Ritorno a scuola, nuovi banchi: produrli entro agosto? “Missione impossibile”

Giulia.Onofri
Di Giulia.Onofri
Il bando di gara per la distribuzione dei banchi singoli rischia di rimanere deserto

Il 14 settembre molte Regioni italiane riapriranno le scuole per l’avvio del nuovo anno scolastico 2020/21. Come annunciato più volte dalla stessa Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, il back to school 2020 sarà diverso da quello solitamente conosciuto e atteso da tutti gli studenti: non ci sarà nessun abbraccio e molti dovranno anche rinunciare al proprio compagno di banco.

Per evitare qualsiasi forma di assembramento infatti si stanno studiando diverse soluzioni che i singoli istituti potranno scegliere di adottare mentre la Ministra ha più volte annunciato che alle scuole con maggiore difficoltà saranno distribuiti i banchi singoli di ultima generazione.
Si tratta di una proposta che sin dall’inizio ha suscitato molte polemiche, soprattutto per quel che riguarda l’aspetto dei costi che una tale misura, adottata a livello nazionale, comporterebbe.

Banchi singoli entro settembre: una corsa “impossibile” contro il tempo

Il compito di coordinare le operazioni per la gestione e l’assegnazione di questo prototipo di banco, è stato affidato a Domenico Arcuri che ha prontamente pubblicato il relativo bando di gara.
A quanto pare però il numero di banchi richiesti nel bando sarebbe troppo alto rispetto al tempo a disposizione per produrli: si parla infatti di un acquisto di 3.7 milioni di pezzi, comprensivi sia del banco e sia delle relative sedute, cifra che qualsiasi azienda nazionale certificata è in grado di produrre in media in 5 anni. Il tempo a disposizione però non è certo così ampio dato che il termine di consegna dei prodotti è fissato nel bando al 31 agosto, tra poco più di un mese quindi.
Insomma quello che si richiede alle aziende italiane è di produrre in una manciata di giorni un quantitativo di elementi che normalmente verrebbe realizzato in 5 anni, dunque una vera e propria “missione impossibile”.

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Bando di gara deserto: il rischio di affidarsi ad un'azienda straniera

Considerata l’oggettiva difficoltà riscontrata dalle aziende italiane nel realizzare un progetto così ardito e impegnativo nei termini di tempo prefissati, il rischio che si può presentare è quello di assegnare l’incarico ad un fornitore straniero che consegni prodotti non rispondenti alle vigenti leggi sulla sicurezza. Si tratta di un pericolo reale e probabile secondo Assufficio e Assodidattica che hanno manifestato apertamente preoccupazione e perplessità in merito a questa pretenziosa richiesta del Ministero dell’Istruzione. Essa rappresenta infatti un “rischio concreto che un comparto industriale venga spazzato via da un bando di gara che potrebbe avere un solo fornitore non italiano, che produce nel Sud Est asiatico, con un prodotto che non risponde alle leggi e alle normative di sicurezza e a favore della corretta postura di bambini e ragazzi, a cui tutti i produttori italiani e comunque chi vuole vendere alla PA, deve assolutamente attenersi”.
Nella migliore delle ipotesi, infatti, la capacità produttiva delle aziende italiane arriverebbe, entro i termini di tempo stabiliti, soltanto a 120.000 pezzi totali, cifra ben al di sotto di quella richiesta nel bando: “A tutto ciò si aggiunga che anche la consegna e la messa in loco degli arredi è in capo ai fornitori è evidente come siamo stati messi davanti a una missione impossibile che avrà due gravi conseguenze. I ragazzi non potranno avere i nuovi banchi con ricadute sull'avvio dell'anno scolastico e le procedure di gara regolarmente in corso o addirittura già vinte saranno bloccate, pertanto i quantitativi su cui le aziende avevano già predisposto un piano di produzione adeguato alle tempistiche richieste dalle stazioni appaltanti, non saranno consegnati”.

Le ruote del banco singolo potrebbero favorire gli assembramenti?

Insomma le due federazioni a cui aderiscono tutte le maggiori aziende italiane produttrici di arredi scolastici, non nascondono il proprio disappunto per la richiesta del MI che sembra non aver fatto minimamente i conti con la reale capacità produttiva delle aziende.
Le federazioni ritengono inoltre la soluzione di questo prototipo di banco singolo come contraddittoria e inefficace in quanto ritenuta un mero “presupposto emergenziale che non ha nessun fondamento scientifico. Anzi la seduta su ruote va in direzione opposta alla scelta del distanziamento sociale, che ha portato alla scelta del banco monoposto”.

Giulia Onofri

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3 marzo 2021 ore 15:30

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