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Il secolo dei lumi in Europa e in Italia


L’Arcadia concluse il Seicento; per arrivare al Settecento il passaggio è breve, in quanto in letteratura italiana non vi sono grandi esempi da analizzare.
Il Settecento, o secolo dei lumi, vede centrali la scienza e la ragione, in quanto la metafora del “lume” della ragione intende la centralità del pensiero dell’uomo rispetto ai secoli precedenti, tanto dell’alto Medioevo in cui la Chiesa era il centro di tutto, quanto dell’Umanesimo e del Rinascimento (a partire dal 1400) quando al centro vi era l’uomo ma non dal punto di vista di essere pensante, bensì analizzato rispetto le proprie esigenze di riscoperta della classicità, di rinascita rispetto al Medioevo, dell’aspetto edonistico e, di fronte a un pubblico che cambia, del melodramma, per la necessità di armonia.
In questo secolo la risposta della letteratura rispetto al contesto è totalmente nuova: da un lato l’uomo ha bisogno di eliminare ciò che è dogmatico, ha la necessità di vedere al centro la propria mente, e dall’altro ha la risposta più immediata che è custodita nella fondamentale importanza della scienza e della letteratura intesa come conoscenza. L’uomo ha infatti bisogno di risposte, non si accontenta dei dogmi ma risolve i suoi dubbi con la scienza, che si basa sulle dimostrazioni, e il pensiero.
L’emblema di questa corrente è Kant, per via della sua volontà di dimostrare l’importanza della ragione e il fatto che ciò che esiste esiste perché possiede una dimostrazione scientifica. Si apre dunque sempre di più il divario tra la religione e tutto ciò che riguarda lo stato, la filosofia, la scienza e la letteratura.
Il nome della corrente, illuminismo, è giustificato dal fatto che una mente che ragiona, ha un pensiero e sa portarlo avanti, sostenerlo e dimostrarlo, è una mente illuminata, e la luce della mente si oppone alle tenebre affermatesi nel medioevo. A questo punto al fermento culturale rispondono diverse manifestazioni della cultura: la filosofia, ad esempio, riproporrà la centralità della ragione, mentre la scienza ribadirà che una cosa esiste perché può essere dimostrata attraverso il ragionamento.
In letteratura l’esigenza di ragionamento si concretizza attraverso più generi: a livello europeo infatti non ce n’è uno solo che rappresenti con esattezza il Settecento ma molteplici.
Si affermeranno
I pamphlet, simili a delle biografie o autobiografie, opuscoli o libelli in cui venivano espresse idee politiche o religiose personali
I saggi, trattazioni ampie di una tematica/problematica
I Romanzi moderni, in territorio inglese, con i Viaggi di Gulliver di Swift e Robinson Crusoe di Defoe
I romanzi epistolari, raccolte di lettere come Pamela di Richardson o Le Ultime Lettere di Iacopo Ortiz di Ugo Foscolo
Il teatro, soprattutto inglese e francese ma anche italiano.

L’illuminismo ha una matrice francese, e promuove nuovi ideali che giustificheranno e promuoveranno la rivoluzione dell’89: questa è infatti la risposta concreta al fatto che l’uomo possa pensare perché valori come libertà, fratellanza e uguaglianza sono figli del cambiamento mentale dell’Illuminismo.
La svolta decisiva viene rappresentata dalla prima Enciclopedia di D’Alembert e Diderot, che a livello ideologico rappresenta la volontà dell’uomo di conoscere e raccogliere le nozioni in un’opera omogenea, come se realizzasse un canone a cui ispirarsi. Quest’opera rappresenta anche la concezione di sapere dell’epoca illuministica, ossia come nozionistico, finalizzato alla nozione stessa, perché la conoscenza è come un mosaico in cui vanno inserite varie tessere.

I generi letterari che nascono vengono coltivati e prodotti nel contesto dei caffè letterari, luoghi in cui ci si riuniva per parlare di letteratura, teorizzare e proporre nuove idee che potevano diventare i temi di nuove opere, e disquisire sulla questione della lingua, ancora non risolta. [Alcuni esempi sono l’Accademia dei Pugni fondata da Pietro Verri e Cesare Beccaria, i salotti francesi o i club inglesi]
I caffè nacquero con un intento che dovrebbe abbracciare la maggior parte della comunità, ovvero rappresentare la cittadinanza e offrire una possibilità a tutti, non dovrebbero essere selettivi; tuttavia lo diventano in automatico, in quanto:
Da un punto di vista pratico, per entrare bisognava pagare un gettone di presenza
La disquisizione letteraria presupponeva un bagaglio culturale ampio
Dunque, questi diventano presto sinonimo di élite, in quanto c’è una selezione naturale, chi non può non aderisce.

La risposta italiana all’illuminismo è poliedrica, ma i due generi che prevalgono sono il teatro e la poesia civile.

I due più grandi esponenti del teatro furono Carlo Goldoni per la commedia e Vittorio Alfieri per la tragedia, e questo genere viene scelto in quanto rappresenta un modo di filtrare la realtà in maniera meno violenta e in chiave metaforica; il valore della maschera è lo stesso che si ritroverà in Pirandello due secoli dopo, permette di cambiare velocemente aspetto, personaggio e carattere.
L’intento della commedia è quello di conquistare il pubblico attraverso il sorriso, è una letteratura di evasione ma non disimpegnata perché la realtà viene perfettamente rappresentata nel copione teatrale; attraverso il sorriso permette di arrivare a un insegnamento vicino alla realtà (intento di Terenzio) perché i protagonisti, quelli di Goldoni saranno reali e quotidiani.
La tragedia di Alfieri invece si ispira alla classicità greca, che rappresenta l’exemplum, il modello, che viene reinterpretata in chiave illuminista. Questa secondo lui ricalca la vita dell’uomo, che vive una sorta di tragedia in quanto la sua esistenza parte da una condizione positiva e finisce, nella maggior parte dei casi, con un esito infelice (comunque la morte rappresenta un finale negativo). E’ legato a questo concetto di uomo destinato alla sofferenza perché ricalca il suo vissuto, dunque sceglie questo genere.
Una risposta completamente diversa che verrà proposta da Parini qualche anno dopo sarà la POESIA, perché mentre la commedia è un testo teatrale in prosa e la tragedia un testo teatrale in versi, lui si occuperà di poesia con lo scopo di essere utile al cittadino che deve trovarvi un mezzo per poter migliorare se stesso e lo stato. Questo tipo di produzione viene definita poesia civile, ed ha qualcosa che ricalca l’ideologia che ha rappresentato la letteratura due secoli prima con Machiavelli e Guicciardini. Nella volontà di dare un insegnamento è presente un dovere, il compito in quanto poeta di essere portavoce di un messaggio in quanto pubblicamente riconosciuto (concetto del “poeta vate” esasperato da D’Annunzio). L’utilità della poesia rappresenta una forte antitesi con la corrente Barocca, che puntava alla ricerca del bello, dello sfarzoso, dell’inutile e del superfluo.

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