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Carlo Goldoni


Carlo Goldoni nacque a Venezia nel 1707 da una famiglia di condizioni borghese.
Il padre, medico, era sempre in movimento tra diverse città italiane , in cerca di una sistemazione economica.
Seguì suo padre a Perugia, dove compì i primi studi pressi i Gesuiti, poi a Rimini per affrontare gli studi superiori, ma da lì fuggì sulla barca di una compagnia di comici per raggiungere la madre a Chioggia.
Studiò legge all’Università di Pavia e fu ospite del collegio Ghislieri, ma ne fu cacciato in seguito a una satira composta sulle donne della città.
Ripresi gli studi di legge dopo alcuni anni irrequieti, diventò coadiutore aggiunto alla cancelleria criminale di Chioggia , poi come coadiutore alla cancelleria di Feltre.
La morte del padre nel 1731 lo obbligò a provvedere alla madre; si affrettò nel laurearsi in Legge a Padova e avviò la professione dell’avvocato.
La vocazione teatrale però , coltivata con continue letture della letteratura teatrale italiana, era viva in lui.
In una delle sue peregrinazioni conobbe a Verona il capocomico Giuseppe Imer , grazie al quale ottenne l’incarico di scrivere i testi per il teatro veneziano di San Samuele.
In questa prima fase affrontò vari generi, come tragicommedie , melodrammi, intermezzi.. ma Goldoni si trovò presto nel genere comico e avviò una radicale riforma del teatro comico , che portò avanti con prudente gradualità.
Le sue condizioni economiche erano precarie , tanto che dovette fuggire da Venezia a causa dei debiti.
Si stabilì a Pisa dove riprese la professione di avvocato e dove entrò nella locale colonia dell’Arcadia.
A Livorno conobbe il capocomico Girolamo Medebac , che lo convinse ad impegnarsi come poeta di teatro presso la sua compagnia , con un contratto stabile abbastanza soddisfacente, lasciando definitivamente l’avvocatura.

Goldoni rappresenta una nuova figura per quanto riguarda gli intellettuali del 700: mentre gli scrittori sono privilegiati e benestanti, egli vive dei profitti della sua professione intellettuale.
Anticipa così la figura dello scrittore che si affermerà nella società borghese dell’800; inoltre non scrive solo per un pubblico di letterati , ma per il commercio.
Quando si tiene uno spettacolo il pubblico paga e un utile lo ricevono anche il capocomico e il caposala, che investono denaro nel teatro e vogliono ricavarne altro: si deve quindi andare incontro ai gusti del pubblico e attirare molti spettatori.
Anche in questo lo scrittore anticipa una condizione che sarà propria dell’età successiva.

Goldoni lavorò per la compagnia Madebac , in cui continuò a presentare la sua riforma vincendo le resistenze del pubblico, degli attori e dell’impresario.

Dopo l’insuccesso di una commedia egli prese con gli spettatori l’impegno di scrivere per la stagione successiva 16 commedie nuove e ci riuscì con un tour de force , che esaltò non solo la sua qualità di artista ma anche di produttore per il mercato.
Egli dovette però far fronte alla concorrenza del suo rivale Pietro Chiari, spregiudicato e disinvolto che ricorreva a tutti i mezzi e praticava tutti i generi di commedie.

Dopo essere entrato in contrasto con la compagnia Medebac soprattutto per ragioni economiche, Goldoni passò al teatro San Luca , di proprietà di Francesco Vendramin.
Seguì un periodo difficile in cui Goldoni tentò vie diverse dalla commedia realistica fino ad allora usata.
Introno alla sua commedia si sollevarono sempre più polemiche soprattutto ad opera di Carlo Gozzi, letterato aristocratico che proponeva un teatro fiabesco e fantastico, molto apprezzato dal pubblico.
Amareggiato per il successo ma spinto dalla sua intima irrequietezza, Goldoni accettò l’invito a Parigi per dirigere la Comedie italienne.
Qui trovò gli scenari improvvisati e le maschere della Commedia dell’Arte, rinunciando così a lottare per la sua riforma.
Il pubblico era freddo nei confronti delle sue opere , per questo dovette adattarsi a tornare agli scenari che da tempo aveva abbandonato.
Dopo il successo di una commedia , entrato nelle grazie della corte, fu assunto come maestro di italiano delle principesse reali, ottenendo una modesta pensione.
A causa della Rivoluzione però tutto il suo mondo fu sconvolto; L’assemblea legislativa sospese la sua pensione: egli sopravvisse pochi mesi, in miseria, e morì a febbraio del 1793.

La visione del mondo


Goldoni , pur non essendo un uomo di vasta cultura grazie ai suoi frequenti viaggi in Italia e all’amicizia con personalità straniere presenti a Venezia , conobbe realtà europee più avanzate.
Egli rispettava i principi e i valori fondamentali del ceto borghese , che riprendevano la filosofia dei lumi.
In Goldoni si possono quindi riconoscere le componenti della media civiltà illuministica.
Goldoni guardava la vita nella sua dimensione mondana e estraniava ogni ansia: da qui l’antipatia per ogni forma di metafisica e l’esalazione ad una filosofia pratica fondata sul buon senso.
Goldoni ha senso della socialità, dei rapporti che legano gli uomini: tutto ciò che può compromettere questo vivere sereno, come la menzogna o l’ipocrisia, è considerato da lui dannoso.
Il rispetto, la sincerità , la trasparenza sui comportamenti e la fedeltà sono i tipici valori di una civiltà borghese.
Questa centralità della figura dell’uomo leale, onesto, attivo , è legata all’aspirazione di una convivenza umana libera.
Di qui nasce l’antipatia per la superbia dei nobili.
La mentalità di Goldoni è riformatrice: lo scrittore rispetta l’ordine gerarchico delle classi e punta ad una tranquilla convivenza tra i vari ceti, ciascuno con la propria fisionomia, diverse virtù e diverse funzioni sociali.
Per questo Goldoni ammira le società mercantili del nord, dove i borghesi partecipano alla vita politica accanto ai nobili e le virtù morali seguono l’onestà e la fedeltà.
si afferma un nuovo tipo di eroe: l’uomo onesto.
Goldoni vedeva negativamente il disprezzo per la libera espansione della personalità nei suoi rapporti con gli altri.
Per questo presenta in una luce critica i padri di famiglia autoritari, che opprimono mogli e figli imponendo loro un costume di vita. Goldoni mira all’instaurarsi di un ragionevole equilibrio tra le esigenze dell’individuo e quelle della famiglia
Goldoni fu ben giudicato da tutti gli illuministi: Voltaire lo elogiò come pittore della Natura; Pietro Verri sul Caffè scorgeva nelle sue commedie un fondo di virtù vera , d’umanità e benevolenza.
Si riconosceva Goldoni come un compagno nella lotta per una nuova etica borghese.

La Riforma della Commedia


Quando Goldoni intraprese la sua attività di scrittore per il teatro la scena comica era ancora dominata dalla commedia dell’arte, in cui gli attori impersonavano le maschere tradizionali improvvisando le battute senza seguire un testo interamente scritto.
Nei confronti di questo tipo di teatro Goldoni assunse atteggiamenti polemici, a causa della volgarità buffonesca a cui era arrivata la comicità, alla rigidezza stereotipata a cui si erano ridotti i tipi umani rappresentanti dalle maschere , la ripetitività della recitazione degli attori, le battute convenzionali prevedibili dal pubblico e la costruzione incoerente degli intrecci avventurosi.
Il bisogno di una riforma si originava nel clima della coltura arcadica , alla quale criticava stravaganza e bizzarria barocca ancora presenti nella Commedia dell’arte , e che aspirava alla semplicità , all’ordine razionale , al buon gusto e alla naturalezza.
Goldoni si era formato in quel clima , e non poteva non risentirne.

Il razionalismo arcadico aveva già ispirato Giovan Battista Fagiuoli, Iacopo Angelo Nelli, Girolamo Gigli, ma i loro tentativi si collocavano in un ambito puramente letterario.
Goldoni al contrario non era un puro letterario: era un autentico uomo di teatro, che viveva e lavorava a contatto diretto con il pubblico e ne conosceva perfettamente gli umori e i bisogni, i meccanismi e le esigenze della scena.
La sua riforma non è quindi solo di genere letterario , ma mira a incidere soprattutto sullo spettacolo, nei suoi rapporti con la vita sociale.
Nella sua riforma non si è tanto ispirato a modelli libreschi, poiché i due libri su cui ha studiato sono Il mondo e il teatro, ovvero la realtà vissuta e la scena viva.

In tal modo sintetizza le sue due direttrici fondamentali della riforma: vuole produrre testi che piacciano al pubblico, che possono vivere autenticamente sulle scene , tenendo presente lo specifico linguaggio dello spettacolo e aspira ad una commedia che sia verosimile, che si rifletta sulla società contemporanea.

La sua commedia verosimile e ispirata alla natura vuole rappresentare dei caratteri colti nella loro individualità , in tutta la complessità e mutevolezza delle loro sfumature psicologiche.
Le maschere invece costituiscono dei tipi fissi; tra la maschera e il carattere vi è la stessa distanza che separa la maschera e il volto: questo è vario da uomo a uomo .
Goldoni afferma che i caratteri sono di un numero finito, ma ci sono infiniti modi nelle specie, quindi infiniti modi di essere avari, gelosi, bugiardi, a seconda degli individui e degli ambienti sociali.
Il carattere borghese della visione goldoniana si può attribuire alla sua condizione sociale , alla sua provenienza dal ceto medio e alla sua stessa collocazione professionale. Ma tutto ciò non sarebbe comprensibile senza parlare di Venezia , in cui, grazie alle antiche tradizioni mercantili, si era affermata da tempo una solida classe borghese, fondata sulla laboriosità e sulla rispettabilità, anziché sull’ozio.


L'itinerario della commedia goldoniana


Il mondo che si riflette nella commedia goldoniana è essenzialmente la società veneziana contemporanea.
Venezia è una repubblica oligarchica in cui il potere è in mano ad una ristretta cerchia di famiglie nobili, ma possiede anche un solido ceto borghese che gode di notevole ricchezza economica.
Degli ideali e degli interessi di questo ceto Goldoni è l’interprete e il celebratore.
Nella prima fase della sua commedia il mercante è il poaonisa : si presenta ancora sotto la maschera di Pantalone ma assume già una sua concreta fisionomia individuale.
Goldoni definisce il ceto dei Mercanti come il profitto e il decoro delle nazioni.
In questa celebrazione del mercante si manifesta anche una contrapposizione polemica alla nobiltà: in quanto superba e prepotente , oziosa , inutile al corpo sociale , attaccata ai suoi titoli vuoti che non garantiscono il valore autentico dell’individuo.
Goldoni segue le linee che sono proprie dell’illuminismo e del suo tempo, vorrebbe smuovere i nobili dall’inerzia e riportarli alla dignità di una vita attiva.

Goldoni non mette in discussione le gerarchie sociali esistenti, ma le accetta: in questo riflette le posizioni della borghesia veneziana. Non vuole quindi imporre una sua egemonia nello Stato , ma affermare un’egemonia etica , far trionfare la sua moralità e i suoi valori.
In questo periodo Goldoni non solo conserva aspetti esterni della Commedia dell’arte ma cala i nuovi contenuti realistici in intrecci ancora tradizionali. Anche se gradatamente questo carattere scompare.
Tutti i personaggi diventano importanti , nella rete di rapporti che li legano e che mettono in rilievo la diversa fisionomia degli individui. E’ questa la fase in cui meglio emerge la sua volontà di costruire un genere serio paragonabile a quello dell’Illuminismo europeo.

La seconda fase della commedia goldoniana è più incerta. Goldoni si ritrova di fronte a varie difficoltà: una sala solo molto più vasta , meno adatta alla rappresentazione della vita quotidiana , attori meno bravi e meno noti , polemiche sempre più aspre con i suoi avversari.
La maggiore difficoltà però è la volubilità del pubblico che sembra tornare a preferire un teatro più fantasioso, come le commedie di Chiari e Gozzi. Perciò Goldoni deve inseguire questi umori mutevoli sperimentando generi vari.
Nelle commedie di carattere , all’esaltazione della figura positiva del mercante , Goldoni preferisce sostituire una galleria di personaggi tarati, infermi, maniaci, ritratti con un impegno duro e sarcastico.
Ricordiamo I puntigli domestici, la donna vendicativa , la donna di testa debole, la donna stravagante, la donna bizzarra ecc..
Tutti questi personaggi non hanno quelle qualità della socievolezza che Goldoni tanto ammira nei mercanti ma tendono a rifiutare i rapporti con il prossimo.
In questa fase si collocano anche varie commedie di ambiente popolare, Le massère, Il campiello.. commedie corali, in cui l’azione nasce da esili pretesti, equivoci, chicchere e pettegolezzi.

La crisi anche psicologica degli anni 1753-57 trova sfogo in un viaggio a Roma. Al suo ritorno Goldoni ritrova entusiasmo alla sua commedia nuova. Si collocano così alcuni testi più maturi, in cui Goldoni considera in modo diverso la borghesia veneziana.
La seconda metà del secolo vede però una grave crisi di questo ceto: la perdita dei possedimenti oltremare aveva dato un duro colpo ai commerci e induceva a orientarsi verso le attività agricole.
Il mercante perde così la sua energia , tende ad evitare rischi e imprese e chiudersi nel più tranquillo investimento terriero.
Al dinamismo si sostituisce l’inerzia , all’orgogliosa visione della vita, la difesa del proprio interesse; le virtù diventano vizi , il senso dell’economia avarizia.

Goldoni , dopo aver innalzato 10 anni prima il suo elogio sulla figura del mercante, ora la guarda con occhio critico e severo: il mercante aperto e illuminato diventa attaccato al proprio meschino tornaconto, autoritario , incapace di aprirsi ai nuovi tempi.
Con questa figura asociale si scontrano invece i giovani e le donne, ancora capaci di vedere una vita gioiosa e felice. Proprio su questo tempo Goldoni compone I rusteghi e Sior Todero Brontolon.

A dare una nuova interpretazione ci fu Giuseppe Petronio, il quale pensa che Goldoni nella sua prima fase , quella della celebrazione del mercante, rappresenterebbe un’immagine ideologica della borghesia , quale dovrebbe essere; nella seconda fase invece coglierebbe la realtà qual è.
Da questo mondo così opprimente Goldoni sembra voler uscire con la riscoperta del popolo.
Il popolo agli occhi dello scrittore è ancora spontaneo , felice e capace di relazionarsi .. tutti quei valori che la civiltà sembra aver perduto. Nel popolo sembrano sopravvivere allo stato genuino quei valori fondamentali che nella borghesia si sono rovesciati.
Goldoni ancora non riesce a cogliere però la durezza della condizione dei ceti e i conflitti che la distruggono. Egli mette in scena solo conflitti sentimentali, ripicchi, futili pettegolezzi. Pur nella vivezza e autenticità dei dettagli il mondo delle Baruffe è ancora calmo: a Goldoni sfugge la tragicità del quotidiano.

Tra gli altri motivi che spinsero Goldoni a lasciare Venezia e a trasferirsi a Parigi si aggiunse anche questa delusione da lui patita , questa insofferenza soffocante.
Il congedo da Venezia e dal suo pubblico è costituito da Una delle ultime sere di carnovale, una commedia autobiografica in cui con la figura di Anzoleto Goldoni alluce in modo trasparente a se stesso.
Come sappiamo a Parigi Goldoni per necessità dovette tornare indietro alla Commedia dell’Arte. I testi da lui scritti in questo periodo puntano ad una costruzione dell’intreccio. Ne è esempio “il ventaglio”.
Gli anni della vecchiaia sono occupati dalla stesura dei memories. Un’opera autobiografica, redatta in francese, che non è tanto la ricostruzione della sua vita quanto delle tappe di una vocazione e di una carriera teatrali.
Il teatro per Goldoni riempiva quasi intermante la sua vita: per questo la ricapitolazione di questa diventa una ricostruzione dei suoi rapporti con il teatro.
Il libro inizia con i suoi primi studi e i suoi spostamenti nelle città, si appesantisce poi di lunghi elenchi e riassunti di commedie, ma contiene anche spunti narrativi vivaci.
Egli rievoca le vicende della sua gioventù, le peregrinazioni di città in città, le avventure amorose.
Spiccano alcuni ritratti di personaggi delineati con una vivacità in cui si riconosce la sua abilità di uomo di teatro; Importante è l’incontro tra Goldoni e Vivaldi, a cui da prova della sua bravura, o dell’incontro con Rousseau , o il ritratto del fratello militare.
Ma attrazione sono soprattutto le notazioni sull’ambiente dei comici, di cui sono messi in rilievo i meriti professionali e anche i tratti psicologici.


Il Purgatorio rappresenta topograficamente l’antitesi dell’Inferno. Alla voragine creatasi sotto Gerusalemme si contrappone infatti nell’emisfero australe la montagna del purgatorio, formatasi dalla terra che, inorridita, si ritrasse alla caduta di Lucifero. Essa è custodita da Catone e suddivisa in tre sezioni. Alla base troviamo la spiaggia dell’antipurgatorio, in cui sostano, per tempi diversi, le anime degli scomunicati, dei pigri a pentirsi, dei morti per morte violenta e dei principi negligenti. Seguono le sette cornici del Purgatorio vero e proprio, in ciascuna delle quali, in ordine decrescente di gravità, si espiano i sette peccati capitali.
Al contrario dell’Inferno, il Purgatorio è il regno della salvezza. Nel Purgatorio più si sale e più la colpa da espiare è leggera e quindi anche la pena è più lieve.
si hanno infatti superbia, invidia, ira; l’accidia; avarizia, per gola e per lussuria.

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