Ritorno a scuola: i bambini si infettano raramente, lo sostiene uno studio scientifico

Lucilla Tomassi
Di Lucilla Tomassi
nuovo studio scienze

Le scuole italiane hanno chiuso le loro porte a metà metà febbraio 2020 e ancora non le hanno riaperte: infatti, il ritorno in classe dei ragazzi è previsto per settembre 2020, con l'inizio del nuovo anno scolastico. Come mai? Se foste rimasti in un grotta negli ultimi sei mesi, tutto ciò è dovuto al Covid-19, un temutissimo virus che nel giro di pochi mesi ha mietuto e sta continuando a mietere tantissime vittime in giro per il mondo, Italia compresa.
A fronte dell’emergenza sanitaria ancora in atto nel nostro Paese, il Ministero dell’Istruzione, in accordo con il Governo e il Comitato Tecnico-Scientifico, ha perciò chiuso sin da subito le scuole italiane e ne ha posticipato fino alla fine dell'anno scolastico 2019/2020. Ma se questa non fosse stata la scelta giusta?


Chiudere le scuole e non riaprirle è stato un errore?

A sostenere la teoria che la riapertura delle scuole avrebbe potuto portare all'Italia più benefici che rischi, è uno studio uscito negli ultimi giorni e che sta facendo molto discutere. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Science, ha analizzato le riaperture in Sudafrica, Finlandia e Israele, arrivando ad affermare che i bambini più piccoli non sempre contraggono l’infezione e si contagiano l’un l’altro e che è ancora più raro che si portino il virus a casa; rendendo bassissimo il rischio che infettino genitori e nonni (categorie più 'sensibili' al Covid-19). A sostenere fermamente questa ricerca è intervenuto anche Otto Helve, noto infettivologo e pediatra finlandese, che ha dichiarato: "I benefici di una riapertura sono molto maggiori dei rischi". Lo studio ha incontrato pure i favori di più di 1.500 membri del "Royal College of Paediatrics and Child Health", che hanno firmato una lettera aperta, sostenendo che "continuare a tenere le scuole chiuse potrebbe lasciare segni indelebili su un’intera generazione".


I bambini sono contagiosi? Ecco cosa dice lo studio

Leggendo la ricerca pubblicata da Science viene, dunque, fuori che i bambini si possono infettare ma non sembrano essere così contagiosi, almeno secondo i dati raccolti in sei scuole elementari. Diverso il discorso per i ragazzi delle superiori: 3 volte su 10, questi, hanno sviluppato gli anticorpi, cioè sono venuti in contatto col virus; mentre gli insegnanti e i membri dello staff svilupperebbero anticorpi, rispettivamente, 4 e 6 volte su 10. Gli studenti più grandi (e chi gli sta intorno), perciò, possono ammalarsi in misura maggiore; ma di solito manifestando una forma lieve del virus. Quindi, seguendo l'analisi, sarebbe bene far tornare gli studenti a scuola e farli giocare insieme? Sì e no: per i più piccoli tornare a giocare e divertirsi è molto consigliato, purché non siano in troppi in una classe sola; infatti solo per chi ha meno di 12 anni non c’è bisogno di distanziamento, mentre per i più grandi la distanza di sicurezza è preferibile, anche se al momento non ci sono abbastanza dati per esserne sicuri. Più ortodossa, invece, la visione sull'uso della mascherina: il dispositivo di protezione, anche secondo questi studiosi, è uno dei pochi metodi davvero importanti per contenere l’epidemia, anche se i ragazzi le trovano insopportabili. "Un compromesso accettabile potrebbe essere quello di chiedere loro di mettere la mascherina e di utilizzarla correttamente solo quando è impossibile mantenere le distanze”, è quanto sostengono i ricercatori che hanno messo a punto lo studio.

Dalla scuola possono nascere nuovi focolai?

Come riporta il Corriere della Sera, e come si può leggere su Science - che ha cercato più volte di rispondere a questa difficile domanda, analizzando più volte i dati raccolti in tutte le parti del mondo - sembra abbastanza chiaro che i casi di malattie gravi tra gli insegnanti sono davvero molto pochi, con un’eccezione sola, quella della Svezia. In quel caso, però, non si è fatta mai nessuna politica di lockdown, né tanto meno di chiusura delle scuole, neanche nei momenti di massima diffusione del virus. Il risultato è quindi stato che lì diversi insegnanti si sono ammalati e qualcuno è effettivamente deceduto. Ma il caso della Svezia non deve essere letto nel modo sbagliato: non può diventare una scusa per tenere chiuse le scuole anche in autunno, perché nel resto d’Europa, anche dove le scuole hanno riaperto, i rischi che si sviluppino focolai a scuola sono veramente trascurabili. Dunque, in conclusione, le conoscenze attuali e il buon senso vanno certamente verso la riapertura delle scuole, almeno questo è la conclusione a cui arriva lo studio.
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1 settembre 2020 ore 11:00

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