Maturità, studentessa bocciata fa ricorso: potrà rifare l’orale

Marcello G.
Di Marcello G.
maturità ricorso vinto

Un esame di Maturità infinito. È quello che ha visto protagonista, ma che continua a tenere sulle spine, una studentessa di un liceo linguistico di Mondovì (provincia di Alessandria). Perché, a tre mesi di distanza dall’ipotetica conclusione degli esami di Stato, ancora non ha il diploma in mano (e non sa se riuscirà a prenderlo). Ora, però, la soluzione sembra vicina: il Consiglio di Stato ha infatti accolto il ricorso presentato dalla ragazza all’indomani del suo colloquio orale, che ne sancì la bocciatura. Presto, dunque, potrà ripetere la prova. Visto che, secondo i giudici, la commissione esaminatrice non avrebbe seguito alla lettera le direttive ministeriali.


La commissione torna a riunirsi dopo più di tre mesi

Solo per lei, tra poco, la stessa commissione che la giudicò negativamente dovrà tornare a riunirsi per una sessione straordinaria d’orale. “Di concerto con una serie di organi provinciali e regionaliha detto il preside dell’istituto, Bruno Gabetti - cercherò di garantire che la prova possa essere sostenuta entro 30 giorni, nel pieno e totale rispetto della normativa vigente e dei termini di legge”. Perché anche secondo il dirigente scolastico ci sarebbero stati problemi: “È stato riscontrato un errore tecnico, pertanto la ragazza ha tutto il diritto di ridare l'esame in un clima di totale serenità e senza alcun pregiudizio verso di lei - ha sottolineato Gabetti - ma tengo a sottolineare che non è stata messa in alcun modo in discussione la buona fede dei docenti: si è trattato, in sostanza, di determinati passaggi compiuti in maniera errata”.




In quella scuola maturità da incubo

Si, ma quali sono stati questi errori? Ad aiutarci a capirlo sono addirittura altri 36 studenti della stessa scuola. Perché il nome del liceo "Vasco-Beccaria-Govone" (così si chiama la scuola) era già circolato sugli organi d’informazione all’indomani della Maturità 2019. In quell’occasione, infatti, quasi tutti gli alunni delle quinte classi (compresa la studentessa protagonista della storia) segnalarono un comportamento della commissione perlomeno ‘anomalo’, specie durante l’orale, scrivendo una lettera aperta molto dura nei confronti dei docenti, anche di quelli interni, definendoli “persone che ci hanno accompagnato per cinque anni e che credevamo perlomeno eque nei nostri confronti”.

Interrogazioni fiume e programmi ignorati

Alcuni passaggi della lettera sono più chiari di mille parole. “I risultati – secondo i firmatari - non hanno rispecchiato il percorso scolastico della maggior parte di noi studenti (un allievo non ha superato l'esame, 9 non hanno ottenuto il doppio diploma Esabac e, in generale, il voto finale non ha rispettato la media maturata nel corso dell'anno scolastico”. Questo perché “I commissari esterni hanno formulato domande non attinenti ai programmi svolti, di cui erano a conoscenza, dal momento che i nostri professori avevano lasciato loro non solo copie ben dettagliate, ma anche i nostri libri di testo, che avrebbero potuto consultare in qualsiasi momento. Altre volte, invece, la prova si è trasformata in una lezione ex cathedra del docente, impegnato a spiegarci temi o questioni fondamentali, secondo loro, in cui non eravamo stati edotti, mettendoci a disagio e portandoci lontano dal percorso che ci eravamo costruiti. Così il colloquio, che normalmente dovrebbe durare 50 minuti circa, per noi si è prolungato anche fino a due ore.

Le buste? Come se non esistessero

Sul banco degli imputati anche le buste, novità della maturità 2019: “Come da regolamento – si legge nel testo - il presidente di commissione ha presentato le tre buste e ognuno di noi ha introdotto il nodo e gli argomenti di cui avrebbe voluto parlare, ma il colloquio è diventato un'interrogazione vera e propria, perché si è svolto esattamente come gli anni scorsi: ci siamo spostati con sedia al seguito da un commissario all'altro e siamo stati interrogati in tutte le discipline. Più volte alcuni docenti hanno interrotto il nostro discorso, portandoci ad approfondire aspetti lontani dal tema proposto dalla busta o addirittura cambiando completamente l'argomento che avevamo affrontato all'inizio”.

Ce n’è anche per i commissari interni

“Il cambiamento, attuato ad anno scolastico in corso – sottolinea la lettera - ci creava qualche perplessità, ma più volte i nostri professori hanno chiarito che, a differenza degli anni scorsi, saremmo stati liberi di articolare un'esposizione personale attinente e coerente al nodo proposto e che nessun docente avrebbe dovuto interromperci, se non per colloquiare con noi. D'altro canto, che la prova orale sarebbe stata nelle nostre mani lo aveva ribadito più volte il MIUR ed era una delle poche certezze con cui abbiamo iniziato il nostro Esame di Stato. Ma la conduzione dei colloqui ci ha preso del tutto alla sprovvista, in quanto non rispettosa delle direttive del Ministero”. Loro, a differenza della studentessa ripetente, non hanno fatto ricorso. A conti fatti avrebbero fatto bene.
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