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Gli Arabi nella penisola iberica e nell’Italia meridionale

Malgrado i danni causati dalle loro scorrerie (causate appunto dalle incursioni), i pirati saraceni non rappresentavano un reale pericolo per la stabilità dell’Occidente cristiano; infatti queste incursioni non si prefiggevano come scopo la conquista di nuovi territori, ma esclusivamente la razzia. Al contrario, nella penisola iberica e nell’Italia meridionale – che segnavano i confini meridionali del Sacro Romano Impero- gli Arabi attuarono un vero e proprio processo di espansione territoriale.
Gli Arabi avevano posto sotto il loro dominio la maggior parte dei territori dell’attuale Spagna e la parte centro-meridionale del Portogallo, dando vita al califfato omayyade di Cordova e a una civiltà caratterizzata da una straordinaria vivacità e ricchezza culturale. Al loro controllo sfuggiva la Marca Hispanica, creata da Carlo Magno: una vera e propria zona-cuscinetto dotata di una autonomia e di una capitale (Barcellona) di grande importanza strategica ed economica. Ai cristiani rimanevano inoltre i piccoli Regni di Navarra e delle Asturie (collocati anch’essi nella zona settentrionale della Spagna) e le zone montagnose del Portogallo settentrionale.

Per quanto riguarda l’Italia meridionale molte terre poste sotto il dominio bizantino furono progressivamente conquistate dagli Arabi che, tra l’827 e il 902, riuscirono a impossessarsi dell’intera Sicilia – dove promossero una brillante rinascita della vita economica e culturale – e a minacciare a più riprese molte zone interne dell’Italia centrale: nell’846 arrivarono persino a saccheggiare le basiliche di San Paolo e di San Pietro nella città di Roma.

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