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Concetti Chiave

  • Il poema celebra la morte di Napoleone, descrivendo la terra scossa e incredula di fronte alla sua scomparsa, simbolo di un uomo che ha segnato il destino.
  • Nella narrazione si evidenzia il contrasto tra il trionfo di Napoleone sul trono e la sua caduta, con il poeta che si risveglia per commemorare la sua grandezza postuma.
  • L'eredità di Napoleone è vista come una gloria reale, con conquiste diffuse, ma la sua vera grandezza rimane da valutare dai posteri, inchinandosi al Creatore.
  • Durante l'esilio a Sant'Elena, Napoleone riflette sui suoi ricordi e sulla sua vita, oppresso da un passato che ora sembra un fallimento.
  • Il poema conclude con una meditazione sulla fede e l'eternità, suggerendo che la comprensione della vita si rivela solo nel momento della morte, evidenziando la presenza di Dio anche nei momenti più bui.

Ei fu. Siccome immobile,

dato il mortal sospiro,

stette la spoglia immemore

orba di tanto spiro,

così percossa, attonita 5

la terra al nunzio sta,

muta pensando all'ultima

ora dell'uom fatale;

né sa quando una simile

orma di pie' mortale 10

la sua cruenta polvere

a calpestar verrà.

Lui folgorante in solio

vide il mio genio e tacque;

quando, con vece assidua, 15

cadde, risorse e giacque,

di mille voci al sònito

mista la sua non ha:

vergin di servo encomio

e di codardo oltraggio, 20

sorge or commosso al sùbito

sparir di tanto raggio;

e scioglie all'urna un cantico

che forse non morrà.

Dall'Alpi alle Piramidi, 25

dal Manzanarre al Reno,

di quel securo il fulmine

tenea dietro al baleno;

scoppiò da Scilla al Tanai,

dall'uno all'altro mar. 30

Fu vera gloria? Ai posteri

l'ardua sentenza: nui

chiniam la fronte al Massimo

Fattor, che volle in lui

del creator suo spirito 35

più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida

gioia d'un gran disegno,

l'ansia d'un cor che indocile

serve, pensando al regno; 40

e il giunge, e tiene un premio

ch'era follia sperar;

tutto ei provò: la gloria

maggior dopo il periglio,

la fuga e la vittoria, 45

la reggia e il tristo esiglio;

due volte nella polvere,

due volte sull'altar.

Ei si nomò: due secoli,

l'un contro l'altro armato, 50

sommessi a lui si volsero,

come aspettando il fato;

ei fe' silenzio, ed arbitro

s'assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell'ozio 55

chiuse in sì breve sponda,

segno d'immensa invidia

e di pietà profonda,

d'inestinguibil odio

e d'indomato amor. 60

Come sul capo al naufrago

l'onda s'avvolve e pesa,

l'onda su cui del misero,

alta pur dianzi e tesa,

scorrea la vista a scernere 65

prode remote invan;

tal su quell'alma il cumulo

delle memorie scese.

Oh quante volte ai posteri

narrar se stesso imprese, 70

e sull'eterne pagine

cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito

morir d'un giorno inerte,

chinati i rai fulminei, 75

le braccia al sen conserte,

stette, e dei dì che furono

l'assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili

tende, e i percossi valli, 80

e il lampo de' manipoli,

e l'onda dei cavalli,

e il concitato imperio

e il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio 85

cadde lo spirto anelo,

e disperò; ma valida

venne una man dal cielo,

e in più spirabil aere

pietosa il trasportò; 90

e l'avviò, pei floridi

sentier della speranza,

ai campi eterni, al premio

che i desideri avanza,

dov'è silenzio e tenebre 95

la gloria che passò.

Bella Immortal! benefica

Fede ai trionfi avvezza!

Scrivi ancor questo, allegrati;

ché più superba altezza 100

al disonor del

giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri

sperdi ogni ria parola:

il Dio che atterra e suscita, 105

che affanna e che consola,

sulla deserta coltrice

accanto a lui posò.

Qual è la morte di Napoleone?

Egli (Napoleone) non c’è più, è morto. Come le sue spoglie senza memoria, dato l’ultimo respiro, rimasero immobili, prive di una così grande anima, così la terra rimase scossa e incredula alla notizia della sua morte, pensando in silenzio all’ultima ora dell’uomo che ha segnato il destino; e non sa quando una simile impronta di un piede d’uomo verrà a calpestare la sua polvere insanguinata.

Il trionfo e la caduta

Il mio ingegno poetico lo vide trionfante sul trono e non si espresse; quando, con continui cambiamenti di sorte, fu sconfitto, tornò grande e fu piegato definitivamente, non ha mischiato la sua voce al suono di mille voci: immune dalla lode servile e dalle offese vili, ora (il mio ingegno poetico) si risveglia commosso dinnanzi all’improvviso scomparire di un raggio così luminoso; e innalza sulla tomba un canto che forse non morirà mai.

L'eredità di Napoleone

Dall’Italia (Alpi) all’Egitto, (Piramidi) dalla Spagna (Manzanarre) alla Germania (Reno), ogni progetto di quell’uomo mai esitante era seguito dalla sua realizzazione; si manifestò dall’Italia meridionale (Scilla) alla Russia (Tanai: è il fiume Don), dall’uno all’altro mare. È stata una gloria reale? Lascio ai posteri la difficile decisione: noi ci inchiniamo a Dio, l’Alto Creatore, che volle imprimere in Napoleone un’impronta più vasta del suo spirito creatore. La gioia tempestosa e trepidante di un grande progetto, l’ansia di un animo che, indomabile, obbedisce, pensando già al comando; e lo raggiunge e ottiene un riconoscimento in cui era folle sperare; egli sperimentò tutto: la gloria, più grande dopo il pericolo, la fuga e la vittoria, il regno e il pesante esilio: due volte fu sconfitto (a Lipsia e Waterloo), due volte tornò sul trono. Egli pronunciò il suo nome (si proclamò imperatore): due secoli (il 1700 e il 1800), armati l’uno contro l’altro, sottomessi si volsero a lui, come aspettando la sua decisione sul loro destino; egli impose il silenzio e si sedette in mezzo ai due secoli come arbitro.

La riflessione sull'esilio

E scomparve, e finì i suoi giorni nell’ozio, in un’isola così piccola (Sant’Elena), fatto oggetto di grandissima invidia e di profonda compassione, di odio implacabile e di amore incondizionato.

Il peso dei ricordi

Come incombe e si abbatte sulla testa del naufrago l’onda, la stessa onda su cui poco prima scorreva lo sguardo del poveretto, alto e proteso ad avvistare invano rive lontane; simile scese su quell’anima la grande quantità di ricordi! Oh, quante volte cominciò a raccontare di se stesso e sulle pagine destinate a durare eternamente si posò la sua mano stanca! Oh, quante volte, al silenzioso terminare di un giorno ozioso, chinati gli occhi lampeggianti, incrociate le braccia sul petto si fermò e l’assalì il ricordo dei giorni passati! E ripensò agli accampamenti sempre spostati, alle trincee colpite, e al lampeggiare delle armi dei soldati, all’assalto della cavalleria, agli ordini concitati e all’immediato ubbidire.

La redenzione finale

Ahimè, forse l’animo spossato si lasciò andare ad uno strazio così grande e si disperò; ma giunse dal Cielo una mano forte e, mossa a compassione, lo trasportò in un’atmosfera più serena; e lo indirizzò, attraverso i fiorenti sentieri della speranza, ai luoghi eterni, verso il premio (il Paradiso) che supera tutti i desideri dell’uomo, dove la gloria terrena, ormai passata, è dimenticata, non conta più.

La fede e l'eternità

Bella immortale! Fede portatrice di bene, abituata ai trionfi! Scrivi anche questo trionfo, rallegrati; perché nessun uomo più grande di Napoleone si è mai chinato ad adorare la disonorante Croce (il Golgota è il luogo della crocifissione di Cristo). Tu, Fede, dagli stanchi resti mortali, allontana ogni parola cattiva; quel Dio che fa disperare e fa risorgere, che dà dolore e consolazione, sul letto di morte abbandonato da tutti, riposò accanto a lui.

Cinque maggio articolo

Il contesto storico del poema

Il cinque maggio fa parte dei componimenti manzoniani di argomento storico e fu insolitamente scritta di getto (in soli quattro giorni), ispirata da un evento contemporaneo: la morte di Napoleone, avvenuta il 5 maggio 1821 sull’isola di Sant’Elena. Nonostante i divieti della censura austriaca, l’ode ebbe grande diffusione e Goethe la tradusse subito in tedesco.

Analisi e figure retoriche

I fatti contemporanei sono analizzati in chiave religiosa (vuole celebrare il trionfo della superba altezza di uno dei personaggi più celebri della storia) e con l’entusiasmo dato dalla recente conversione: è la prospettiva dell’eternità che dà pieno significato alla vicenda terrena di Napoleone, in cui si sono alternate continuamente gloriose ascese e rovinose cadute. Si rivolge una delle domande tipiche dell’uomo: “Che significato ha l’esperienza umana con la morte?” (vv. 31-32)., rispondendo che, contrariamente a ciò che si pensa, la vita terrena, per quanto gloriosa possa essere (premio v41), non garantisce la gloria nella vita terrena (premio v93). I due monosillabi con cui si apre Il cinque maggio – “Ei” (“quel grande”, “quel famoso”) e “fu” (“è morto”) racchiudono già tutta l’essenza della vita del personaggio, che non ha bisogno di essere nominato esplicitamente sia perché la sua identità si può dedurre dal titolo, sia perché il suo ricordo è ancora vivo nel pensiero di tutti: infatti, in tutta la poesia, non è mai nominato apertamente.

Tutta la lirica si articola in una sintetica rievocazione delle sue imprese, analizzando psicologicamente e moralmente l’uomo nelle diverse fasi della sua vita.

Il poema è caratterizzato da diverse figure retoriche. Tra queste si ricorda l'antitesi (“ei fu” e “immobile” vs “con vece assidua / cadde, risorse e giacque”; “mobili, lampo, onda, concitato, celere” vs “ozio, stanca man, tacito, inerte”), tra luce e tenebre (“orba, tenebre” vs “raggio, fulmine, baleno, rai”), tra lo spazio immenso delle conquiste (dall’Alpi alle Piramidi…v25) e quello angusto dell’esilio (la breve sponda v56). Fino al verso 54, è rievocata la vicenda terrena dell’eroe, del quale Manzoni non aveva mai tessuto elogi finché era in vita (v19 Vergin di servo incomio). Successivamente, dal verso 55, viene rievocato l’esilio a Sant’Elena, durante il quale l’eroe ripensa alla sua vita ed arriva alla disperazione più nera: ciò che poteva sembrare una grande impresa, nel ricordo resta solo un fallimento. Ma nella parte finale, i contrasti vengono superati grazie all’ingresso dell’eternità, dinnanzi alla quale la gloria terrena si annulla nel silenzio e l’immobilità e diventa conquista della pace per l’eternità (vv91-96). Il tema di fondo è la meditazione sull’eroismo dei grandi uomini e sul loro ruolo nella storia, guardato con grande pessimismo, infatti secondo Manzoni, nella storia, o si è oppressi o si è oppressori: se si decide di agire e compiere il male si è oppressori, se ci si rifiuta di farlo, si è oppressi. Anche Napoleone, nonostante la grandezza delle sue imprese, alla fine, è un oppresso: oppresso dai suoi ricordi, da se stesso, dal suo fallimento. Nella prospettiva dell’eterno, invece, si svela il vero significato della vita, che si può comprendere solo nel momento estremo della morte, evidenziando, nell’ultima strofa, che esiste solo Dio in qualsiasi momento, anche in quello di abbandono.

• Similitudini: vv.1-5: “Siccome immobile…… così percossa…”; vv. 61-73: “Come sul capo… tal su quell’alma…”;

• Il 5 maggio Manzoni, Metafore: v. 4: “orba”; v. 21: “tanto raggio”; vv. 27-28: “il fulmine/ tenea dietro al baleno”; vv. 47-48: “nella polvere…sull’altar”; v. 75: “rai fulminei”;

• Enjambements: vv. 6-7: “ultima / ora”; vv. 9-10: “simile / orma”; vv. 21-22: “subito / sparir” vv. 33-34: “Massimo / Fattore”; vv. 37-38: “la procellosa e trepida / gioia”; vv. 73-74: “tacito / morir”; vv. 79-80: “mobili / tende”; vv. 97-98: “benefica / fede”;

• Anastrofi: v. 12: “a calpestar verrà”; v. 17: “di mille voci al sonito”; v. 18: “mista la sua non ha”; v. 27: “di quel securo il fulmine”; v. 35: “del creator suo spirito”;

• Anafore: vv. 25 ss: “dall’Alpi alle Piramidi, / dal Manzanarre al Reno […], da Scilla al Tanai, dall’uno all’altro mar”; vv. 47-48: “due volte…due volte”; vv. 62- 63: “l’onda…l’onda”.

per approfondimenti vedi anche:

Manzoni, Alessandro - Il Cinque maggio

Manzoni, Alessandro - Il 5 maggio

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato della morte di Napoleone nel poema?
  2. La morte di Napoleone è descritta come un evento che lascia la terra scossa e incredula, simboleggiando l'assenza di una grande anima. La sua spoglia rimane immobile, e il poema riflette sull'impatto della sua vita e morte, lasciando ai posteri la decisione sulla sua vera gloria (vv. 1-10).

  3. Come viene rappresentato il trionfo e la caduta di Napoleone?
  4. Il poema evidenzia il trionfo di Napoleone sul trono e la sua successiva caduta, sottolineando come la sua voce non si mescolò a quella delle mille voci. La sua grandezza è celebrata, ma anche la sua vulnerabilità è messa in luce, culminando in un canto che potrebbe non morire mai (vv. 11-20).

  5. Qual è l'eredità di Napoleone secondo il poema?
  6. L'eredità di Napoleone si estende da un continente all'altro, con conquiste che hanno segnato la storia. Tuttavia, il poema lascia aperta la questione se sia stata una vera gloria, invitando a riflettere sulla sua grandezza e sul suo destino, sottolineando l'impronta che ha lasciato (vv. 21-34).

  7. Come viene trattato il tema dell'esilio nel poema?
  8. L'esilio di Napoleone è descritto come un periodo di ozio e riflessione, caratterizzato da invidia e compassione. La sua vita, una volta piena di gloria, si trasforma in un ricordo pesante, evidenziando la solitudine e la disperazione che lo accompagnano (vv. 55-60).

  9. Qual è il messaggio finale del poema riguardo alla fede e all'eternità?
  10. Il poema conclude con un invito alla fede, che offre speranza e redenzione. La gloria terrena è vista come effimera, mentre la vera grandezza si trova nell'eternità, dove Dio è presente anche nei momenti di abbandono, suggerendo che la vita di Napoleone trova significato solo alla luce dell'eternità (vv. 91-105).

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