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Alessandro Manzoni


La vita e le opere: Nasce a Milano nel 1785, ormai è quasi certo che sia il figlio naturale del più giovane dei fratelli Verri, Giovanni e di Giulia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria l’autore del trattato dei delitti e delle pene. Il conte Pietro Manzoni sposa la madre, Giulia e dà il nome ad Alessandro
Nonostante la formazione culturale data dai collegi dei padri Barnabiti e Somaschi a cui il padre legittimo lo aveva fatto studiare, sia imbevuta di mitologia e letteratura latina, come appare chiaramente dalle poesie adolescenziali, (di tipo quindi classicheggiante) in politica si avvicina alle posizioni giacobine.
Nel 1805, si reca a Parigi dove rimarrà fino al 1810, in occasione della morte di Carlo Imbonati, nuovo compagno della madre e qui scrive dei versi “in morte di Carlo Imbonati” nei quali per la prima volta ci indirizza verso la poetica del vero che sarà poi la base di tutta la sua poetica futura. In questi 5 anni succedono molte cose importanti per la poetica di Manzoni perché frequenta degli ambienti francesi che sono legati da una parte agli Ideologues, intellettuali francesi che si sentivano eredi della rivoluzione ma non di Napoleone visto come un traditore della rivoluzione stessa, per la maggior parte di ideali romantici, in particolare Manzoni stringe amicizia con Claude Fauriel, che condizionerà molto Manzoni dal punto di vista politico e letterario; e dall’altra al giansenismo, corrente religiosa secondo la quale l’uomo è portato naturalmente al male perciò solo la grazia divina, concessa a pochi per misterioso disegno di dio, potrà salvarlo. Manzoni sposerà la figlia di un pastore protestante, Enrichetta Blondel che lo avvicinerà all’ambiente del cristianesimo giansenista poiché lui, avendo ricevuto una formazione classica, era ateo. Nel 1810 si converte al cristianesimo, e torna a Milano dove, erede di due grandi patrimoni, si dedicherà alla letteratura e di lì a poco inizierà il suo “decennio produttivo” (1815-1825). Mentre in questo periodo si parla in genere della borghesizzazione della figura dell’intellettuale, che deve quindi lavorare per mantenersi, Manzoni può dedicarsi completamente alle sue opere senza dover pensare al suo mantenimento. Nel 1812, con l’entusiasmo del neofita addosso, comincia a scrivere gli inni Sacri, che finirà di comporre nel 1815. Nel 1819 pubblica le “osservazioni sulla morale cattolica”; nel 1820, di ritorno dalla Francia, termina il Conte di Carmagnola, il primo dramma storico; nel 1821 termina l’Adelchi, scrive le due odi civili, 5 maggio e marzo 1821, e comincia la prima stesura dei promessi sposi, Fermo e Lucia; nel 1822 pubblica l’Adelchi ed il discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia; nel 1823 pubblica la lettera a M. Chauvet e la lettera sul romanismo a Cesare d‘Azeglio, termina la prima stesura di Fermo e Lucia con l’appendice storica della colonna infame; 1825-1827 pubblica la rielaborazione di Fermo e Lucia, con il titolo I promessi sposi, edizione chiamata “ventisettana”; nel 1840 pubblica un’altra rielaborazione del romanzo, rivista alla luce del fiorentino parlato dalle classi colte, chiamata “quarantana”. Dopo il decennio produttivo, Manzoni si dedicherà per il resto della sua vita alla revisioni dei testi scritti.
L’introduzione del romanzo come genere: Mentre in Europa il genere del romanzo si era già ampiamente diffuso, in Italia il genere ha il suo inizio con I Promessi Sposi di Manzoni, con il quale si ha il primo esempio di romanzo scritto in italiano moderno. Un precedente si può ritrovare ne “le ultime lettere di Jacopo Ortis” di Foscolo anche se essendo un romanzo epistolare non ha un intento narrativo ed il linguaggio usato è classicheggiante.
I promessi sposi: con questo romanzo si ha il ritorno alla realtà, da cui ci si era allontanati a partire dai tempi di Dante e Boccaccio. La lingua scelta è quella di uso comune.
La cultura di Manzoni è una cultura poliedrica e moderna, che ha varie componenti:
o l’illuminismo lombardo di Beccaria e dei fratelli Verri, i quali avevano segnato un avvicinamento delle letteratura alle questioni sociali
o la cultura francese, che da sempre è votata all’azione. Manzoni ha dei legami molto forti con alcuni intellettuali francesi, in particolare con gli Ideologues e Fauriel
o il romanticismo a cui Manzoni aderisce in pieno, soprattutto al sentimento popolare(nell’accezione di Berchet). Questi aspetti implicano il rifiuto della mitologia neoclassica, sostituita da una mitologia cristiana. Sull’onda dell’ideologia di Berchet, Manzoni cerca di rivolgersi ad un pubblico che non sia composto solo da dotti ma ad un pubblico vasto, inoltre rifiuta le 3 unità aristoteliche di tempo, luogo e azione, prendendo come modello Shakespeare.
La cultura manzoniana può essere anche definita realista poiché ciò che interessa è la storia.
Carme in morte di Carlo Imbonati: molto importante perché celebrando il patrigno, per la prima volta parla del vero storico come il santo vero, indispensabile per la letteratura e per la morale. E’ un dialogo tra Manzoni e Carlo Imbonati ambientato durante un sogno, nel quale Carlo Imbonati gli dà delle indicazioni di vita.
Inni sacri: con l’entusiasmo del neofita, si avvicina alla materia più importante per un fedele, ovvero la liturgia cristiana. In totale dovevano essere 12 e celebrare tutte le feste della cristianità, in realtà ne abbiamo 5:
- La Risurrezione
- Il Nome di Maria
- Il Natale
- La Passione
- La Pentecoste
Abbiamo inoltre altri due frammenti, uno è un frammento del sesto inno sacro, Ognissanti, reso noto nel 1847 e l’altro invece non faceva parte del progetto originario degli inni sacri ma lo si identifica come uno di questi, è Natale del 1833, giorno in cui morì la moglie di Manzoni.
Riferendosi agli inni sacri, Manzoni scrive in una lettera destinata a Fauriel “scriverò versi più brutti ma più utili” c’è quindi l’abbandono di quelli che sono principi fondamentali della poetica neoclassica, l’armonia e la perfezione e la scelta invece di scrivere avendo come fine l’utilità. Un critico del ‘900, Carlo Salinari utilizza una parola curiosa ma molto efficace per descrivere quest’opera manzoniana, afferma infatti che il tentativo di Manzoni è quello di “sliricare” la poesia, cioè di togliere alla poesia quel tanto di soggettivo che l’aveva caratterizzata infatti gli inni sacri costituiscono il tentativo di una poesia corale, oggettiva, sul modello degli inni ambrosiani. Sceglie della vastissima materia teologica, la materia storica, terrena, segno che nonostante la conversione non ha rinnegato il suo passato.
Per comporre gli inni sacri, utilizza sempre lo stesso schema:
- descrizione dell’umanità prima del fatto che sta analizzando
- descrizione dell’evento
- descrizione dell’umanità dopo l’evento
Manzoni è però sempre insoddisfatto a causa della lingua perché la materia trattata impone di ricorrere spesso a termini legati alla teologia o al linguaggio della chiesa, a schemi classicisti e all’uso della retorica, mentre Manzoni vorrebbe rifarsi alla tradizione popolare e dare a tutti i fedeli una sorta di “epica cristiana” in cui vengono celebrate le festività più importanti. E’ il primo tentativo dopo la conversione di mettere in pratica il “santo vero” di cui aveva parlato nel carme per la morte del patrigno.

I drammi storici: il Conte di Carmagnola e l’Adelchi: in queste due tragedie Manzoni rifiuta le unità aristoteliche che erano da sempre alla base della tragedia
Scritti teorici:
Manzoni sceglie come forma di scrittura il trattato e la lettera, generi tipici degli Illuministi. Manzoni li privilegia perché attraverso questi due generi, riesce a far chiarezza su problemi morali, storici e letterari.
Gli scritti teorici sono in totale cinque: 2 trattati e 3 scritti di poetica
trattati:
o Osservazioni sulla morale cattolica. 1819, trattato teologico in risposta allo storico ginevrino Sismondi, collaboratore del Conciliatore, che sosteneva che la decadenza morale e politica nell’Italia del ‘500, era dovuta al’operato della chiesa cattolica dopo la Controriforma. Sismondi attribuisce allo stato della chiesa la colpa di aver inibito la formazione di uno stato unitario. Sismondi si riferiva alla chiesa come stato detenente un potere temporale oltre che spirituale, mentre Manzoni scrive questa lettera rispondendo non sul piano politico e storico ma sul piano teologico, sostenendo che la chiesa non ha origini umane e che la morale cristiana va misurata sul terreno dell’assoluto, è superiore a quella laica perché non è soggetta alla relatività storica ed è quindi l’unica morale possibile.

Sismondi definirà questo come un “duello al buio” perché c’è stato da parte di Manzoni un fraintendimento di quella che era semplicemente una critica fatta dal punto di vista storico politico e non morale e teologico. Questo testo è comunque per Manzoni un’importante esercizio di prosa.
o Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia. 1822, trattato storiografico, anche questo in risposta a Sismondi, fa questa riflessione a margine della scrittura dell’Adelchi, dramma storico che parla dell’ultimo periodo della dominazione longobarda in Italia. Mentre Sismondi aveva detto che i longobardi erano stati una popolazione barbarica che aveva cercato di operare la fusione dell’elemento romano con l’elemento barbarico, Manzoni sostiene invece che sia stata la chiesa a compiere questa importantissima operazione. Non solo Manzoni entra nel merito ma anche nel merito, criticando quella che lui chiama “la cattiva storiografia” ovvero quella storiografia che si occupa sempre e solo dei potenti e non alle masse, che realmente vivono la storia.
E’ una posizione modernissima che anticipa la scuola francese degli Annales, definizione data a quello che, probabilmente, è il più importante gruppo di storici francesi del XX secolo e che divenne celebre per aver introdotto rilevanti innovazioni metodologiche nella storiografia valide ancora oggi.
poetica:
o Prefazione al conte di carmagnola . 1820, critica la parte dei romantici che sostengono che l’arte sia un valore assoluto, ciò che conta non è il bello ma l’utilità (sulla scia dell’illuminismo)
secondo lui, le unità aristoteliche non sono fondamentali da rispettare perché non sono loro a dare la verosimiglianza alla storia, nella tragedia il coro deve essere lo spazio del poeta “cantuccio dell’autore” in cui il poeta esprime le sue opinioni sui temi trattati dalla tragedia interrompendo la narrazione.
o Lettera a Monsieur Chauvet. 1820, Chauvet critico francese fa una recensione dicendo che la tragedia non è verosimile perché non rispetta le unità aristoteliche, Manzoni risponde dicendo che la verosimiglianza è data dall’argomento storico e lo scrittore deve dire ciò che la storia tace -> rapporto tra vero storico e vero poetico -> la storia racconta i fatti, la poetica racconta quello che sta dietro la storia: i sentimenti, gli affetti, le emozioni e le motivazioni.
o L’ultimo scritto di poetica è la lettera sul romanticismo a Cesare d’Azeglio
si compone di due parti:
- parte distruttiva sul neoclassicismo
- parte costruttiva sul romanticismo
Affermazione importante: Un’opera letteraria deve avere il vero per soggetto, l’interessante per mezzo ed il vero per scopo.
l’argomento deve essere storico, deve essere scritto in modo interessante per attirare il pubblico ed essere veritiero.

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