Nuovo decreto coronavirus, c'è più tempo per laurearsi: rinviata la scadenza

Paolo.Ferrara
Di Paolo.Ferrara
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Dopo “Io Resto a Casa”, in Consiglio dei ministri è stato varato un nuovo decreto, “Cura Italia”. Tra i nuovi provvedimenti, novità anche per le università: è stata prevista l’estensione dell’anno accademico e l'ultima sessione di laurea per l'anno accademico 2018/2019 è stata prorogata. E' stato inoltre istituito un Fondo per le esigenze emergenziali del sistema universitario.
Ecco tutto quello che c’è da sapere sulle nuove norme regolamentari per l’università.

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Anno accademico 2018/2019: fino al 15 giugno per laurearsi

Il nuovo decreto “Cura Italia” prevede una serie di norme regolamentari atte a garantire la continuità del percorso didattico degli universitari. In particolare, l’ultima sessione dell’anno accademico 2018/2019 è stata prorogata al 15 giugno 2020. Gaetano Manfredi, ministro dell’Università e della Ricerca, a tal proposito, ha sottolineato che “la proroga è una decisione che permetterà agli studenti di laurearsi senza il rinvio alla nuova sessione, con tutte le conseguenze professionali ed economiche”.


Decreto "Cura Italia", le altre misure per l'università

Con il decreto viene inoltre istituito per l’anno 2020 un “Fondo per le esigenze emergenziali del sistema dell’Università, delle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e degli enti di ricerca” con una dotazione pari a 50 milioni di euro, da ripartire con un nuovo decreto, per contribuire a sopperire alle immediate maggiori necessità determinate dallo stato di emergenza.
Fronteggiare l’emergenza Coronavirus significa dare risposte immediate ma con una visione che consentano all’Italia di guardare in prospettiva al medio-lungo periodo”. A dirlo è sempre il ministro Gaetano Manfredi, che ha voluto inoltre rendere il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico di Medicina e Chirurgia immediatamente abilitante per l’esercizio della professione di medico-chirurgo. Ciò significa inviare al Sistema sanitario nazionale circa diecimila medici, indispensabili per far fronte alla carenza che lamenta il nostro Paese. Il ministro ha spiegato anche che “l’Università rappresenta il motore dello sviluppo del Paese, la testa che guida verso il cambiamento e deve saper dare l’esempio a tutti gli altri. Il sistema universitario ha sin dall’inizio mostrato grande collaborazione e capacità di adeguarsi rapidamente alle nuove esigenze poste da questa emergenza, e di questo ringrazio la Crui e tutti i rettori”.
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