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Classicismo

1. In che cosa consiste il "classicismo"?
Il classicismo si protrae da Petrarca a Carducci compreso; esso consiste nella concezione altissima della poesia, considerata l’arte più nobile ed elevata. La poesia classicista esprime valori e principi universali ed ha funzione educativa nel senso del gusto (bellezza) e della morale (bene). I criteri stilistici sono caratterizzati da armonia, eleganza, chiarezza, lessico selezionato e raffinato, il quale si impone come codice poetico per 5 secoli. Infine possiamo riconoscere delle forme metriche di riferimento, ossia sonetto, ballata, canzone, madrigale, dramma pastorale o epica cavalleresca. Il classicismo si fonda sul cosiddetto principio di imitazione, cioè si copiano i canoni estetici, letterari o artistici degli autori e artisti classici perché rappresentano la bellezza universale. Per quanto riguarda la letteratura si forma un lingua letteraria artificiale utilizzata solo dai poeti. Questo movimento dura fino a metà Ottocento in Italia, ma in Europa avviene prima e più radicalmente.

2. Quali aspetti presenta il classicismo di Carducci?
La poetica di Carducci era basata su una concezione altissima della poesia, arte più nobile ed elevata che esprime valori e principi universali e ha funzione educativa, nel senso del gusto (bellezza) e della morale (bene); criteri stilistici di armonia, eleganza, chiarezza, razionalità, misura, simmetria ed equilibrio; lessico selezionato, raffinato, che si impone come codice poetico per cinque secoli; identificazione di forme metriche di riferimento come il sonetto, la ballata e la canzone. Molti testi classicheggianti, che riprendono temi e forme della poesia latina, sono incentrati sulla celebrazione dei valori del passato, visto come un paradiso perduto di bellezza e virtù. Al tempo stesso, tuttavia, molte sue liriche hanno argomento intimo e autobiografico e si incentrano sul tema della morte, del paesaggio e sulla malinconia per il trascorrere rapido del tempo, con una sensibilità più moderna.
3. Perchè le "Odi barbare" si chiamano così?
Le “Odi barbare” si chiamano così perché Carducci è talmente classicista che cerca di riprodurre con la metrica italiana, che si basa sulla distribuzione degli accenti forti e deboli nel verso (molto accentuativa), la metrica latina, che invece si basa sull’alternanza di sillabe lunghe e brevi (molto quantitativa). Sono barbare, perché Carducci affermò ironicamente che se un greco o un latino le leggessero, tali le considererebbero.
4. Qual è il contenuto de "Il comune rustico"?
La poesia si trova fra le Rime nuove, è stata composta tra il 10 e il 12 agosto 1855 ed è una delle poesie di ispirazione epico-storico. L’autore con questi versi vuole salutare i luoghi visitati di Carnia. Tale componimento è composto da due parti: nella prima il poeta saluta il paesaggio alpino, perché la vacanza è terminata; nella seconda, invece, vi è la rievocazione storica del passato, che stimola la fantasia del poeta. immagina che nell’Alto Medioevo ci sia una comunità di allevatori e contadini che viene convocata dal console perché i barbari stanno arrivando a saccheggiare la città. Il console invita, quindi, la comunità a difendersi impartendo alla sua gente diverse mansioni. Carducci evoca questa situazione per evidenziare lo spirito comunitario di questa gente alludendo, quindi, alla celebrazione di ideali patriottici. Il poeta, infatti, valorizza tutte le situazioni in cui una comunità dimostra di essere un popolo grazie alla propria compattezza. Egli tratta, inoltre, di giovani contenti di combattere per la libertà, di donne in lacrime nel prevedere le battaglie, del console acclamato e del popolo unanime nel pensiero. Infine lo scopo del testo è affermare l’esemplarità di un periodo storico in cui regnava la correttezza politica e morale.
5. Quali sono i temi poetici trattati da Carducci?
I temi trattati da Carducci sono di base storica, politica, civile, intimistica e di ricordi, prendendo spesso spunto da Foscolo e Leopardi. La maggior fonte d'ispirazione del poeta è il sentimento della vita, con i suoi valori di gloria, amore, bellezza ed eroismo ma accanto a questo tema, non meno importante è quello del paesaggio.
La costruzione della poesia del Carducci fu di ampio respiro, spesso impetuosa e drammatica, espressa in una lingua aulica senza essere sfarzosa o troppo evidenziata
6. In che cosa consiste l'arte "simbolista"?
Il movimento del simbolismo si manifesta nel 1886. Il Simbolismo si contrappone a Naturalismo, Realismo ed Impressionismo, in quanto tali indirizzi intendono rappresentare fedelmente e scientificamente la realtà concreta, mentre il Simbolismo intende rappresentare l’Idea, o unica verità, alla quale la realtà rimanda. Il reale, ciò di cui si può avere esperienza, non rappresenta la “verità” delle cose, ma solo una manifestazione sensibile di essa.
7. Qual è il contesto storico-economico nel quale si sviluppa l'arte simbolista?
Un forte incremento della produzione industriale portò l’Europa, tra il 1850 e il 1870, ad un periodo di notevole sviluppo economico. Tale sviluppo coinvolse soprattutto Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia del nord, Stati Uniti e Giappone, favorito anche dallo sviluppo della rete ferroviaria e la meccanizzazione della produzione, dovuti alla seconda rivoluzione industriale. Sempre in questi anni si riscontra l’affermazione della classe sociale borghese liberale, la quale possiede ormai il controllo sociale e politico, e non ultimo lo sviluppo economico in senso capitalistico e industriale. Il periodo in cui è situata l’arte simbolista è tra la prima e la seconda rivoluzione industriale; questo periodo è caratterizzato dalla lotta tra proletariato e imprenditori industriali. Essendo questo un momento storico di cambiamento gli artisti rifiutano ogni tipo di canone realista o impressionista.
8. Quale può essere considerato il manifesto programmatico dell'arte simbolista e cosa sosteneva?
I caratteri del movimento simbolista, il quale si pone come un’inversione di tendenza rispetto al naturalismo e alle ricerche neoimpressioniste, sono individuati nel Manifesto di Morèas (1886), secondo cui il compito dell’arte è rivestire l’Idea di una forma sensibile che attraverso una rete di analogie ne veicoli le potenzialità allusive. Da qui parte l’interesse per la dimensione del sogno, della visione interiore, dell’immaginazione, attraverso l’uso ambiguo del simbolo.
9. Come si spiega l'affermazione di un'arte simbolista in un'epoca contraddistinta specialmente dal trionfo della scienza e della tecnologia?
Il simbolismo ottocentesco ha una giustificazione filosofica: l’arte è il solo strumento conoscitivo in grado di cogliere la “verità”. L'elemento fondamentale del Simbolismo è che sotto la realtà apparente, quella percepibile con i sensi, ve ne sia un'altra più profonda e misteriosa, a cui si può giungere solo per mezzo dell'intuizione poetica. La nuova generazione di poeti, quindi, manifesta la propria sfiducia nella scienza, perché incapace di penetrare nelle oscure profondità dell'animo umano e di spiegare i desideri dell'inconscio, i sogni ecc. Il poeta, invece, può penetrare ed entrare in queste realtà attraverso quell'intuizione che gli è propria.
10. Qual è il contenuto di "Corrispondenze" di Baudelaire?
Nella lirica appartenente alla quarta sezione “Spleen e ideale” (1857) , Baudelaire esprime la propria concezione della poesia e del reale. La realtà concreta e visibile, la Natura, nasconde in sé un'invisibile e segreta di legami e rapporti tra le cose; il poeta è colui che, grazie a una sensibilità particolare e raffinata, è capace di intuire e riconoscere la foresta di simboli che si cela dietro il reale e si incarica di rivelarla agli altri uomini. Da questa concezione discende l'uso di un linguaggio particolare, evocativo, musicale, simbolico, completamente nuovo rispetto a quello della tradizione poetica precedente, adatto a illustrare le corrispondenze segrete; un linguaggio capace di seguire ed esprimere adeguatamente i percorsi dell'intuizione del poeta e di renderla comprensibile. Il linguaggio simbolista, cioè che riflette una realtà che è simbolo di altro, si distacca dal linguaggio poetico della tradizione.
11. In che cosa consiste la costruzione analogica del testo poetico?
Con l’avvento del simbolismo viene elaborato un nuovo linguaggio, non più logico, bensì analogico, permettendo di mostrare direttamente le corrispondenze e i legami tra le cose. Il termine deve, quindi, possedere una magica virtù evocando una realtà profonda nascosta dalle apparenze e deve avere la capacità di trasmettere le emozioni del poeta. I poeti simbolisti iniziarono così a ricorrere a figure retoriche specifiche, per esprimere stati d’animo, sensazioni e immagini. Utilizzarono soprattutto la costruzione analogica, costituita da una serie di accostamenti apparentemente senza senso, dove il legame di somiglianza non risulta evidente sul piano logico, bensì richiede un collegamento di idee spesso complesso.

12. Che differenza c'è tra "simbolo" e "metafora"?
Il simbolo è un elemento concreto, oggetto, animale o persona, a cui si attribuisce la possibilità di evocare o significare un valore ulteriore, più ampio e astratto rispetto a quello che normalmente rappresenta. Mentre la metafora è un'espressione è trasferita dal significato che le si riconosce come proprio ad un altro figurato creando, così, immagini di forte carica espressiva. La parola "metafora" deriva dal greco e significa "trasporto" e significa quindi, un trasferimento di significato da una parola ad un'altra. In poche parole, è una similitudine senza il termine di paragone.
Il simbolo, parola che anch'essa deriva dal greco è un'immagine che racchiude in sè un concetto.
13. Qual è il contenuto de "L'albatro"?
La lirica, appartenente alla sezione “spleen e ideale”, viene inserita nella raccolta solo a partire dalla seconda edizione del 1861, dove però occupa un posto di rilievo: diventa infatti la seconda lirica della raccolta. Baudelaire in questa poesia si paragona a un albatro, il magnifico uccello marino dalle grandi ali che percorre il cielo con il suo volo maestoso ma che, quando viene catturato per divertimento dai marinai, una volta indotto a terra, diviene “comico e goffo”. La lirica è composta in due parti: la prima con carattere narrativo-descrittivo, presenta l’albatro catturato dai marinai incapace di ribellarsi; la seconda ha il messaggio che Baudelaire vuole comunicare al lettore, cioè quello che c’è tra poeta e albatro. Il poeta come l’uccello è capace di volare con la fantasia , ma è indifeso quando sta nel suo ambiente, infatti, nella società borghese, il poeta viene deriso per la sua grandezza. La società nei confronti del poeta si comporta come i marinai verso l’albatro: hanno catturato l’uccello marino per divertirsi a stuzzicarlo e prenderlo in giro. Il poeta, per cui è prigioniero della società dove lui si sente estraneo e esiliato, costretto a vivere male, visto che il volo con la fantasia gli viene impedito.
14. Cosa rimprovera Baudelaire alla società del suo tempo?
Baudelaire dedica molte liriche alla condizione dell’artista nel mondo moderno e al suo contrasto con la mentalità borghese. Baudelaire sostiene che nella società è scomparsa l’aura dei poeti, infatti la poesia non suscita più stupore, ma perdendo il prestigio e l’aura sacra, il poeta si ritrova come spaesato o estraneo tra gli uomini.
15. In che senso "L'albatro" è un testo metaforico?
La figura dell’albatro rappresenta il poeta moderno superiore agli altri uomini in virtù della nobiltà spirituale e della sensibilità. Tuttavia, nella rozzezza della società borghese, che fa della merce il suo unico valore, egli ha perduto il suo ruolo e ,come un angelo caduto, appare inadatto alla vita quotidiana. infatti, come l’albatro quando è da solo vola in alto maestoso, così anche il poeta quando è solo sfoggia la sua grandezza di artista; mentre è nella società, invece, l’autore è goffo, non riesce a integrarsi con la gente comune.
16. Che differenza c'è tra "metafora" e "allegoria"?
La metafora è un tropo (figura retorica che implica un trasferimento di significato) e si ha quando al termine che normalmente occuperebbe il posto nella frase, se ne sostituisce un altro la cui funzione va a sovrapporsi a quella del termine originario creando, così, immagini di forte carica espressiva. L’allegoria è una figura retorica per cui qualcosa di astratto viene espresso attraverso un’immagine concreta: in essa, come nella metafora, vi è la sostituzione di un oggetto ad un altro ma, a differenza di essa, non si basa sul piano emotivo bensì richiede un’interpretazione razionale di ciò che si sottintende.
17. Quali sono le sezioni in cui di articolano "I fiori del male"?
L’edizione del 1861 è composto da 6 sezioni: la prima presenta la condizione di angoscia esistenziale del poeta, mentre le altre rappresentano i tentativi, seppur falliti, di porvi rimedio. Sono:
• Spleen e Ideale, nel quale Baudelaire si concentra sulla condizione esistenziale del poeta.
• Quadri parigini, nel quale per la prima volta si ha come soggetto i cittadini di una grande città.
• Il vino, viene trattata la strada dell’alcool inteso come via di fuga per sfuggire all’angoscia che il poeta prova nella grande città.
• I fiori del male, tratta del tema della droga e dell’erotismo.
• La rivolta, tratta della rinnegazione di Dio e invocazione a Satana.
• La morte, il cui tema è disfacimento nell’ignoto come ultima speranza. Le liriche non sono inserite secondo l’ordine cronologico della composizione, ma costituiscono una biografia ideale, un percorso esistenziale che passa dalla consapevolezza della diversità rispetto al mondo esterno; al desiderio di fuga nell’alcol, nei paradisi della droga, negli amori distruttivi. Il poeta arriva alla ribellione contro Dio e al rifiuto totale del mondo con la morte.
18. Perchè la raccolta si chiama così?
I “fiori del male” è una raccolta di poesie che segna la definitiva rottura con la tradizione e inaugura la lirica moderna. Tale poesia contemporanea si caratterizza per la destrutturazione del linguaggio poetico tradizionale e per l’utilizzo di analogie, simbolismi e allegorie, per i temi trattati e per l’atteggiamento dell’artista verso la società, ossia il disprezzo verso la società industriale borghese di massa, il senso di esclusione, emarginazione ed estraneità e il gusto della provocazione e della trasgressione. Il titolo I fiori del male allude a due significati: il primo “fiori” porta alla bellezza che solo l’arte sa realizzare; l’altra il “male” parla del degrado e alla volgarità della società. Nella corruzione del mondo contemporaneo solo l’arte è in grado di produrre bellezza. Il poeta intuisce che c’è una realtà profonda alla quale si può arrivare con la poesia. Per trovare queste zone sconosciute dell’essere e dell’interiorità, il poeta ricorre quindi a un linguaggio nuovo e allusivo. Le parole quindi perdono il loro valore convenzionale che gli viene attribuito, vengono riscoperte nel loro significato allusivo e fonico, diventando quindi simboli che portano a un’altra realtà.
19. Qual è il contenuto de "Vocali" di Rimbaud?
Il sonetto, scritto nell’estate del 1871, fu spedito dal giovane a Verlaine, che ne comprese subito il valore e lo incluse nella sua antologia dei “Poeti maledetti”, pubblicata nel 1884. Rimbaud attribuisce ad ogni vocale un diverso colore e, su questa base, costruisce la lirica su una fitta rete di imprevedibili richiami analogici e sinestesie, che si succedono per semplice accostamento, in una sequenza di notevole suggestione poetica. Nella poesia ogni vocale è associata ad un colore; per esempio la A è associata al nero, la E al bianco richiamando la purezza e la freschezza, la I al rosso e alle stoffe della porpora, la U al verde e a circostanze rassicuranti, perfette come i cerchi; la O è immaginata con l’omega, cioè la perfezione totale.
20. In che senso i poeti simbolisti si consideravano "veggenti", come sosteneva Rimabaud?
Rimbaud vede il poeta come una sorta di mistico, in grado di ricavare l’ignoto da esperienze estreme e capace di comunicarlo attraverso un linguaggio poetico rinnovato, che sa comunicare l’inspiegabile. Ciò si può notare, in maniera più specifica, in una lettera scritta dall’autore all’amico Paul Demey il 15 maggio 1871, nella quale Rimbaud esprime che il poeta è visto come un “veggente” che, attraverso l’analisi della sua anima e il disordine dei sensi, raggiunge le zone più profonde della psiche, per rivelare nella sua opera il segreto della realtà.

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