Sallustio - Biografia e opere


Nacque ad Aniterno, nella Sabina orientale, intorno all'anno 86 a.C. e morì a Roma, nel 35 (o 34) a.C.
È uno dei più grandi storiografi dell’antichità e viene considerato il più grande storico della letteratura latina perché, vivendo negli anni della guerra civile, descrisse efficacemente il processo di trasformazione che avrebbe portato Roma al principato (“Gaio Sallustio illustre autore delle vicende di Roma” -Tacito, Annales).
Fu il primo esponente della sua famiglia a intraprendere la carriera politica mettendosi in luce tra i populares: recatosi a Roma venne eletto nel 55 a.C. e divenne tribuno della plebe nel 52 a.C.; fu uno dei protagonisti della campagna contro Milone e contro il suo difensore Cicerone (anche a causa della presunta tresca con la moglie del primo). Ottenne amicizia e protezione da Cesare che gli permise di rientrare nel senato dopo che ne era stato espulso probri causa (cioè per indegnità) dagli optimates. Durante la guerra civile fu ufficiale nelle file cesariane e nel 46 a.C. venne scelto come primo governatore della provincia dell’Africa Nova; al suo ritorno venne accusato di concussione (de repetundis) per aver sfruttato e rapinato i provinciali: l’accusa trova indizi non solo nelle motivazioni politiche ma anche nelle sue enormi ricchezze, che gli permisero di acquistare i favolosi horti Sallustiani, dei meravigliosi giardini, scoperti solo nel successivo Seicento, situati in una vasta area tra il Quirinale e il Pincio, occupata da una villa lussuosa ornata da statue, obelischi, giochi di architetture, tempietti (probabilmente uno dedicato a Venere), laghetti artificiali e alberi da frutto. Anche stavolta riuscì ad evitare il processo grazie a Cesare, a patto che si ritirasse a vita privata, cosa che fece, dedicandosi alla stesura delle sue opere storiografiche.

L’opera di Sallustio, escluso le annalistiche Historiae, costituisce il più grande esempio di monografia storica nella letteratura latina; essa è un sottogenere della storiografia che presenta la trattazione di un preciso argomento o evento, in genere relativo ad un periodo breve e non lontano dall’autore che ne scrive, che ottiene così un maggiore coinvolgimento del lettore, che accresce la sua cultura.
Le sue monografie sono il Bellum Catilinae (o De Catilinae coniuratione), che descrive, in 61 capitoli, il tentativo di un colpo di stato da parte di Catilina e i suoi complici, e il Bellum Iugurthinum, che descrive, in 114 capitoli, la guerra di frontiera combattuta stancamente dai Romani contro Giugurta, re dei Numidi.

Suo modello fu il più grande storico dell’antichità, l’ateniese Tucidide che affermava che i fatti storici sono indagabili in quanto appartenenti ad un orizzonte umano, regolati da un logico succedersi di cause ed effetti e che compito dello storico è saper individuare gli avvenimenti, scegliendo l documentazione più attendibile prediligendo l’esperienza diretta. Da lui riprende: la presenza del proemio; gli excursus storici su fatti antecedenti (che non sono parentesi separate ma servono al lettore per comprendere meglio il contesto e le vicende e sottolineano la lettura morale che offre l’autore); le vicende e i discorsi dei contendenti per metterne in luce azione e personalità; l’elaborazione letteraria delle vicende storiche e la ricerca delle cause. Inoltre, come spiega nel proemio della prima opera, racconta le vicende carptim, per argomenti (≠tradizione annalistica). Così facendo affronta la crisi istituzionale e sociale di Roma attraverso l’analisi di due eventi significativi per comprendere cause e conseguenze dell’attuale situazione storica: rispettivamente corruzione morale e problemi della vita politica, e paralisi della classe sociale che deteneva il potere.

Bellum Catilinae


Essa è un’opera molto articolata, che presenta un proemio di taglio filosofico, due excursus, discorsi diretti e la narrazione minuziosa dei fatti, tutti inerenti al colpo di Stato organizzato da Catilina e sventato da Cicerone del 63 a.C.

Proemio (cap 1-4): l’autore riflette sul lavoro dello storico, esaltando il lavoro intellettuale (nonostante l’interesse per l’otium fosse ancora visto con sospetto poiché distraeva dalla vita politica, unico obiettivo del civis romano) e invitando i lettori a lasciare un segno nella loro vita. Il proemio serve all’autore per spiegare le motivazioni che lo hanno portato a comporre un’opera di natura storica: Sallustio spiega che, non potendo più fare la storia in quanto gli era stato imposto di ritirarsi a vita privata, si impegnava a studiare e scrivere storia. Per affrontare tale lavoro, e offrire una lettura di stampo moralistico, deve purificare la propria figura e passare da politico dal passato non proprio cristallino a serio giudice imparziale dei fatti narrati, e lo fa creando un narratore ideale delle vicende storiche. Porta poi all’attenzione il concetto della virtus: ritiene che essa sia una dote di tutti, smentendo la convinzione secondo cui solo chi possedeva un titolo nobiliare poteva esercitarla, e incitando l’uomo ad usare l’ingenium e compiere opere degne di ammirazione. L’esempio di Catilina è la prova di questa sua affermazione perché egli, pur essendo nobile, non riesce a praticare la virtus; inoltre l’uso positivo o mancato della virtus costituisce il fulcro dell’argomento centrale dell’opera. Inoltre, deve parlare anche della sua vita e, non potendo tacere del tutto le proprie disavventure politiche, le attribuisce alla corruzione dei tempi a cui da giovane non era riuscito a far fronte.

Ritratto del protagonista della congiura (cap 5): Lucio Sergio Catilina, di duplice personalità: uomo che incarna contemporaneamente forza fisica e forza interiore, come i grandi Ulisse (greco) e Virgilio (latino), ma di animo corrotto e depravato.

Catilina diviene simbolo del rivoluzionario immorale e corrotto, giudicato in gran parte negativamente, ma di cui ne vengono sottolineati anche gli aspetti positivi, tanto che emerge anche una leggera nota di ammirazione da parte dell’autore (poiché egli possiede una forte personalità ed è capace di imporla agli altri), che diverrà esplicita nel momento in cui egli descriverà la gloriosa e coraggiosa resistenza che Catilina oppose alla morte (Aspetti negativi: l'avidità di denaro, capacità di usare il delitto per raggiungere i propri scopi; aspetti positivi: resistenza, eloquenza, capacità di seduzione della mente).

Primo excursus (cap 6-13): esalta i costumi dell’antica società di Roma (aspetto positivo: virtù e sobrietà di vita, aspetto negativo: diffusione ricchezze, lusso e ambizione per il potere). Precisazione: dopo aver illustrato il successo di Roma, fa corrispondere ad esso il suo crollo etico-politico, da cui può nascere un “frutto malato” come Catilina.

Prima fase della congiura (cap 14-36): Catilina raduna attorno a sé molti seguaci ostili alle istituzioni repubblicane cui promette privilegi; la nobilitas senatoria fiuta il pericolo ed elegge Cicerone e Gaio Antonio, mentre Catilina coinvolge alcuni veterani di Silla e qualche donna, come la corrotta Sempronia, che ritrarrà come ha fatto con Catilina (alter ego di Catilina al maschile. Aspetti negativi: troppo fortunata, nobile, ricca, bella, traditrice, provocante per essere onesta. Aspetti positivi: colta, intelligente, sa poetare, parlare con decoro e far ridere); si raduna un esercito di ribelli capeggiato da Manlio e Catilina, con un abile e appassionato discorso, esorta i complici alla rivoluzione e tenta di uccidere Cicerone che, però, riesce a far arrestare i sicari; Catilina si reca a senato, dove Cicerone lo attacca e lo esilia; il senato decreta nemici Catilina e Manlio.

Secondo excursus (cap 36-39): vengono descritte le condizioni politiche e sociali di Roma e ci si concentra sull’avidità di ricchezza e di potere, considerata il male che mina la società. Precisazione: sono entrambe le fazioni che si fronteggiano ad agire perseguendo interessi personali, quindi, sia optimates che populares non pensano al bene comune ma a quello della propria fazione e a quello individuale.

Seconda fase della congiura (cap 36-49): Cicerone studia un piano con un ambasceria di Galli Allòbrogli giunta a Roma che gli permette di avere la prova del colpo di stato: i Galli fingono di accettare la proposta di congiura del catilinario Lentulo e si fanno consegnare una lettera compromettente per i catilinari, che vengono poi arrestati.

Seduta del senato (cap 50-53): Cesare, con un discorso ampio e articolato che mostra grande bravura retorica, propone solo confisca dei beni ed esilio per gli arrestati, ma Catone Uticense, con un discorso altrettanto forte, promuove la pena di morte, che verrà decretata; segue una riflessione sulla grandezza di Roma e il confronto tra Cesare e Catone. Esso è fatto attraverso la tecnica alessandrina della synkrisis, che prevede la descrizione delle personalità attraverso l’antitesi. I due caratteri e le virtù possedute sono complementari: generosità, grandezza d’animo, mansuetudine (Cesare), ordine, rigore, rispetto dei valori tradizionali (Catone). Egli, pur connotando entrambi positivamente, predilige il primo. Con questo confronto vuole: scagionare Cesare dalle accuse che gli erano state rivolte (populismo e coinvolgimento nella congiura) e delineare il profilo dell’uomo politico ideale che, per risollevare lo stato dalla condizione di crisi in cui è stata gettata dalla malattia morale descritta negli excursus, deve possedere le caratteristiche presenti in entrambi. Qui, inoltre, viene ridimensionata la autosopravvalutata figura di Cicerone che non è stato vero protagonista della storia ma solo un funzionario che ha svolto il suo dovere. Il confronto è una pausa dalla narrazione.

Conclusione (cap 53-61): i catilinari vengono strangolati ma Catilina e i suoi, in armi, tentano la fuga, anche se poi dovranno scontrarsi con l’esercito regolare romano, capitanato da Antonio e Petreio, che riesce a sconfiggere i fuggiaschi, anche se questi oppongono una forte resistenza e combattono eroicamente.

Sallustio viene definito uno storico narratore perché risulta essere imparziale e oggettivo nel giudicare e narrare i fatti ma alo stesso tempo non rinuncia alla qualità espositiva (cioè ad elementi tragici o a colpi di scena) per catturare l’attenzione del lettore. Inoltre dà maggiore spazio a personaggi o episodi chiave, più interessanti o più utili a comprendere meglio l’intera vicenda. Inoltre, come dice Ettore Paratore, ricorre all’espediente del presentare alcuni tratti che, seppur inverosimili, arricchiscono la scena sotto forma di rumores, cioè dicerie (es. Catilina che fa bere ai suoi ospiti sangue e vino).


Bellum Iugurthinum

La seconda monografia è più lunga e articolata, anche perché le vicende si sviluppano in un lasso di tempo più ampio e in scenari diversi, ma presenta una struttura molto simile: oltre la narrazione delle vicende (che riguardano la guerra combattuta tra Romani e barbari del 111-105 a.C.) sono presenti proemio, discorsi ed excursus. Inoltre, anche qui abbiamo la presenza di due personaggi chiave agli antipodi: l’avido e scellerato principe barbaro Giugurta, e l’homo novus romano dalla forte personalità Gaio Mario, capace di far convergere il conseguimento degli interessi dei populares e il prestigio del popolo e che, con il suo intervento, riuscì a far concludere positivamente la guerra per i Romani.

Proemio (cap 1-4): elogia la storia che invita gli animi generosi ad emulare la gloria degli antenati.

Narrazione: il re Micipsa, a capo del regno di Numidia,ha adottato il nipote Giugurta che, alla sua morte, fa uccidere suo fratellastro Iempsale e sconfigge l’altro Aderbale, che chiede aiuto a Roma, che invia dei legati per dividere il regno ai due pretendenti. Ma Giugurta attacca Aderbale a Cirta, di cui si impadronisce, e lo uccide. Quindi Roma interviene militarmente, ma la guerra si allunga a causa della corruzione di alcuni comandanti romani. Il senato invia Cecilio Metello, un aristocratico onesto, e Gaio Mario, che si mette in buona luce per le sue doti e la sua forte personalità, viene eletto console, e riesce a sconfiggere Giugurta con l’aiuto del re Bocco di Mauritania che, insieme a
Lucio Cornelio Silla (di cui introduce un breve ritratto prevalentemente elogiativo, anche se i populares faranno di lui un mostro, ma con tratti in cui non nasconde l’orrore per le atrocità che lo videeo protagonista), che inganna il barbaro e lo induce all’arresa, gli tende un’imboscata. Giugurta viene consegnato a Mario, che è rieletto console e celebra il trionfo.

Primo excursus (cap 17-19): di carattere geografico ed etnografico, descrive i territori africani di battaglia (serve al lettore per seguire le tappe di un combattimento non più esclusivamente italico di cui molti territori non sono conosciuti).

Secondo excursus (cap 41-42): descrive la corruzione politica di Roma che ha portato lo stato alla lacerazione interna: qui intacca prevalentemente la classe nobiliare, ormai corrotta e interessata solo al bene personale.

Terzo excursus (cap 78-79): di carattere etnografico descrive la città di Leptis, l’odierna Lebda, in Libia e parla dell’episodio dell’amore patrio dei fratelli Fileni (due fratelli cartaginesi che parteciparono ad una corsa contro avversari della città di Cirene: quando incrociarono gli avversari cirenaici, molto più vicino a Cirene che a Cartagine, furono accusati di essere partiti in anticipo; per dare testimonianza della loro buona fede, i due Cartaginesi si dissero disposti ad esser sepolti immediatamente sul confine): è una pausa dalla lunga narrazione, un po’ come il confronto tra Cesare e Catone nella prima monografia.

- Giugurta: anche di lui abbiamo un ritratto, che può essere paragonato a quello di Catilina perché i due vengono descritti allo stesso modo, ingigantendo artificiosamente gli aspetti negativi e connotandolo negativamente: egli incarna la progressiva degenerazione di una forte personalità che, avida di potere, diviene corrotta e malvagia; anch’egli mostra resistenza alla morte.

- Mario: viene esaltato da Sallustio perché era riuscito a portare a termine qualcosa che altri avevano ritardato e, inoltre, in lui l’autore vede una possibile via d’uscita dalla situazione di crisi della città, perché per l’autore era necessaria una nuova classe politica, che superasse l’antica nobilitas senatoria: è il nuovo concetto di nobiltà che si afferma a Roma con Mario, basata non più sull’eredità di sangue ma sulla virtus e sull’ ingenium individuali (meriti e valore personale). Mario è un uomo dalle grandi doti e ambizioni che si distinse nella carriera politica. Il giudizio di Sallustio, però, non è totalmente positivo: di Mario egli non approva alcune azioni ingiuste che hanno conseguenze dannose per la città; inoltre accenna ad una scissione del personaggio: da un lato straordinariamente coraggioso e onesto, dall’altro profondamente arrogante e superbo.

L'opera minore: le Historiae

L’opera minore, le Historiae, strutturata in cinque libri, abbandona il genere monografico e si attiene ai canoni della storiografia annalistica. Essa tratta un periodo storico ampio, che va dal 78 a.C. (anno della morte di Silla) al 63 a.C. e si ricollega con le vicende narrate nel De Catilina coniurationes. Restano tuttavia pochi frammenti, in cui troviamo quattro discorsi e due lettere, anche se le vicende e le descrizioni degli ambienti dovevano essere ben più ampie e varie. In questa opera appare molto evidente l’avversione di Sallustio nei confronti dell’oligarchia e la stima verso gli uomini virtuosi. In generale quella che emerge è una visione pessimistica, forse dovuta all’uccisione di Cesare e alla perdita di punti di riferimento per lo storico.

Lo stile

Modelli di stile per Sallustio: Tucidide (greco), da cui prende: stile abruptum, cioè densità e concisione dei concetti e improvvise interruzioni che creano un andamento spezzato e disarmonico (stile che si adatta alla visione pessimistica e drammatica delle vicende storiche), l'uso della variatio, l’inconcinnitas (agli antipodi della concinnitas ciceroniana, è la concisione e rapidità dell’andamento); e Catone il Censore (latino), da cui prende: il gusto per l'arcaismo (evidenzia il suo amore per il passato e lo esalta e rende più accattivante la narrazione).

In Sallustio è presente l’interesse per il ritratto, che serve a rendere più piacevole e coinvolgente la narrazione e poiché impreziosisce le grandi personalità di cui è necessario evidenziare azioni, aspetti fisici e aspetti morali, scavando nell’interiorità di ognuno e mostrandone il rapporto con l’esterno. Essi sono eseguiti con grande capacità artistica e sono finalizzati al mostrare la sua visione della storia, non più opera collettiva ma frutto del lavoro di grandi personalità: la virtus che segna la storia non è più quella del genus ma quella dell’individuo. La tendenza al ritratto era già presente nella storiografia greca, e si era sviluppata grazie alla progressiva affermazione dell’individualismo e del soggettivismo, alla cui diffusione aveva contribuito soprattutto la filosofia. I ritratti sallustiani sono costruiti per accostamento e per antitesi delle caratteristiche; in genere sono aperti da brevi cenni biografici e hanno una posizione definita: nella prima monografia si trovano all’inizio della narrazione (introducono i fatti che seguono) o alla fine (costruiscono un bilancio delle azioni di un individuo), mentre nella seconda monografia si trovano nel corso della narrazione (quando la tecnica dell’autore subisce un svolta: “ritratto dinamico”: i personaggi sono descritti mentre parlano e agiscono e quei tratti che descrivono saranno causa delle conseguenze individuali e collettive).

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