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Poema in endecasillabi sciolti composto in totale da tre grandi gruppi di componimenti:

  • il Mattino, del 1763;
    il Mezzogiorno, del 1765;
    la Sera, composta da il Vespro e la Notte, parte rimasta però incompiuta che era stata promessa all'editore per il 1766.
L'intera opera rientra, a primo impatto, nel genere della poesia didascalica; il poeta, che prende le vesti di un precettore, si presenta come una persona che voleva insegnare al giovin signore come riempire le sue giornate, scampando dalla noia che lo avrebbe altrimenti afflitto. Si può capire quindi che l'opera prende più un taglio descrittivo.
Nel Mattino il poeta descrive le prime ore del giorno del giovin signore: viene descritto quindi il momento del suo risveglio, la colazione, il tutto con una grande e minuziosa attenzione per i dettagli.
Nel Mezzogiorno il poeta continua con la descrizione della giornata: narra quindi della visita alla dama, del pranzo, dell'incontro nel tardo pomeriggio con tutta la nobiltà cittadina.
Tutta la struttura didascalico-descrittiva dell'opera, che serve a veicolare la satira mossa dall'autore, è inoltre costantemente arricchita dalla presenza dell'antifrasi: il poeta afferma cioè il contrario di quello che vuol far intendere al lettore, fingendo quindi di accettare il punto di vista del giovin signore e di assecondarlo.
La critica che Parini muove alla nobiltà si vale però anche di altri strumenti:
la scelta non casuale di descrivere una giornata tipo, seppur con tutte le esagerazioni del caso, non fa altro che aumentare la banalità della vita di un giovin signore;
grande valore in questo senso ha anche l'impostazione del tempo narrativo: descrivendo in tale maniera un ridotto numero di ore del giorno, l'autore non vuole fare altro che accentuare sulla vita noiosa e priva di ogni virtù che può condurre un giovin signore.
Si può quindi affermare che il tema centrale dell'opera è la noia. Ma Parini inserisce altri piani narrativi, arricchendo così la descrizione e colpendo ancora di più gli occhi del lettore: alla semplice descrizione della vita del giovin signore, si aggiunge un aspro confronto che Parini fa tra l'ozio vano e corrotto dei nobili con la vita operosa e sana dei contadini, alludendo ancora di più alla critica mossa verso il mondo nobiliare; sempre su questa linea di contrapposizioni, mette anche a confronto lo sfarzo dei nobili con la miseria popolare.
Attraverso questo testo satirico, e tutta la critica all'interno, Parini non vuole fare in modo che la classe nobiliare venga abolita. Anzi, spera di riuscire ad educare l’aristocrazia al fine di farle recuperare l'originaria funzione positiva.
Nello scrivere questa grande opera, Parini realizza un duro lavoro al fine di preservare la dignità letteraria, nonostante il tema trattato non sia di un alto livello. Così, decide di usare un linguaggio prezioso ed aulico, ricco di perifrasi, con un'attenta ricerca dei termini che lo porta poi a non denigrare il genere letterario e ad arricchire il suo intento satirico, portando in scena discorsi importanti che riguardano in realtà cose banali.
Nell’ultima parte del Giorno, la Sera, che abbiamo detto essere formata da due componimenti, il Vespro e la Notte, vediamo come lo stile e le idee di Parini siano stati fortemente segnati dai recenti avvenimenti storici.
Tutte e due i componimenti si presentano frammentari ed incompiuti: del Vespro rimangono solo 517 versi, mentre della Notte rimane solo un lungo frammento di 673 versi.
Nel finire di descrivere la giornata tipo del giovin signore, che sappiamo ormai essere affiancato ed accompagnato dalla sua dama, Parini perde molto la vena ironica che aveva invece saputo inserire al meglio nella prima parte dell'opera, tanto da far risultare questi due ultimi componimenti semplicemente come una satira di costume che si appunta sui passatempi insulsi e oziosi dei nobili.
Traspare cioè, da questi ultimi versi composti, tutto il senso di fallimento che aveva colpito il programma illuministico e riformistico, amplificato anche dal fatto che proprio in quel periodo la Rivoluzione francese era scoppiata.
La conclusione ovvia alla quale porta tutta questa analisi è la necessità di distinguere nettamente le due parti che compongono il Giorno, poiché le due redazioni sono il frutto di due momenti diversi della poesia pariniana.
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