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Divisione in sequenze del primo capitolo dei Promessi Sposi


Nel primo capitolo il ritmo di narrazione è molto lento: l’autore inserisce il racconto di pochi fatti, spezzato da dialoghi e lunghe digressioni sulla società del 600. Egli ritiene infatti che la conoscenza di queste informazioni, a cui lascia molto spazio del 1° capitolo, sia indispensabile per la comprensione della vicenda.

Prima sequenza- il territorio di Lecco - descrittiva con pausa narrative

- La descrizione incomincia con una vista dall’alto del paesaggio, che si avvicina poi gradatamente all’ambiente descritto, concentrandosi sui particolari: essa porta alla comparsa di Don Abbondio, all’inizio della 2° sequenza (primo personaggio che compare).
- Con la descrizione l’autore ci fa notare la presenza dell’uomo nel paesaggio, che non è del tutto naturale, già nel 600
- “Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare” con questo intervento l’autore informa i lettori della distanza tra il momento in cui scrive la storia e quello in cui sono ambientate le vicende
- Riferimento all’epoca in cui è ambientata la storia “stabile guarnigione di soldati spagnoli”, l’anno è specificato all’inizio della sequenza successiva
- ironia, con la quale Manzoni fornisce informazioni sulla società dell’epoca a cui risale il manoscritto.
Descrizione della parte meridionale del lago di Como (quella che bagna Lecco). Lì, la distesa d’acqua si restringe fino ad acquisire l’aspetto e il corso di un fiume. Poi si allarga nuovamente per formare il piccolo lago di Garlate e poi torna definitivamente fiume. Vari monti digradano verso il lago, il più importante dei quali è il Resegone, riconoscibile per il suo profilo particolare simile a una sega, da cui prende il nome. Tra questi monti, si trovano strade più grandi e più piccole, più e meno ripide.

2° sequenza: la passeggiata di don Abbondio e la vista dei bravi: narrativa/descrittiva

Per una delle stradicciole a cui l’autore ha accennato nella 1° sequenza, la sera del 7 novembre 1628, cammina Don Abbondio, il curato di un borgo della zona. Egli legge il breviario che ha alla mano, talvolta interrompe la preghiera per scostare col piede i sassi dalla strada o per guardarsi intorno. Ormai giunto al bivio, dove c’è un tabernacolo, il curato nota l’insolita presenza di due uomini che sembrano aspettare qualcuno: uno è seduto a calcioni sul muretto più basso, l’altro è in piedi con la schiena appoggiata al muro. Il loro abbigliamento, il loro atteggiamento, e tutto ciò che il curato riesce a distinguere, gli fa capire che si tratti di due bravi: portano una reticella sul capo, il lungo ciuffo di capelli, i baffi arricciati in punta, la cintura lucida di cuoio, le pistole, il corno perla polvere da sparo appeso al collo, il coltellaccio, i pantaloni gonfi e lo spadone con la guardia traforata

Descrizione dei personaggi nella 2° sequenza

- La descrizione dell’abbigliamento dei bravi è molto dettagliata: portano una reticella sul capo, il lungo ciuffo di capelli, i baffi arricciati in punta, la cintura lucida di cuoio, le pistole, il corno perla polvere da sparo appeso al collo, il coltellaccio, i calzoni gonfi lo spadone con la guardia traforata
- Don Abbondio compare con una presentazione in azione: dalla sequenza capiamo soltanto che è il curato di un paesino della zona e che è solito leggere il breviario mentre torna a casa

3° sequenza – i bravi e le gride

Digressione= sequenza espositiva che fornisce spiegazioni su un particolare argomento; coincide sempre con una pausa nella narrazione, poiché non racconta, ma spiega qualcosa.
In questa sequenza Manzoni inserisce le leggi emanate per contrastare l’operato dei bravi; Manzoni termina la sequenza dicendo che, nonostante le leggi, i bravi esistevano ancora.
Bravi: malviventi che compiono atti contro la legge, cotto il comando e la protezione di un signore ricco e potente; le leggi contro i bravi non li hanno eliminati, poiché essi si sentono in regola obbedendo al loro capo.

4° sequenza – il colloquio tra i bravi e don Abbondio – dialogica e riflessiva

- Il narratore è onnisciente, perché conosce e ci riferisce tutti i pensieri dei personaggi (in particolare Don Abbondio)
Quando Don Abbondio capisce che i bravi stanno aspettando proprio lui, cerca di ignorarli; si chiede invano se ci sia una via di fuga o qualcuno nei dintorni, se abbia peccato contro i potenti, pensa di scappare o tornare indietro, ma alla fine è costretto ad affrontarli, per accorciare il momento di incertezza. Si ferma davanti a loro con umiltà, prontezza e disponibilità, con il libro ancora aperto in mano. Uno dei due bravi gli comunica che non dovrà celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia (compaiono per la prima volta i nomi dei due sposi): Don Abbondio cerca di trovare giustificazioni, quindi l’altro bravo minaccia il curato di morte, ma è corretto dal primo che afferma di non voler fare del male e che porta i saluti di Don Rodrigo (compare per la prima il nome del capo die bravi). Il curato, sentendo questo nome, fa un inchino chiedendo ai bravi come comportarsi, ma non ottiene risposta: uno dei bravi gli ricorda di non dire niente a nessuno, pena la morte. Don Abbondio dice di essere disposto all’obbedienza dei bravi, quando essi chiedono quali parole comunicare al loro capo: neanche il curato se questo deve essere considerato un omaggio o una vera e propria promessa, come è per i bravi. Mentre all’inizio d.A. vuole evitare i due bravi, ora chiede loro di restare per trovare una soluzione; i due bravi, però, si allontanano cantando una canzonaccia che l’autore dice di non voler trascrivere.
- Discorso diretto libero per esprimere i pensieri di Don Abbondio: “Che fare? Tornare indietro, non era a tempo: darla a gambe, era lo stesso che dire, inseguitemi, o peggio”.
- Similitudine= figura retorica che indica una somiglianza tra due elementi
- “Questo nome (Don Rodrigo) fu, nella mente di Don Abbondio, come, nel forte d’un temporale notturno, un lampo che illumina momentaneamente e in confuso gli oggetti, e accresce il terrore.
- Reticenza= struttura espressiva che consiste nel dichiarare in modo esplicito di non voler inserire qualcosa nel testo: “cantando una canzonaccia che non voglio trascrivere”
- Giudizio implicito riferito a Don Abbondio: “povero” Don Abbondio, spiega la condizione di Don Abbondio in quel momento, come si sente il personaggio caratteristico del narratore onnisciente
- Compaiono per la prima volta i nomi di Renzo, Lucia e Don Rodrigo


5° sequenza – digressione sulla società del 600 (17° secolo) – descrittiva

La sequenza inizia con una breve descrizione del carattere di Don Abbondio (litote) che si è reso conto della difficoltà di vivere come un animale senza artigli e senza zanne, senza voler essere divorato.
- Litote: figura retorica in cui per fare un’affermazione, si nega il contrario “non era un cuor di leone”; in questo caso l’autore non scrive “non era coraggioso come un leone”, quindi nella litote è presente una similitudine senza il 1° termine di paragone
- “il lettore se ne è già avveduto”: per coinvolgere il lettore nella lettura, contatto autore- lettore
- “l’uomo che vuole offendere, o che teme, ogni momento, d’essere offeso, cerca naturalmente alleati e compagni intervento dell’autore
Da qui il testo prosegue descrivendo le dinamiche sociali nel 600:
- la realtà è fatta di guerre, sopraffazioni, angherie
- è articolata in ordini, classi, corporazioni, ognuna con i propri privilegi e protezioni
- le leggi danneggiano gli indifesi e lasciando impuniti i prepotenti
- la giustizia non è in grado di intervenire per punire i colpevoli
- impunità organizzata: i potenti, o coloro che sono protetti da un potente, anche se colpevoli, restano impuniti


6° sequenza- il carattere di don Abbondio- descrittiva

In questa sequenza inizia la vera e propria descrizione del carattere di Don Abbondio
- Litote: “non nobile…non ricco…coraggioso ancor meno”: non è coraggioso, non è ricco e non è nobile
- Similitudine: “come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro” è fragile
- Ha scelto di diventare curato per accontentare i famigliari, per vivere nell’agio e per ottenere la protezione da parte del clero  non ha una vocazione sincera
- non vuole affrontare i problemi
- non si schiera nei conflitti tra clero e podestà laiche, tra il militare e il civile, tra i nobili, contadini; si schiera dalla parte del più forte, del più potente, per evitare problemi, se è costretto a scegliere
- talvolta si sfoga con coloro che lo conoscono bene (come Perpetua), altrimenti avrebbe sofferto
- critica chi non la pensa come lui
- pensa che pensando solo a sé stessi, senza impicciarsi nelle vicende altrui, si evitano “brutti incontri”, cioè problemi (riferimento all’incontro con i bravi e richiesta di non celebrare il matrimonio)

7° sequenza- i pensieri di don Abbondio durante il ritorno a casa – riflessiva

- autoironia: “Pensino ora i miei 25 lettori”; l’autore parla direttamente con i lettori, che, in modo ironico, considera essere solo 25.
- Discorso diretto libero per esprimere i pensieri di Don Abbondio: “Se Renzo… a portar la loro imbasciata”
Don Abbondio è molto spaventato e preoccupato, l’autore “onnisciente” ci riferisce i suoi pensieri con un discorso diretto libero. Il curato riflette anche sul fatto di non conoscere bene Don Abbondio, ma di averlo difeso tante volte. Alla fine della sequenza D.A., arrivato a casa, pronuncia il nome di un nuovo personaggio: la sua domestica Perpetua

8° sequenza- il dialogo tra don Abbondio e Perpetua- descrittiva (presentazione perpetua) e dialogica

Presentazione di Perpetua: è la serva di Don Abbondio, affezionata e fedele, sopporta le lamentele del suo padrone, e lo costringe ad ascoltare le proprie, dato che, ormai a una certa età, non è maritata; è considerata una zitella, lei sostiene di non aver trovato l’uomo giusto nonostante i suoi pretendenti, le amiche pensano invece che nessuno la desiderasse.
Perpetua nota l’aspetto stravolto del curato e gli domanda cosa sia successo. Inizialmente, non vuole rivelare l’accaduto a Perpetua, per evitare che la voce si diffonda, ma alla fine le racconta tutto. Al nome di Don Rodrigo, Perpetua promette di non riferirlo a nessuno, con un sospiro e gesto di supplica del curato. Anche la serva è sopraffatta dal terrore, e consiglia al padrone di chiedere una consulenza all’arcivescovo Federigo Borromeo; Don Abbondio preferisce però risolvere da solo il problema, quindi, dopo aver rifiutato il cibo, sale in camera da letto e ribadisce a Perpetua di mantenere il segreto.
- Descrizione dell’aspetto di Don Abbondio con un climax ascendente + anafora “con un passo così legato, con uno sguardo così adombrato, con un viso così stravolto”
- Climax= figura retorica in cui parole della stessa categoria grammaticale sono ripetute con intensità crescente o discendente, in questo caso è ascendente
- Anafora= figura retorica in cui si ripete la stessa parola (così…così…così)
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