A 25 anni prende due lauree in due mesi e 5 borse di studio internazionali

Lucilla Tomassi
Di Lucilla Tomassi
studente modello


Uno studente modello dal talento e dalla tenacia senza pari. Stiamo parlando di un giovane universitario di soli 25 anni che in pochi mesi, due per l’esattezza, è riuscito a conseguire ben due lauree e ad accaparrarsi 5 borse di studio. Una storia straordinaria con un protagonista straordinario: scopriamone di più in merito.



Ragazzo prodigio: due lauree in due mesi

Sicuramente non un ragazzo comune, infatti solamente lo scorso 20 luglio, Giulio Deangelis, questo il nome dello straordinario studente, si è laureato in Medicina e Chirurgia e ora, due mesi dopo, ha discusso la sua tesi di laurea in Biotecnologie.
Allievo della Scuola Sant'Anna e iscritto all'Università di Pisa, il due volte neo laureando ha le idee chiare: vuole prendere quattro lauree per avere le competenze necessarie per combattere demenza e SLA. Ora quindi volerà a Cambridge per seguire un prestigioso dottorato, ma è fermamente convinto di voler tornare in Italia una volta finiti gli studi oltre Manica.

Le parole di Giulio Deangelis: il due volte neolaureato

"Mi sembra di vivere un sogno e devo ringraziare di tutto ciò l’Università di Pisa e la Scuola Superiore Sant’Anna", ha commentato Deangeli al termine della discussione, come ha riportato il Fatto Quotidiano. Ha anche risposto a qualche domanda di curiosi e ammiratori, soprattutto in merito al suo obbiettivo del conseguimento di più lauree: "Le malattie neurodegenerative sono un problema sociale di proporzioni immense e tremendamente complesso. Le competenze che ti dà la medicina non sono sufficienti per affrontarlo". È stato proprio questo il motivo che l'ha spinto verso un percorso di studi che quanto più multidisciplinare possibile, aiutandosi anche specializzandosi in discipline diverse ma affine. Infine Giulio Deangeli sottolinea la sua volontà di tornare in Italia dopo il dottorato all’estero: "Il fatto di andare all’estero è fondamentale per il mestiere stesso del ricercatore che deve essere internazionale e conoscere le realtà di punta. È quello che farò io a Cambridge, dove potrò lavorare nel gotha mondiale della ricerca sulle neuro-degenerazioni – e conclude affermando – La tragedia vera è quando i ricercatori rimangono all’estero, ma questo non sarà il mio caso".
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29 ottobre 2020 ore 16:15

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