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Sallustio nasce in una famiglia benestante e decide di dedicarsi alla vita politica piuttosto che all’otium letterario. Si schiera fin da subito con la fazione dei populares e con Cesare in particolare. Diventa tribuno della plebe e sarà l’accusatore di Milone, accusato dell’omicidio di Clodio, agitatore politico amico di Cesare, scontrandosi con Cicerone che invece lo difese; Sallustio riuscì a vincere la causa.
Si dice che avesse motivi personali contro Milone, perché lo avrebbe picchiato dopo averlo trovato insieme alla moglie Fausta. Come punizione venne inviato in Siria come governatore, dove venne accusato di corruzione e per questo espulso dal Senato. Tuttavia il legame con Cesare gli permise di essere reintegrato dopo la guerra civile tanto da essere nominato governatore della Numidia, dove si arricchí moltissimo. Dopo la morte di Cesare si ritirò a vita privata fra la sua villa di Roma e quella di Tivoli, dove morì.
Sallustio viene considerato una figura importante perché il fatto che fosse egli stesso un politico gli permette di vedere le cose da una prospettiva interna. Sallustio viene descritto come in grado di descrivere il carattere di qualcuno facendolo in poche parole. Per lui al contrario di Catone i meriti erano del singolo e non della collettività, del popolo romano.
Sallustio spesso sottolinea la decadenza dei costumi del periodo in cui viveva, abbandonandosi spesso a discorsi etici e moralistici; non si dedicò mai ad opere di ampio respiro e anzi preferì episodi “minori” come quello di Giugurta e Catilina, che fra l’altro cercò di unire con le Storie, opera mai completata. Sallustio rappresenta la crisi che stava vivendo Roma ai suoi tempi, e la costante ricerca di un nuovo equilibrio, fra la corruzione dei costumi e una completa disillusione nei confronti dell’uomo.
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