone custode del luogo e vi aveva fondato il prorpio tempio.
In ricordo dell'episodio gli oracoli venivano dati da una sacerdotessa detta Pizia o Pitonessa mentre era in trance e “tradotti” dai sacerdoti del tempio ai fedeli.

I Greci amavano lo sport e la competizione, evento assolutamente sconosciuto alle altre civiltà antiche.
A partire dal 776 a.C. ogni 4 anni ad Olimpia si celebravano gare sacre in onore di Zeus che divennero talmente importanti da servire a datare la cronologia greca.
Le competizioni, organizzate dalle anfizionie dell'Elide ( regione dov'è situata Olimpia ) erano riservate a cittadini maschi, liberi, adulti e di stirpe greca.
Durante i 5 giorni dei giochi qualsiasi operazione militare era sospesa e chi violava la tregua olimpica veniva punito ed escluso dalle competizioni stesse.

I giochi comprendevano gare di corsa, lotta, pugilato,pentathlon e corse di cavalli accompagnate da rassegne musaicali e poetiche.

Poiché ad Olimpia si incontravano le delegazioni di tutte le città Greche, era un luogo di importanti scambi e alleanze.
Ogni città aveva poi delle sue competizioni atletiche e partecipava ai giochi panellenici.
I vincitori ne riportavano onore, fama e le loro gesta venicano cantate dai poeti.

Le donne non potevano gareggiare.
Per loro c'erano delle corse senza vincitrici che tuttavia rappresentavano una sorta di rito di iniziazione per il passaggio all'età adulta e al matrimonio: da donne forti sarebbero nati figli forti.
Il mito di Atalanta accenna a tale consuetudine. Atalanta, bellissima vergine devota ad Artemide, essendo fortissima nella corsa, per non sposarsi, era solita sfidare gli uomini e sopraffarli. Melanione, fattosi regalare delle mele d'oro da Afrodite, le lasciò cadere lungo il percorso. Atalanta incuriosita le raccolse perdendo tempo e venendo superata da Melanione che quindi fu costretta a sposare.

Gli eroi omerici mangiavano molta carne, ma la carne era un cibo per gli aristocratici. Il popolo si cibava prevalentemente di pesce, frutta, grano.
I Greci bevevano un vino molto forte, allungandolo con acqua e ciò li differenziava dai “beviroti di birra” come gli Egizi ( i barbari – tra cui polifemo nell'Odissea- non conoscevano il vino ) rappresentando un simbolo di civiltà e di dolcezza esistenziale, contro le pene della vita. Dioniso era il dio del vino .

I Greci erano anche grandi produttori di olio che usavano sia per scopi alimentari sia per produrre unguenti.
Atena era la dea degli ulivi e l'ulivo era una pianta sacra, simbolo di Atene, che era proibito sradicare.
Non solo chi dannegiava un ulivo era punito, ma esisteva una specie di guardia ecologica che controllava gli ulivi mese per mese e una volta all'anno riuniva una commissione per tutelare queste piante.


Sparta nell'epoca arcaica

Le fonti che ci parlano di Sparta sono molto meno numerose di quelle che ci parlano di Atene, se i racconti non sono addirittura degli stessi ateniesi che danno una versione un po' faziosa della loro grande antagonista.
D'altro canto gli spartani non ci tenevano a parlare di se stessi e alle domande degli stranieri opponevano la loro proverbiale “laconicità” ( “riservatezza” : Sparta era la capitale della Laconia ) poichè a differenza degli ateniesi non avevano il desiderio di diffondere tra i Greci il loro patrimonio culturale.
I principali narratori della vita di Sparta furono Tirteo, Alcmane, re Pausania ( la cui opera sulle leggi di Licurgo è però andata perduta attorno al 400 a.C. ) Aristotele, Plutarco e Tucidide.

Quest'ultimo aveva anticipato che i resti di Sparta mai avrebbero potuto far pensare a quanto fosse stata grande la sua potenza.
Sparta non aveva mura ( le mura di Sparta erano gli scudi dei suoi opliti ) né grandi monumenti.
Essa consisteva in un gruppo di villaggi sparsi nella pianura.

La polis spartana nacque nel luogo in cui, prima dell'arrivo dei Dori, sorgeva la città di Lacedemone, di cui fu mitico re Menelao, fratello di Agamennone e sposo di Elena.

Come gli altri centri Micecei, Lacedemone fu distrutta attorno al 1200 a.C. e sulle sue rovine nacque una nuova città chiamata Laconia, fondata da popolazioni di stirpe dorica che dicevano di discendere da Eracle ( Eraclidi ) nella valle alluvionale del fiume Eurota che attraversa il Peloponneso meridionale ed è circondata dai monti del massiccio del Taigeto.

Circondati da vicini ostili nei confronti dei quali erano in grande inferiorità numerica, gli Spartani dovettero combattere duramente per sopravvivere dopo essere diventati padroni della Laconia ( 750 a.C.).

Successivamente essi cercarono di espandersi nella Messenia, una terra confinante assai più fertile e ampia della loro ( guerre Messeniche del 750 e del 668 a.C. ).

Le imprese militari degli Spartani vennero celebrate da Tirteo che esortava la gioventù a sacrificare la vita non per la gloria individuale ma per l'ideale politico comune di Sparta.
La nuova tattica oplitica di combattimento in cui i guerrieri combattevano in ranghi serrati tali per cui la sopravvivenza dell'uno dipendeva strettamente dal compagno, era l'incarnazione di questa ideologia e nasceva da anni di duro addestramento sportivo e militare.

Infatti : a 7 anni i bambini spartani di sana e robusta costituzione ( gli altri venivano gettati dal monte Taigeto ) venivano staccati dalla famiglia e allenati a combattere da un paidonomos.
A 19 anni venivano ammessi tra i combattenti e al compimento dei 30 anni potevano partecipare alle assemblee di cittadini ( apella ) e stabilirsi in abitazioni private con le mogli ed i figli, anche se fino a 60 anni erano tenuti a partecipare agli addestramenti militari.
Ogni spartano aveva diritto a vivere dei proventi di un appezzamento di terreno ereditabile dal primogenito maschio e inalienabile e poteva ricevere pasti comuni a cui doveva partecipare quotidianmente ( sissizi ).

Attorno al 668, con la conquista della Messenia, i confini si Sparta si consolidarono. Appagati i suoi bisogni alimentari, Sparta cessò di espandersi e impiegò tutte le sue energie per il mantenimento dei confini e del delicatissimo equilibrio economico e sociale interno.
E' di questo periodo la costituzione di Licurgo che sancì come Sparta dovesse diventare il simbolo della società aristocratica e conservatrice in un mondo in rapida evoluzione verso la democrazia.

La società spartana era costituita
dagli Spartiati : uomini appartenenti al ceto dominante, unici cittadini a pieno diritto che si dichiaravano Homoi cioè uguali dal punto di vista giuridico ma non economico. Essi si dedicavano esclusivamente ad attività belliche a cui venivano addestrati in regime comunitario.
Gli Iloti che erano dei discendenti degli indigeni asserviti dai Dori al momento della comquista.Privi di qualsiasi diritto politico e civile, erano tenuti a coltivare a proprie spese i lotti di terra assegnati agli spartiati e venivano essi stessi assegnati agli spartiati dallo Stato a cui continuavano ad appartenere anche dopo tale assegnazione.Ogni anno i magistrati spartani dichiaravano guerra agli Iloti in modo tale da poterli uccidere impunemente dopo una vera e propria “caccia”.
I Perieci ( “coloro che abitano attorno”) che vivevano nelle comunità indigene attorno a Sparta. Non erano di stirpe dorica ma ,a differenza degli iloti, erano autonomi nelle loro città ed erano vincolati agli spartiati solo dal fatto di dover combattere al loro fianco.E' curioso che a Sparta vivessero, nel V° sec. a.C. 15.000 Spartiati; 50.000 Perieci e tra i 140.000 ed i 200.000 Iloti.

Sparta era originariamente governata da due re che si succedevano al potere per eredità dinastica.
Dopo Licurgo ( rhetra ) vennero introdotte nuove forme di potere:
l'apella era l'assemblea generale le cui decisioni vincolavano anche gli anziani ( geronti ) . Inizialmente essa si riuniva all'aperto e poi in un edificio detto skias presso l'agorà. Spettava all'apella il potere di eleggere i magistrati e di decidere le controversie per la salita al trono, di inviare ambascerie e di conferire la cittadinanza in casi particolari.
La gherusia, o consiglio degli anziani, era composta dai due re e da ventotto membri ultrasessantenni eletti a vita dall'assemblea dopo che erano stati acclamati clamorosamente dall'apella. Spettava alla gherusia giudicare il tardimento ed i più gravi crimini di sangue, imporre multe e marchiare d'infamia le persone, condannarle all'esilio e a morte.
Gli efori ( sorveglianti ) erano eletti ogni anno dal popolo in numero di cinque. Il loro presidente ( eforo eponimo perchè dava nome all'anno ) presiedeva l'apella e la gherusia con il potere di proporre leggi, cosicchè quello degli efori divenne l'organo più potente della costituzione cittadina.

La “ democrazia spartana” trovò il suo limite nel fatto che solo gli spartiati godevano effettivamente dei diritti politici e che la cultura spartana si ispirava a ideali di disciplina e dipendenza gerarchica mal conciliabili con uno spirito realmente democratico ed egualitario.
Pertanto il regime di Sparta rimase un'oligarchia dai tratti tipicamente aristocratici.
I tratti “statali”, comunque, si stemperarono nel tempo, quando ad es. i geronti vennero eletti non per eredità ma per voto popolare e i re divennero funzionari dello stato come gli alti magistrati.

Le donne a Sparta godevano di grandi libertà, tanto che non esistevano né l'adulterio né le violenze sessuali.
Aristotele descrive le spartane come donne molto libere di costumi.
A loro veniva richiesto solo di generare figli sani e robusti.
Si allenavano con i maschi negli sport.
Partecipavano più delle ateniesi alla vita sociale.
Potevano evitare i matrimoni combinati se sgraditi, pagando un compenso patrimoniale, tenendo per sé la casa e solo la metà dei restanti beni ( ereditiere ).

Nel mondo Greco l'adulterio femminile era una colpa imperdonabile. Eppure al termine della guerra di Troia Menelao aveva perdonato Elena riportandola a Sparta con sé ed onorandola come una dea.
Ciò avvenne perchè quando cominciarono a discutere tra colpa e volontà i Greci pensarono che Elena fosse stata vittima del destino, del caso, di una decisione degli dei. Altri ipotizzarono che Elena non fosse mai fuggita a Troia ma che qui fosse arrivato un suo simulacro : Greci e Troiani avrebbero così combattauto per 10 anni per una nuvola .

I due poli attorno ai quali si svolgeva la vita dei greci nella polis erano :
l'agorà, piazza del mercato ( in Persia non c'erano mercati ), centro della vita pubblica ( assemblee ), sede delle rappresentazioni teatrali poi spostate nei pressi del tempio ( ad Atene quello di Dioniso Eleuterio ai piedi dell'acropoli )
e l'acropoli, sede del palazzo del re e poi del tempio: fulcro della vita religiosa.

ATENE

Atene sorgeva nell' Attica, vicina ai tre porti del Pireo, di Munichia e del Falero.

Secondo il mito, il suo primo re fu Cecrope ( un egizio ).

In seguito Teseo riunì attrno all'Acropoli le 12 borgate in cui era suddivisa l'Attica.

Codro invece fu l'ultimo re che morì in battaglia per contrastare l'invasione dei Dori.
Vi sono reperti archeologici che confermano il fatto che Atene fu una roccaforte Micenea sopravvissuta alle invasioni che avevano distrutto gli altri insediamenti.

Inizialmente gli ateniesi erano suddivisi in quattro tribù, ognuna delle quali era governata da un re ( basilèus) e organizzata in raggruppamenti di famiglie ( fatrìe ) che svolgevano importanti funzioni pubbliche per conto dello stato ( per es. gestivano un archivio simile all'attuale anagrafe ).

Ogni cittadino alla nascita veniva iscritto in una fratrìa e tale condizione:
se maschio gli consentiva di succedere come erede al proprio padre
se femmina di sposare un cittadino ateniese.

Nell'ambito della fratrìa, legata da vincoli di sangue , si distinguevano
i ghène ( ossia le stirpi ) a cui appartenevano solo gli aristocratici discendenti dalle più antiche famiglie ateniesi ( e perciò detti eu – patrides “del buon padre “);
i tìasi erano invece figli delle famiglie plebee;
gli orgheònes comprendevano cittadini stranieri stabilmente residenti ad Atene a cui erano concessi alcuni diritti , a patto che un ateniese garantisse per loro.

Per tentare di regolamentare i rapporti interpersonali sino ad allora governati dall'arbitrio di chi deteneva il potere, nel VII sec. a.C. nacque la prima legislazione ateniese ( 621 – 620 a.C. ).

Dracone emanò una legge sull'omicidio distinguendo tra :
omicidio volontario punito con la morte dopo equo e pubblico processo
omicidio involontario punito con l'esilio
Come concessione ai vecchi costumi tribali ammise l'esistenza di una terza forma di omicidio, l' omicidio legittimo di chi uccideva l'amante colto nell'atto di fare sesso illecitamente ( con la moglie , una figlia, una sorella, una vedova o una concubina di un altro cittadino ateniese ) e che pertanto, in virtù di tale legittimità, non veniva punito.

Anche se ritenuto estremamente severo ( da cui il termine odierno ”draconiano” per indicare un campione di severità ) Dracone tentò:
di stabilire delle garanzie per l'accusato,
di differenziare l'atteggiamento psichico di chi commetteva un reato
e di farlo giudicare da un tribunale ( Aeropàgo per gli omicidi volontari; Tribunale dei Cinquecento Efèti per l'omicidio involontario ) e non di farne l'oggetto della vendetta dei familiari.

Ad Atene le donne venivano promesse in sposa quando ancora erano bambine, dopo una serie di riti iniziatici nel corso dei quali:
prima della pubertà, erano addestrate a svolgere i compiti quotidiani delle donne ( arrèfore e aletrìdi preposte alla tessitura ed alla macinatura del grano per la dea Atena a cui portavano tali doni nel corso di specifiche cerimonie ) ;
alla pubertà passavano un periodo fuori dalla città, nel tempio della dea Artemide, vestite d'arancione ( “ orsette di Artemide” ) dedicandosi a giochi e libertà che in seguito non avrebbero più potuto praticare
e infine, attorno ai 12 anni, nelle grandi feste Panatenaiche, partecipavano ad un grande rito cittadino prima di essere pronte per il matrimonio.
Tutto ciò è narrato nella commedia “Lisistrata” di Aristofane.
Prima del matrimonio erano rigorosamente tenute alla castità e, dopo il matrimonio, alla fedeltà coniugale.

Ogni uomo poteva invece avere tre donne:
la moglie per la procreazione dei figli
la concubina “ per la cura del corpo”
e una compagna o “etèra” per il piacere, una specie di escort di alto bordo che accompagnava l'uomo laddove le mogli non erano ammesse.
Le donne inoltre erano ritenute nettamente inferiori all'uomo ( “salvo poche eccezioni contro natura “ come dice Aristotele, uno dei più grandi filosofi Greci ).

All'uomo, più adatto al comando perchè dotato di una mente razionale , spettava la supremazia sia nella polis sia in famiglia.
I ragazzi, all'età di 18 anni entravano nella condizione di éfebi. Venivano allontanati dalla città per fare il servizio militare, ma non potevano combattere come opliti ( erano usati come una specie di guerriglieri per sortite e blitz ) e non potevano contrarre matrimonio.
Solo quando diventavano adulti potevano sposarsi, avere figli e combattere nella falange come opliti.

Alla morte del padre erano i maschi ad ereditare.
Se non c'erano figli maschi, le femmine ereditavano il patrimonio di famiglia ma solo al fine di trasmetterlo ai loro figli ( epìkleros ) . Oppure si dovevano sposare con il parente più stretto in linea maschile ( spesso un fratello del padre ) .
Solone cercò di tutelare la donna facendo sì che se tale parente l'avesse sposata solo per interesse, dovesse garantirle almeno tre rapporti sessuali al mese per non farla sentire trascurata. Se invece avesse rifiutato di sposarla avrebbe dovuto procurarle una dote.

Abbiamo visto come originariamente Atene fosse governata da un basilèus, ossia da un re- magistrato plenipotenziario.
Gli aristicratici tuttavia non gradivano tutta questa concentrazione di potere e vollero affiancargli dei magistrati provenienti dalle famiglie più nobili:
dapprima istituirono i tre arconti in carica per un anno ( l'arconte basilèus - ossia l'antico re – l'arconte polemàrco – che comandava la guerra – e l'arconte epònimo - che dava il nome all'anno- ) ,
che poi vennero affiancati da altri sei arconti detti tesmotèti ( o legislatori ) incaricati di controllare la legalità degli atti dei magistrati e delle deliberazioni dell'assemblea.

I privilegi di cui godeva la nobiltà ateniese, che possedeva quasi tutte le proprietà terriere e spesso riduceva in schiavitù i piccoli proprietari sfiancati dai debiti, crearono forti tensioni con le classi più deboli.
Tra il 594 e il 593 a.C. Solone dei Medòntidi venne eletto arbitro e legislatore, nel tentativo di conciliare gli interessi delle diverse classi sociali e promulgare leggi per garantire i diritti degli uni e degli altri.

Solone con la sua politica attenuò i privilegi ereditari delle famiglie aristocratiche, allargando la base di partecipazione alla vita politica e ridistribuendo le terre tra i contadini ed i pastori.
Per prima cosa egli cancellò i debiti e le ipoteche proibendo che un cittadino diventasse schiavo di un altro per estinguere il proprio debito ( seisàchtheia ).
In secondo luogo diede vita alla timocrazìa, un riordino della cittadinanza in base alla ricchezza.
Divise cioè gli ateniesi in quattro classi :
i pentacosiomedimni con un reddito di almeno 500 medimni di cereali;
i cavalieri con un reddito pari a 300 medimni;
gli zeugiti con un reddito di 200 medimni;
ed i teti, tutti gli ateniesi con un reddito inferiore .

Chi più aveva, più doveva contribuire alle necessità dello stato. In compenso aveva maggior peso nella vita politica.
Le due classi più ricche dovevano prestare servizio militare con il proprio cavallo, ma potevano ricoprire magistrature di alto livello.
Gli zeugìti combattevano solo in fanteria e spettavano loro della magistrature subalterne.
I teti non poteveano accedere a cariche nella magistrautra e combattevano solo nel ruolo di rematori.

Solone costituì l'Elièa: un tribunale popolare i cui componenti venivano estratti a sorte tra tutti i cittadini di sesso maschile con più di 30 anni.

Riguardo al diritto di famiglia separò il matrimonio dal concubinaggio e pertanto distinse i figli legittimi dagli illegittimi . Inoltre fornì nuove norme in materia di successione, consentendo anche a chi non aveva figli di fare testamento.

Terminata la sua opera si allontanò da Atene come il padre della democrazia ateniese, dopo aver fatto giurare ai suoi concittadini che non avrebbero mai modificato le sue leggi.

In realtà i nobili non furono contenti di perdere alcuni diritti ed i poveri avrebbero voluto cambiamenti più radicali.
In questo clima salì al potere Pisistrato ( imparentato con Solone ) che tra il 561 ed il 560 a.C. , impadronitosi dell'Acropoli con un manipolo di mercenari, divenne il tiranno di Atene.
Nel corso della sua tirannide, Atene divenne molto potente grazie ad una politica fondata sugli incentivi economici, sui grandi lavori pubblici sull'Acropoli e sull'apertura di Atene all'esterno.
Pisistrato fondò nunerose colonie ( essenzialmente degli empori commerciali ) nel nord della Grecia e organizzò una grande flotta che assunse la protezione dell'isola di Delo, isola sacra nell'Egeo.

Pisistrato promosse inoltre una politica culturale in grande stile facendo trascrivere i poemi omerici sino ad allora tramandati oralmente ed istituì ad Atene le feste Dionisie, sede delle grandi rappresentazioni del teatro greco.
Secondo la tradizione il primo vincitore di queste competizioni teatrali fu Tespi ( 534 a.C. ) .

Alla morte di Pisistrato il potere passò ai suoi due figli Ippia e Ipparco, assai meno abili del padre in politica, che suscitarono il malcontento della popolazione, tanto da far nasce congiure contro di loro.
Armòdio e Aristogitòne, i due tirannicidi, uccisero Ipparco.
Per fronteggiare la situazione gli aristocratici ateniesi chiesero aiuto a Sparta, ma Ippia fu costretto a fuggire per non fare la stessa fine del fratello.
Il popolo non perdonò mai all'aristocrazia di aver richiesto l'intervento armato degli spartani.

Nel 508 a.C. un aristocratico dissidente , Clistene , pose le basi della costituzione democratica di Atene.

Egli suddivise in dèmos ( una nuova unità politico-amministrativa) il territorio dell'Attica.
Tutti gli Ateniesi, alla nascita, venivano registrati in un dèmos con allentamento della dipendenza degli individui dai gruppi familiari ed un rafforzamento del legame tra il singolo cittadino e la polis.
I demi ( dapprima 100 e poi 180 ) erano raggruppati in 10 tribù e ogni tribù era suddivisa in tre sottogruppi o trittìe, dislocate una in montagna, una sulla costa e una nella pianura .
Di conseguenza in ciascuna trittìa prevaleva una diversa classe sociale :
nella trittìa della pianura, gli aristocratici,
nella trittìa di montagna, i pastori e i piccoli contadini,
nella trittìa sulla costa, i mercanti i pescatori e gli artigiani.
Questo faceva sì che in ogni tribù le classi più povere rappresentate da due trittìe su tre potessero avere la maggioranza.

Per far funzionare il sistema Clistene istituì un nuovo organo di governo ( il Consiglio dei Cinquecento o boulè ) composto da 50 rappresentanti di ciascuna tribù scelti per sorteggio ( e quindi appartenenti anche alla classe povera ).
Accanto al Consiglio dei Cinquecento stavano:
l'Aeropago ( tribunale originato dall'antico e glorioso consiglio degli anziani che si riuniva sulla collina di Ares ) ma con un ruolo più ridotto che nel passato
e la ecclesìa, ossia un'assemblea popolare a cui potevano partecipare tutti i cittadini.

Quest'ultimo organismo, l'ecclesìa, inizialmente si riuniva 10 volte all'anno nell'Agorà. Poi, sino a 40 volte all'anno sulla collina di Pnice, che poteva contenere sino a 25.000 persone ( di cui 18.000 a sedere ).
L'ecclesìa:
decideva in materia di politica estera ( guerre, ambascerie, trattati internazionali ) ,
nominava gli arconti e gli strateghi ( comandanbti militari ),
controllava il loro operato ,
promulgava leggi e decreti che regolavano la vita degli ateniesi,
ed era titolare del potere giudiziario.
Tuttavia i processi si svolgevano all'Elièa che giudicava, divisa in tribunali ( o dikastèria ), i cui membri erano estratti a sorte.

Clistene introdusse anche l'istituto dell'ostracismo , cioè della possibilità di mandare in esilio che era ritenuto pericoloso per la democrazia scrivendo il suo nome su un coccio ( òstrakon ) , istituto che purtroppo in seguito non fu utilizzato sempre per i nobili scopi per cui era nato.

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